Nonsolomamma

succhi sempre il tuo kebab?

“elasti, amica! ci sei?”

“sì, avvocato preferito. sono qui!”

“è un casino! sono a marrakesh, con mia moglie. abbiamo perso l’aereo stamattina e riusciamo a essere a milano alle nove di stasera”

“ah. mi… mi spiace ma…”

“alle 1855 arriva G con il treno, da solo, per la prima volta in vita sua. e non ci sarà nessuno alla stazione. tu non è che…”

“certo che sì. sono anche senza hobbit. un dodicenne maschio in questa vita solitaria è quello che ci vuole!”

“grazie, elasti. senti, non so. forse c’è il custode che ha le chiavi ma forse non le ha tutte e in quel caso non potete entrare in casa e poi, ecco, se magari puoi preparare un panino per G”

“avvocato preferito, stai tranquillo. ho una certa dimestichezza con i maschi minorenni. ce la caveremo”.

così oggi, alle 1850, elastigirl aspettava G, in arrivo con il freccia rossa, un cappellino con la visiera, uno zaino, una borsa, gli occhi sgranati e la tipica, ostentata e spavalda serenità dei maschi che non sai mai se nascondano buchi nell’anima o una beata incoscienza. solo un abbraccio con un sollevato e inusuale trasporto avrebbe potuto rivelare una seppur trascurabile crepa in quella corazza infrangibile, benché acerba.

“vuoi darmi la borsa? o lo zaino? o tutti e due?”

“no, grazie. faccio da solo”

“ti dispiace se andiamo a casa tua piedi? così mi porto la bicicletta. cosa vorresti mangiare per cena?

“c’è un fantastico kebab vicino a casa mia. vorrei quello”

“va bene. vada per il kebab”

così uno accanto all’altra, lui con la sua andatura sghemba di chi ha i piedi troppo lunghi e un corpo in evoluzione, lei trascinando la sua bicicletta, si sono diretti verso una casa e un kebab,

“perché non ci sono gli hobbit?”

“perché sono partiti con il papà”

“e tu cosa fai qui da sola?”

“io lavoro”

“e che lavoro fai?”

“scrivo, faccio la giornalista”

“spiegami esattamente cosa fai”

….

“e invece tu, cosa vuoi fare da grande? lo sai già?”

“l’ingegnere nautico. quello che progetta le navi”

“ti piace la matematica?”

“sì. invece a te che scrivi immagino piacciano di più le materie umanistiche”

“già. anche se ho studiato tanta matematica pure io. troppa per i miei gusti”

“meglio! per me le materie umanistiche non sono molto importanti. senza la matematica il mondo andrebbe a rotoli. è grazie alla scienza che gli uomini possono andare suglie aerei, sconfiggere le malattie. sono le scienze a cambiare la vita delle persone. non le lettere”

“io non sono d’accordo. gli uomini hanno bisogno anche di nutrire la propria testa e non solo di avere automobili e aerei su cui viaggiare”

“preferiresti un mondo di cavernicoli letterati o di uomini moderni e analfabeti?”

“le due cose vanno insieme! e comunque i cavernicoli letterati devono essere piuttosto simpatici… queste chiavi non aprono casa tua. mangiamo il kebab e ti porto a casa mia… mi spiace”

“a me va bene”

“senti però non  voglio mangiare in questo posto… è buio e triste. non possiamo prendere il kebab e andare…”

“ti porto io dove ci sono dei giardini bellissimi. e ci guardiamo anche un pezzo di francia nigeria insieme. posso prendere quello che voglio da bere?”

“certo. basta che non sia alcolico”

“ok. grazie”

“la partita è appena finita. mannaggia. ora vado a chiedere il risultato”

“succhi sempre in questo modo il tuo kebab, invece di masticarlo?”

“solo quando è particolarmente buono. come questo. due a zero per la francia”

“ah”

“andiamo in bici a casa tua?”

“possiamo provare. non so se ti reggo. magari pedalo solo sulle piste ciclabili. quando c’è la strada andiamo a piedi ché ho paura”

“vuoi che pedali io, elasti?”

“nemmeno per sogno. sali dietro”

“come vuoi”

“però fermo. fermo come un soldato. o come una statua di sale”

“sai come si disarma una barca a vela? se vuoi te lo spiego mentre pedali”

“basta che non gesticoli lì dietro ché mi sbilancio e ci spiattelliamo”.

è stato bello. e divertente. e istruttivo. a tratti molto buffo. perché c’è anche il suo senso nella specializzazione di genere. e i maschi piccoli che diventano grandi sono creature terribilmente affascinanti, anche se non sono tuoi.

 

58 thoughts on “succhi sempre il tuo kebab?

  1. sei riuscita a creare un ponte con questo giovane uomo. Riuscirai anche con i tuoi Hobbit perche’ hai cominciato da mo’ a esercitarti.

  2. A me piace il fascino dell’ “uno alla volta”: le mie sono come HM e HP, ma quando son da sole si trasformano, una delizia! Insieme invece le sgrido ogni 3×2!

  3. Molto simile al mio quattordicenne… anche lui vorrebbe fare ingegneria navale… mha! e anche lui si trasforma quando e’ solo con me diventando un adulto… insieme al fratello e in particolare alla sorella di 4 anni… ritorna invece ad essere un adolescente rincitrullito!… 🙂

  4. L’avvocato preferito come viene classificato dal figlio? Come letterato cavernicolo o altro? 😀
    Comunque il tuo lavoro è una figata assurda elasti!

  5. l’avvocato preferito non ricade in nessuna delle due definizioni, temo, facendo mestiere in qualche modo intermedio alle stesse (umanistico di formazione ma sufficentemente tecnico ed ancorato al reale da essere in fondo un po’ scientifico …); come poi io venga “classificato” da mio figlio preferisco non chiedermelo veramente ……. spero comunque che qualsiasi definizione incorpori un po’ di affetto ……

  6. Finalmente rileggo l’avvocato preferito sul blog! 🙂
    Spero di non averti offeso con la mia domanda perché non era assolutamente mia intenzione e oltretutto sto studiando appunto per diventare tra qualche anno (spero) l’avvocato preferito di qualcuno :). Mi chiedevo semplicemente se fosse possibile ricondurre qualsiasi professione a quelle due categorie acriticamente :)!

    1. F. allora nella specie sta per Futuro Collega ? quello che posso dire e che avevo colpevolmente omesso è che allo stato attuale – pur facendo io l’avvocato d’affari (professione ragionevomente dinamica e moderna soprattutto essendo socio di un grande studio americano) io miei figli pensano che sia il lavoro più noioso del mondo e che tutto quello in cui si concretizza sia stare ore al telefono ……. molto meglio l’ingegnere navale non credi ? soprattutto se quello che ti piace veramente è andare a vela …. con per il mio piccolo (non più tanto) J (o G come scritto da Elasti)

  7. Le piccole avventure quotidiane, gli incontri imprevisti sono sempre scoperte piacevoli.
    Se poi una come te li sa raccontare bene le riviviamo anche noi.
    Spero di non essere stucchevole, sono appena rientrato da una vacanza e vedo tutto con entusiasmo.
    Per ora.

  8. @Avvocato Preferito: A me invece piace tantissimo la tua professione ed è quello in cui spero di riuscire a specializzarmi anche io :-). Se ti consola sono figlia di un ingegnere civile e nè io nè i miei fratelli abbiamo scelto quella strada professionale perché eravamo convinti che fosse noioso (non me ne voglia Fefo, che legge sempre il blog!) e burocratico (ma forse anche lì dipende soprattutto dalle specializzazioni). Credo che in parte giochi la volontà dei figli di distinguersi dai genitori e non ci vedo nulla di male :-)!

  9. Mi pare che fosse John Grisham che intervistato da Fazio, raccontava di quando suo figlio scrisse un tema a scuola su “Che lavoro fa il mio papà”. Nel tema c’era scritto che Grisham non faceva nessun lavoro e ciondolava dalla cucina al divano tutto il giorno 🙂 Per la serie #comecivedonoifigli 😀

    1. Mi hai fattovenire in mente quando ero alla scuola materna (quindi diveersi anni fa) e ci chiesero il lavoro dei genitori, ricordo che diversi -tra cui io – dissero “scrive a macchina”.
      Papa’ era rappresentante e aveva l’ufficio in casa, eppure a me aveva colpito il lavoro di battitura a macchina…

  10. La matematica è la più bella delle materie umanistiche.
    Quando progetti una nave lo fai per l’uomo, accarezzando il suo desiderio di andare.
    Quand tu veux construire un bateau, ne commence pas par rassembler du bois, couper des planches et distribuer du travail, mais reveille au sein des hommes le desir de la mer grande et large.
    Attributed to Saint-Exupéry

  11. Si, bello confrontarsi con questi “alieni”e molto divertente la tua “cronaca” 🙂
    Scusa Emanuela, ma la matematica non è una materia umanistica… e qui non fa testo la mia “repulsione” per la matematica stessa

    Floralye

  12. Certo, era una provocazione…
    Il fatto è che molto spesso si parla della matematica per luoghi comuni, senza conoscerla veramente.
    Quando Leonardo collabora con Luca Pacioli, e disegna i suoi meravigliosi poliedri… non è forse al contempo un matematico ed un artista?

  13. Che spunti interessanti! La matematica confina e sconfina nella filosofia, che poi questo non venga mostrato alle scuole superiori è tutta un’altra storia…
    Monica, quasi-matematica 😀

  14. Però mi rattrista un po’ la concezione della cultura umanistica del ragazzo. Senza riflettere su se stessi e sugli altri, come si riesce a pensare in modo autonomo, critico e tollerante? Condivido in pieno il pensiero di Galimberti “coltivare l’essere umano nella sua interezza per gli scopi della cittadinanza e della vita, ormai ovunque multietnica, è un concetto che i nostri programmi scolastici devono recepire con molta rapidità, prima di orientarsi precipitosamente e massicciamente verso istruzioni tecniche e specialistiche”.

  15. Nella mia esperienza, nella scuola gli insegnanti delle materie cosiddette “umanistiche” non hanno mai invitato e permesso di “riflettere su se stessi e sugli altri”.
    Io ho sempre sentito (e sentito riferire) solo chiacchiere vuote.
    Invece, ad esempio, il teorema di Godel, capire cosa è vero, cosa è falso, cosa si può dimostrare e cosa si può credere…questo è molto più vicino, secondo me, a ciò cui l’uomo anela.

    Inoltre, io non parlo di studi tecnici. La matematica – per come l’intende chi la conosce – è tutt’altro che uno studio tecnico, ma è una parte integrante della cultura.
    Ma certo, chi non ama impegnarsi nel problem solving… non può amarla. Però, io vorrei anche che coloro che sono chiamati a “risolvere i problemi del paese” abbiano una preparazione che permetta loro di affrontare i problemi seriamente ed in modo efficiente.

    “Mathematics, rightly viewed, possesses not only truth, but supreme beauty—a beauty cold and austere, like that of sculpture, without appeal to any part of our weaker nature, without the gorgeous trappings of painting or music, yet sublimely pure, and capable of a stern perfection such as only the greatest art can show.”

    Bertrand Russell, A History of Western Philosophy

  16. Io coltivo a livello piu’ alto che posso tutte e due le anime, quella classificata umanistica e quella classificata scientifica, e devo dire che non le ho mai e poi mai trovate in contrasto :O
    Sara’ che ho avuto dei prof umanistici molto razionali e critici e che puntavano molto a insegnare a esprimerti come essere umano e a capire come pensano, sentono e si esprimono gli esseri umani. Sara’ che sono sentimentale e passionale. Ma io certe volte facendo la ricercatrice in fisica teorica (molto vicina alla matematica e molto considerata ostica e aridissima) mi faccio dei pianti di commozione che solo certe opere di Bach e certe letture di Foscolo me ne danno di uguali!
    La matematica e’ un modo abbastanza frequente in cui funziona il cervello umano (che uno ne sia cosciente o no) nonche’ uno strumento potente per descrivere e comprendere come funzionano tutti i meravigliosi aspetti della natura, dall’arcobaleno al rosso del tramonto alle simmetrie di un fiore… ed e’ anche uno dei piu’ rassicuranti modi di passare il tempo (creare un modello matematico aiuta molto a placare le ansie che la vita – intesa come quotidianita’ o come domande esistenziali – puo’ creare). E questo per me basta e avanza per farla considerare umanistica.

    1. Le due metà del cervello danno il meglio quando usate insieme 🙂
      Purtroppo però molto spesso a qualcuno piace dividerci in montecchi e capuleti, guelfi e ghibellini, rossi e neri, don camillo e peppone e così ecco la tentazione di tifare per la ragione (materie ingegneristiche) o la passione (materie umanitarie).
      Lo dice anche il nostro inno nazionale:
      Noi fummo da secoli
      Calpesti, derisi,
      Perché non siam popolo,
      Perché siam divisi.

      Propongo di fare come continua il Canto degli Italiani:
      Raccolgaci un’unica
      Bandiera, una speme:
      Di fonderci insieme
      Già l’ora suonò

      Viva la matematica e viva le materie umanistiche 🙂

      1. Feffo, te lo devo proprio dire (non commento mai)… Sei fantastico! e mi affascina il tuo approccio alla vita! da te si ha solo che da imparare

  17. Non ho nulla contro la matematica, capisco il suo grande valore, ma mi dispiace che la cultura umanistica venga spesso considerata un fardello di vuote e inutili chiacchiere. Di sicuro gli umanisti hanno meno granitiche certezze, ma forse nella loro “dotta ignoranza” (Socrate) sanno maggiormente mettersi nei panni degli altri, intuirne emozioni e desideri… E ciò non mi sembra affatto inutile.
    Io che sono di ivrea non posso non ricordare Il mitico Adriano Olivetti che riempi’ la fabbrica di biblioteche e volle come collaboratori letterati e
    artisti…
    Nelle scuole purtroppo non si investe e, come non si riflette su se stessi attraverso le opere letterarie, non mi pare si impostino le lezioni di matematica sul problem solving (magari!).
    Anche io vorrei che coloro che sono chiamati a risolvere i problemi del paese avessero una preparazione adeguata, ma di sicuro la loro inadeguatezza non è legata ad una formazione umanistica. Io che ho spesso dubbi, su questo non ne ho.

  18. Clo, chapeau! Sottoscrivo e condivido ogni singola parola di quello che hai scritto! E (tra l’altro) il mio papà lavorava all’Olivetti…

    Floralye

  19. Non so chi tu intenda per “umanisti”. Nella scuola, sembra naturale identificarli con gli insegnanti di lettere. E, per la maggior parte di quelli che ho conosciuto, per la mia esperienza non è assolutamente vero che sapessero “maggiormente mettersi nei panni degli altri, intuirne emozioni e desideri…”.
    Nella mia amara rabbia, ho sempre pensato che ciò fosse legato al fatto che gli studenti migliori NON studiano lettere, e che prendere una laurea in lettere è molto più facile che prenderla in ingegneria.

  20. Emanuela: cosa è successo? Dal primo commento in cui riporti un’originale citazione di Saint Exupery a quest’ultimo, dove senza volerlo, credo, citi paro paro mia suocera. Non volevo farti abbassare il livello. Puoi consolarti pensando che siete in tanti a pensarla così. Io non sono d’accordo, ma siamo in minoranza.(l’ingegner Olivetti, Floralye, e pochi altri).
    Buon teorema di Godel, se può aiutarti a superare l’amara rabbia. 😉

  21. Emanuela: cosa è successo? Dal primo commento in cui riporti un’originale citazione di Saint Exupery a quest’ultimo, dove senza volerlo, credo, citi paro paro mia suocera. Non volevo farti abbassare il livello.

    A Clo: Perchè denigrare così tua suocera? 😛

    Puoi consolarti pensando che siete in tanti a pensarla così. Io non sono d’accordo, ma siamo in minoranza.(l’ingegner Olivetti, Floralye, e pochi altri).

    A Clo: Sei sicura che l’ingegner Olivetti non sarebbe stato d’accordo con me? Io ho un’immensa stima di coloro che, come lui, hanno un solido background culturale, SIA scientifico CHE umanistico. E ne ho conosciuti diversi (ingegneri, architetti, economisti).
    Ma, nella scuola italiana, dalla riforma Gentile ahimé, la parola “umanistico” è stata usata troppo, a mio parere, per coprire molti incompetenti.

    Buon teorema di Godel, se può aiutarti a superare l’amara rabbia.

    A Clo: Io non sono più in balia di una scuola che non rispetta la mia sete di verità, e che ruba il mio tempo e piega la mia fatica impedendomi di approfondire ciò che ha un senso per me.
    La mia rabbia ormai è per i nostri giovani, che la scuola soffoca e annulla. È per le loro domande inascoltate e represse, è per l’appiattimento a cui li condanna.

    E chiudo con una citazione che racconta la scuola che vorrei… ma una scuola così io non la conosco.

    “The secret of education lies in respecting the pupil.”

    Ralph Waldo Emerson

    1. Il mio liceo Scientifico Statale era come l’avresti voluto tu …
      solo che oramai i miei prof sono o morti o in pensione e poi ci sono state un sacco di riforme da quando ci ho studiato io
      era solo per non perdere la speranza e dire che esistono, e pure nella vituperata scuola statale…

      e comunque ci sono facolta’ in cui ‘e’ piu’ facile’, ma se le fai seriamente hanno lo stesso un potere dirompente!

      mentre la mia esperienza mi mostra colleghi laureati in fisica o ingegneria che fanno cadere le braccia quando cerchi di parlarci di fisica o matematica :O

      che dire? cerchiamo di integrare cio’ che la scuola non puo’ dare con stimoli nostri, magari equiilbrati
      (ricordo la mamma che mi aiutava a tradurre Camus nelle pause quando preparavo Meccanica Statistica…)

  22. Torno a “rompere”… discussione appassionante. Ma personalmente non sono “contro” la matematica. Semplicemente, al di là della mia assoluta e assodata difficoltà con la stessa, forse dovuta anche a come mi è stata più, o meno, insegnata, ne colgo l’importanza in svariati campi, ma non mi “interessa” comunque… Quel che invece non mi piace è la sicurezza con cui si afferma che: 1 la cultura umanistica o comunque non tecnica è come minimo subalterna o inferiore e che: 2 le lauree umanistiche siano facili o regalate… Posso dire? Io penso che l’aria fritta sia studiata da moooltissimi punti di vista…

    Floralye

    1. mah, nella mia esperienza all’università pubblica di Torino (mi sto laureando in Giurisprudenza, mio fratello è al Politecnico e molte mie conoscenze frequentano Lettere, Filosofia Lingue e cose del genere) le lauree in scienze delle comunicazione o letteratura o simili fanno ridere in confronto a Giurisprudenza, non parliamo di Ingegneria Fisica e simili. E non sono assolutamente una “matematica” (andai all’esame di maturità classica con 5 e 6 nelle materie scientifiche), anzi, una pianista, giusto perchè non si dica che sono di parte. le materie umanistiche mi piacciono immensamente di più di quelle scientifiche, ma il livello all’università è da capre.

  23. Certamente credo che vadano sviluppate tutte le potenzialità, per questo mi inquieto quando si sostiene che gli studi umanistici non servano a nulla, cosa che mi capita sempre più spesso, anche ascoltando i giovani proiettati più che altro verso economia.
    Non è più il tempo de “l’attimo fuggente”, ma di “l’ecole”, dove il povero insegnante di francese viene considerato meno di zero (e non tanto per colpa sua). Sono anni duri, ma non possiamo accusare solo la scuola. Forse dovremmo tutti contrastare il vuoto che ci sommerge e rischia di creare danni profondi. Mancano empatia, comunicazione, comprensione, tolleranza e i nostri figli non crescono bene. Mi devo sforzare perché è faticoso, ma forse ne vale la pena.

    Durante l’adolescenza sono scappata da scuola e sono andata a casa della mia professoressa di lettere delle medie. Mi ha accolta e ospitata per due settimane. Mi ha convinta a continuare gli studi e ad avere più fiducia in me stessa. La ricordo con grande affetto e stima.

    Grazie a Emanuela perché mi ha fatto scoprire il lato umanistico della matematica “anche ciò che non è dimostrabile esiste” , mi sembra un teorema perfetto e poetico.

    Buona serata a tutti

  24. Beh, ho acceso una discussione appassionata! Ma non è questo il luogo adatto.
    Se volete continuare, dovremmo scambiarci le mail: e solo elasti può farlo.
    Se a qualcuno di voi interessa, e lei è così gentile da fare da tramite, può dare la mia mail a Clo, Floralye, Claire, Fefo, Monica, Iori e LaurettaG.
    In ogni caso:
    buonanotte 🙂

  25. Cara Mafalda, allora: se si parla di preparazione universitaria mi inviti a nozze. Tra l’altro frequenti a Torino, e lascia che ti dica, con cognizione di causa, alcune cosette: innanzitutto la generalizzazione assoluta, che non va mai bene, riguardo il livello “ridicolo” dei corsi di laurea che non siano quelli che frequenti tu o al limite quelli del politecnico; seconda cosa: scusa se te lo ricordo, ma giurisprudenza rientra a pieno titolo tra le materie umanistiche, visto che fino a poco tempo fa giurisprudenza era collocata nel Palazzo delle Facoltà Umanistiche, cioè Palazzo Nuovo; terza cosa: conosco benissimo l’ Università di Torino sia perché mi sono laureata lì sia perché da parecchi anni ci lavoro, così come conosco parecchie altre realtà universitarie, e a meno che lr cose non siamo cambiate radicalmente ricordo che gli studenti sapevano benissimo quali corsi erano interessanti e quali aria fritta, e se il professor A era di manica più o meno larga rispetto al professor B, etc. etc., per cui si sapeva benissimo che laurearsi, ad esempio, con Norberto Bobbio o con Massimo Mila NON era proprio la stessa cosa che laurearsi con Pinco Pallino. E spesso gli studenti volevano, e continuano a volere, “peredere” meno tempo possibile sia per i singoli esami sia per laurearsi, e questo lo posso anche capire, ma spesso il discorso diventa “voglio studiare il meno possibile perché ho di meglio da fare”… e fidati, l’ho sentito da studenti di tutte le Facoltà. Ultima cosa: il campus di giurisprudenza è intitolato ad un certo Luigi Einaudi…
    Insomma, concludendo il pippardone, e scusa se te lo dico con simpatia, ma ho trovato il tuo discorso assolutamente superficiale, oltre che parecchio altezzoso…

    Floralye

  26. io per esperienza so che nessuno trova difficili le facolta’ degli altri.. solo la propria! :O
    ed in verita’ bisognerebbe provare a farle tutte e due per giudicare

    quando hanno fatto la riforma del ‘tre per due’ (come la chiamavamo noi docenti) ci e’ arrivato l’ordine di abbassare il livello e far passare piu’ gente :O e comunque si sono ridotti i programmi da portare agli esami
    fra insegnanti ci lamentavamo che adesso gli studenti all’esame scritto chiedevano (come ‘aiutino’ o ‘per capire il testo d’esame’) cose cosi’ elementari che ci saremmo vergognati a rispiegare a lezione o a ricevimento, e adesso invece dovevamo ripetergliele in sede d’esame senno’ non facevano lo scritto
    ebbene: i ‘nuovi’ studenti si lamentano di quanto duro e difficile sia il corso di laurea :O e con tutto che il 3X2 e’ stato fatto per evitare i fuori corso, vanno fuori corso lo stesso!
    ma se quello che c’e’ adesso e’ difficile quello che c’era prima cos’era, impossibile? e noi che ci siamo laureati con quello di primaa cosa siamo, tutti geni?

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