Nonsolomamma

occasioni

può succedere che un giorno ti scriva una persona che ti sta simpatica, che hai incontrato tempo fa e ci hai parlato per poco ma hai pensato che poteva essere un’amica. e ti dica: ehi tu, ciao. io sono tra i promotori di una campagna contro la detenzione amministrativa dei migranti. c’è la possibilità di andare a lampedusa, a visitare il centro di primo soccorso e accoglienza. non è facile entrare e bisogna chiedere un permesso ma forse ce la facciamo. vuoi venire? partiamo domenica e torniamo lunedì. è tra una settimana!, rispondi tu. già, una settimana, ma queste cose funzionano così, all’ultimo momento. allora vieni?
può succedere che ne parli con mister i, che ti dice “se non vai sei scema”, che ne parli con gli hobbit e che il piccolo ti risponda “vai a uganda?”, che ne parli con un caporedattore che ti dice “mmmh, bah, forse. perché no? magari sì, magari no. ma siamo proprio sicuri che valga la pena?” e quando tu ti sei convinta che ci andrai comunque perché certe esperienze fanno bene e basta, lui ti chiama e ti dice “ok, vai. proviamoci, ma non è detto che funzioni”. così può succedere che parti e lasci una città gelida e grigia e l’indomani ti svegli che è quasi estate, davanti al mare. e mentri pensi che quello è proprio il paradiso, può succedere che ti trovi davanti un cancello bianco, con una scritta grigia che dice ministero dell’interno, dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. e lo varchi e capisci che quello no, non è il paradiso, ma una porta d’ingresso in un altro mondo, dove la libertà è rimasta fuori, incastrata tra le grate arugginite.
può succedere che ascolti storie di fughe, di viaggi, di soprusi e violenze, che qualcuno ti dica che qui, in questo posto di prefabbricati bianchi in cui una mediatrice culturale egiziana fa cantare “volare” a delle profughe eritree e chiama “suite” uno stanzone con otto posti letto e una bambola che sembra un bambino vero, avvolta nelle coperte, sopra un cuscino, bisognerebbe starci due giorni e invece le ragazze che cantano sono qui da due mesi. può succedere che chiedi: “cosa ti manca?” e una ragazza con una coda di mille treccioline ti dica il sapone, lo shampoo, gli assorbenti, la mia chiesa e le mie sorelle bambine. può succedere di incontrare minori che sembrano uomini che qui non dovrebbero proprio stare perché i minori stranieri, senza genitori, devo essere tutelati e protetti altrove. può succedere che qualcuno ti ricordi l’articolo 13 della costituzione che dice che la libertà personale è inviolabile e ti domandi perché, senza che nessun magistrato abbia emesso un provvedimento, da qui nessuno può uscire.
può succedere che quello che vedi non sia l’emergenza, che gli sbarchi si siano fermati da un po’, per il mare grosso, e che quindi questa sia una situazione gestibile, quasi tranquilla. che questo spaesamento, questa violenza sotterranea ma palpabile, fatta di piccoli ricatti e soprusi, di miserie quotidiane siano un’impensabile, banale e agghiacciante normalità.
può succedere che torni subito a casa, anche se, in quel posto, vorresti restarci un po’, per guardare, capire, toccare, condividere. può succedere che il giorno dopo, il lavoro e l’ansia ti inghiottano e tutto ti sembri un sogno strano o una follia.

58 thoughts on “occasioni

  1. Ci sono occasioni in cui ti rendi conto che i giornalisti, quelli che fanno il proprio lavoro, sono tra i fondamenti della Democrazia e della Società Civile.
    Grazie per la tua testimonianza.

    1. Però è un sogno così concreto che riporta alla realtà ogni volta che la follia quotidiana ce la fa dimenticare… Da tempo ti seguo in silenzio, ma queste parole mi hanno smosso. Grazie.

  2. Mi ricordo di quando si chiamavano CPT e di come siano stati definiti “luoghi di sospensione del diritto”. Mi ricordo di una pasquetta di tanti anni fa trascorsa a insegnare un po’ di italiano ad alcuni bambini. Mi ricordo il senso di vergogna e di impotenza di fronte a un’umanità non considerata umana. Eppure siamo tutti uomini e quel che ci fa stare da una parte o dall’altra è solo frutto del caso, ma tendiamo a dimenticarlo.

  3. E’ una di quelle situazioni in cui qualcuno ci dovrebbe spiegare chiaramente il perché e il percome. Dato che un magistrato non può non seguire la legge, c’è qualche legge che non funziona.

    A quanto ne so, la legge Bossi-Fini sull’immigrazione non è mai stata cambiata, e grazie ad essa se vuoi immigrare in Italia regolarmente i meccanismi sono studiati per impedirtelo quindi facilmente ti trovi in un limbo da cui non riesci più a uscire.

    A meno che non passi -appunto- per l’illegalità. Alla base della legge c’è l’idea che l’immigrato non è un valore aggiunto di competenze e forza lavoro, ma per sua natura è un criminale, per cui lo tratti come un criminale, e lo fai diventare un criminale.

    E quando ad esempio un Dipartimento universitario italiano non riesce a trattenere un dottorando straniero, bravissimo e geniale, perché non viene da un paese UE, capisci bene la stupidità, quella sì criminale, di questa legge.

    1. Closethedoor, hai notizia di qualcuno che abbia provato a immigrare legalmente in Italia? Sai cosa bisogna fare per farlo? Non nell’ambiente della ricerca, che conosciamo gia’ bene….

  4. Può succedere, già, diciamo che è successo, succede. Certe cose passano nella mente come accadimenti, fatalità, questioni esterne che talvolta intaccano la nostra normalità. Di solito la scintilla è la televisione, questa volta un bel post di Elasti. Entra negli occhi, scende sino al cuore, la notizia della sofferenza, dell’ingiustizia. Scandalizza per minuti il nostro quotidiano e se c’è qualcuno accanto ne spendiamo tre parole o quattro. Poi passa il pulman e lo prendiamo, scatta il verde e proseguiamo, oppure cambiamo canale perchè sta per cominciare “How I met your mother” sull’altro canale. Siamo sentibili ad ogni pianto, ma abbiamo sviluppato una corazza impermeabile che si attiva, automaticamente, per autodifesa, un telecomando interno salva vita. Salva la nostra, mette la sordina, ci consente di continuare a vivere, sordi e muti alla sofferenza della gente. Grazie Elasti.

  5. Forse è banale, ma la cosa che andrebbe sempre tenuta in considerazione è che i detenuti dei centri di “accoglienza” sono lì quasi esclusivamente per un motivo: vivere meglio. E ne hanno tutto il diritto!
    Quello che facciamo noi, invece, è difendere la nostra ricchezza dalla loro povertà.
    Tutto qui, semplice e disumano (qualcuno direbbe anti-cristiano).

  6. Deve trattarsi veramente di una dinamica allucinante da vedere. Poi in Italia, sul nostro territorio che si è abituati a chiamare casa, toccare con mano realtà di comunque detenzione forzata di persone che non hanno fatto alcunché per meritarselo.. Uff, brutta, brutta sensazione, brutta realtà.

  7. e quelli sono i fortunati. il mare ne ha mangiati altrettanti. peccato che a noi la democrazia, quella vera fatta di diritti e di uguaglianza, non la insegni nessuno. pensa, per i nostri politici “neger” non è neanche un’offesa.

  8. grazie elastigirl…in questi casi dovremmo ricordarci che per risolvere certe situazioni i supereroi non servono, ma tanti uomini e donne normali che semplicemente fanno la cosa giusta, quelli sì.

  9. da oltre 10 anni lavoro con i rifugiati. C’è una frase, sentita dire a un avvocato, che spiega bene l’assurdità di tutto ciò: il reato di clandestinità è l’unico caso in cui si è reclusi per ciò che si è e non per ciò che si fa…
    grazie Claudia per aver dato voce a chi, troppo spesso, voce non ha.

  10. scusami ma ti invidio…
    invidio la tua forza di volontà
    invidio il tuo modo di essere mamma
    invidio il tuo modo di educare
    invidio latua forza di volontà
    Vorrei essere Te!!! ma forse non è un problema solo mio….
    Grazie per tutto ciò che ci racconti, così da metterci al corrente delle reali condizioni delle cose e del mondo in cui viviamo….

  11. Ciao Claudia, grazie per questa tua testimonianza. Questo tuo viaggio avrà un seguito? ci sarà un’occasione più “pubblica”, diciamo, che non questo blog, in cui avrai occasione di raccontarlo?
    Grazie
    Giovanna

      1. Veramente in altri paesi europei,

        un esempio a caso l’Inghilterra, seconda casa di MI,

        ad eventuali barconi di clandestini gli sparano.
        Non li accolgono in miseri baracconi, gli sparano e via. Questa è l’europa.

    1. Ma ti prego. Vai a rileggertelo, Se questo è un uomo, e vedrai cosa è cambiato.

      E con questo non difendo certo la situazione attuale degli immigrati.

  12. Vivo a pochi km da un altro centro, in un’altra parte dell’Italia. Ogni giorno li vedo. Vedo persone che camminano sulla strada trafficata. Escono, fanno una passeggiata, chissà dove vanno, sfruttano le ore che hanno a disposizione per uscire dal centro e poi li vedo tornare alle loro “abitazioni”. Spesso, troppo spesso, la sera si sentono le sirene dell’ambulanza. Molti immigrati reclusi si producono ferite volontariamente e il pronto soccorso di zona è sovraffollato. Gli abitanti li temono. Il centro è stato oggetto di lotte, chi non lo voleva perchè è troppo simile a un carcere e quindi non lo voleva per il bene degli immigrati, chi non lo voleva perchè la loro presenza avrebbe svilito questa bella cittadina. Ma la realtà è che non ci sono mai entrata (difficile, comunque farlo) che anche io lo vivo come una cosa a sè, che è lì, a due passi e che ogni tanto mi torna in mente. Grazie per questo post. Mi fa rendere conto di quanto superficiale e ingabbiata nella mia vita di ogni giorno e nei miei piccoli grandi problemi e ambizioni io sia, quando accanto a me c’è la tragedia vera.

  13. ho lavorato per più di un anno in centri d’accoglienza come operatrice e come volontaria, per fortuna non centri di identificazione e c.a.r.a. tra i motivi per cui ho smesso di lavorarci, oltre la mancanza cronica di soldi per mandare avanti la cosiddetta “baracca”, c’era la sensazione di non poter fare assolutamente nulla di reale per queste persone perennemente “parcheggiate” nella struttura. ci sono amici e conoscenti che ci lavorano per anni e anni, che si appassionano, che amano questo lavoro, perché secondo loro anche scambiare una parola e strappare un sorriso a chi vive questo limbo, in particolare se stranieri, può fare la differenza. io a pensavo che a me non bastasse, non ci riuscivo, ero troppo incazzata io per loro: a me non sarebbe bastata una risata e una parola, al loro posto!!! spero che le politiche sociali italiane, soprattutto nell’integrazione e per la socializzazione dei migranti si evolvano. e che non facciano passare a queste persone il leitmotiv italiano dell’arrangiarsi, del “il più forte ce la fa”, o “il più furbo” … e così via. lo spero soprattutto per quella fascia di utenza con cui ho lavorato, ex vittime di tratta e sfruttamento, spesso con figli, che hanno denunciato i loro aguzzini per poi ritrovarsi a vegetare in centri che non offrivano loro altro se non il nulla!

  14. Non voglio accendere un dibattito, né essere polemica, solo porre una domanda per capire…. ma quale pensate possa o debba essere l’alternativa a quest centri di “accoglienza”. Perché qui leggo rabbia, indignazione, vergogna ma non un suggerimento, una parola su come in realtà dovrebbero essere accolti questi nostri fratelli che fuggono da realtà così dure che non possiamo neanche immaginare

    1. io credo che già l’applicazione delle leggi costituirebbe un grande miglioramento. perché, a legerle, le leggi, con il pensiero che c’è dietro, sono giuste. qui c’è una sistematica violazione delle leggi. quella che ho visto io non è emergenza, è normalità. una normalità illegale.

      1. potrebbe aiutare anche il riconoscere a quelle persone alcuni diritti inalienabili. Fra i quali, ad esempio, c’è quello di essere trattati come esseri umani.

    2. Sto aspettando anch’io,ma non vedo risposte soddisfacenti. Esecrazione, moniti, aggettivi accorati, ma nient’altro. L’applicazione delle leggi: quali leggi? Chi se ne deve fare materialmente carico, ammesso che se ne debba fare carico?

  15. Elasti scusa l’ignoranza ma, fatto 30, fai 31: che dice la legge in proposito?
    Magari se concretizziamo cio’ che manca e a che pezzetto di legge fa riferimento possiamo fare qualcosa…
    Anche se io ho paura che non ci siano i soldi per lo sciampo e gli assorbenti 😦
    Non mettiamoci a litigare su dove i nostri politici li sprechino o li rubino, dico solo che non credo che nessun legislatore abbia scritto E staranno in un posto senza sapone in 8 per stanza
    e’ che semplicemente se ne aspettavano 10 e ne son arrivati 100…
    E comunque grazie Elasti di esserci stata e di parlarcene e grazie agli altri che ci han lasciato due righe di testimonianza dopo aver lavorato in uno di questi centri.

  16. Posso dire una cattiveria del tutto emotiva e che non porta a niente, cosi’ per sfogarmi?
    Sono emigrata in Inghilterra per lavoro due mesi e mezzo fa. Mi sembra di stare in Paradiso per l’efficienza e la cortesia, per la semplificazione burocratica e la velocita’ delle pratiche. All’inizio credevo di interpretare tutto influenzata dal luogo comune ma quando i fatti son diventati statisticamente rilevanti ed economicamente significativi mi sono convinta che sia vero.
    Sapete qual e’ l’unico ufficio che mi sta facendo impazzire, con attese, assenze, non risposte, palleggi da un ufficio all’altro che ricordano gli uffici italiani? Il Consolato Italiano! :O
    Ok scusate a qualcuno dovevo pur dirlo…

  17. @anonimo delle 16:38 come sappiamo tutti il problema è molto complesso. da mio personalissimo e parziale punto di vista, prescindendo dai macroproblemi tipici delle migrazioni e del welfare connesso per cui dovremmo fare un trattato, basterebbe che a molte persone non “giovasse” il vegetare di quelle persone in certi centri. (questo nel caso dei centri di seconda accoglienza). nei centri come quelli descritti da @elasti purtroppo basterebbe applicare davvero pochissime leggi (costituzionali, nazionali, internazionali, delle nazioni unite) perché non puoi detenere a tutti gli effetti delle persone che non hanno commesso crimini, per il solo fatto di essere migranti e magari scappati pagando anche ingenti somme!!!!!!!!! scusate i commenti accorati ma il problema mi sta molto a cuore …

      1. per qualche motivo il tuo commento era finito in quelli in attesa di moderazione, una specie di anticamera dello spam. ora è stato riabilitato 🙂

  18. può succedere che il valore diventi un valore, che la fiducia diventi un valore, che l’inchinarsi di fronte agli altri diventi un valore, che si creda nel valore degli altri. può succedere che il primo passo venga fatto nel nostro cuore e nel cuore di tutti, può succedere che la nostra vita sia vita di tutti,che senza rabbia ma con molta determinazione si creda che la nostra rivoluzione umana determinerà un cambiamento nel mondo.

  19. In altri paesi europei, un esempio a caso l’Inghilterra, seconda casa di MI, ad eventuali barconi di clandestini extra-UE gli sparano.

    Non li accolgono in miseri baracconi, li respingono sparando e amen.

    Potrebbe essere utile chiedersi perchè.

  20. Bhe scusate, perchè ognuno di voi non ne ospita un paio in casa sua?…gli da una mano a trovare un lavoro e così possono chiedere il permesso di soggiorno.
    Anche tu elasti, invece di cercare una tata in america…perchè non hai pensato ad un immigrato?…così aveva casa lavoro e permesso di soggiorno.

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