Nonsolomamma

in due

elastigirl non è un animale solitario.
un animale solitario non sposa un barese dotato di una grande famiglia, non fa tre figli e non considera il piacere più grande averli tutti intorno, vocianti e molesti, non condivide la sua vita su un blog per dieci anni interi e, se va avanti così, pure di più, non adora cucinare per decine di commensali, non prova terribile nostalgia per un open space con venti persone stipate dentro, non pensa the more the merrier.
eppure, nonostante sia profondamente convinta che è solo l’interazione con il prossimo che dà un senso alle persone e al loro andare, ci sono attività che preferisce fare da sola, come lo shopping, o che non concepisce di fare in compagnia come studiare, leggere o scrivere. quest’ultima in particolare è sempre stata per lei una pratica intima, un rito da consumare con se stessi, una terapia da assumere rigorosamente da sola. forse è proprio per questo che ha sempre guardato con diffidenza mister i, impegnato in una comunione di amorosi sensi scritti con l’economista marxista giapponese hiroshi, definito “il mio coautore” ma nella realtà, quasi certamente il suo fidanzato segreto. e si è sempre stupita al cospetto di libri vergati a quattro, a sei o addirittura a otto mani.
qualche tempo fa tuttavia si ritrovò a fantasticare con una collega e amica di progetti, esperimenti, azzardi e a concordare sulla possibilità, che era anche desiderio e curiosità, di unire le forze e fare qualcosa insieme.
“ma io ho tre figli”
“e io no”
“ma ho sempre un gran sonno”
“pure io”
“ma non ho mai scritto nulla insieme a qualcuno. e se non riusciamo?”
“pazienza”
“e se ci stiamo antipatiche?”
“boh”
“e se…”
“se non proviamo non lo sapremo mai”
“quando?”
“quest’estate”
“però io sarò nella città di A, in massachusetts”
“vorrà dire che ci verrò pure io”
“sei sicura? è un posto strano, fricchettone, con più scoiattoli che uomini, pieno di boschi e gente bizzarra”
“mi pare il posto giusto per fare un esperimento”.
così adesso, ogni mattina, verso le 9, loro due si trovano a un tavolino rotondo che affaccia su una finestra da cui transitano chipmonks e ghiandaie.
e scrivono, insieme, sullo stesso documento. si confrontano, si correggono, si prendono in giro, si completano, ridono moltissimo. un pezzo al giorno, dalle 9 alle 14,30, di un progetto che ancora sta soltanto per aria, nella loro testa, nei loro file condivisi. al momento fantasticano moltissimo ma non hanno alcuna certezza che si realizzi. eppure per elastigirl, nell’ultimo periodo, poche cose sono state istruttive, divertenti, costruttive e sensate come questo lavoro a quattro mani che viaggia dentro un sogno e gode di rara libertà e del buffo e sconosciuto incastro di due voci.

21 thoughts on “in due

  1. La curiosità che ti accompagna da sempre è la molla che ti spinge e che mi “costringe” a venire a controllare se c’è una nuova puntata della tua vita ogni giorno, sarà un successo anche questa nuova avventura, in qualsiasi cosa si trasformerà….

  2. Secondo me,li’ con te,nella citta’ di A, c’e’ Cinzia Poli e insieme stata realizzando qualcosa per bambini…
    Lei disegna e tu scrivi….

    1. La cara dottoressa Irene purtroppo ci lasciati. L’ho appena letto sul sito di Vanity Fair, dove teneva un blog molto seguito ed apprezzato.
      Elasti mi dispiace di arrivare qui con questa brutta notizia ma so che vi conoscevate, che avete collaborato in diverse occasioni e la dott. nel suo blog ha sempre usato parole entusiaste per descriverti. Mi sembrava doveroso ricordarla anche qui e darle un ultimo affettuoso abbraccio anche dal tuo blog.

    2. ma no, non devi scusarti! non potevi saperlo. mi fa piacere che tu abbia potuto pensare che facessimo qualcosa insieme perché io con irene sarei andata anche in capo al mondo.

  3. son contenta: cosi’ impari!
    impari cosa prova misterI a lavorare con Hiroshi
    perche’ anche io penso che la fisica si consumi da sola fra le 4 pareti di una stanza possibilmente stretta e sicuramente isolata e silenziosa
    ma poche cose sono belle come fare fisica in due con la tua anima gemella lavorativa, quello li che ti capisce al volo prima che tu finisca la frase, che ti spiega le cose come le vuoi sentire tu e quindi anche tu lo capisci al volo, che si impunta nelle stesse paranoie iperrigorose in cui ti impunti tu e che ti lascia dire che gli elettroni sono rossi, i protoni blu, il campo elettrico giallo e quello magnetico verde o blu, dipende… trovandolo perfettamente logico e consequenziale
    e da questa celeste corrispondenza d’amorosi sensi scaturiscono il diritto di prendersi in giro o insultarsi in maniera tanto bonaria quanto colorita ed un affetto ed una complicita’ profonde, che portano ad aiutare e capire l’altro anche al di fuori della sfera lavorativa
    secondo me 3 sono le relazioni significative nella vita:
    -l’amore
    -l’amicizia
    -la fratellanza lavorativa

  4. L’unica cosa che riesco a fare a 4 mani è una presentazione in power point. Ma solo perché non mi piace usarlo e allora sfrutto le altre due mani. Per tutto il resto preferisco fare da sola, soprattutto cavarmela perché il più delle volte, quando gli altri hanno cercato di aiutarmi, hanno solo fatto danno.

  5. Cara Elasti io faccio quasi il mestiere di tuo marito e NON sono un animale sociale proprio per niente 🙂 eppure ti devo dire che trovare qualcuno con cui ci si trova bene a scrivere, qualcuno che sai va avanti a lavorare quando tu non ce la fai più, qualcuno sulla cui qualità del lavoro non hai nessunissimo dubbio è una ricchezza tale da farti chiudere il documento word pensando a quanto cavolo sei fortunata. A me succede da anni, ho due o tre colleghi a cui affiderei (e ho affidato) pezzi della mia carriera e mi trovo proprio a pensare che cavarsela da soli dà una gran soddisfazione ma sapere di potersi fidare di qualcuno è un’esperienza assolutamente da provare.

  6. sarà un caso ma…io che da anni sono abituata a lavorare da sola (pronto soccorso, ambulatori) oggi sono andata a fare un colloquio per un lavoro d’equipe. e mi hanno chiesto cosa ne pensassi. stimolante. direi…

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