Nonsolomamma

that’s where i come from

un giorno, quest’inverno, eliza, la ragazza alla pari americana che ha vissuto quattro mesi con elastigirl e gli hobbit mentre mister incredible lavorava nella città di A, in massachusetts, tirò fuori una piccola fotografia di una casa nel bosco. era una casa di legno che somigliava a quella delle favole, a metà strada tra quella bilbo baggings nel signore degli anelli e quella della strega di hansel e gretel ma senza dolci a coprire i muri. “questa l’ha costruita il mio papà, poco prima che io nascessi. l’ha costruita qui, su questa terra e in questo bosco perché è qui che ha conosciuto mia mamma. negli anni ’70 stavano tutti qui, con i loro amici hippies”. “ah”. “mio padre, ai tempi, abitava in una yurta, una tenda mongola. invece mia madre viveva poco lontano in un teepee, come quelle dei nativi americani”. “come quelle degli indiani?”. “esatto”. “stai dicendo che i tuoi genitori, negli anni ’70, vivevano in un bosco, dove in inverno la temperatura scende a meno 30 gradi, dentro delle tende?”. “già. però, quando hanno deciso di mettere su famiglia, mio papà ha costruito questa casetta che vedete qui e dove sono nata io, perché sono nata in casa…”. “certo, in casa…”. “d’inverno è un po’ impegnativo perché fa molto freddo e la casa è scaldata dalla stufa a legna. ah. e poi internet qui non arriva. ecco. that’s where i come from”, aveva concluso, riponendo la fotografia dentro un libro.

la casa di eliza è molto vicina alla città di A dove l’elasti-famiglia passa l’estate. è in un villaggio di 900 persone, con un minuscolo centro, con un grande prato pubblico, un cimitero, un municipio, una chiesa che non funge da chiesa ma da luogo di ritrovo, una biblioteca, un giardino con i giochi per i bambini e basta. come succede in questi posti, dove lo spazio è una risorsa abbondatissima, le case sono sparse su una superficie enorme, per lo più nascoste dentro il folto del bosco. nel centro c’è anche una grande scatola di legno pitturata di tutti i colori, con la scritta free box. chi vuole, ci mette dentro i vestiti che non vuole più. chi passa, apre la scatola, che sembra più un vecchio armadio, e, se trova qualcosa di suo gradimento, può prenderselo.
poco lontano c’è l’unico negozio del paese. accanto un pub, aperto cinque anni fa, che ha enorme successo. nient’altro. questo posto è una comunità hippy, tuttora attiva.
nelle sere di luna piena gli abitanti si riuniscono nella sala del municipio o della chiesa-non-chiesa. e cantano, mangiano e ballano tutti insieme. full moon nights, si chiamano queste riunioni.

ieri l’elasti-famiglia è andata a vedere la casa di eliza. e a conoscere il suo papà, che ha costruito la casa della favole (“per me questa casa è un sogno diventato realtà. l’avevo immaginata da piccolo”) e a toccare con mano “where she comes from”, come dice lei.
intorno alla casa vivono orsi, alci, serpenti, volpi, scoiattoli, marmotte, cervi, salamandre arancioni e migliaia di altre creature piccole e grandi.
“ho passato l’infanzia qui, a esplorare questo bosco”, ha detto eliza mentre si avventurava per mano agli hobbit su un sentiero che un tempo c’era ma oggi è un groviglio di rami, di foglie, di rovi e di alberi.
poi hanno mangiato la crostata al cioccolata che elastigirl aveva preparato perché era la torta preferita di eliza e si sono raccontati gli ultimi tre mesi, mentre gli hobbit riempivano un secchio di salamandre arancioni e dicevano che volevano restare lì per sempre.

55 thoughts on “that’s where i come from

    1. che bel racconto e che bella parentesi di serenita’ in una vita sempre dicorsa… preziosa x hobbit ed elastic!!! brava!!! ah mi presento…son Laura, ciao a tutte

    1. gli hobbit volevano portarsele a casa. ma poi sono stati convinti a rimetterle dove le avevano prese ché la loro casa era lì. con il piccolo l’argomento: “poi magari la loro mamma le cerca e non le trova è stato decisivo. con i due grandi molto meno”

  1. Di queste comunità di ex-hippies, convinti di continuare ad esserlo per tutta la vita, ne esistono molte negli Stati Uniti, ma non a caso sono sempre anche fisicamente isolate. Ne conosco piuttosto bene una che ha riconvertito al proprio modo di vivere una isola della baia di Seattle (e lottano con le unghie e con i denti perché le autorità locali non costruiscano un ponte che istituendo collegamenti troppo facili con la terraferma rovinerebbe il loro aureo “separatismo”). Come tutte gli “ismi” (integralismi, a mio modo di vedere) possono essere una bella esperienza ….. per un paio di giorni. Rimangono delle utopie che pian piano scivolano nell’onirico e nel naïf

    1. Sì, lo penso anch’io… anche se utlimamente visti i risvolti e le conseguenze della società civile e democratica sto pensando “perchè no?” Perchè non provare a perseguire quesgli ideali e quegli stili di vita che utopisti e filosofi libertari ben prima degli hippies, che spesso dal loro pensiero trassero una qualche ispirazione, e provare, alemno per un periodo, se sia possibile vivere in un modo più semplice e umano, recidendo qualcuno di quei “patti” che ci legano al mondo civile, facendoci credere di essere liberi di scegliere. Non sono così sicura, a questo punto, che una scelta esclusiva a priori sia poi così naif e onirica rispetto alla vita che tutti noi conduciamo per pagare i nostri debiti e continuare questa folle corsa. Non sono sicura per niente. Adesso mi rileggo Thoreau!

      1. azz… se sono “sconnessa” oggi… Scrivo da cani, deve essere la sindrome da lunedì… Uff, voglio andare a vivere in una comunità hippy e ascoltare tutto il giorno i Buffalo Springfield!!!!

      2. Io cercherò di farlo qui, prima o poi. La casa nel bosco ce l’ho e sono ormai troppo vecchia per emigrare, temo… Aspetto solo che mi licenzino perchè sono maledettamente vigliacca… 😦
        Davvero chiedi il visto per il Canada?

      3. x c: condivido molto di quello che scrivi, però secondo me una terza via esiste. Tra una vita di corsa folle verso il mercato dominata dal vuoto, e un taglio drastico alla vita moderna col ritorno ai boschi e alle stufe a legna.

        Basterebbe vivere nella modernità ma cambiando idoli, finalità, obbiettivi.

        Se ti arrendi alle bizze e fornisci al 6enne il nintendo, invece che spendere tempo, energie fisiche e mentali a dire di no e educarlo alla lettura è colpa tua non della “società moderna”

        Se ti arrendi al pianto/urla/muso lungo della 15 che vuole “300 euro per l’outlet” perchè ci vanno le amiche, invece di spendere tempo e pazienza nel portarla a teatro, e poi magari anche al banco alimentare per farle conoscere un mondo diverso e farne una 18enne diversa, bella fuori e dentro, è colpa tua non della società.

        Insomma, penso che contino molto più le scelte educative del numero di alberi per ettaro.

        Basta costruirla noi la nostra vita diversa, la nostra casetta nel bosco, anche se abiti in centro.

      4. Hai ragione, anche perchè non è che tutti possono avere la casa nel bosco e qualcuno non può scegliere dove abitare. Il bosco lo devi senz’altro trovare prima dentro di te, perchè anche io conosco persone che abitano qui, nei paesini verdi intorno a me, ma hanno una mentalità assai meno “verde” e libera di chi in città vi deve abitare, per vari motivi… Bisogna cercare sicuramente la terza via, che non è un’ utopia o una fuga, ma è certamente la più difficile, quella della mediazione, dell’equilibrio, della hybris… Non è facile far onoscere la natura (che non è la perfezione di Walt Disney) ai bimbi di MIlano, e non è possibile negare sempre i videogiochi ai bimbi di montagna o campagna perchè non di soli prati di si vive… Per quanto riguarda l’educazione dei bambini non contano sicuramente gli alberi che abbiamo davanti alla finestra. Diverso è il discorso se parliamo di scelta di vita individuale… lì gli alberi possono fare la differenza rispetto al cemento, dipende da cosa si cerca.

      5. è una questione variegata e complessa.
        io ho avuto la mia opportunità di una vita “diversa”: una cohousing in campagna, in cui ho vissuto tre anni, tre anni intensi, visto che nel frattempo sono nati i miei due figli.
        siamo andati via per un’infinità di motivi ovviamente, ma anche perché stare nella natura si è rivelato assai meno facile di quel che credevo: dover usare la macchina per qualsiasi cosa, e quando era brutto restar bloccata lì, nella nebbia e nel fango, perché la macchina ce l’aveva mio marito. o dover dipendere dagli altri per spostarsi.
        no grazie.
        abbiamo una mobilità molto più verde ora, che viviamo in centro, in un piccolo paesino ben servito e non lontano comunque dalla campagna.
        anche la vita comunitaria,è affascinante ma non facile, tutt’altro.
        ci vuole tempo per trovare il gruppo giusto, nel posto giusto e al momento giusto.
        non sono utopie, richiedono solo una grande mole di forza di volontà e una buona dose di idee chiare per essere realizzate.

      6. Brix: certo che e’ strano, in fondo ci si ”conosce” solo dai commenti…eppure anch’io ho pensato ”ma ci lasci”? Con tutto che la rete cancella i confini!

    2. sì, ho già chiesto il visto: voglio far vivevere mia figlia in un paese civile dove se qualcuno si azzarda a discriminarla o maltrattarla, la legge serva davvero a proteggerla.
      non è la crisi economica italiana che mi fa scappare, quanto quell più grave che da tempo attanaglia l’italia: la crisi dei valori, anche in quelle persone che dovrebbero essere degli educatori

      1. ciao brix, scusa se mi permetto di essere indiscreta ma per il visto come fai, hai già un lavoro? io mi sto informando perché c’é possibilità di avere un lavoro ma informandomi mi son resa conto che non é così semplice, soprattutto perché non é un lavoro per il quale sono qualificata. in ogni caso non sei tenuto a rispondermi 😉 nel caso lo facessi ti ringrazio in anticipo

      2. ho richiesto il visto come artista, ma ho dei “punti” in più perché ho la fortuna di avere lì 4 cugini, 18 nipoti etc etc… ed esserci già vissuta in passato

      3. (il lavoro, se ottengo il visto, me lo creo lì, esattamente come ho fatto qui, solo che lì “non si capano le oche bianche” e gli aiuti, se meritati, sono per tutti e non solo per gli amici degli amici dei soliti noti…)

      4. grazie mille per avermi risposto, beh avere dei parenti lì é una grande fortuna 😉 in bocca al lupo per la tua avventura canadese, spero ti vada tutto liscio per il visto!

      5. No, ci lasci??? Ti posso dire che però ogni tanto la tentazione di andarmene viene anche a me, per gli stessi tuoi motivi?
        Spero che rimarremo in contatto comunque!

        Floralye

      6. beh, “lasciare” è relativo, sia perché con il web è possibile tenersi comunque in contatto, sia perché qui in Italia lascio mamma, papaà e sorella, quindi almeno un paio di volte all’anno dovrò tornare

  2. Che bella infanzia deve aver avuto Eliza!
    Anche noi abitiamo quasi in mezzo al bosco (senza quasi, dai), in un paesino di 54 persone. E anche mio marito, aiutato da mio papà, ha costruito la nostra casa, che noi adoriamo.
    Mia figlia, però, che adesso ha 16 anni ed è in piena crisi adolescenziale, ci rinfaccia continuamente di farla vivere in un posto di “m…”, dove non ci sono negozi e attrattive, lontano dai suoi amici (a 2 km c’è un paese più grande, a 10 una cittadina).

    1. Anch’io abito in un bosco con queste distanze dalla “civiltà”. Mio figlio per ora vive come Eliza, “perso” tra boschi e animali e adora la sua casa. I suoi amici di città vogliono sempre venire a giocare qui: in questi giorni di caldo le battaglie con le pistole ad acqua sono il passatempo quotidiano! Anch’io ho pensato che tra qualche anno sarà meno contento…ma pazienza! Ci sono i pulmann, i genitori che accompagnano, il telefono e internet e poi l’adolescenza è fatta apposta per contestare: li fai crescere in centro città e non va bene, li fai crescere nei bsochi e non va bene… Si può crescere dappertutto, da grandi decideranno se considerare una risorsa o una mancanza ciò che noi gli abbiamo dato, decidendo ciò che si poteva fare o sembrava meglio. 10 km dalla città poi non mi sembrano tanti… non tutti possono abitare in centro!

      1. Brava, complimenti per l’equilibrio che dimostri di avere! Purtroppo non è da tutti (soprattutto se genitori, continuamente in dubbio sulle scelte che riguardano i figli), ma tu sei molto sicura: sicura che stai facendo quello che ritieni meglio e, contemporaneamente lasci aperte anche altre possibilità che i tuoi figli, da grandi, potranno voler percorrere.
        Complimenti per la scelta di vita e per la sicurezza nel portarla avanti!

    2. fino a quando non sono andata via per fare l’università ho vissuto in un paese a 10 km dalla città. una grande casa con alle spalle un giardino anni 50 (ossia giardino con aiuole e fiori davanti a casa e subito dietro la campagna).
      ho imparato ad arrampicarmi sugli alberi, ad infilare il tabacco insieme ai contadini che curavano la terra, a mangiare i frutti direttamente dall’albero, a uscire la mattina presto a prendere i pomodori dalla pianta per farmi fare la merenda da portare a scuola, a prendere le lucertole con il cappio (eh si, i bambini possono essere crudeli). avevamo conigli e galline, gatti, cani ecc.. Durante il liceo avrei dato oro per abitare in un bell’appartamento nel centro città e stare vicino ai miei compagni di scuola ed alla “civiltà”. ora che sono adulta ed abito in una grande città penso che la mia infanzia sia stata bellissima e mi spiace pensare che invece i miei bimbi cresceranno “cittadini”. dunque, cara c, non disperare, un giorno anche tua figlia apprezzerà!

  3. sono certa che vivere a contatto con la natura faccia solo che bene: vedi Eliza! nessuna ragazza che conosco andrebbe mai alla pari in una famiglia con 3 hobbit, il coraggio per esplorare nuovi mondi lo costruisci nell’infanzia…

    1. Io non consiglierei a nessuna ragazza di andare in una famiglia a fare la baby sitter, trovo che sia una esperienza che non serve e che l’ago della bilancia sia solo a favore della famiglia.

      1. Io sono stata in una famiglia a NY ed é stata una esperienza bellissima, ho imparato molto e se tornassi indietro tornerei a ripetere l’esperienza!!

      2. forse sei capitata in una famiglia disfunzionale, ti assicuro che in 5 anni, 5 su 5 delle ragazze e 1 ragazzo che sono stati dai miei, continuano a mantenere contatti e affettuosità, 2 sono state a trovarci x ben due volte. forse che erano australiani, neo zelandesi e inglesi?

      3. mamma mia come siamo negative!!!
        Per quale motivo non serve fare la babysitter (magari all’estero) e invece la cameriera a Londra (per esempio…) è utilissimo? Certo poi occorre valutare la situazione familiare in cui ci si mette, ma se non ti schiavizzano penso sia comunque formativo.
        Mai provato a lavorare in qualche miniclub nei luoghi di villeggiatura???

    1. io abitavo a Venezia e sulle tavolette del wc al piano terra, rigorosamente il mattone pesante, onde non salissero le pantegane!!!!!!!!!!!!!

  4. Io mi ci trasferirei anche subito. Non ne posso più di lavorare senza concludere nulla, di sentirmi ogni giorno rinfacciata la mia inutilità assoluta…

  5. Beh, calcolando che io, bambina cresciuta in città, alle elementari pensavo ancora che i conigli avessero due zampe e due braccia, perchè gli unici che avevo visto erano quelli dei cartoni in TV, o che non potevo andare a giocare neanche in cortile perchè mi tiravano l’acqua, davvero avrei voluto essere al posto di Eliza. Sono fortunati i tuoi hobbit, che possono avere tutte queste esperienze (letteralmente) straordinarie.

  6. Tutto molto bello, ma una domanda inevitabile: queste persone come vivono? Nel senso, usano il denaro? Di solito nelle comunità montane molto viene autoprodotto ma tanto resta da acquistare dal “fuori” (medicinali, cibo non autoproducibile, servizi essenziali….).
    Senza contare i rapporti fiscali con lo stato. Come fanno?
    Mi interessa sapere che entrate hanno, per capire.
    Grazie.

    1. questi lavorano. fanno lavori normali, direi. la mattina prendono la macchina, scendono giù dalla montagna e vanno in ufficio, a scuola o altrove, comunque negli stessi posti dove lavoriamo noi. c’è da dire che qui farsi un’ora di macchina per andare a lavorare è perfettamente normale.

  7. Per sempre forse no, che io dopo 2 giorni senza web vado in crisi e ogni tanto ho bisogno di immergermi in quei non-luoghi tanto cari ai figli della società consumistica però, ecco, 6 mesi lì credo che potrebbero bastarmi per ritrovare me stessa. E pure tanti altri 🙂

  8. Io sono cresciuta in un piccolo paesino di provincia..di quelli con l scuola sotto casa e la grande festa del patrono. Ci sono stati tempi in cui avrei voluto scappare solo via. Adesso quelle dinamiche e quei luoghi li considero una ricchezza personale. E credo sia questo il senso delle case del bosco, le case sulle montagne, quelle a riva di mare, quelle nelle grandi città. Ognuna di loro porta una serie di caratteristiche..importanti. E poi uno cresce e fa le sue scelte…ma che bella l’immagine della tenda e della casetta nel bosco..e degli hobbit con le salamandre!

  9. Elasti ma io non ho capito questo: perchè non vi trasferite lì definitivamente? nell’era di skype e del lavoro on line non riuscireste a darvi una parvenza di stanzialità nella città di A?

  10. Che bella la casa di Eliza, in effetti sembrava un po’ la fatina che abita nel bosco:-). Qui a Filicudi c’è una ragazza che abita in una grotta in montagna, una grotta bellissima, con zona estate e inverno, l’acqua potabile, il bagno, il camino, è bellissimo!

  11. La cosa che a me turba di queste scelte di vita, non è tanto l’isolamento, l’assenza delle grandi risorse cittadine – perchè sono entrata in una fase della vita per cui mi interessano molto di meno. Non riesco mai, con due bambini piccoli ad andare al cinema o a teatro e a fare un’esagerata vita sociale, sono diventata anche più riservata e forse scontrosa.
    A me turba, dei posti di bosco o di campagna con poche anime, peggio ancora delle prospettive utopiche comunitarie, la strettezza dei legami, la scarsa protezione del privato, tradotto: la possibilità concreta che la gente passi il tempo facendosi i cazzi miei. L’imperituro comarismo che allligna anche negli hippie statene certi. Una serie di circostanze per cui se partecipi o non partecipi questa cosa ha sempre dei significati. Le stesse facce sempre. Questo ecco mi spaventerebbe moltissimo, e starei antipatica a un sacco di persone.

  12. Sì il rischio un po’ c’è, in effetti… ma non più di quanto ci sia in qualunque ambiente ristretto (ambiente di lavoro, circolo sportivo ecc). A parte il caso in cui una persona aderisca spontaneamente agli ideali di una comunità chiusa con regole proprie, dove – ovviamente – il problema non si dovrebbe porre visto il carattere spontaneistico dell’adesione al controllo sociale, negli altri caso molto fa il carattere del singolo. Nel mio caso aiuta anche non essre “nativa” del paesino in questione e quindi al di fuori di tutta una serie di leggende familiari e consuetudini. Aiuta anche essere un po’ solitari. Il trucco è abitare in un bel posto, nel bosco, o in montagna, se piace, ma continuare a sentirsi “cittadini del mondo”, coltivare i contatti con l’esterno e non farsi risucchiare dalle dinamiche del posto tipo “partecipo e collaboro alla festa del mio paese e non a quella del paese vicino”! Se poi qualcuno vuole farsi i cazzi miei, a me non importa poi più di tanto… Dopo tanti in questa casa nel bosco io non sento di appartenere a nessun paese, a nessun gruppo… Ho una casa, degli amici un po’ qua e là e partecipo a quello che voglio quando voglio. Abitiamo a “cavallo” tra due paesi e anche mio figlio va a scuola in uno e ha amici nell’altro! Oltre a una serie di amicizie in città e nel paese dei nonni… Insomma se non sei campanilista dentro, l’ombra del campanile non ti turba!!! Mi inquieterebbe di più il vicino d’appartamento che origlia o spia le mie mosse…

  13. Il trucco vero è potersi permettere di scegliere, poi non c’è (più o meno) che l’imbarazzo della scelta e anche la possibilità di tornare sui propri passi …

  14. Noi abbiamo (il mio compagno ed io) una casetta nel bosco, casa che adoriamo e che curiamo dedicando parecchio del nostro tempo libero perché le case in campagna richiedono una manutenzione continua. Ci piace passare del tempo lì ma ci piace anche tornare in città e vivere da cittadini. Personalmente, non sono un’amante della vita in campagna, stare in mezzo alla natura richiede un dispendio di energie notevole, non ci si rilassa mai perché c’è sempre qualcosa da fare. Non so, credo sia importante mantenere sempre il giusto approccio critico alle cose, mai demonizzare nè tantomeno esaltare. L’importante è stare bene con se stessi, dove è secondario.

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