Nonsolomamma

strategie per sentirsi a casa quando non si è affatto a casa

elastigirl in questo periodo passa parecchi giorni a roma. e malgrado sia un tempo limitato, malgrado mister i si sia organizzato per stare a milano con gli hobbit, malgrado sia convinta e contenta di avere detto sì a questa bislacca avventura lavorativa, la lontananza da casa le pesa terribilmente. no, non crede che gli hobbit soffrano – loro sono creature ben più solide e resistenti di lei – o che il suo mondo milanese vada in pezzi durante i suoi soggiorni nella capitale (nessuno è indispensabile! si ripete come un mantra) o che la sua assenza abbia ripercussioni di alcun tipo sul rapporto con mister i che sembra avere accettato con rassegnata condiscendenza il temporaneo elasti-pendolarismo (ci mancherebbe! lui pendola da 18 anni…). semplicemente ha nostalgia e si sente fuori posto. semplicemente, lontano dagli hobbit, è colta da una rabbia infantile contro se stessa e il destino. semplicemente non è abituata a non ascoltarli, parlarci, smanacciarli, giocarci, prenderli in giro, accudirli e averli intorno ogni momento.

ma siccome non si può vivere dolenti, siccome a roma ci viene scientemente e non tirata per i capelli da un energumeno con la clava in mano, siccome, sotto sotto, sa che avrà nostalgia di queste settimane romane, giorno dopo giorno ha messo a punto una serie di accorgimenti per sentirsi a casa anche in un luogo che casa non è:

1. comprare yogurt e cereali della stessa marca che consuma in modo compulsivo e malsano a milano, in modo da intossicarsi con il medesimo cibo là come qui.

2. portare da milano i biscotti e il tè della colazione, naturalmente in vendita anche a roma ma certamente non con lo stesso rassicurante sapore.

3. piantare uno spazzolino in un bicchiere in bagno, come fecero gli astronauti piantando la bandiera sulla luna e cominciare a sentirsi coloni, più che ospiti in casa altrui.

4. usare il car sharing orgogliosamente, più volte al giorno, sentendosi perfettamente integrati e inseriti e ignorando il dettaglio che non si ha la più pallida idea della toponomastica della città e che, se per caso improvvisamente si rompesse il navigatore, l’unica soluzione percorribile sarebbe l’abbandono immediato e fulmineo  della macchinina.

5. individuare un negozio, basta uno, dove fare ogni tanto la spesa. e possibilmente diventare amica del gestore. quello scelto da elastigirl è comodissimo, proprio sotto casa. è gestito da un signore bengalese che non parla una parola di italiano e che la guarda con l’ironia pietosa che solitamente viene riservata dai sadici ai disadattati, ai derelitti e ai forestieri che fingono di non esserlo.

6. lasciare, da una volta all’altra, qualche indumento, anche solo una maglietta con la scritta “da vicino nessuno è normale”. ritrovare l’odore di casa negli armadi edulcora la percezione di sé e smorza il senso di disagio.

7. telefonare a casa propria in modo compulsivo e frequente, trasformandosi nella stalker dei propri figli e del proprio marito. evitare l’ora di cena perché i giovani sono troppo occupati a mangiare e l’adulto a far pesare che sta facendo tutto lui, chiaramente in sostituzione di una madre degenere e latitante.

 

24 thoughts on “strategie per sentirsi a casa quando non si è affatto a casa

    1. Io suggerirei un sanpietrino, può far comodo: uccidere animali molesti, schiacciare pinoli (ma i pinoli con il guscio caduti dagli alberi ci sono a Milano), tramortire persone moleste. In alternativa direi senz’altro pinoli (con il guscio!)

  1. Se il navigatore ti abbandona puoi schiacciare il pulsante SOS e parlare con un gentile operatore che sa dove sei, cosa stai facendo e cosa desideri. Anzi direi che come amico straniero potrebbe far concorrenza al bengalese!

  2. Più ti leggo e più mi fai pensare a Stefania (il personaggio interpretato da Galatea Ranzi) de “La grande bellezza” di Sorrentino.

  3. complimenti per la lucidita’ di cercare e trovare strategie!
    io normalmente non ci penso: mi appoggio dove arrive come un panno sporco e continuo a fare la mia vita facendo finta di ignorare che il paesaggio circostante sia cambiato…
    Claire

    1. d’accordissimo. Bravo Fefo, la pizza bianca è la vera droga di chi abita a Roma! io cerco di limitarmi ma ho la mamma di tutti i forni della città
      Ilaria

      1. Va bene, la pizza bianca ci sta, ma vuoi mettere il potere taumaturgico di schiacciare pinoli con un sasso??

  4. Dai dai che si sopravvive!
    Prendila come una vacanza, anche se ti capisco eh!
    Penso che non sarei riuscita a stare lontana tanto tempo soprattutto dalla mia piccola, ma è una situazione particolare.
    Poi Roma in questo periodo è proprio da girare!!!

  5. Siamo esattamente così, incapaci di goderci il momento e solo capaci di struggersi poi nel ricordo. Spero tu possa godertela almeno un po’, perché vista da fuori è proprio una meravigliosa avventura.
    (e poi tranquilla, sarà tutto uguale al tuo rientro, tutto uguale)

    1. Io invece suggerirei, se l’esperimento va bene, ossia se Elasti “buca il video” di sviluppare un concetto suo: un programma da mamma per le mamme, o da genitore per i genitori.
      È vero che si è dimostrata poliedrica con “Dire fare baciare”, dove, per dirla alla bocconiana, ha cambiato il target (ragazze), e alla radio (mercato di massa). Però, IMHO, il potenziale più grande ce l’ha proprio nel suo bacino d’utenza originario: le mamme (lavoratrici), e per esteso anche i papà lavoratori.
      Potrebbe quindi gestire, ad esempio, un talk-show il cui scopo alla fine sarebbe fornire spunti per migliorare la vivibilità dei genitori lavoratori. In senso lato sarebbe quasi un prendere il testimone e continuare (in scala più ampia di quanto già avviene con questo blog) uno splendido lavoro sociologico di “sviluppo orizzontale”.

      1. Io invece, dopo averle scritto più volte che dovrebbe dedicarsi alla scrittura di un romanzo “vero” ed eventualmente in televisione occupare o affiancare il posto di Concita De Gregorio, ora sono sempre più convinta che un giorno dovrà dedicarsi alla politica!

      2. Non credo che sia in grado di dare consigli ai genitori che lavorano per il semplice motivo che non può conoscere i reali problemi dei genitori che lavorano (e se entrambi lavorano sarebbe già un lusso).
        La sua vita è abbia avulsa dallo status della famiglia media: per dire, i programmi radiofonici terminano in giugno, in questo modo può godersi la famiglia due bei mesetti. A parte gli insegnanti, quale genitore può permettersi tanto tempo (ovviamente se lavora)?

      3. @Valerie: ma anche lei è una mamma che lavora e che in passato lavorava a tempo pieno. Il fatto che a giugno i programmi radiofonici chiudano per la pausa estiva non significa che si va tutti in vacanza, immagino ci sia da sbrigare un lavoro di redazione per preparare la nuova edizione del programma. Il privilegio di cui gode, a mio avviso, è che fa un lavoro che le piace ma la fatica di conciliare tutto credo sia uguale a quella di altri genitori.

  6. Sono tornata a vivere a Roma da qualche mese e ho portato con me da Milano una pignola puntualità e un enorme disappunto rispetto al traffico! Se vuoi compagnia batti un colpo, andiamo a mangiarci un gelato (o un frozen yogurt)!

  7. cara elasti, non so in che zona sia il tuo appartamento, ma il tuo studio televisivo è a due passi da casa mia: se vuoi posso offrirti un tardo pomeriggio in compagnia di 2 nani surrogati (5 e 10 anni), in un parco con tanto di biretta e aperitivo… tanto per alleviare la malinconia dell’ora di cena!

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