Nonsolomamma

tutti in pakistan

elastigirl è nella città di A, in massachusetts da otto giorni.
sarà che è ormai il quinto anno che è qui e che questo posto è ormai diventato casa, sarà che il campo estivo della reggio preschool che un tempo le sembrava un luogo da fricchettoni pazzi accoglie hobbit da una vita e ormai è troppo familiare e ospitale per stupirla, sarà che il serpente, i vermi, la tartaruga e le zecche del campo naturalista che frequentano gli hobbit medio e grande  non le fanno più alcuna impressione, sarà che lei, in queste settimane, deve lavorare tanto, su un progetto che teme sia troppo complicato e lontano e difficile, sarà che qui mister incredible ha passato l’inverno e la città di A non è più tanto esotica, sarà che c’è una routine familiare collaudata in cui tutti hanno il loro posto e i loro compiti, saranno tutte queste cose insieme ma elastigirl, in questi otto giorni, ha faticato a calarsi completamente , vive sulle nuvole, è distratta, ha perso quell’attitudine da studiosa degli alieni, ha smarrito l’incanto che la inghiottiva vivendo in questa cittadina dove tutti ti salutano, dove la cassiera al supermercato ti dice che siete anime gemelle perché mangiate gli stessi cereali con i semi di zucca e dove il rapporto insegnanti di yoga per abitante è il più alto dell’universo.
e tutto questo un po’ le dispiace. perché l’incapacità di lasciarsi coinvolgere dal mondo intorno è una mancanza ben triste.
pertanto oggi, dopo avere recuperato gli hobbit ai campi estivi ha deciso che, invece di tornare a casa come tutti i pomeriggi, sarebbero andati tutti insieme al pond di A a fare il bagno e a integrarsi nella realtà locale.
perché il pond di A, che nella fattispecie è più grande di uno stagno ma più piccolo di un lago, ha una spiaggia e sulla spiaggia del pond di A ci vanno studenti, famiglie con bambini, pensionati, sciantose, disperati, edonisti ed è il posto perfetto per tornare a stupirsi.
mentre dall’elasti-punto di vista, gli strani su quella spiaggia erano tutti gli altri, evidentemente, dal punto di vista degli astanti, il fenomeno da baraccone erano elastigirl e gli hobbit, approdati con un copertone trovato nel garage della casa in prestito, una tavoletta da surf, un secchiello verde e i piedi nudi ché le ciabatte da mare erano tutte state dimenticate altrove.
pertanto i quattro, in circa 90 minuti di permanenza, sono stati abbordati da una bambina bionda che ha chiesto che lingua parlavano, da una signora con un grande cappello che pretendeva di giocare a frisbee con elastigirl che è completamente inetta nei giochi che richiedono coordinazione oculo-manuale, da un tizio che ha loro indicato un lunghissimo serpente d’acqua poco lontano che elastigirl avrebbe preferito non vedere, da un ragazzino che parlava da solo, da un fichissimo energumeno in bicicletta che ha domandato l’ora e si è purtroppo subito smaterializzato e da un giovanotto con i baffi.
“è tuo figlio?”, ha chiesto indicando lo hobbit piccolo in una magistrale interpretazione di ‘una-pecora-cattiva-dentro-un-copertone’.
“sì. anche gli altri due sono miei figli”
“ah. tutti maschi?”
“già”
“parlate spagnolo?”
“no, italiano”
“sei una donna italiana?”
“sì”
“però! complimenti”
“non è merito mio…”
“io vengo dal pakistan”
“ah!”
“conosci il pakistan?”
“be’, so dov’è ma non ci sono mai stata”
“e dov’è?”
“vicino all’india”
“dove esattamente?”
“direi a nord ovest dell’india”
“brava. hai una buona cultura generale”
“…”
“io studio medicina in pakistan, ma sono qui per un programma in scienze politiche”
“…”
“quel biondino è il tuo primogenito?”
“già. si chiama hobbit grande”
“scusa tu, hobbit grande! piacere”
“piacere”
“senti, visto che sei il maschio di casa”
“ma veramente…”
“volevo chiederti se vuoi venire in pakistan con me, insieme ai tuoi fratelli e a tua mamma. vi porto tutti quanti. d’accordo?”.

ecco, elastigirl sperava in un’esperienza un po’ estrema, per toccare nuovamente con mano quel senso di surreale follia che la prende ogni volta che sbarca nella città di A. probabilmente lei e gli hobbti torneranno spesso al pond, forse tutti i giorni. e non solo per incontrare di nuovo il tizio baffuto che li porterà un giorno con sé in pakistan.

47 thoughts on “tutti in pakistan

  1. È quello che sta succedendo anche a me… Dopo un anno e mezzo di Cina faccio fatica a sorprendermi ancora… Come se quello che vivo tutti i giorni fosse la normalità… Dispiace anche a me… Ma poi, ogni tanto, c’è quel momento che non ti aspetti e realizzi che le sorprese non sono mica finite… 😉 un abbraccio a tutti

  2. Ovviamente io tralascerei tutto il resto della vicenda e se fossi n te elasti, mi concentrerei sul fatto che hai fatto colpo!! E l’hobbit grande come ha reagito? Non se n’è vergognato o ingelosito?

      1. I miei non sono pregiudizi. Purtroppo e’ un dato di fatto….. E concordo anche sull’Italia… 😦 . Poi magari questo Pachistano aveva buone intenzioni x carita’ ma cio’ non cancella i sopprusi che le donne subiscono non solo in quelle regioni. Anto

      2. Senza polemica, è un pregiudizio perché se al posto di pakistano c’era qualche altra nazionalità considerata “degna”, ti saresti fatta una risata sul fascino di elasti. Siccome il ragazzo è pakistano, allora ti fa paura, e non ci trovi niente da ridere. Pensa se elasti fosse americana e il ragazzo italiano, come ti saresti sentita se qualcuno commentasse “Oddio, io non riderei molto sapendo come vengono considerate le donne in Italia”? L’avresti considerato un commento offensivo e lievemente razzista (=volto a fare distinzioni tra le persone in base alla provenienza geografica).

      3. “I pregiudizi sono sani” è una frase che mi fa orrore. La reale situazione problematica di un paese non ti autorizza a fare commenti offensivi ad un intero popolo. Suppongo che quando all’estero ti dicono “gli italiani sono tutti mafiosi” sorridi e annuisci?

    1. Un mio amico napoletano quando all’estero gli fanno l’immancabile domanda sui suoi rapporti con la camorra, si diverte ad alludere a suoi non specificati “amici” capaci di vendicare ferocemente qualunque offesa. Solo quando coglie nell’interlocutore un lampo di terrore si ferma e gli fa capire che stava scherzando. E’ uno scherzo che può divertire come anche no, ma sicuramente non è l’unico a farlo: non molto tempo fa una nonnina diceva alla nipote di stare buona altrimenti l’uomo nero l’avrebbe portata via – indicando un signore di colore dall’altra parte della strada. E lui ridendo sotto i baffi: “Signora dammi tua figlia che la porto via”, suscitando lo stesso lampo di terrore. Non so perché, ma a pelle mi viene il pensiero che questo pakistano si sia divertito a fare lo stesso gioco.

      1. Mi hai fatto venire in mente quando gli italiani, tornando dalle vacanze in Egitto, raccontano serissimi e con quel lampo di terrore negli occhi di cui parli, di come uomini egiziani gli abbiano chiesto di “comprare” le loro ragazze offrendo una serie di cammelli (in base si presume alla bellezza della fanciulla). Possibile che molti non si rendano davvero conto che è una sciocchezza per turisti? 🙂
        Riguardo al ragazzo pakistano di elasti, può essere come dici oppure stava solo broccolando eheh!

      2. Nina, quella dell’offerta d’acquisto in cambio di cammelli l’ho già sentita da più persone in questi anni e ci avevo creduto perfino io. Sul serio erano sempre sempre scherzi per terrorizzare gli sprovveduti turisti occidentali? Come si dice in Veneto, “a me casca el palco qua”!

      3. Considerando che le persone con cui ho parlato erano state a Sharm, città artificiale e a misura di turista, sì, sono scherzi fatti per prendere un po’ in giro gli occidentali, o anche per “omaggiare” a modo loro la bellezza delle donne.
        Ovviamente è una pratica antica, e non escludo che esista ancora in alcune zone molto arretrate. Del resto anche i camorristi esistono (sono napoletana come il tuo amico), però direi che non vanno in giro a fare scherzi:)

  3. Non per sminuire la tua avvenenza e il tuo personale fascino, ma a me pare che il fatto che tu sia madre di “tutti maschi” sia stato quello che lo ha colpito di più

  4. Fermi fermi fermi…soffermiamoci piuttosto sul fichissimo ragazzoo in bicicletta…la prossima volta devi vhiedergli secondo quale fuso vuole l’ora, imbastisci una conversazione fisico-filosofica….

      1. Gli americano subiscono il fascino dell’Italia in modo eccezionale. Anche quando io ero lì, ogni volta che usciva fuori che ero italiana si sperticavano in complimenti. Se poi dicevo “di Roma” praticamente li avevo conquistati!!!

  5. Insomma, io ci penserei 10 volte prima di accettare l’invito del Pakistano. A meno che tu non voglia fare la suffragetta. C’è tanto, tanto bisogno di diritti umani da quelle parti: specialmente per le donne. E specialmente per le donne bambine.

  6. direi diretti questi pakistani..niente giri di parole, subito al sodo.. non male 😉 mister i che dice?
    baci elasti mi hai ragalato tre minuti di intense risate

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