Nonsolomamma

su un’isola

ieri mattina elastigirl ha salutato uno hobbit piccolo con una scatola calata sulla testa, in pigiama, che cercava di sedurre eliza, la ragazza americana alla pari appena arrivata nell’elasti-famiglia per arginare le possibili devastanti conseguenze dell’assenza prolungata di mister incredible che a brevissimo partirà per gli usa. ha detto ciao al grande che faceva i compiti riottoso sdraiato per terra. (“ehi, i compiti si fanno sulla scrivania. non sbattuto sul pavimento che nemmeno riesci a scrivere” “io scrivo e mi concentro molto meglio così”) e al medio che i compiti li aveva già finiti perché, a dispetto di tutte le attese, è un secchione perfezionista.

e ha preso un aereo per palermo, dove probabilmente nascerà nella prossima vita, con i capelli a fusillo, preferibilmente rossi, e un accento bellissimo. dopo si è seduta al gate cinque  dell’aeroporto di punta raisi ad aspettare un mucchio di tempo, prima che partisse un altro aereo, piccoletto, per lampedusa, insieme ad altre tre signore e un fotografo.

a lampedusa è andata in una casa bellissima, con un patio all’interno e un albero vestito a festa e un cane vestito da leone, e un gatto piccolo e uno grande ma tanto lei è allergica e deve mantenere le distanze. questa casa, con cinque stanze, giuste per loro, è di una lei con i capelli a fusillo che un tempo faceva l’avvocato d’affari e di un lui con la barba che un tempo andava in barca a vela e sono gran personaggi, oltre che persone. accanto alla casa c’è una spiaggia piccola e sabbiosa che toglie il fiato anche al buio quando non si vede niente, e anche un giardino. sopra, ieri sera, c’era un cielo stellato da non credere, ed elastigirl ha chiamato mister i e gli ha detto che qui, quando lui tornerà dal suo semestre americano, devono venirci per forza con gli hobbit perché, a parte la città di A, a parte bari, a parte il salento, ci sono posti che bisogna vedere insieme.

hanno cenato tutti insieme a un grande tavolo e c’erano cose buonissime e piatti colorati e ognuno aveva il suo colore. c’era anche il sindaco di lampedusa, che è una donna, con i capelli lunghi e biondi e i jeans e una risata che viene voglia di ridere anche a te, e che a novembre, dopo avere seppellito gli ennesimi corpi di migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’isola, aveva scritto un appello all’unione europea, domandando quanto dovesse essere grande il cimitero di questa isola piccola, indignandosi per l’indifferenza generale o, per l’assuefazione alle tragedie, che è quasi peggio dell’indifferenza

stamattina elastigirl andrà a visitare un posto bruttissimo che si chiama cpsa, ché i posti brutti fa meno impressione chiamarli con una sigla, che poi vuol dire centro di primo soccorso e assistenza, dove approdano quelli che arrivano dal mare, dall’africa, uomini, donne, minori, e lì dovrebbero essere rimessi rapidamente in sesto per poi spostarsi altrove e invece lì restano, come dentro una prigione, per un sacco di tempo, spesso senza sapere né capire.

questa sera tornerà dagli hobbit, forse con uno sguardo, una consapevolezza, una gratitudine e una rabbia diversi, rispetto a quando è partita.

55 thoughts on “su un’isola

  1. Dovrai scrivere un articolo sul Centro? Sempre per Amref?
    In ogni caso, anche queste esperienze ci fanno riconoscere e apprezzare di più tutto quello che abbiamo!
    Buon lavoro, davvero.

  2. Lampedusa è un posto meraviglioso… anzi di più!!!
    Ma siamo italiani e nel mio caso anche siciliani, che è peggio, e lo abbiamo fatto diventare una prigione per i migranti e per chi ci è nato. Buon lavoro Elasti . un abbraccio

  3. Ho letto la struggente lettera del sindaco di Lampedusa che mi ha fatto piangere e indignare. Ora ho l’occasione per chiedere, per chiederti cosa possiamo fare anche noi, perché so che non basta indignarsi nella rassicurante comodità delle nostre case. In bacio

    1. Mi associo.
      Una volta sono andata a Lampedusa per una vacanza fatta di sole e mare e pesce e vento nei capelli. Una mattina presto sono uscita dal porto da sola, mentre tutti ancora dormivano, con un barchino di sei metri per farmi un bagno in quelle acque che sembrano piscine. E appena fuori ho incrociato una bagnarola poco più grande della mia, scortata dalla guardia costiera. A bordo c’erano una trentina di anime accalcate l’una sull’altra, ragazzi poco più che maggiorenni, uomini e donne a piedi nudi, con lo sguardo perso nel vuoto. Facce stravolte da quel viaggio, da quel mare grosso, da quello che lasciavano, forse anche da quello che le aspettava. Sono stata male, ho pensato proprio a questo, ai miei “non problemi”. Viva Lampedusa, viva chi è in grado di raccontare cosa accade lì quando nessuno ne parla più.

      1. Dopo un anno e mezzo ho fatto una piccola inchiesta per la tv locale in cui lavoro, sulla fine che fanno i rifugiati che passano per Lampedusa e arrivano a Roma. Per lo più una pessima fine, visto che restano imprigionati sul nostro territorio senza tutele, colpevole l’accordo di Dublino.

  4. In ansia per un fratello “complicato” che si trova da qualche mese a Bamako, nel Mali, e che non è attualmente “raggiungibile”, dopo aver iniziato la giornata con preparazione per lavoro&scuola ed essere seduta alla scrivania, apro il lunedì con questo post… che fa comunque uscire dalla quotidiana “agiatezza” occidentale 😐

    Floralye

  5. interessante questo viaggio particolare in una situazione difficile in un posto bellissimo! …come mai si è organizzata questa cosa? 🙂

  6. certo elasti …. che esperienze!
    ti leggo da tanto, e ti ho vista dal presidente, testimone della situazione in Uganda, ora in una realtà terribile di cui si deve parlare e non si fa, presi dai casini quotidiani.
    mi chiedevo …. chissà se quando hai iniziato il blog avevi anche solo parzialmente immaginato dove tutto questo ti avrebbe portata!
    che bello …
    un bacione
    raffina

  7. Mi piacerebbe saperne di più… aspetto un tuo racconto sull’argomento. A proposito, perchè sabato scorso non c’era più la tua pagina su D di Repubblica? Insieme alla pagina di Vittorio Zucconi (che sabato mi ha fatto piangere) è quella che leggo per prima!!! Dimmi che ritornerai a scrivere anche lì….

    1. Per la foliazione ridotta del giornale, a turno vengono eliminate alcune rubriche .questa settimana è toccata alla sua. Lo ha comunicato lei stessa on line… A me , quando ho visto che mancava la rubrica , stava venendo un coccolone… pauraaaaaa

  8. L’indifferenza. E’ il problema più grosso. Dei piccoli ma anche di un’Unione Europea che si preoccupa del calibro di pesche o pomodori ma non di quest’emergenza pressoché italiana. Sia perché siamo il paese più vicino all’Africa, sia perché siamo quello con il maggior chilometraggio di coste, sia perché, tutto sommato, siamo quello meno povero dell’Europa mediterranea. Per ora.
    Ed ha ragione Fefo, davanti a queste cose, tirar fuori dal letto due figli alle sette di mattina, litigare per una colazione o un paio di calzini o per i compiti finiti o non finiti distesi a terra (Elasti, anche a casa mia sembra che il pavimento sia l’unica postazione che favorisce i compiti e il secondogenito è più ligio del primo) sono cose di poco conto.
    Roberta

  9. ciao elasti c’è un piccolo refuso nella frase “domando quanto dovesse essere grande il cimitero ” : immagino debba essere “domandando”. Grazie per la condivisione dell’esperienza. ps: è vero , ci sono posti che bisogna vedere insieme . Alina

  10. Verrai subito a parlarne alla radio svizzera, se sei d’accordo.(dico sul serio, aspetto conferma :-))
    Anche mia figlia sin da piccola ha sempre fatto i compiti per terra. E adesso che studia e fa lavori di fashion design continua imperterrita a fare tutto per terra.
    P.S errore di battitura: domandando, e non domando, dove citi il discorso.

  11. Immagino che la visita di oggi sarà un’esperienza cruda. Siamo incapaci di accogliere chiunque sia diverso, chiunque non corrisponda alle nostre specifiche e rischi anche da lontano di minacciare il nostro perimetro. Perchè?

  12. Buongiorno, è la prima volta che commento. Sono felice, finalmente, di una visita in Sicilia, fuori dai rassicuranti circuiti degli incontri letterari milanesi. Per carità, mi piacerebbe anche parteciparvi, se potessi, ma sarà per me più interessante lo sguardo di Elasti sulle ferite della nostra terra. Con stima e simpatia

  13. Salve, forse mi sono persa qualcosa, ma qualcuno sa dirmi come mai questo sabato su D di Repubblica non c’era la rubrica di Elasti? Non scriverà più per il settimanale?

  14. Elasti ti stimo tantissimo lo sai, e so che non mi fraintenderai. Ma insomma, tu pensa sta pora disgraziata come deve stare se per cercare di risolvere questo problema tremendamente grave, si deve andare a rivolgere a te. Ora, Amref è un’altra cosa lo capisco di più. Ma questo è un blog soave, leggero e tu ti occupi benissimi di cose soaavi e leggere, ma certo – che in sto paese la politica si debba fare così insomma è la misura delle cose. Tanti auguri alla sindaca di lampedusa di cui lessi l’appello – è una situazione veramente difficile, e il suo un ruolo ingrato.

    1. Pensa poi a chi ha un qualunque problema e chiama, come ultima o unica chance, invece dei “deputati” a svolgere un ruolo di rappresentanza dei cittadini, e quindi alla risoluzione deo problemi della società (civile), i gabibbi, le iene e tutta la fauna di striscia la notizia. Se non è segno di svuotamento della democrazia rappresentativa e della politica a vantaggio di … di cosa?

      1. L’appello del sindaco è molto coraggioso, e lei deve essere davvero in gamba. L’atteggiamento dei “poteri forti” di fronte a questo e altri casi, è inqualificabile, senza scusanti.

    2. L’imprinting del blog è soave, potresti farlo diventare greve se ti piacesse, ma la domanda sorge spontanea: per conto di chi sei volata in questo posto da favola diventato per i nativi un incubo?

      1. ho avuto la proposta di andarci da un’amica, promotrice di una campagna contro i cie. ci andava una parlamentare e quindi è oiù semplice ricevere il permesso per aggregarsi. ho chiesto a d se la cosa potesse interessare, han detto sì e son partita

  15. L’indifferenza… il peggiore dei peccati/reati, davvero.
    E in giro ce n’è tanta.
    C’è troppa gente che, poichè ha il culo al caldo e la sua famiglia sta bene, se ne frega ampiamente di chi non ha la sua stessa fortuna, sia questo un povero migrante, un malato, un “diversamente abile” (quanto odio sta definizione… gronda ipocrisia da ogni lettera), un pensionato che dopo una vita di lavoro si ritrova a far la fila alla caritas perché “non ce la fa”…
    Avrei tanto voluto essere io il fotografo che ti accompagnava, per dividere con te quest’esperienza, davvero.
    Attendo il tuo racconto, e so già che piangerò di rabbia…
    So di essere solo pinco su pallo, ma porgi al sindaco, se la rivedi, tutta la stima che provo per lei che è una di quelle persone di cui vorrei esistessero tanti esemplari, in questa nostra Italia che ha perso ben più che la tranquillità economica, ha perso, purtroppo, la dignità e l’etica.
    Scusa la lungaggine, un abbraccio.

  16. Lampedusa è un posto splendido, un paradiso naturale fatto di gente generosa e altrettanto meravigliosa. Un’isola unica fatta di contraddizioni che merita di essere Vissuta, fosse anche il tempo di una vacanza, guardando all’essenza di chi vi abita, oltre la casa splendida, di 5 stanze, con patio e giardino (!!!). Chiaramente un’eccezione alla quotidinità della gente normale che ci abita e che meriterebbe molti più servizi e attenzione.
    Berty

  17. Anche noi, migranti, si soggiornava ad Ellis Island per 40 giorni. Ma finita la quarantena una nuova vita ci aspettava. I nostri “ospiti” fanno invece i carcerati per essere rispediti in dietro.

  18. Al di là del risvolto serio della visita al centro, mi hai fatto sognare la sicilia, il mare, la gente generosa e i colori rasserenanti. Per il resto, mi astengo dal fare commenti, in due righe non si può, o meglio, io non posso. Aspetto di leggere il tuo resoconto.

  19. Che meraviglia Lampedusa fuori stagione! E Giusy, il sindaco e’ una grande persona! Donna, ambientalista sempre in prima fila per i diritti dei migranti! Un grande abbraccio a te e lei è a tutte le donne vere

  20. Io di questo blog stento a sopportare l’assenza delle maiuscole quando ci andrebbero.
    Cosa ti costa metterle?
    E’ una posa?
    O c’è un messaggio subliminale che non colgo?

      1. no, mi dispiace ma non mettere le maiuscole non è “un proprio stile di scrittura”. è una scelta grafica.
        ehm e anche un modo per scrivere più velocemente sulla tastiera. punto

      2. Anonimo allora sei sciatto anche tu: il primo capoverso di uno scritto inizia sempre con una maiuscola…

  21. ot:
    sono andata a leggere i tuoi articoli sul sito di D (io non prendo spesso quel giornale): mi hai fatto ridere, commuovere, emozionare…quello che fai di solito su questo blog!
    Ti ammiro molto per la tua capacità di scrivere e di trasmettere emozioni, un pò come fanno i veri cantanti quando cantano, tu lo fai scrivendo…
    Grazie per queste piccole perle: a me servono anche per superare certi momenti di quotidianità dura(per me).Ciao bella Elasti!

  22. Sembra un frammento di altri mondi. Ma non sono altri mondi, è il nostro. E’ la “civiltà occidentale”, come dice qualcuno. Una civiltà che, a volte, sembra davvero troppo piena di prigioni visibili ed invisibili. Grazie a te che, con le tue parole, sai fotografare anche questo.

  23. Cara elasti, fatti raccontare della biblioteca che stiamo cercando di mettere sull’isola con Ibby italia . Il sindaco, Giusi Nicolini ci sta aiutando e ci ha già assegnato un luogo i libri arrivano ormai da tutto il mondo. Saranno libri per bambini e ragazzi italiani e libri senza parole per leggere attraverso le immagini per bambini migranti di passaggio…Ci piacerebbe tanto inaugurare a settembre. Se vuoi ti racconto il resto. deb di ottimomassimo

  24. Peccato che queste esperienze non possano farle più persone.
    Peccato che anche se le fai, poi tutto torna irrimediabilmente al quotidiano.
    Peccato che anche chi è rimasto vivo dopo un viaggio del genere debba ridursi a vivere peggio di quando è partito
    Meno male che qualcuno poi ce la fa davvero e meno male che dopo aver visto in che modo si vive (sopravvive) altrove qualcosa rimane dentro e anche quella piccola goccia nel mare ti fa bene pensare che stia servendo affinchè qualcosa cambi…perchè prima o poi, molto poi, ma cambierà!

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