Nonsolomamma

inquietanti derive

la città di A, in massachusetts, è un inno urbano al politically correct. qui uomini barbuti circolano con gonne a balze e le donne non si depilano perché la dolorosa guerra al pelo è una inaccettabile concessione a un modello retrogrado maschilista e risponde a canoni estetici perversamente sadici. si praticano il pacifismo e la tolleranza ovunque, al supermercato e agli incroci. lo yoga è preferito al jogging, le proteine delle bacche sono preferite a quelle della carne, un accomodante linguaggio del corpo è preferito alla dialettica del confronto verbale. le parole e il loro, seppur inconsapevole, uso inappropriato possono inchiodarti per sempre alla tua improntitutudine e condannarti a vita al pubblico stigma. dire “oriental”invece di “asian” è offensivo, “sex”invece di “gender” è inammissibile, “wife” o “husband” invece di “partner” è indice di chiusura mentale.

“questa è musica da coleani”

“ma che dici, hobbit piccolo?”

“questa canzone, alla ladio, fa schifo. è musica da coleani”

“musica da coreani???”

“sì, coleani come testaglossa”

“amore, testagrossa si chiama david e non testagrossa”

“ma è coleano e io lo odio”

“smettila di fare così. ti sei fissato con quel poveraccio. è un bambino, come te, come i tuoi fratelli e come gli altri bambini del campo estivo americano. ma come ti vengono certe idee? se ti sentissero le tue maestre, che chiamano tutti ‘friends’, predicano l’amore universale e l’armonia globale inorridirebbero. secondo me ci caccerebbero dalla città di A, anzi dall’intera valle dei pionieri”

“testaglossa picchia, anche se si è tagliato i capelli”

“ok, ne parliamo con le maestre. però con loro non tirare mai fuori questa cosa dell’odio per testagrossa che è coreano”

“va be’, intanto puoi cambiale questa musica che mi fa schifo?”.

49 thoughts on “inquietanti derive

  1. Mi piacerebbe un post su come è andata la discussione politically-gender- unsquared correct fra le maestre che predicano l’amore universale ed Elasti, a proposito di questa storia di testagrossa che picchia gli altri bambini.

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  3. Cara Elasti,
    ogni anno che leggo le tue vacanze nella città di A. rifletto sul fatto di quanto sia bello poter vivere in una città che si sente comunità, che ha come ideale la tolleranza vera. Un posto in cui è bandita la ceretta (che è un supplizio) e in cui non ci sono genitori fieri dei propri figli bulli. è salutare per voi e per noi ascoltare queste cose. pensa che ieri, in in centro estivo di tennis in uno dei quartieri molto intellettuali di Roma, ho ripreso mio figlio ed era in lacrime: “il maestro mi ha rubato la racchetta”. Morale: uno dei maestri non credeva che fosse sua e gliel’ha tolta perché un modello abbastanza comune. Quando gli ho detto: “ma se dice che è sua ci sarà un motivo”, e lui: “ma i bambini si inventano un sacco di cose e ci provano a prendersele!”. Non c’ho più visto: “e lei lavoro con i bambini?!? ma come fa a lasciarlo in lacrime!” Ecco, in Italia stiamo ancora così: i bambini sono “cattivi”, ladruncoli e bugiardi, insomma, tutti dei bulli. Per esigenze mie di lavoro e di salute mi tocca mandarcelo tutta la settimana, ma che profonda tristezza. Alla fine il tizio, che è pure giovane, ha chiesto scusa tre volte, quasi umiliato. Ecco.
    Ilaria

  4. Commenti più o meno in ordine sparso:
    1) la signorina Dolcemiele!! Fantastica!!!
    2) anche voi Argentina? Ma qualcuno oltre ai tedeschi e a mio padre l’ ha tifata sta Germania?!?
    3) “potevamo non lavarci” bellissimo…. !!!!
    4) questo ultimo post mi fa venire un po’ i nervi…. Ma una maestra che lo metta in punizione invece di chiamarlo friends? Chè Woodstock è passato da un pezzo…

    1. 2) io tifavo germania, sulla parola di fidanzato olandese che diceva che nel corso dell’intero torneo avevano giocato meglio. cioè inizialmente tifavo italia, poi olanda, poi belgio (dove vivo) e alla fine mi è rimasta la germania…

      1. ti capisco: prima Italia, poi Costa Rica (l’argomento del non esercito mi ha conquistata immediatamente!), poi Argentina… 🙂

    2. Germania, perché: tanti carissimi amici tedeschi (di lunga data) e una compagna di liceo espatriata a Monaco e in Italia proprio per la settimana dei mondiale. E poi 7-1 col Brasile…

    3. Vivo in Inghilterra, quindi mi sono trovata senza nazionali da tifare praticamente subito. Al che ho tifato Olanda, che è da quando avevamo Gullit e Van Basten al Milan che mi sono simpatici, e alla fine ho tifato Germania perché:
      a) ho un’amica tedesca
      b) è una nazionale europea
      c) ce l’ho ancora con l’Argentina per averci buttato fuori in semifinale a Italia 90 (il primo mondiale di cui ho memoria)
      d) sono veramente una bella squadra

  5. I bambini non hanno sempre torto così come le teste grosse non hanno sempre ragione.
    Praticare la discriminazione pare facile, ma a volte ci si ritorce contro.
    A Milano la parte famminile (di pelle bianca)di una famiglia in difficoltà si è rivolta ed un centro di aiuto per avere viveri per la famiglia, dopo attenta valutazione le hanno detto che non ne aveva diritto. Il giorno dopo e’ andata il marito, di colore, gli hanno messo in mano una borsa senza battere ciglio.

  6. Sinceramente il politically correct estremo un po’ mi spaventa, a volte mi sembra più di facciata che di sostanza. Il rispetto per la parità non sta nel chiamarti compagna al posto di moglie.

  7. ragazze , ma quando voi andavate a scuola o giocavate mai fatto a scazzottate? e allora piano prima di dire bullismo. poi un maestro non”ruba ” una racchetta se la toglie al bimbo. rubare significa prendere di nascosto. sono le piccole difficoltà che fanno crescere e insegnano la vita

    1. Non è nemmeno il massimo dare a un ragazzino del bugiardo e del ladro davanti a tutti, sarebbe stato meglio aspettare che arrivasse un genitore per chiarire.
      Anche se posso capire che ormai gli insegnanti hanno imparato a temere i genitori, dato che apparentemente molti difendono i figli a spada tratta contro ogni evidenza, illudendosi di salvarli da una scuola “cattiva”.

    2. E le ingiustizie non risolte insegnano che il più forte ha sempre ragione. Anche con i bambini se si sbaglia si chiede scusa. Partire poi dal presupposto che “i bambini si inventano un sacco di cose e ci provano a prendersele” fa sorgere il dubbio che TU, caro maestro, con i bambini non ci debba proprio avere a che fare.

      La scazzottata per la discussione, tra bimbi, ci può pure stare, ma poi i genitori prendono da parte i figli e spiegano che NON SI FA. Un bambino che invece regolarmente alza le mani esprime un disagio, non va colpevolizzato sicuramente, ma va capito come mai adotta questo atteggiamento. E i genitori che nascondono la testa sotto la sabbia e fanno finta di niente perché “so’ bambini signò” non fanno il bene del proprio bambino (violento)

    3. Nella sua mente di bambino di 8 anni il cosiddetto “maestro” gli aveva “rubato” la racchetta. Di fatto gli aveva detto che a volersela rubare era mio figlio e così gliel’aveva sottratta rimandandolo a casa a mani vuote. Insomma, dava per scontato che mio figlio dicesse bugie e che volesse impadronirsi di una cosa non sua. Io sono arrivata a prenderlo, gli ho spiegato che il “maestro” non aveva “rubato” ma si era sbagliato, ma al famoso “maestro” ho detto che se un bambino dice una cosa può anche essere il caso che sia vera. E lui continuava a ripetere che “come potevo saperlo, i bambini se ne inventano tante”. Un vero sopruso. E sono d’accordo che le piccole avversità aiutano a crescere, ma le ingiustizie belle e buone fanno rabbia a noi come a loro.

  8. Se c’è una cosa che ammiro degli Americani è la consapevolezza che non c’è niente di più sbagliato della frase “Abbiamo sempre fatto così”. Non hanno paura di cambiare e di sfidare la paura e la superstizione. Leggevo che hanno scelto come base per un’operazione militare in Germania la città di Ramstein, teatro del famoso incidente aereo delle frecce tricolori: se ci provassero in Italia, mi immagino le “grattate” agli attributi e vari tentativi di sabotaggio. Lo spirito americano per me è descritto benissimo nel racconto sul Fantasma di Canterville di Oscar Wilde. Ciononostante, proprio per questa ragione sono capaci di estremismi che mi spaventano un pochettino. Marilyn Manson e James Hetfield dei Metallica potrebbero raccontare aneddoti molto interessanti sulla loro infanzia, e ci puoi credere solo se hai conosciuto un po’ l’America.

  9. Veramente? A me sembra invece stare diventando un Paese sempre più di “slogan”,volto a dissimulare un latente e ben saldo spirito conservatore riassumbile nel “abbiamo sempre fatto così”. Vedi le esecuzioni capitali dello scorso mese… Però non ho mai vissuto negli Stati Uniti, e mi rendo conto di avere un’opinione forse troppo condizionata dai media

    1. Pensa solo al fatto che mentre in Europa la crisi sta facendo riaffiorare nazionalismi e neofascismi, negli USA ha portato alla presidenza un discendente degli schiavi.
      Hanno tantissimi difetti, alcuni proprio brutti e per noi incomprensibili, ma secondo me insieme con la Mayflower e altre navi, si è impiantato stabilmente il DNA dell’ottimismo.
      Adesso smetto di commentare, giurin giurella 🙂

  10. Purtroppo sembra facile, avere a che fare con i bambini. Sembra, appunto, poi scopri che le famiglie tendono a coprire qualsiasi malefatta del loro pargolo, se prende la racchetta, se da un pugno al compagno, se non ascolta, se disturba, se… Il bambino va sempre, solo capito, a sentire molti genitori. Spiegaglielo tu, che poi a furia di ingoiare generalizzi, e finisci per fare un PICCOLO torto ad un bimbo incolpevole, proprio perché per otto/nove ore al giorno sei costretto a stare sulla difensiva, e poi, se mancano racchette, le devi rifondere con il tuo magro stipendio, perché, si sa, i bambini rubano. Che si arrivi a tale assunto e’ abominevole, ma siamo sicuri che più che colpa dell’operatore non sia colpa dell’alunno medio che si trova di fronte? Certo che è brutto, ma io sto spesso dall’altra parte, certo, tengo la brocca e non do del ladro a nessuno, ma alle volte mi verrebbe da dire due paroline, soprattutto quando so, ad esempio, che il tal libro in effetti e’ a casa del tal bambino, ma ti dicono di no, e sorriso da scema e far finta che gli asini volino. A volte e’ difficile, anche stare dall’altra parte, e, purtroppo, non è sempre vero che i bambini sono innocenti per partito preso e i maestri cattivi.

    1. Pienamente d’accordo su questo punto. Alcuni preconcetti sui bambini nascono vedendo come si comportano alcuni loro genitori. Un compagno di scuola di mia figlia (4 anni) durante un litigio le ha rotto il cerchietto per capelli nuovo. Quando sono arrivata a prenderla, ho trovato il pedagogista che stava parlando con il papà del bambino, con molta tranquillità e insistendo sul fatto che era una cosa da bambino di 4 anni, ma il padre era visibilmente in difficoltà e mi ha chiesto scusa, quindi io ho minimizzato. Provate a immaginare l’esito della stessa scena da noi.

      1. Sono d’accordo su tutto, ma un PICCOLO torto dare del bugiardo a un bambino non è. Il centro estivo si paga, anche se gli operatori si mettono pochi soldi in tasca. Capisco tutto, ma anche il bambino incolpevole va tutelato. Poi vedo ovunque bambini prepotenti i cui genitori ne vanno quasi fieri o, comunque, giustificano, perché, si sa, dire no è più difficile. Però mio figlio ha una maestra che diventa matta quando vede violenze e ingiustizie, che ha dato dei 7 in condotta in terza elementare, che non gli fa passare niente ma proprio niente in termini di rispetto verso gli altri. Chi è abituato così, a casa e a scuola, deve pagare per gli altri?
        Mio figlio comunque è pacifico per natura e spero che lo rimanga.

      2. Sì Linda, da qualche mese. E l’esperienza mi sta facendo rivalutare parecchio la frase che sentiamo da noi, che la civiltà si impara a scuola. Non è vero, la civiltà si impara prima di tutto a casa, perché se a scuola insegni a un bambino che le auto si fermano davanti alle strisce, e poi vedi i tuoi genitori al volante che non si fermano davanti alle strisce, sicuramente replicherai il comportamento dei tuoi genitori.

        @Ilari penso di poterti capire bene, l’unica cosa che posso aggiungere è che purtroppo siamo arrivati a un punto in cui gli insegnanti sono generalmente messi all’angolo dai genitori, e quindi alcuni insegnanti reagiscono come bambini che hanno subito a loro volta un torto. Ci sarebbe parecchio da discutere sull’aneddoto che hai riportato tu.

  11. Io ho gli stessi pensieri di hobbit piccolo e ancora più “politically incorrect” quando mi passano davanti mentre faccio diligentemente la coda o mi tagliano la strada in auto…la prepotenza è odiosa a qualunque età e io non essendo nata il 25 dicembre faccio fatica a concepire l’amore universale anche per chi è stronzo di natura, a qualsiasi etnia appartenga

  12. Coleano o no, testaglossa deve piantarla di menare il piccolo hobbit. E il piccolo hobbit non deve subire le angherie di testaglossa più di quanto le subirebbe da un americano biondo. In certe cose non c’entra niente il pollitically correct, è solo una questione di giustizia e rispetto. L’ho fatto anch’io questo errore, di dire a mio figlio di avere pazienza con tizio perchè aveva problemi in famiglia, con caio perchè anche lui, veniva da lontano ecc ecc… alla fine c’era sempre un motivo per cui lui doveva avere pazienza e gli altri no. Quando è stato abbastanza grande per avere le parole necessarie a spiegarlo, ce lo ha detto molto bene, che era stufo di essere più buono degli altri, perchè sembrava che tutti dovessero scontare uno svantaggio, tranne lui, che era fortunato, sì, ma anche sfortunato nel non potersi mai vendicare almeno solo un pochino, avendo pure un carattere remissivo… Ora è abbastanza grande da difendersi da solo, detesta i bulli e se deve mandare qualcuno a quel paese lo fa, infischiandosene delle condizioni familiari o origini… Lui sta meglio e io trovo molto sano, in effetti…

  13. …..mi incuriosisce il barbuto con la gonna a balze….non tanto x il barbuto ma x la gonna a balze!!! A volte tutta questa attenzione per le parole che si possono o non possono usare per esprimere delle caratteristiche, stressano e sottolineano ancor più dette caratteristiche tanto da farle diventare diversità.

  14. Hai ragione, Ilaria, tanto piccolo non è. In effetti, credo, anche una racchetta da tennis media non deve essere proprio a buon mercato, se sotto la sua custodia ne sono sparite due o tre, e le ha dovute rifondere, finisce chiaramente che sbrocca, anche perché spesso i responsabili tendono a scaricare tutto sulle spalle dei sottoposti, e li caricano di talmente tanti diktat .(tipo, non far portare a casa le racchette, non far portare a casa le racchette, in loop, ferma quel bambino, ha la racchetta, e via così) che spesso non calibrano le parole. Se un adulto può compatire (e incazzarsi, chiaro), un bambino resta basito, davanti a tanta veemenza nell’impedirgli un gesto naturale come portare a casa quello che è suo. Quindi il maestro ha chiaramente sbagliato, e altrettanto chiaramente e’ rimasto mortificato e si è scusato. E si, i centri estivi sono cari e gli operatori portano a casa pochino, purtroppo, ma per la maggior parte lavorano con grande passione e trattano con rispetto i bimbi.

    1. Bridigala, chiaramente parli per esperienza. Io ringrazio i centro estivi che aiutano le famiglie che non dispongono di nonni, case al mare e tate per le lunghe vacanze estive. I miei figli ne hanno fatti moltissimi (l’altra figlia ora ha 12 anni), dai 4 anni in poi: piscina, disegno, pattinaggio, inglese, teatro, ginnastica artistica, etc. etc. Centri estivi del Comune e del Municipio (quando me li hanno presi, poi sono finiti i fondi), della scuola, della parrocchia (anche se non siamo poi così praticanti) e chi più ne ha più ne metta. Alcuni carissimi, altri alla portata, come questo del tennis, che, però, non rilascia ricevuta (ma questo è un altro discorso). Dunque capisco benissimo quello che dici. Però a volte non tutti coloro che ci lavorano hanno veramente capacità di stare con i bambini. Potrei citare l’esempio di mia figlia che a 6 anni in un carissimo centro estivo con piscina è stata rinchiusa in una stanza da sola fino al mio arrivo per sospetta pediculosi (e che sarà maI?!?). ma ho trovato anche tante persone bravissime, volenterose e attente. Anzi, per la maggior parte. Ma a volte mi sono trovata di fronte a dei veri e proprio “parcheggi” organizzati, con ritmi frenetici, personale che non aveva mai visto un bambino in vita sua, stressanti spettacoli con genitori e parenti per vedere il niente e ricambio settimanale di bambini che ovviamente non ti permette di conoscerli uno per uno. L’esperienza che hai riportato mi fa capire che sì, probabilmente è andata proprio così. Il “capo” il giorno dopo mi ha detto: “lo scusi, ma ormai alle 5 di pomeriggio doveva essere fuso”. L’episodio va dunque visto da entrambe le parti. Comunque stare con i bambini è il lavoro più difficile del mondo ed è assurdo che in questo paese sia così sottostimato e malpagato. Io, madre di due figli, non potrei mai farlo, oltre al fatto che non sono preparata per farlo.

  15. Guarda, il fatto che comunque il centro del tennis non rilasci ricevuta dimostra come la questione sia un po’ raffazzonata. Quei ragazzi, allora, sono pure pagati in nero, visto che il centro estivo non esiste, quindi, dato che sono dipendenti che non esistono sottoposti a turni lunghi con bambini che vorrebbero essere in ferie, possono permettersi di non essere particolarmente preparati. O, come piuttosto penso io, di essere stanchi al termine di una lunga giornata e non pesare a sufficienza parole che con un bambino vanno invece pesate moltissimo. Bambini, fra l’altro, (non penso sia il caso del tuo, ma ne ho visti tanti) che combinano l’impossibile, mettendo in pericolo se stessi e gli altri, e magari vanno a lagnarsi del rimprovero con i loro genitori, che non riescono a credere che il loro angioletto possa essere colpevole di alcun che. E li ti mangi il fegato, ma che ci vuoi fare? Nel caso poi della bambina chiusa in una stanza… E regalale una cuffia di quelle di gomma, che magari per metterla e toglierla la fa ammattire, ma di li non scappa niente, tanto il centro non va in rovina! Sempre che i pidocchi ci siano. E nessun bambino deve restare MAI solo, su questo concordiamo. L’animatore con i capelli più corti avrebbe dovuto tenerle compagnia fino al tuo arrivo, c’è poco da fare. E colori, fogli, libretto da leggere insieme, qualsiasi attività per non farla sentire troppo esclusa ed annoiata. Ma si sa, io avrei fatto così, i responsabili del centro in cui ho lavorato avrebbero fatto così, ma evidentemente non sempre funziona a quel modo, peccato, perché per i bambini possono essere esperienze davvero divertenti. E certamente per tuo figlio continuerà ad esserlo, una volta spiegato che l’educatore era stanco, si è sbagliato, si è scusato e amici come prima. Ma con le etichette adesive sulla sua roba per non sbagliare più. 🙂

    1. Grazie per questo proficuo scambio. Infatti il centro è improvvisato. Io non ho detto niente sulla ricevuta proprio per solidarietà per chi ci lavora, ma capisci che alla sesta settimana di centro estivo per mio figlio (è già il terzo quest’anno dopo quello della parrocchia e quello di scuola che però è molto caro perché in inglese), abbiamo optato tutti per quello più vicino a casa a km zero e con basso costo. Credo però che stare tra coetanei sia sempre bello e che se anche i bambini sono stufi e vorrebbero andare in vacanza sia sempre meglio che stare a casa con la nonna ultraottantenne a vedere tutto il giorno la televisione. Il centro estivo può anche essere ricco di cose belle e interessanti, basta veramente poco. Non è il posto o l’offerta, come al solito, ma le persone. E comunque, io non potrei vivere senza con più di 3 mesi di vacanza. Concordo sul fatto che molti bambini ti sfiancano, e anche il mio, che non è impossibile, ma è pur sempre un bambino stanco. Buon lavoro e continua con la passione che dimostri

      1. Grazie, sto facendo del mio meglio (anche ora, che sto facendo la volontaria in biblioteca, e tengo aperta una biblioteca monoposto, e ho appena prestato ad un bambino molto solo tutto il necessario per costruirsi una marionetta di carta. In teoria non dovrei, chiaro, però diventa difficile quando sai che se esce di qui è in strada fino alle sei o sette di sera ad annoiarsi…)

    1. È solo un gioco, da tempo la città di A. non è più un mistero, come non lo è l’identità di Elasti. Se davvero sei interessata… leggiti i post delle estati passate! 😉

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