Nonsolomamma

il demone del jet lag

non importa se, solo qualche ora prima, ti sentivi wonder woman e se a un certo punto hai pensato che non ti sei mai sentita meglio in tutta la vita. non importa nemmeno se, per 40 dollari, ti sei iscritta per un mese intero a quello che qui chiamano recreation center ed è una palestra su tre piani con dentro anche tre campi da basket, una pista olimpica e, subito fuori, due campi da calcio (“il pane a chi non ha i denti”, dice sempre mister i quando ci passa davanti) e hai già fatto una lezione di ibc con tracy, senza sapere nemmeno cosa volesse dire. non importa nemmeno se, quando hai saputo che ibc sta per ‘insane body challenge’, hai capito molte cose, compresi l’estasi grondante sudore di una tracy microfonata e lo sguardo allucinato dei partecipanti al corso, ma non per questo ti sei arresa. non importa se hai guidato sola, per le vie della città di A, con la radio a tutto volume, sfoggiando un paio di occhiali da sole nuovi di zecca (“mamma! quegli occhiali sono rosa! togliteli subito! mi imbarazzi!” “amore, le mamme sono fatte apposta per imbarazzare i figli, alla tua età. me lo ha detto patrick, il counselor del campo estivo naturalista che ti piace tanto. quindi no, non me li tolgo questi occhiali bellissimi”). non importa nemmeno se sei andata a fare la spesa e subito dopo hai fatto le polpette e hai letto tre libri allo hobbit piccolo mentre i maschi maggiori guardavano la partita. non importa se vuoi essere esattamente dove sei.

lui, a un certo punto, implacabile, arriva. è il demone del jet lag. e ti spezza le gambe e la voglia di stare lì. lui arriva, intorno alle otto. e perdi l’energia, l’entusiasmo, la capacità di ascoltare. e non hai più forza di fare nulla. nemmeno di lavarti i denti e spogliarti. hai solo voglia di dormire, ora subito, senza porre nulla in mezzo. lasciatemi stare, lasciatemi andare, non ditemi nulla, tanto non capisco la vostra lingua. fate finta che non esista. no, non sto male. voglio solo strisciare verso il mio letto. no, non sono arrabbiata. sì, vi voglio un sacco di bene. però no, non posso stare con voi. non posso stare al mondo. buonanotte. ciao. no, non mi interessa se sono le otto. il demone è dentro di me. o chiamate un esorcista o mi lasciate svenire in pace in un angolino. ciao.

17 thoughts on “il demone del jet lag

  1. Ah, ecco, è arrivato. Allora il demone si impadronisce anche di Elasti. Però tu, in quanto Elasti, non ne vieni colpita subito, come se con la luce del sole del Nuovo Mondo, ti colpissero anche i raggi della dormite acuta (come accade a me). Tu puoi fare un sacco di cose prima, anche le più assurde! …ma sto Patrick, che fa, ci prova?

  2. Io ho accusato il jet lag fra Stoccolma e Milano… 🙂
    (o forse è solo il sentirsi in vacanza mentre sei ancora a letto e ascolti le bimbe giocare con i nonni)

      1. il relax uccide: ieri, dopo 10 gg di superlavoro, mi son presa una serata libera e sono andata a cena da un’amica… tempo le 21.50 e sbadigliavo, guardavo l’orologio, avevo freddo… insomma: pronta per il letto!
        ormai chi mi conosce lo sa: se sbadiglio non e’ che siete noiosi e’ che mi state facendo stare bene, mi rilasso e vien fuori la stanchezza atavica latente…

    1. Fantastica!…io l’ultima volta che ci ho messo piede è stato lo scorso anno per una pulizia del viso (a memoria non ci andavo da almeno 3 anni, ma forse molto di più).
      L’estetista 25enne con la faccia schifata:
      “eh beh, si vede che non fa trattamenti, la pelle è un pò spenta, manca di tono…dovrebbe venire più spesso, così sembra la pelle di una over 40”
      “ma io sono una almost 50…”
      “ah davvero?”

      Fatti i conti penso che posso non presentarmi per almeno altri 3 anni, così quando torno la giovane befana mi dà della quasi-mummia a buon titolo…

      1. ops, mi è scappato l’invio.

        dicevo che mi ricordo perché evito così spesso di leggere i commenti.

        Un abbraccio ad Elasti.

  3. Mio cugino viaggia un casino per lavoro e si vanta sempre di non sentire il jet lag.. Finchè un giorno arriva a NY, raggiunge subito un collega per fare due passi e bere un caffè e… Si addormenta mentre sta camminando e parlando!!! Il poveraccio ha raccattato su mio cugino, l’ha montato in taxi e spedito in albergo.
    Per un attimo aveva pensato avesse avuto un infarto o un ictus..

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