Nonsolomamma

not judgemental

quasi ogni sera, dopo cena, mentre gli hobbit razzolano prima di andare a dormire o assumono la loro dose di signore degli anelli in dvd, elastigirl ed eliza, la ragazza alla pari americana al monento convivente in una stanza dalle pareti giallo sole, si concedono un prezioso quarto d’ora di intimità, come ogni coppia che si rispetti. in quei 15 minuti parlano di bambini, di lingua italiana, di bizzarrie del genere umano, di quanto stanno bene insieme sotto lo stesso tetto loro due, di sogni, di lavoro, di ambizioni, di frustrazioni, di viaggi, di amici, di genitori e di cibo. è una parentesi rubata al caos casalingo, un momento di socialità risicato ma intenso, una di quelle consuetudini di cui poi, quando finiscono, ci si ricorda con piacere e un po’ di struggimento.

insomma, ieri sera eliza le ha raccontato del suo precedente rapporto di lavoro, in america, con un tizio che non riesce a trattenere nessuno con sé perché ha un carattere bizzarro e prima o poi fa scappare tutti. “invece io con lui mi trovavo molto bene. e anche lui sembrava contento di me. forse because i am not judgemental“, ha detto. forse perché non sono una che giudica.

not judgemental, ha detto, senza nemmeno pensare. mentre elastigirl, dopo, ci ha pensato un bel po’. perché è vero che eliza è così. e probabilmente è anche per questo che elastigirl sta così bene con lei. perché chi non giudica non mette paura, non mette a disagio, non mette ansia da prestazione, non mette in imbarazzo. chi non giudica non fa sentire sbagliati. chi non giudica accetta, o almeno aspetta, che è comunque un’apertura di credito. chi non giudica è mediamente più simpatico di chi lo fa.

buffo, come si imparino cose che si pensava di sapere, in un quotidiano quarto d’ora di intimità.

64 thoughts on “not judgemental

    1. non so, non mi pare. qualcuno, un po’ insultandomi, dice che vedo il mondo a elefantini rosa. quindi, se giudico, lo faccio con un bias positivo. ma qui c’entra il prossimo, non io.

      1. Credo che non venire giudicati significhi non sentire quella strana sensazione di potenzialmente “non essere all’altezza”, di essere sotto esame. Veniamo accettati per quelli che siamo senza se e senza ma.

      2. anche di me dicono che ho gli occhiali rosa… wishful thinking…
        che comunque io trovo sia meglio che vedere sempre tutto nero e catastrofico!

      3. Io invidio chi vede il mondo a elefantini rosa. è tutto più bello. io purtroppo vedo nero, ma pagherei oro per l’opposto. godetevi il vostro rosa!
        Ilaria
        ps. non giudicare è veramente un dono raro e prezioso

  1. Chi non giudica non crede di essere migliore di te, ed è una gran cosa in qualsiasi rapporto umano. Godetevi questi momenti di chiacchiere e di evasione dalla baraonda!

  2. Una volta una mia amica mi disse proprio quello: “Con te sto bene perché magari non sei d’accordo con le mie scelto, ma non giudichi e mi sento libera di essere come voglio”. Penso che sia il complimento più bello che si possa fare a una persona.

  3. Il non sentirsi giudicato ti rende libero di essere te stesso e ti da la serenita’ per poter dare il meglio di te, forse anche per questo e’ facile ”incontrarsi”.
    Bello, mi piace ‘sta ragazza. Posso chiederti quanti anni ha?

  4. Mi hai fatto pensare. Hai ragione, devo spingermi verso il lato non giudicante degli esseri umani.
    Non so perché, però sono sicura che, nella frase “un momento di socialità rosicato ma intenso” tu intendessi dire risicato e non mangiato dai topi. Erro? ;))
    Un abbraccio.

  5. Io posso giudicare un politico che dopo aver detto di ritirarsi per il bene del Paese rientra in gioco ancora per il bene del paese, tipo due giorni dopo? Mi si perdona se giudico? Giudico anche il giornalista compiacente, o un’amica che tradisce la fiducia, o un mio (ex) vicino di casa che picchiava la sua donna. Malissimo, lo giudicavo. E giudico i miei colleghi se sono ruffiani, e giudico i maestri dei miei figli se sono un po’ sadici, e giudico talvolta in silenzio i commenti sui blog, persino i miei (“Dissento anche da me stesso”, dice Busi). È un po’ inevitabile, a guardar bene, esprimere giudizi. È un po’ come ristabilire la propria posizione nel mondo. Basta farlo in buona (ma buonissima) fede, a mio avviso. (a mio giudizio, volevo scrivere). Comunque Eliza è una grande fortuna, e ne sono felice.

    1. Sono molto d’accordo con Mirella! Giudicare è inevitabile, istintivo, è il primo modo di conoscere e valutare quanto abbiamo intorno. L’unica cosa importante è farlo senza troppi preconcetti ed essere pronti a cambiare completamente idea…

    2. Hai ragione, il giudizio è essenziale. Perché spaventarci di esprimere un giudizio, una valutazione? Non è una sentenza, è solo il nostro porci davanti alle cose e alle persone attivamente, con mente critica. Poi, judgemental ha una connotazione più negativa, più che al giudizio si riferisce alla sentenza.

      1. Credo che in questo caso ci si riferisca alla differenza fra dire “questo tuo comportamento non è giusto” e dire “tu non sei giusto”.

  6. Vedi come arrivano le cose dal cielo, così per caso… L’essere not judgemental di Eliza mi ha fatto capire che sì, sto prendendo la decisione giusta, perché vivere sotto continuo processo non è vita e che no, non sto lascinado nulla alle mie spalle, nulla di concreto almeno.
    Grazie.

  7. Come è vero. Anch’io una volta ho conosciuto così di passaggio una persona che non giudica, in sua compagnia si stava bene per tutte le ragioni dette sopra. Anche quella persona sapeva di non giudicare, che sia una cosa che si impara lavorandoci su?

  8. Per riuscire a non giudicare gli altri bisogna prima saper non giudicare se stessi. Chi pretende molto (issimo) da se stesso è molto severo anche con gli altri, anche se non gli sembra di farlo perché lo trova “normale” e che sono gli altri che sbagliano. Ecco, ho giudicato 🙂

    1. Mi sento d’accordo. Come si fa a non giudicare. Un conto è farlo con un preconcetto, ma farlo a mente libera è inevitabile. È indispensabile alla sopravvivenza valutare le scelte. O no? Analizzare per trovare la soluzione migliore

      1. Non so, secondo me una cosa è esercitare il proprio giudizio per scegliere di fare una cosa o no, un altro è giudicarsi e giudicare gli altri sulla base di quello che personalmente si considera giusto o sbagliato fare. Chi è benevolo con se stesso in genere è tranquillo anche verso gli altri, e viceversa chi è severo con le proprie prestazioni in genere è giudicante anche con gli altri. Almeno, questa è la mia esperienza.

  9. Secondo me non serve scomodare alti livelli di filosofia: le persone non giudicano per i più svariati motivi, stare a fare l’analisi psicologica di Eliza mi pare esagerato.
    È molto bello che non giudichi e basta

  10. che bello quando queste riflessioni (che poi sono insegnamenti) ti vengono regalari cosi’, senza che te lo aspetti in conversazioni all’apparenza “banali” che in realta’ ti aiutano a continuare a crescere sempre e a metterti in discussione!
    buongiorno!

  11. Ero severissima con me stessa e credevo che quello che per me è facile (dalla matematica a fare più cose contemporaneamente), lo dovesse essere anche per gli altri. Non giudicare niente e nessuno è pressoché impossibile, più che non giudicare, nel senso che comunque tutti ci facciamo un’opinione, l’importante è non condannare chi non è come noi vorremmo. Politicanti a parte.
    Roberta

  12. Da Eliza dovremmo imparare un po’ tutti. Giudicare è operazione complessa. Difficilmente se ne esce. Perché, ahime, un giudizio è sempre giudicabile.

    Belli comunque, i momenti di intimità.
    Non è che mister i si ingelosisce? 🙂

  13. io, di un amico che non mi giudica, non ho bisogno.

    Chiaramente prima di tutto deve essere amico, poi può giudicare, anzi, poi accetto il giudizio e al limite ci si confronta. Anche la moglie deve giudicarmi, con quella partenza positiva che diceva elasti!

    Altro è la sospensione del giudizio, dove giudichi i fatti e non le persone (tu puoi fare una cosa scema, ma non sei scemo tu, è ciò che hai fatto che è sbagliato: non lo diciamo forse anche ai figli? )
    Il giudizio è anche paragone, dice della mia identità. Poi posso decidere che non ce l’ho ancora chiara, la mia identità, e considerarmi in uno stato in cui non giudico e va sempre tutto bene. Ma non può durare a lungo, preferisco indagare le ragioni delle azioni altrui e, una volta capite, accettarle, ma è diverso.

    1. Concordo, gli amici servono a dirti se stai nel giusto o nel lato sbagliato. E si chiama giudicare e lo accetto, anzi, mi serve se vado errando come una cieca.

  14. concordo pienamente con close the door che mi ha fatto riflettere su questa cosa. in effetti io sono severissima con me stessa, non me ne faccio passare una e di conseguenza a volte senza volerlo e senza cattiveria giudico gli altri, o perlomeno pretendo che facciano e si comportino come io farei, con il rigore che mi impongo, e mi sembra strano che non sia così. con gli anni e un pò di maturità ho imparato ad accettare il pensiero diverso degli altri e a capire che è una riccheezza, per me è stata una scoperta capire che gli altri possano pensare e agire in modo diverso da come io farei e che la mia visione del mondo non deve essere necessariamente quella degli altri
    Linda

    1. Felice di aver detto qualcosa di utile! 😀 Secondo me le persone “non-judgemental” vivono la loro vita molto meglio di chi si sente sempre sotto esame e quindi sottopone tutti a esami continui.

  15. Dopo quattro anni è il primo inverno che passiamo senza una ragazza alla pari, e dopo questo post mi è venuta una nostalgia incredibile di tutti i bei momenti passati con le mie ragazze! Decidere di condividere il proprio tempo con degli estranei che poi pian piano diventano amiche, figlie, parte integrante della famiglia è una cosa stupenda, che ti cambia, che ti arricchisce, che trasforma tutta la famiglia……

  16. Boh, mi sembra un po’ troppo “naif”, questa filosofia… Che vuol dire esattamente, “not judgemental”? Se si intende “non giudicare e non sarai giudicato”, lo capisco, ma secondo me è naturale e normale avere delle opinioni sul mondo e sulle persone; poi la cosa importante è non trasformarle in giudizi o peggio ancora, in pre-giudizi! Ovvio che bisogna lavorare o aver lavorato su se stessi (nel mio caso, parecchio) perchè, anche senza essere iper rigidi alcune cose anche “stupide” si possono, semplicemente, non tollerare e di conseguenza, pur sapendo di sbagliare, non tollerare chi quelle stesse cose le pensa o le fa…
    P.S.: io comunque ho imparato, dopo molteplici legnate, che la mia prima impressione sulle persone non mi inganna mai; se una persona non mi piace, c’è sempre qualcosa che non va, è proprio una questione positivo/negativo…

    Floralye

    1. Beh, mi sarei stupita davvero se avessi espresso un’opinione diversa da questa… in OGNI post il tuo commento ha il sapore del giudizio: magari anche positivo, ma sempre giudizio. Talvolta mi aspetto il voto (ad Elasti, ma soprattutto alle altre commentatrici)

      1. non c’è giudizio alcuno, nelle mie parole… non ho detto che fai bene o fai male, che mi piace o non mi piace… è un commento e non un giudizio, tuttavia il fatto che tu lo legga come un giudizio la dice lunga, Floralye 🙂 Che tu ci creda o no, non intendevo infatti mancarti di rispetto e neanche criticarti, è solo che quando ci si legge spesso ci si conosce un po’ e così come “riconosco” i commenti di Zauberei di Fefo o di altri, così faccio con i tuoi… e tu sei una che tende a giudicare (come ho detto anche positivamente, mica penso che sei una iena!) , mi sarei stupita se avessi appoggiato la tesi di Eliza, ecco tutto. Sì, se pensi che ho fatto un commento inutile non hai torto, mi è venuto così e l’ho scritto, forse perché oggi mi sento un po’ sola e sono in vena di chiacchiere… peccato che sia partita col piede sbagliato 🙂

      2. Non mi sono nè offesa, nè ho avvertito mancanza di rispetto, volevo semplicemente dire che chiunque di noi, anche non intenzionalmente, interpreta la realtà a suo modo (bene o male o così così, a seconda magari anche del giorno, dello stato d’animo, etc. etc.) e quindi, di fatto, giudica. Non ho mica detto che sia sbagliato, diventa sbagliato se, come forse ho scritto prima, è un pre-giudizio…
        E tra l’altro, mica è un commento inutile il tuo! Guarda che spesso, soprattutto in passato, anch’io tendevo sempre e costantemente a svalutarmi e a pensare che chiunque altro avesse le tavole della legge in tasca. Poi, a forza di legnate sui denti, ma anche di osservazione e ragionamento, mi sono ricreduta. Io non sono nè peggio nè meglio degli altri, sono una come tante, così, semplicemente. A volte, però, visto che le vicissitudini della vita mi hanno forse anche un po’ indurita, perchè a furia di lottare per cose che dovrebbero essere normali ti spuntano dei denti a sciabola che le tigri (coi denti a sciabola, per l’appunto) corrono a nascondersi, trapela anche nei miei commenti l’insofferenza per alcuni modi di pensare e/o di comportarsi che recano danno e/o dolore ad altre persone. Mi spiace che sia così, cercherò di essere meno “aggressiva”…
        Con simpatia 🙂

        Floralye

  17. sono abbastanza insofferente all’Opinionista, chi ha il giudizio e il parere facile. Accetto solo le valutazioni basate su evidenze certe e incontrovertibili.
    Banalizzando al limite, non mi puoi dire “sei golosa” perchè in quel momento sto mangiando le patatine (quando magari mi sono gustata due settimane di cucina a vapore), o sei imbronciata (quando ho i crampi alle ovaie), o sei introversa (quando non ti rendi conto che dici solo cavolate inascoltabili), o sei attenta alla linea (solo perchè non mangio quello schifo che hai cucinato).
    Anche perchè, a meno che, appunto, non sia l’indiscutibile evidenza, ma, signori miei, chi sene frega di quello che pensate (inteso come visone della vita che vi risulta dal vostro personalissimo vissuto).
    In questo senso ricordo un post di Elasti che mi piacque molto, sulla filosofia di crescere i figli senza delimitarli in schemi e preconcetti come fanno tanti genitori (tu hai fatto questo allora sei un secchione, tu quest’altro allora sei un’artista, tu non parli con i vicini allora sei timido….). Panta rei!

  18. Non giudicare è un’arte che si può e si deve imparare. E la prima cosa da fare per imparare a non giudicare è ascoltare gli altri. E’ imparando ad ascoltare che si può provare a non giudicare. Semplicemente registrando ciò che viene detto, senza interrompere, ma aspettando che l’altro abbia finito. Sto imparando a farlo, ma ora che sono sulla trentina, dai 20 ai 30 mi risultava difficile o almeno non con tutti.

  19. Nonostante tutto il positivo (e il negativo) annesso all’idea del non essere persone che giudicano alla prima (credo che “judgemental” voglia dire quello, un atteggiamento di base, non la capacità critica di rapportarsi alle cose e alle persone e di valutare), credo che in USA dichiararsi tali sia solo un atteggiamento.
    In certi ambienti (east coast, Seattle, California costiera, …..città di A.:), generazione giovanile, ma anche ex-giovani di vaga reminiscenza hippy ecc.) si devono affermerei il politically correct, il non essere judgemental, meglio se si è anche vegetariani, pacifisti e si vive bio.
    🙂
    Il tutto detto con molto affetto. In questi anni sto vivendo un po’ a metà fra Italia e Stati Uniti e certi loro vezzi non mi sono ignoti.
    Poi magari sono anche vezzi simpatici, meglio certo di quel l’altra parte di America che afferma il diritto alle armi, la supremazia della nazione e hamburger, costine e fagili neri in salsa barbecue a colazione.
    Ma sono vezzi.

  20. giudicare fa parte delle responsabilità acquisite con la crescita e l’esperienza. Non farlo non è davvero un merito. Il resto son ipocrisie e cliché. Tutt’altro conto è imporre il proprio giudizio o non rendersi partecipe al confronto. Ma sottrarvisi a prescindere…

    1. avere delle opinioni diverse è ben diverso dal giudicare, che presuppone una superiorità, una saggezza ed una serenità di giudizio che pochissime persone effettivamente hanno

      1. dalla Treccani (dimmi quale di queste cose, in quanto adulta, non ti riesce):
        a. assol. Esercitare la facoltà del giudizio: essere capace, incapace di g.; g. con la testa propria; anche, distinguere, discernere: g. ciò che è bene e ciò che è male; con uso intr.: l’occhio giudica dei colori, l’orecchio dei suoni.
        b. Formulare dentro di sé, o esprimere, un giudizio di valore, di merito, di approvazione o di biasimo su persone o cose (anche in questa accezione è spesso usato assol.): g. dall’apparenza; prov., mal si giudica il cavallo dalla sella; g. a occhio e croce, approssimativamente, senza un esame approfondito; astenersi dal g.; la commissione lo ha giudicato idoneo; con riferimento a giudizî critici o estetici: g. un libro, un quadro, ecc. Più in partic., formulare un giudizio di natura morale: lo hai giudicato troppo severamente; non vorrei che tu mi giudicassi male (o che tu giudicassi male i miei atti, il mio comportamento); spesso, il giudizio di severità o di condanna è implicito: si fa presto a g.; è troppo facile g. gli altri; l’opinione pubblica lo ha già giudicato; non sta a te giudicarmi (anche intr.: non hai il diritto di g. delle mie azioni); ti sei giudicato da te; cfr. anche i passi evangelici: non giudicate e non sarete giudicati (Luca 6,37, lat. «Nolite iudicare et non iudicabimini»), e non giudicate affinché non siate giudicati; infatti voi sarete giudicati con lo stesso giudizio col quale avrete giudicato … (Matteo 7 1-2, lat. «Nolite iudicare ut non iudicemini. In quo enim iudicio iudicaveritis iudicabimini…»). Con riferimento al magistrato, all’autorità giudiziaria, emettere un verdetto, pronunciare una sentenza: g. una causa, una lite, una controversia (anche intr., g. di una causa, ecc.); il tribunale lo ha giudicato colpevole; è stato giudicato dal tribunale militare; in qualche caso, condannare: il Duca … molti di quelli cittadini punì in denari, molti ne giudicò alle carceri, molti all’esiglio, ed alcuni alla morte (Machiavelli).

        2. estens.

        a. Stimare, reputare, considerare: ti giudico incapace di tanto; lo giudicai un brav’uomo; tutto quel che fai tu lo giudico ben fatto.

        b. Essere d’opinione: giudicò più opportuno tacere; giudico che sia meglio attendere.

        3. ant. Aggiudicare: [Paride] l’avrebbe giudicato a Venere [il pomo] (Pulci).

        4. intr. Nel linguaggio marin., si dice che un cavo giudica bene o giudica male, secondo che la via ch’esso percorre sia più o meno favorevole alla sua efficace azione. ◆ Part. pres. giudicante, anche come agg., che giudica, o che è chiamato a formulare un giudizio: Onde refulge a noi Dio giudicante (Dante); il tribunale, il collegio, e in senso più ampio l’organo giudicante (cioè il magistrato o il collegio dei magistrati, e in taluni casi anche i giudici popolari, chiamati a giudicare); raro come s. m., il giudicante, colui che giudica, il giudice: il giudicante, sciolte Varie di caldi giovani contese, Sorge dal foro (Pindemonte). ◆ Part. pass. giudicato, anche come agg. e s. m. (v. giudicato1).

  21. Un conto è giudicare; un conto è essere critici. Un amico critico è importante, anche se a volte condividere una risata liberatoria e rilassata è più importante ancora; un amico giudicante è sempre pessima cosa.

    Detto ciò, io sono judgemental. Infatti starmi vicino, essermi amica e madre e padre e sorella deve essere (ed è, confermano) terribile. Solo le persone solide e forti si sentono a loro agio con me, e mio marito è per fortuna uno di questi; le altre, in un modo o nell’altro, si allontanano – se prima non le ho maldestramente allontanate io.
    Ho sempre avuto molti successi, e molte fortune hanno contribuito a crearli (familiari, economiche, culturali, esperienziali); un certo rigido calvinismo mi ha trascinata volente o nolente verso il dovere e verso le sue vittorie. Prima di capire bene ciò che mi succedeva, i meccanismi che governano il mio essere giudicante, ritenevo davvero di essere “migliore” degli altri, non solo più fortunata. Ora l’ho capito, almeno in teoria. Ma la felicità di una vita sorridente e rilassata, in sintonia con gli altri, senza giudicare e senza giudicarsi costantemente, quella mi è stata finora negata, perchè cambiare è difficilissimo (e beato chi ci nasce: no, non credo che Eliza possa aver appreso arti not-judgemental).
    Disagio, paura, ansia da prestazione, imbarazzo: quante volte ho capito in ritardo che era ciò che accadeva alle mie relazioni? Io spero solo, e ci sto lavorando, di riuscire nell’impresa più grande, dolorosa e liberatoria: non giudicare i miei figli e farli sentire liberi sempre, perchè se tutti vorremmo accanto un’amica come Eliza, difficile trovar cosa peggiore di una madre che giudica un figlio.

    1. Cara Elisabetta, l’ultima frase del tuo post è stata una freccia che ha colpito il bersaglio (la sottoscritta). Io, me ne sono accorta dopo parecchie cavolate fatte e dette, nei confronti di mia figlia, avendo sempre l’alibi del “suo bene” perchè una persona “diversa” non ha vita facile, in realtà la “giudicavo” conformandomi al giudizio degli altri e a quello che ci si aspettava da lei ad una determinata età e/o situazione; di conseguenza mi incavolavo se non era “perfetta” come società vorrebbe. In pratica era il dovere, e non l’amore che ho per lei, e per suo fratello. Meglio tardi che mai, mi sono data una regolata, e spero, come te, di riuscire nell’impresa con tutti e due! Grazie per lo spunto di riflessione che mi hai fornito!

      Floralye

  22. che fortuna!! come si fa a essere così? voglio dire io giudico, giudico tantissimo, sempre, anche se non parlo. ma è un automatismo, un pensiero di cui mi accorgo ma che ho già formulato… poi mi giudico perchè ho giudicato… insomma senza speranza…
    ma come si fa a imparare a non giudicare??

  23. …eh già, giudicare credo sia un atto spontaneo, una sorta di riflesso incondizionato…io non credo sia possibile non farsi un’idea o un’opinione di ogni cosa. Dipende poi dal peso che si dà a questi giudizi automatici… Forse consapevole di questo difficilmente mi sento giudicata, nel senso che non posso evitare che la gente si faccia un’idea di me o di quello che faccio, anzi parto dal presupposto che alla maggior parte delle persone non interessi… e quindi alla fine non me ne importa un granchè…

  24. Bellissima dote quella di Eliza, secondo me da coltivare.
    Più cresco e meno giudico, semplicemente perché ascolto meglio e di più, ascolto i gesti e non solo le parole.
    Questo non significa non avere opinioni, ma esercitare la propria libertà e rispettare quella altrui.
    E sono assolutamente d’accordo con chi dice che per non giudicare gli altri, tutto parte dal giudicare meno noi, che poi è la strada per accettarsi, e non rassegnarsi, tutt’altro.
    Io sono cambiata da quando pratico yoga, ma a ognuno la sua strada e i suoi tempi.

  25. Mia suocera e judgmental e pure dispensatrice di consigli di ogni genere. Lo fa premettendo che lei e’ psicologa (in verita’ non esercita la professione…..fortunatamente) quindi sa! Con gli anni ho imparato che e’ la persona più lontana dal sapere che io abbia mai conosciuto e non ha mai capito niente di suo figlio (mio marito), di me o di chiunque altro e questo perché e’ solo concentrata su se stessa, sul suo pensiero distorto e su quello che potrebbe dire invece di ascoltare. Lei mi irrita e mi sfianca anche se ormai faccio di tutto x non frequentarla se non per 5 minuti! Oddio ma forse io ho sto giudicando mia suocera? Sono judgmental? Si si si sono judgmental della socera!

  26. a tutti i giudici (me compresa!):
    certo che ci piace giudicare, altrimenti non lo faremmo!
    questo però non significa che sia il meglio che possiamo fare. Proprio noi che giudichiamo compulsivamente noi stessi e gli altri e ci giustifichiamo dicendo che è istintivo e naturale, dovremmo fare esercizio di sospensione del giudizio. Ciò non significa abbandonare la capacità analitica, nè divenire indifferenti alla realtà. Semplicemente non tirare le somme e emettere un giudizio conclusivo. Rimanere sospesi appunto, nella consapevolezza che il più delle volte non ci è dato di conoscere la realtà in tutte le sue sfaccettature. Spesso anche quello che appare inequivocabilmente sbagliato nasconde i suoi perchè e le sue contraddizioni e sta a noi darci da fare
    a comprendere questa realtà. Certo che il vivere comune e civile richiede il rispetto di regole e un giudizio seppur approssimativo.
    Ma il viver comune è già di per sè un compromesso esistenziale, in cui spesso non si dà il meglio di Sè.
    No?

  27. hai ragione Elisabetta quando dici “difficile trovar cosa peggiore di una madre che giudica un figlio”, io ho una madre iper critica, chiusa e moralista che mi ha sempre denigrato, demolendo qualsiasi cosa io abbia fatto (lavoro-vita privata-hobbies-figli etc etc) mentre, probabilmente per reazione ad uno stile di pensiero /azione che mi ripugna, io sono sempre più “not judgemental” ogni anno che passa, cerco di vedere il positivo delle persone e delle situazioni. certe volte ci riesco, certe altre molto meno, questo però non significa che non abbia giudizi personali su tantissimi argomenti, li ho e ben precisi, ma non mi viene spontaneo giudicare le persone: se questo può risultare gradito come afferma Elasti, mi fa molto piacere!!!

  28. Credo che non sia il giudizio degli altri a infastidirci ma il sospetto e la diffidenza che possono accompagnarlo.In realtà rifiutiamo le valutazioni che mettono a nudo le nostre fragilità,che non ci fanno sentire amati:è molto più rassicurante un amore ‘a priori’,un’accettazione incondizionata.
    L’amore deve essere leggero ma è anche confronto,quindi giudizio,magari scontro. l’importante è che tutto si verifichi in un rapporto di reciprocità.
    Mi pare comunque che spesso non accettiamo i giudizi delle persone nei confronti delle quali nutriamo ‘pregiudizi’.
    Misurarsi con equilibrio con gli altri è difficile ma probabilmente in questo risiede la magia delle relazioni umane

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