Nonsolomamma

ansie

ieri pomeriggio, a milano, era stranamente primavera.

ore 18,00

“eliza, sei stata tutto il giorno a casa, secondo me dovresti farti un giro. c’è anche il blocco del traffico. se esci sei contenta, credo”

“mmmhhh… non so. forse. tu dici? stiamo così bene a casa…”

“fai come vuoi ma è talmente bello fuori. potresti andare a fare una passeggiata lungo il naviglio qui vicino. ci sono le papere, i pesci, le, ehm, nutrie, i signori che pescano, i bambini che giocano”

“mmmh. forse hai ragione. va bene. vado”

“perché non prendi la mia bici?”

“perché ho paura della città”

“ma, te l’ho detto, oggi non circolano le macchine”

“ok, dai. mi faccio un giro in bici lungo il naviglio”.

così eliza, la ragazza alla pari americana che vive con elastigirl e gli hobbit, ha affrontato, una domenica pomeriggio, la metropoli tentacolare, su due ruote. alle 8,30 circa elastigirl ha avviato le manovre per il sonno hobbit e, intorno alle 20,45, mentre saltapicchiava da un letto all’altro per l’estenuante rito delle coccole personalizzate, si domandava dove fosse potuta finire eliza, pedalando lungo il corso della martesana. e poi, a pensarci bene, quella pista ciclabile arriva a cologno monzese, vimodrone, cernusco e fino a gorgonzola, gessate e cassano d’adda. e, con quello sguardo sognante da amélie nel suo favoloso mondo, chissà dove sarebbe potuta arrivare, senza nemmeno accorgersi che si fa notte.

così l’elasti-ansia montava perché no, non è normale che una esca alle 6 e dopo oltre  tre ore… ma certo che è normale. è maggiorenne e vaccinata. mica è mia figlia. magari ha incontrato un’amica e si è fermata a mangiare qualcosa fuori. ma… nemmeno le ho dato la chiave per chiudere il bloster della bici. scema che sono. ma chi andava a pensare che si sarebbe fermata a cena fuori? ok, non avrà legato la bici perché da dove viene lei il furto non è contemplato. va be’, la bici è andata, pazienza. l’importante è che lei sia tutta intera, sana e salva. magari ha incontrato un branco di stupratori seriali di giovani au pair americane…oh signur. un sms! ecco. ottima idea. le mando un sms e le chiedo, con scioltezza e disinvoltura, se è tutto okkei. non è che faccio la parte della madre italiana ansiosa? sono le 9,30. basta le scrivo un messaggio… perché non mi risponde subito? ecco, lo sapevo. è in pericolo. ed è tutta colpa mia. lei non aveva nemmeno voglia di uscire.

ore 22. su skype.

“pronto, mister i, ho l’ansia. ho spinto eliza a uscire in bici perché è primavera e, insomma, mi dispiaceva che stesse tutto il giorno chiusa in casa. ma adesso probabilmente è annegata nel naviglio, oppure è finita in un traffico di donne bianche extracomunitarie, oppure è caduta in bici. sono quattro ore che è uscita e io… non so. forse è tutto normale. non voglio fare l’ossessiva. in fondo è adulta. ma. sono preoccupata.e non ha manco risposto al mio sms. tu cosa faresti?”

“le telefonerei”

“dici? ecco, vedi che anche secondo te è in pericolo di vita?”

“secondo me non è in pericolo di vita. però per stare tranquilla, chiamala”

“non sono intrusiva?”

“chiama!”

“ok. la chiamo. ma tu stai qui con me. che se mi risponde lo stupratore seriale che chiede il riscatto per il suo cadavere, ci parli tu che è meglio”.

eliza era uscita con il tablet. era tornata due ore prima e si era fermata nel giardinetto sotto casa, a chiacchierare con il suo papà, via skype. si è scusata molto ma, ha spiegato, ha perso la cognizione del tempo.

82 thoughts on “ansie

  1. meno male! Sarà che io sono molto ansiosa, ma l’avrei chiamata subito chiedendole con aria normale “scusa, volevo solo sapere se torni a casa per cenba” (cosa che di tanto in tanto faccio con i figli…..) 😉 ❤

  2. Quando diventi mamma lo sei e basta, anche di chi non e’ tua figlia, ma vive sotto il tuo stesso tetto e, in questo momento, e’ l’unico altro maggiorenne di casa…
    Insomma, ci sarei cascata pure io!

    1. voglio quest’app da installare al telefono dei miei figli!!!!
      ps. ELASTI hai avuto un assaggio di come sarà la tua vita tra qualche anno, in qualità di mamma di adolescenti…

      1. oddio sì elasti,come mi dispiacerà per te…ti voglio tanto bene e saperti in balia di tre adolescenti maschi…io ancora non ho finito avendo fatto la furbata di metterli al mondo a una distanza tale che uno usciva dall’adolescenza quando l’altro ci entrava…e infatti il piccolo ha 14 anni ora e se i suoi fratelli ha nno fatto lui inizia ora…me povera, me tapina, sob! (disse girando in tondo fino a scavare un solco circolare)

  3. … si è scusata molto…
    e sotto sotto diceva: ” ma guarda te che me tocca dì. Ho girato per la Svizzera, ho girato per l’Italia e tutto a posto, faccio du’ giri sul Naviglio e me manda a cercà a chi l’ha visto!!. So’ proprio strane le mamme ‘taliane, mò me tocca faje pure un mantra per l’ansia”
    un caro saluto da una mamma che ti capisce mooooolto bene

  4. Io ammetto di essere nel panico perchè da una settimana mi sono trasferita a Milano, lasciando la mia casina sul mare giù in Sicilia, x seguire il mio compagno, che intanto mi ha lasciato sola x un mese partendo alla volta del Kazakhstan. Vivo in uno stato d’ansia perenne: e se mi perdo? Questa città è così grande e ci sono milioni di auto in tangenziale, è un inferno! E se non dovesse mai smettere di piovere? Io sono metereopatica e ho lasciato la mia città che praticamente è arrivata l’estate!e se incontro lo stupratore seriale di terrone che vivono in uno stato di semi singletudine? Fortuna che c’è il lavoro così forse mi distrarrò un po’, e cmq alla fine sono contenta della mia scelta…si ma che ansia!

    1. Ciao Sabrina, sai che mi hai fatto tenerezza? Per lavoro ho cambiato diverse città e l’ansia dei primi tempi di ambientamento la ricordo più che bene. Piccolo consiglio non richiesto: quando noti un localino che ti piace, bar, pub, trattoria, quello che vuoi: tornaci regolarmente – a bere un caffè, leggere un libro, scambiare due parole con i proprietari. Che ti riconosceranno e ti accoglieranno volentieri come cliente abituale. Se trovi anche una palestra o un circuito sportivo meglio in un gruppo anche meglio. Sono piccole routine che un po’ per volta fanno sentire a casa in una città nuova.

    2. Ciao Sabrina, anche io sono arrivata a Milano da un bel posto di mare caldo e sorridente (un’isola spagnola), dove purtroppo però non c’era lavoro.
      È difficile abituarsi a questo clima e questa città, e ti consiglio di non sottovalutarne mai i pericoli. Ma la primavera arriva e Milano è piena zeppa di alberi bellissimi, (frequenta i parchi, ma non isolarti!), parla con le persone (qui tutti hanno un disperato bisogno di calore e sorrisi), vedrai che ti piacerà Milano, e ti darà anche molto. E poi forse non è per sempre, no?

      1. Grazie a tutte per i consigli (ben accetti) e il sostegno: in realtà sono anche molto contenta della mia scelta, Milano è piena di stimoli e io ho comunque tanta voglia di fare e mettermi in gioco, e poi ho incontrato persone molto gentili e pronte a darmi una mano. So che sarà un bel periodo della mia vita, anche se non sarà per sempre. Grazie ancora di cuore per le vs parole 😉

  5. Le avrei mandato un messaggio, l’avrei chiamata, poi richiamata su skype, poi cercara su whatsapp, poi avrei chiesto alla vicina di guardare due minuti gli hobbit e sarei andara fuori con la torcia!
    Saro’ pure espatriata nella fredda albione, ma madre italica rimango!!

  6. Posso dire la verità anche a costo di sembrare antipatica? Magari Eliza è la persona più brava e carina del mondo ma, dalle cose che hai raccontato di lei finora, mi sono fatta l’idea che sia un po’ una ragazzina e, forse, per questo, un po’ superficiale. Non so se io sarei stata capace di legare con lei ma tu sembri avere la capacità, ed è un pregio, di cogliere e valorizzare il lato bello e positivo delle persone.

      1. Pregavano l’angelo custode o qualcosa di simile . . . speravano che le cose insegnate fossero entrata in testa . . . aspettavano in ansia e, quando sentivano la chiave nella porta sorridevano! 🙂

        una mamma italiana agée! 🙂

  7. Mi accorgo di avere un’omonima…(Non era difficile da immaginare..).Volevo solo chiarire che la Sabrina dalla sicilia non c’entra nulla col mio commento su Eliza. A proposito, in bocca al lupo alla mia omonima! Io sono di Belluno ma ho vissuto per 5 anni a Milano. E’ un città che non ho mai saputo girare se non con i mezzi pubblici. Quelle poche volte che mi sono avventurata in macchina mi sono sempre persa (non sono mai riuscita a localizzare le due famose circonvallazioni di cui tutti mi parlavano e che avrebbero dovuto guidarmi, come la stella cometa, per le vie di Milano). Devo però anche dire che ho sempre trovato persone gentilissime che, vedendo la mia difficoltà anche solo a seguire le indicazioni, più di una volta mi hanno guidato, facendomi strada con la loro macchina, fino a casa (all’epoca abitavo in corso sempione e erano così discrete da lasciarmi una volta imboccato il corso). Sarò stata fortunata ma a Milano mi sono sempre sentita accolta dalle persone. Sembra strano, perfino pazzesco, ma è stato così. PS: nei prossimi giorni penserò ad un nickname che mi consenta di assumermi la responsabilità dei miei pensieri senza “coinvolgere” le mie omonime! 😉

    1. siamo sicuri che era Milano?! 😀
      no, perché io ho lasciato Roma e da 8 anni vivo qui e tutta st’accoglienza e gentilezza, a parte qualche sparuto caso, come la dolcissima Claudia/Elasti, io non l’ho trovata…
      Magari essere di Belluno aiuta 🙂
      Forse l’accento romano è un deterrente all’accoglienza… 😀

      1. Sono d’accordo, ho vissuto 3 anni a Milano e non sono riuscita a essere “accolta” nenahce dai colleghi di lavoro…

      2. Era Milano! 🙂 Ammetto che è una città difficile. Molto grande, almeno per me, e in cui è difficile fare amicizia, però, nel quotidiano, nei negozi, per strada, nei locali, insomma per quanto riguarda i rapporti, diciamo così, “superficiali”, ho sempre trovato persone gentilissime che mi hanno sempre fatto sentire accolta. Ma forse il paragone con la “chiusa” e un po’ fredda Belluno mi ha aiutata. Tu forse, essendo romana, parti da standard più alti! 😉 PS: adoro Roma!

      3. Rispondo a fatalaura: sul lavoro è tutta un’altra cosa. Condivido la tua opinione. Personalmente ho trovato un ambiente molto competitivo. Assolutamente da lupi (con pochissime eccezioni) 🙂

    2. Confermo anche io un’impressione di cordialità – che mi è stata generalmente sconfessata da amici e conoscenti. Forse dipende dalle zone frequentate, da chi si ha la ventura di incontrare, e forse anche dal proprio atteggiamento nel fare le domande: nel mio caso, da quando me ne frego di quello che gli stranieri pensano degli Italiani, le risposte che mi arrivano mediamente sono più cordiali che in passato e l’unica spiegazione che ho trovato è che sono più rilassata se non sorridente anche io.

      1. Brava. No, perchè io da milanese passo mediamente 20 minuti al giorno a dare info, a rispondere, a indirizzare persone che si sono perse, a indicare mezzi di trasporto, a dire “Loreto, Duomo, San Babila, tangenziale” e spesso uso inglese e spagnolo, per essere il più cortese possibile…certo, devono essere cortesi anche quelli che mi si rivolgono: e non è sempre così.

  8. Quanto ti capisco e ti ammiro, io non sono in grado di aspettare neanche un’ora e ne ho avuto prova neanche un mese, quando sono uscita un pomeriggio con mia nipote, la figlia di mio fratello, sedicenne. Ci siamo salutate alla fermata della metro a 300 metri da casa sua che erano le 19.15 esatte. Tempo che arrivo alla mia fermata, 19.24, sua madre mi chiama: “Sai dov’è? Ha il telefono spento, era con te?”. “Ci siamo appena salutate, sta andando a casa di suo papà”, le dico, “aveva il cellulare scarico”. “Ah, ok!”.

    Oh mamma, aveva il telefono scarico! Perché non l’ho accompagnata? Subito dopo provo a chiamare mia nipote, ma il telefono è sempre spento. Arrivo a casa alle 19.34, telefono ancora spento. Incomincio a pensare a tutti i metri tra la fermata dove l’ho lasciata e casa sua, in pieno centro, tanta gente in giro. Vado sempre più in panico e chiamo mia madre: “Mamma, ero con lei mezz’ora fa, era vicina a casa, e se le è successo qualcosa? Cosa faccio? Perché non è ancora tornata?”.

    E lei mi spiazza: “Benvenuta nel club dei genitori preoccupati! Sarà andata a farsi un giro”. Tutto qui? Lei, da parte sua, è tranquillissima: “Sapessi quante ne ho passate io, di ore così, con te e tuo fratello! I cellulari manco c’erano!”

    Ho fissato l’orologio e il telefono fino alle 20.01, quando finalmente mia nipote ha riacceso il cellulare: “Pronto, ciao, sì, sono a casa. Sono passata in un negozio a comprarmi un vestito”.

    Non avrei mai immaginato di reagire così. Fare i genitori dev’essere un lavoraccio.

  9. Ciao Elasti-mamma! Complimenti per aver resistito 4 ore 😉 ma forse non saresti entrata così in ansia se ti avesse detto che moriva dalla voglia di stare fuori, ti aveva detto di avere paura quindi la tua ansia ci stava tutta

  10. ..panico ..ansia..preoccupazione..ed Eliza non è “cosa tua”..ma è entrata comunque dentro…immagina che succede appena i piccoli diventano più grandi e la voglia /necessità/ bisogno di indipendenza sarà pane e lotta quotidiana.. io sono già in crisi..ho solo un figlio quasi 14enne che ha chiesto in regalo per la promozione III media uno scooter!!!..(ufficialmente ha dichiarato che vuole soprattutto rendere “più indipendenti noi genitori costretti a scarrozzarlo” abitando in campagna )….. mi sento morire solo all’idea..io lo accompagnereai anche a cavacecio da casa ad Ostuni…..e già mi vedo con cell in mano ogni secondo per sapere dove va .. perchè va… se va…e con chi… ma è proprio necessario andarci???….ufff…è una vitaccia quella della mamma ansiosa..sisisisisi

    1. Lo scooter no, assolutamente no. Piuttosto cambia casa in modo che la scusa della distanza sia eliminata, non ti sto a tediare con le statistiche degli incidenti con tali mezzi, ma abbiamo il dovere/diritto di dire no.

      1. ecco..grazie…proprio quello che ci voleva!!..ehm..io starei ristrutturando la casa in campagna…miodiomiodiomiodio….

  11. Ecco, sarà per indole, per necessità ma non ho mai provato quelle ansie da distacco anche breve dai figli. Spesso sono io a non avere con me il cellulare, l’ho preso parecchi anni dopo il suo avvento, è un banalissimo telefonino che consente di parlare e di mandare sms e mms. Vanno in gita senza cellulare, vanno in vacanza col padre e li sento ogni due tre giorni. Sarà perché io non amo sentirmi controllata?
    Roberta

    1. Concordo. Ho sempre abitato vicino al naviglio Martesana e adesso sono così fortunata da scorgerlo dal balcone di casa. Davvero un luogo del cuore, rende la periferia nordest di Milano quasi magica!

  12. E ha fatto bene a scusarsi molto e ne aveva ben donde; se si esce con la bici di un altro e si è attesi per cena, o si è attesi in generale, la minima regola di buona educazione prevede che si invii un sms per avvisare che si sta tardando. In qualunque luogo del mondo. Non si tratta di essere ansiose, ma semplicemente educati.

  13. Certo che è un bel personaggio ‘sta Eliza. Ho il dubbio che sia tu a vedere “personaggi” ovunque compreso il vicino Cazzulati!
    Fatalaura

  14. avevi tutta la libertà di telefonarle e lei ne sarebbe stata contenta, perchè “in questo mondo freddo indifferente” è cosa buona e giusta che qualcuno ti pensi. E poi sei il suo punto di riferimento il un paese straniero.

  15. io abito proprio lungo il naviglio Martesana , dopo Gessate, da oggi quando porto fuori i bimbi e il cane cercherò di prestare attenzione e se trovo un’americana sperduta nell’hinterland la recupero e ti mando un messaggio su facebook.

  16. la reazione di mister i mi è familiare per averla sentita rivolgere a me. E la tua non è ansia da supermamma italiana, ma da persona che si prende cura (ha a cuore). Insomma, non è stata una reazione invasiva, anche se capisco bene che è difficile mantenere l’equilibrio tra affettuosa partecipazione e intrusione.
    Hai fatto bene a chiamare 🙂

    1. madò..mi sa che si riferivano al..bloster…ke personalmente non sapevo cosa fosse ..ma Mrs Google dice che trattasi catene per bici e moto….
      ..malfidate e malpensanti sempre…ufff…poerella Elasti..:)

      1. io pensavo, nella mia ignoranza di catene e affini, che bloster non fosse nemmeno una marca, ma il nome generico dell’oggetto…

  17. mah, io ho vissuto da expat per nove anni a Milano,un po’ in albergo e un po’ in appartamento.
    per me, Milano è una città molto molto ma molto più brutta di qualsiasi altra cità italiana ma i milanesi sono fra le persone più aperte e gentili che ho mai incontrato.
    primi fa tutti i Elasti e consorte, che in occasione del loro primo viaggio in USA mi lasciarono casa loro per cinque settimane. e allora non ci conoscevamo così bene.

  18. Anch’io ho fatto la ragazza alla pari e non mi sarei mai sognata di rientrare alle dieci di sera senza avvisare. Rientravo anche alle 4 del mattino, ma sempre dopo aver detto che uscivo, con chi e, se non era previsto che non tornassi a prenzo o a cena, telefonavo per avvisare. E non esistevano i cellulari. Scusa Elasti ma io mi sarei fatta vedere assai preoccupata e anche un po’ seccata, è vero che è adulta e può fare quello che vuole ma è pur sempre una giovane ragazza che non parla un cavolo di italiano in una metropoli che le fa paura, è sera e poi, anche puramente per una questione pratica, cena o no? non so se abitualmente cucini anche per lei o lei pensa a sé stessa, ma se non fosse così sarebbe stato carino almeno avvertirti che non cenava a casa. O no?

    1. tu hai ragione. avevo dato per scontato che a cen non ci sarebbe stata. funziona, in linea teorica che, se all’ora di cena lei c’è, preparo anche per lei, altrimenti, se quando inizio a preparare lei è fuori, do per scontato che non verrà. non so. ho optato per la linea vivi e lascia vivere, cercando di prendere tutte le cose positive (e ce ne sono moltissime) e ignorando quelle più controverse. la vita è già troppo complicata per non guastarsela stressandosi per queste cose, credo.

      1. Cara Elasti, quanto sei saggia. Il vivi e lascia vivere è una sana filosofia di vita che ti consente rapporti buoni ed equilibrati con gli altri. Putroppo per me è così difficile. A volte penso che o è un atteggiamento per cui sei già predisposta o l’unica è farsene una ragione cercando di fare meno danni possibili, specie all’interno delle mura di casa

      2. Io non so se rispetto ai figli si diventi così “Elasti-che” o ci si nasca. Perché se è la seconda, io sono spacciata. Davvero non riesco a pensare all’idea di avere una ragazza alla pari che mi scompare e riemerge dopo 4 ore senza che io la sbrani viva.
        Se davvero eri in ansia, allora vuol dire che il tuo “vivi e lascia vivere”, il tuo non arrabbiarti, non è spontaneo. E’ opportuno. E c’è tanta differenza.
        Ad esempio con chi si rapporta a mio figlio (vedi tata e nonni) io sono “elastica” perché razionalmente capisco che è questione di bilanciamento. Ma mi logoro dentro e reprimo quotidianamente la signorina Rottermeier che è in me.

  19. Come ti capisco Elasti, anche io mi faccio prendere dall’ansia, il ché accompagnato da fervida immaginazione è la combinazione peggiore.

    E poi mi faccio anche prendere dalla paura di essere invadente, per cui mando un sms prima di chiamare (“Disturbo? Posso chiamarti?”).
    Adesso che sono mamma, poi, ho raggiunto vette inimmaginabili: accompagno le colleghe più che trentenni fino al portone di casa se è tardi dopo le cene aziendali, chiedo loro di mandarmi un sms se devono prendere i mezzi… Mi prendono in giro, ma io non riesco a dormire, altrimenti…
    E sono una che ha passato la vita a viaggiare da sola: strade di campagna immerse nella nebbia padana di notte, alberghi dalla dubbia frequentazione, autostrada di notte, aeroporto il 14/09/2001… eppure se devo immaginare altri nella stessa situazione non resisto, vado in paranoia.

    1. anch’io chiedo alle amiche di mandare sms quando arrivano a casa in piena notte, dopo essere state da me. E lo faccio se loro me lo chiedono. Non è che siano tempi allegrissimi per girare di notte da sole e curarsi di chi si ama è normale.

  20. io ho fatto l’aupair con cellulare e bicicletta personale, per due anni. mai nessuno si è sognato di telefonarmi per sapere dove fossi. una volta sola, e perché non ero tornata per la notte 😀 poi hanno capito che non c’era da preoccuparsi. del resto bisogna concordare fiducia e trattamento da adulti un po’ “a prescindere” alla propria aupair. perché non è un’altra figlia, ma un’adulta cui si affidano i PROPRI figli, quindi è necessario secondo me forzarsi ad evitare l’atteggiamento plurimaterno e rispettare la reciproca indipendenza-privacy.
    è un rapporto lavorativo difficile, me ne sono resa conto anche io, ma quando si imbrocca il modo di trattarsi è davvero fonte di enormi soddisfazioni: la mia “mamma” di quando facevo l’aupair sarà la mia testimone di nozze e io sono la madrina della sua terza figlia 😉
    buona fortuna elasti, eliza mi sembra una tipa veramente in gamba. diventerete ottime amiche!

  21. ahahaha, sto ridendo in ufficio davanti al pc..e credo non si possa fare…ma chi se ne frega!
    Pensa che a me prendono a volte delle ansie incontrollate, senza motivazione, e allora mando sms alle mie amiche con scritto “tutto bene?” e loro, poverette… ben abituate alla mie ansie convulsive mi rispondono subito! 😀

  22. Ti capisco, anch’io sono ansiosa e allo stesso tempo ho paura di essere invadente, quindi mi sarei comportata proprio come te. Sarei stata molto, molto preoccupata ma avrei cercato in tutti i modi di evitare di apparire rompina. Questa cosa poi, a mio avviso, crea ancora più ansia perché vorresti tanto telefonare, sai che basterebbe un niente per assicurarti che tutto vada bene, ma ti imponi di non farlo. Se penso che a vent’anni me ne andai in giro per l’Europa in interrail e non c’erano nemmeno i cellulari! Come devono essere stati in ansia i miei a non sapere nemmeno dove fossi…

  23. Credo che educatamente se sono tua ospite indipendentemente dall’età e’ corretto informarti sei miei spostamenti.
    Avessi volto più libertà avrei affittato un monolocale.
    Non è un dramma se Elisa se ne è dimenticata, ma è bello sentire le attenzioni di chi ci ospita.

  24. Come età potrei essere la mamma di Eliza. E se fossi la mamma di Eliza sarei contenta di sapere che la famiglia presso cui mia figlia vive e lavora si occupa (e si preoccupa) di lei e della sua incolumità.
    Antonella

  25. Tu fai benissimo, Elasti, ma la tua ansia non era affatto ingiustificata. Spero che lei se ne sia resa conto ma penso di si’, visto che si e’ scusata. Un’occasione in piu’ per crescere, tutto qua! 🙂

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