Nonsolomamma

cose di un altro mondo

ci sono luoghi che restano identici a se stessi, nonostante il tempo che ci passa sopra, le persone che li calpestano, il mondo che cambia loro intorno. restano lì, cristallizzati, congelati, impermeabili, sorprendenti nella loro coerenza e integrità. e non sto parlando del colosseo, di san galgano, delle cattedrali gotiche o delle necropoli etrusche ma di posti relativamente moderni, attraversati e inquinati di prepotenza dagli eventi, dalle abitudini che si trasformano, dalla tecnologia che travolge usi e costumi, dall’irruzione costante di una quotidianità densa e irriguardosa.

elastigirl, con il nuovo lavoro, ogni giorno, dal lunedì al venerdì, alle cinque del mattino, entra in uno di questi luoghi impermeabili e incorruttibili, rimasto inchiodato agli anni ’50, per gli arredi, l’atmosfera, le immagini alle pareti, gli odori e le luci. lei arriva, saluta i baldi giovanotti e meno giovanotti che stanno di guardia di notte, prende un ascensore parlante (ma forse le parole sono solo nella sua fervida immaginazione antelucana) e raggiunge il suo piano deserto e silenzioso, dove attraversa un corridoio piuttosto tetro e si chiude in uno stanzone con il neon e l’odore della credenza della nonna.

ci si abitua a tutto, anche a un viaggio negli anni 50, ogni giorno all’alba. e tutto diventa quasi normale. infatti lei aveva smesso di farci caso.

poi, la settimana scorsa, è stata convocata, insieme ai suoi colleghi, per una pratica aziendale insolita ma imprescindibile – un cosiddetto, e piuttosto inibente, shooting fotografico – alle 10 del mattino, in una sala misteriosa, un auditorium gelido, chiuso da anni, forse dimenticato, dove, in un tempo in cui tutto questo era all’avanguardia, si facevano concerti e si registravano radiodrammi. e lì ha toccato con mano meraviglie di un altro mondo, in particolare una.

in quel posto dall’acustica perfetta, con una scala e delle poltroncine rosse, soffitti altissimi e il pavimento un po’ di marmo, un po’ di legno e un po’ di linoleum per simulare passi e luoghi diversi, c’era una creatura magica, in fondo, quasi nascosta. all’apparenza si sarebbe detto un armadio, di legno, alto circa un metro e cinquanta. in realtà era un produttore di rumori casalinghi. lì dentro c’era una finestra con i vetri, gli infissi e una tapparella che andava su e giù, con rumore di finestra, vetri e tapparella. c’era una porta con una serratura che si apriva e si chiudeva con suono di serratura e poi c’era un’altra porta che cigolava e sbatteva come la porta di una casa, tra la stanza e il corridoio. e da questa cosa – mobile, scatola, monumento, fantasma, oggetto magico – elastigirl è rimasta folgorata. perché viene da un altro mondo che non c’è e non serve più. eppure è ipnotica, fantastica, bellissima. ed è un peccato che resti lì, in quella enorme sala chiusa, polverosa e fredda, in cui nessuno mette mai il naso. un vero peccato, povera scatola magica. nata per creare rumori. e condannata al silenzio.

47 thoughts on “cose di un altro mondo

  1. l’ho vista anch’io quella sala effetti sonori è in Rai in corso sempione!!
    Grazie al FAI abbiamo potuto godere di quella sala spettacolare e anche di altre cose!
    Tesori cosi nascosti dovrebbero essere più alla portata di tutti, soprattutto dei bambini i quali, non crederebbero mai che senza l’ausilio dei pc si riusciva a realizzare suoni diversi che ci facevano restare incollati alla radio ad ascoltare gli sceneggiati!!

  2. Che meraviglia! La scatola magica che fa i rumori è stupenda! Mi fa pensare al film ladri di saponette di Nichetti che faceva il doppiaggio. La radio mi ha sempre affascinato, che bella esperienza che stai vivendo…

    1. è una scelta che risale a quando aprii il blog che, nelle intenzioni, doveva essere uno spazio per me di totale libertà. e siccome le maiuscole non le ho mai amate moltissimo ho pensato di eliminarle.

      1. il mondo del web è pieno di maestrine dalla matita blu e rossa….che per il solo fatto che hanno imparato a leggere e scrivere alle Elementari….correggono …come quello che diceva del dito e della luna…che non sanno che Celine scriveva senza punteggiatura ma anzi nonsanno neanche chi sia Celinè

    2. Me lo sono sempre chiesta anche io.
      Sono talmente abituata a metterle che dovrei sforzarmi per evitarle, ma se mi richiedessero sforzo…wow che senso di libertà!

  3. Gli uffici di mia moglie (che lavora all’equivalente svedese dell’INPS) sono da un anno negli edifici che furono della Ericsson in quella zona di Stoccolma che infatti si chiama Telefonplan tanto è cresciuta intorno all’azienda di telefoni. Gli uffici sono stati rimodernati un paio di anni fa, in maniera moderna, con spazi arredati in stile giardino con il dondolo, sale riunioni con i puff al posto delle sedie, ecc., ma hanno lasciato intatta la sala dove si riuniva il consiglio di amministrazione. Entrarci è come fare un viaggio nella storia!

  4. Ciao Elasti,non c’entra niente con l’argomento trattato ma… Come mai non hai detto neanche una parola su Pino Daniele?

      1. Mi sono chiesta anch’io come mai non avessi parlato dei fatti di Parigi. Ti leggono in molti, saresti brava a raccontarlo con il tuo stile
        Ilaria

  5. Ci sono luoghi e oggetti che sono quasi magici e me lo dico ogni volta che torno alla casa dei nonni. L’ultima volta ho trovato una cosa strana con un beccuccio doppio…mia madre mi ha detto che era una “spiritera”, un’antenato della moka, una cosa mai vista per me. L’ho portata a casa mia e mio figlio mi ha chiesto se strofinandola usciva il Genio…

  6. Come ti capisco! Qualche anno fa ho provato lo stesso ammirando i prodigi di Laura Minici Zotti e le sue magiche lanterne! Un cinema che non c’è più e non serve più, ma che sogno!!!

  7. A me è capitato nella sede di Silvana editoriale a Cinisello Balsamo. Lì sono negli anni Sessanta. Andare da loro è come entrare in una puntata di Mad Men, solo che sulle scrivanie ci sono i pc

  8. A via Urbana, quando la Tecnicolor ancora esisteva ed era una multinazionale “where the magic happens” c’era (e non so se c’è tutt’ora, che magari qualcosa è rimasto) il laboratorio audio e di doppiaggio, e c’era una scrivania, come questo armadio, che un signore molto bravo usava per fare i rumori. E ancora era utilizzata, nel 21esimo secolo, prima che qualche manager bruciasse il valore economico e storico di questa grande azienda, e, incidentalmente, lasciasse per strada diverse centinaia di lavoratori: tecnici, impiegati, chimici, fonici…
    Mio marito è uno di quei lavoratori e quando andava ai laboratori di via Urbana tornava a raccontarmi delle meraviglie che incontrava in quei luoghi.

    1. Mi piacerebbe sapere cosa fa ora quel signore che sapeva tirar fuori i rumori dalla scatola magica.
      Ridotto al silenzio anche lui, come la sua compagna di lavoro?

  9. Ha anche un valore per l’antiquariato e i collezionisti.
    Nei film di Bud Spencer il rumore delle mazzate lo rendevano spezzando sedano.

  10. Sai che ti ho invidiato? per me i luoghi hanno un’anima.
    Più sono vecchi più l’anima è antica. per questo io vorrei essere una mosca e poter curiosare liberamente in questi luoghi ghiacciati dal tempo.

  11. grazie per queste immagini, per la sensazione di meraviglia e rispetto, è tutto bellissimo.
    ho provato queste sensazioni una volta entrando in una stanza dello stadio olimpico e un’altra volta nelle biblioteca dell’istituto di cultura giapponese a roma. mi viene ancora il formicolio alla pancia!

  12. Ma quindi, anziché esserci un bottone con su scritto “finestra”, c’era una microfinestra? E così via? Un diorama del sonoro?

  13. c’è questo vecchissimo libro per ragazze di Giana Anguissola (Storie di ragazze) il cui primo episodio è ambientato proprio lì.
    Botta di nostalgia anni Sessanta.

    Ma tu sei una ragazza, che ne puoi capire tu…

  14. Anch’io ho approfittato della giornata del FAI, un anno fa, e ho visitato quei luoghi. Quella del tempo che sembra essersi fermato è una delle mie sensazioni preferite. L’emozione da archeologa che penetra in un museo abbandonato.

  15. Cara Elasti,

    La Rai è piena di posti così! L’odore della credenza della nonna è tipico, c’è ancora qualcuno qui da me che fino a qualche mese fa teneva la telescrivente vicino alla scrivania… Nostalgici? Non saprei. Ma di certo a volte il confine tra vintage e degrado, tra memoria e trascuratezza è molto labile…

  16. E’ un bene tenere a mente il passato!
    Siamo nani sulle spalle dei giganti: ricordarci da dove veniamo e come si faceva un tempo fa del gran bene!
    Io quelle sensazioni le provo leggendo i libri di fisica teorica russi: erano i migliori del mondo perche’, non avendo soldi per i computer, avevano sviluppato delle tecniche di matematica per risolvere le equazioni che noi ‘occidentali’ manco ci sognavamo!
    Se vi capita in mano una copia del Landau Lifshiz vedrete che ha le pagine giallastre, pochissime figure ed i caratteri sia di scrittura che di matematica come quelli di cent’anni fa.. :O
    https://archive.org/details/Mechanics_541
    Claire

    1. E pensare che l’espressione “nani sulle spalle di giganti” per indicare il debito delle ultime generazioni col passato risale nientedimeno che al medioevo!

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