Nonsolomamma

a scuola

aveva dimenticato l’effetto che le fa andare a scuola. aveva scordato la magia ipnotica di ascoltare qualcuno che racconta cose che non sai, e lo fa proprio per te, per condividere conoscenze.
aveva perso memoria di quanto fosse meraviglioso imparare quando sei tu a volerlo, quando sei tu a scegliere, quando lo fai per puro e gratuito piacere, quando insegui una passione o una urgenza, quando nessuno ti impone alcunché.
l’ultima volta che le era successo, era tre o forse quattro anni fa, quando si era iscritta a un corso di scrittura creativa e, per tre ore ogni settimana, il giovedì sera, pendeva dalle labbra di una maestra con delle scarpe bellissime e il talento affabulatorio dei portenti.
poi basta. non ne aveva avuto più il tempo o l’energia. aveva avuto altri affanni, altri pensieri, altre sfide.
eppure, quella vertigine stava lì, sopita, in qualche cassetto della pancia, del cuore o della testa.
poi è arrivato un messaggio di posta elettronica della scuola di teatro degli hobbit. parlava di un corso di recitazione per adulti, di un corso di danza, un corso di fisicità del personaggio e poi, parlava di lui, a cui elastigirl pensava da anni perché le parole, da sempre, la affascinano, e conoscerle, nelle loro centomila anime e sfaccettature, l’ha sempre sedotta, a maggior ragione adesso che, con le parole dette e non solo scritte, ci lavora tutte le mattine all’alba alla radio. così, quando ha letto “corso di dizione”, ha pensato che forse era proprio arrivato il momento di tornare a scuola.
non per cominciare a parlare come qualcuno che non è e a cui non somiglia, ma per avere consapevolezza della propria lingua e dei modi per esprimerla.
oggi ha fatto la prima lezione. e ha imparato, tra le altre cose, che le parole che finiscono in enzo/enza e in enso/ensa, come potenza e melensa, hanno la “è” aperta, sempre, senza nemmeno una eccezione. e questo tipo di regole che riordinano il mondo e danno certezze, a lei regalano un’euforia che le rimane appiccicata addosso per giorni, come un profumo buono che non se ne va neppure lavandosi.
così, adesso, una volta alla settimana, elastigirl, per due ore, farà lezione di dizione e di fonètica (che ha la e aperta pure lei come ènso ed ènza). e, se il buongiorno si vede dal mattino, sarà una cosa bellissima e divertente, che la metterà di ottimo umore.
e non è che con questo post vuole dire che tutti devono fare un corso di dizione ché molti, legittimamente, possono dire “a me della dizione non importa niente. anzi mi dà anche un po’ fastidio l’idea”. con questo post vuole solo dire che, ogni tanto, tipo ogni tre anni, concedersi qualcosa da imparare, per sé, per il proprio piacere e per la propria crescita – qualsiasi cosa essa sia, dal kamasutra agli origami passando per il tip tap e la cucina sudcoreana – è una cosa che fa bene e, forse, anche un po’ belli.

38 thoughts on “a scuola

  1. Hai ragione. Credo che mi iscriverò a un corso di pasticceria. Oppure ad un corso di tai chi chuan. Sono anche un’allieva secchiona.

  2. E magari studi su ” Dizione e fonetica. Un’esperienza didattica per il teatro ” di Dal Piai?
    Ero al liceo con il figlio di lui, Alessandro, che non ce ne faceva passare una di vocale errata o di s o z sbagliata, a noi poveri bolzanini figli di genitori d’importazione da ogni dove. Per me aveva coniato la frase: “la Cinque in palestra fa nove capriole sul tappeto verde” , dove ogni vocale corrispondeva ad un mio errore di pronuncia.
    (Ciao Ale, te ne sei andato troppo presto)

  3. I agree!! Per me seguire corsi, cimentarmi con qualcosa di diverso rispetto alle attività abituali è come aprire un cassetto fino ad allora rimasto chiuso. E scoprire al suo interno una molteplicità di scatole, per poi decidere se e quali aprire o continuare a lasciare chiuse. Insomma… merita!! ?

  4. per molti di noi veneti il problema non è tanto (solo) la pronuncia corretta delle parole, ma soprattutto quella tremenda cantilena che induce i non veneti che ci ascoltano a rifarci il verso. farei un corso di dizione solo per quello. io, tra l’altro, pronuncio la erre come se fossi veneziana. non credo di potercela fare 🙂

    1. Allora… io questa cosa la devo ancora capire.
      Quando mi capita di andare in Veneto, regione dei miei genitori, mi dicono che parlo strano e si sente che arrivo dal Piemonte.

      Coi piemontesi: “Ah, come si sente che sei veneta!”

      Amica toscana alcuni anni fa, lei mi aveva sempre e solo letta lamentarmi della cosa, la prima volta che ci siamo incontrate: “Ma non è vero che hai un accento riconoscibile!”

      Ho deciso di fidarmi dell’amica. 😉

      ^_^
      (E di evitare le lezioni di dizione finché campo! 😛 )

      1. 😀
        ******************************************

        No, ma questa cosa che non mi è concesso di mettere solo uno smile sorridente come risposta ad una replica?
        Manco mi fossi mai fatta problemi ad essere logorroica nei commenti. 😛
        Appunto!
        O che uno smile sorridente non fosse una risposta adatta; eppure la ho ricevuta più volte come sola e unica replica… e una volta rammento pure che dissi che a volte sembrava una presa in giro!
        Chissà se chi lo faceva si ricorda? Io sì. 😉
        (Infatti ho imparato da lei a fare lo stesso. A volte solo a volte.)

        Buonanotte.
        Ecco… la parte dopo gli asterischi la ho aggiunta all’invito ad allungare il commento che 🙂 era troppo breve e me lo passava come errore!
        Osare accusarmi di brevità!
        Infamia! 😛

        Buonanotte.

  5. proprio ieri ho “alzato la cornetta” per i corsi offerti dall’università degli adulti della mia città
    la lingua straniera che avrei voluto imparare in gioventù
    ma sempre rimandata
    guida all’ascolto della musica classica…
    ora non ho più scuse
    lunedì mi iscrivo
    grazie per l’incoraggiamento

  6. Basta scuola, basta insegnanti da ascoltare, alla mia età mi prendo il lusso di fare da sola. Ho tante passioni da soddisfare ma nessuna è legata ad un corso/lezione da seguire. Non sento più l’esigenza di essere studente.

  7. Non avere tempo di lavare e curare se stessi e i propri figli, perché nn tutti usano la au pair e la disgrazia di un marito part time . Che quando c e fa e fa il padre. le vere difficoltà di una mamma e dei temi di conciliazione realli, di d’essere sola e con problemi seri a crescere un figlio , nn hanno spazio da tempo in qsto blog. Mi spiace , accolgo l in incoraggiamento Come una presa per i fondelli .

  8. In effetti…un po’ sono d’accordo con il commento sopra…ho due figli, lavoro part time e per me è un’impresa anche solo prendere un’appuntamento per una visita medica…figuriamoci iscrivermi a un corso di qualsiasi tipo…Comunque va bene così, si tratta solo di vite e possibilità diverse, prima o poi i figli cresceranno e chissà…l’importante è non rinunciare alle proprie passioni, ritagliarsi degli spazi “casalinghi” nei quali si può fare qualcosa solo per noi stesse…anche fosse solo quando i figli dormono!

      1. Ma ragazze, coraggio si può fare, sempre che il coniuge/compagno sia collaborativo.
        Io lavoro full time e mi sono iscritta a settembre ad un corso di fotografia serale. Dura solo un paio di mesi e posso farcela. I figli hanno 14 e 11 anni, sono più autonomi e lasciano un po’ più di tregua rispetto a qualche anno fa.
        Ovviamente quando io sono al corso è a casa il papà. E cucina lui.
        E questa prossima estate faremo foto bellissime 😀

  9. i film e gli spettacoli teatrali italiani sono brutti proprio perchè gli attori/doppiatori si sentono in dovere di mettere in pratica il corso di dizione.
    Sei amante della lingua e delle parole, avrei capito di più un corso di etimologia.

  10. Evidentemente io la penso proprio come te, tanto che e settembre mi sono iscritta ad un corso di fotografia, che mi piace tantissimo e mi lascia tutte le volte con una gran voglia di fare foto

  11. Elasti pur’io feci il corso di dizione, recitazione e storia del teatro, quando ero al Liceo!
    Sono divertentissimi!
    Sapere le regole della dizione e’ bello ma inutile e strano (se non lavori in radio, ovvio) perche’ tutti quelli che hai attorno ti prendono in giro e ti ‘correggono’ se pronunci giusto.
    Anche io sono una patita dei corsi, non smetterei mai di imparare.
    In realta’ avevo scelto di fare la ricercatrice anche per questo: per potermi prendere il lusso di studiare persempre. Ora pero’ sul lavoro lo trovo frustrante. Essere sempre principianti e sempre davanti a qualcosa che non si sa e che non sai se hai fatto giusto o meno perche’ sei la prima a farlo, alla luunga, e’ dura…
    Claire (ora Signora 😀 )

      1. Grazie! :*
        Vediamo se comincio a sembrare grande anche io!!!
        CORRO A COMPRARMI TAILLEUR E DECOLLETE’ 😛
        Claire

  12. comunque volevo dire alla veneta qui sopra che io sono veneta
    (anche se mi dicono che non si sente perche’ ho vissuto da talmente tante parti che ho perso gli accenti)
    il mio paoa’ e la mia mamma (veneti) mi hanno mandato al corso di dizione peche’ dicevano che pronunciavo male e mi prendevano in giro
    quando ho cominciato a pronunciare secondo le regole [ad esempio BENE ha la prima E bella aperta!] mi hanno detto che era sbagliato, che come lo facevo io sembrava affettato (ci credo: stavo imparando!) e insommami prendevano ancora piu’ in giro e io tutte quelle regola non le ho mai piu’ applicate..
    come dire: come la fai la sbagli, e nessuno e’ profeta in patria!
    ma l’elasti lavora alla radio e quindi fa proprio bene a fare il corso (la nostra lingua e’ BELLISSIMA, anche per come suona: dobbiamo difendere non solo i congiuntivi e l’ortografia ma anche la pronuncia)
    Claire

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