Nonsolomamma

stupori e abitudini

la prima volta che l’elasti-famiglia approdò nella città di A, nell’aprile del 2009, quando lo hobbit piccolo, detto sneddu, fu concepito, tutto qui, tra i boschi del massachusetts, destava uno stupore incredulo e divertito. elastigirl non si capacitava che qualcuno potesse scegliere di vivere in case di legno, isolate e frequentate da orsi, scoiattoli e marmotte, lontane chilometri, o miglia, dal primo centro abitato e tanto, troppo somiglianti ai luoghi dell’orrore raccontati da stephen king. rimaneva senza parole al cospetto dei girotondi della pace dei pensionati radicali, il sabato mattina, di una sessualità fluida e libera in cui oggi puoi decidere di chiamarti john e domani amanda e dopodomani chissà, della carne addizionata con gli ormoni, della farina arricchita con ferro e vitamine, di un dolcificante che si chiama high fructose corn syrup e fa schifo ma è nascosto ovunque, dei bacherozzi ipertrofici, di un’accoglienza amichevole ma quasi mai veramente amicale. ogni incontro, ogni scoperta, ogni interazione destava sorpresa, incanto, interrogativi, meraviglia e inquietudine, tutti i giorni, più volte al giorno.
da allora mister i, elastigirl e gli hobbit sono tornati ogni anno e hanno messo, a loro modo, un po’ di radici in questo bislacco posto che è diventato consuetudine, familiarità, casa, per quasi due mesi ogni volta. a lungo andare tuttavia le stranezze perdono il loro smalto esotico, le follie acquistano le forme note della prevedibilità, l’ignoto assume contorni netti e colori nitidi. a lungo andare lo stupore si stempera e l’incredulità cede il passo a uno sguardo distratto. e forse è un peccato.
elastigirl se ne è resa conto ieri pomeriggio quando ha incrociato un signore enorme, in canottiera, stropicciato e sudatissimo. procedeva barcollante, piegato da un caldo torrido e da un’umidità al 357 per cento. “si può immaginare una giornata più meravigliosa di questa?”, ha domandato ansimando, con le guance rosse e tonde e gli occhi e la bocca che si illuminavano in un sorriso radioso e soddisfatto. non c’era ironia, non c’era disagio, non c’era lo sguardo liquido dell’assenza. c’era solo l’essenza candida e balorda del popolo di A. e lei ha sorriso, procedendo oltre, senza soffermarsi nemmeno un minuto sull’insensatezza comica e surreale di quelle parole.
quando ha preso coscienza di tutto questo, ha pensato che forse è arrivato il momento di andare altrove e di esplorare nuovi lidi. perché sorprendersi è parte fondamentale dello stare altrove.
subito dopo è arrivato sneddu. non aveva le scarpe ma un paio di calze giallo fosforescenti. portava con fierezza un improbabile regalo di brenda, la vicina di casa: un cappellino da baseball di velluto beige che gli stava di certo riscaldando il cranio a dismisura con danni irreversibili alle funzioni cerebrali. per il resto era nudo, fatta eccezione per dei boxer attillatissimi a fantasia hawaiiana, uno tra i mirabili acquisti di mister nei primi giorni di soggiorno, quando alitalia aveva perso la valigia chissà dove. sneddu l’ha guardata da sotto la visiera e le ha detto: “ehi, bro! how you doing?”. e a quel punto lei, in effetti, si è stupita, proprio come le succedeva otto anni fa, con le case di legno, le marmotte, john, amanda e lo high fructose corn syrup.

6 thoughts on “stupori e abitudini

  1. Ciao Elasti! mi sono ritrovata a leggere i tuoi post dopo parecchio tempo….come quando ti accorgi che è da un po’ che non senti un’amica, la chiami e il tempo in realtà è come se non fosse mai passato…invece è passato e gli hobbit sono…bè, sono cresciuti in un sacco di sensi!!
    Ti ritrovo sempre con grande piacere e auguro a tutti voi una bella estate
    Un abbraccio

  2. Stupore che il bimbo esprima nell’idioma ‘egemone- in the world,la carezzevole domanda che farebbe sciogliere entrambi i Poli.Stupore per l’insperato ‘ritrovamento’ del bagaglio ( denso di simboli,tra cui l’amor patrio,spesso scettico ma non disperato,che concretamente si esprime con la certezza che nel vestiario ci sia un Made in Italy che ad oggi,globalizzazione nonostante,è come indossare un pensiero,un quadro…Non so, va bene il Rinascimento?

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