Nonsolomamma

àncore

c’è un tizio con lo sguardo e i capelli pazzi che si è dimenticato i verbi e i modi e i tempi. e ha scordato che ogni numero moltiplicato per zero fa sempre zero. ed è distratto e un po’ sciattone e per questo devi sgridarlo, almeno un po’, perché la disciplina è necessaria e l’intuito non basta. ora ti guarda con quegli occhi tondi e stralunati da civetta e si capisce che non sa se fregarsene o piangere. così gli domandi “io avrei potuto” e lui risponde “voce del verbo potere, modo condizionale, tempo passato” e allora c’è ancora speranza nel futuro e lui lo sa e ride.
l’altro fa la cacca. e poi urla “ho finitoooooo” e tu glielo dici che non interessa a nessuno ma sotto sotto lo sai che quando smetterà di informare il mondo che ha finito, a te dispiacerà.
c’è anche quello che cresce cresce cresce, ogni mese, ogni settimana, ogni giorno e ogni minuto. ed è scemissimo e acutissimo, minuscolo e immenso e non deve essere facile essere un sublime pastrocchio di contraddizioni a piede libero.
e poi c’è il loro papà che dice che avrebbe preferito leggere the last communard, la sorprendente vita di un rivoluzionario, e invece gli è toccato il libro di sua moglie. e che noia perché mica è il suo genere quella roba lì.
e poi c’è karen, la ragazza alla pari marxista di new york, con i suoi tantissimi capelli, che gioca a pallone in corridoio e ride ed esce con giovani svedesi (e qualcuno le dice “se vuoi invitarle a casa puoi, eh?”) e si gode l’avventura milanese con la scapigliata saggezza dei suoi vent’anni.

ci sono periodi caotici, confusi e frenetici. i cui ti senti vulnerabile, in cui hai mal di pancia, in cui vai qui e lì senza fermarti mai, in cui indossi panni che non sono sempre tuoi.
e rischi di perderti.
ma per fortuna ci sono loro, le àncore che ti tengono ben ferma e salda, agganciata all’unica vera misura della tua vita.

26 thoughts on “àncore

  1. Certo, ci sono le licenze da scrittore però…. davvero, non si può iniziare con una “e” dopo un punto. No. Non si può. Confondono, danno un senso sbagliato, tolgono il ritmo. Insomma, proprio no.

    1. La e dopo un punto da un ritmo bellissimo, invece. Un discorso che continua, una continuità di pensiero con chi ti legge (ascolta). Bellissima la e dopo il punto 🙂

      1. Giustamente, perché un bambino deve imparare che è una congiunzione copulativa, che unisce. Poi, crescendo, sviluppato un proprio stile, allora la si potrà usare più liberamente (io la metto anche spesso dopo la virgola! Ovviamente se cambia un po’ l’argomento, ecc), però con cognizione di causa, e proprio perché da piccolo hai imparato che è copulativa. Secondo me 🙂

      2. Anche io la uso spesso, la trovo così musicale. Purtroppo, certi clienti un po’ rigidi mi chiedono di correggerla (faccio la copywriter) e non c’è verso di fargli cambiare idea. Un vero peccato.

    2. “E s’aprono i fiori notturni,
      nell’ora che penso a’ miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari”

      (incipit di Il gelsomino notturno di Pascoli, uno che di lingua italiana s’intendeva)

  2. Senza essere la Crusca, avevo percepito il ritmo del racconto proprio con quell’e iniziale tra l’altro, perché’ prima ci sono i familiari. E poi Karen, nuova e antica. Anche per me questo periodo dell’anno e’ caotico e aspetto che tutti ritrovino il ritmo del l’abitudine e mi crogiolo nei piccoli segnali che me lo fanno riconoscere….

  3. Adoro l’ uso delle congiunzioni dopo il punto fermo, a patto che siano usate come in questo caso per dare continuità al pensiero. Quello che non apprezzo è l’uso delle minuscole dopo il punto. Ma ad Elasti si può pur perdonare qualcosa…buon inizio d’anno a tutti, anche a chi è bloccato a casa dai primi virus del nido!

  4. Elasti mi permetto di correggerti un refuso: alla fine, quando scrivi “in cui mi sento vulnerabile” manca la “n” di “in” 😉

  5. Domenica ho chiesto una dedica sul libro e ironizzato su mio marito anche lui un po’ economista barese. Beh, non è economista e neppure barese ma molto marxista sì! Non mi sembrava il caso di specificarlo visto che qui ormai siamo immersi nella inconsueta realtà dei 5stelle e la prudenza non è mai troppa!
    Un caro saluto, A. ( e anche P. )

  6. anno bisesto
    anno nefasto
    piuttosto difficile per la mia famiglia
    ma i punti fermi, che mi restituiscono la serenità v
    sono sempre loro
    i tre “grandi uomini”
    di 17, 20 e 53 anni
    abbraccio forte loro e te, Elasti

  7. Che bello sentire ‘avrei potuto’!Evoca un rimpianto…che è come vento sottile.E si insinua.Evoca una sconsiderata decisione evitata… che e’ come vento sottile e ci consola.Ce ne vuole di fiato per dire:avrei potuto.Provare per credere,a voce medio-alta.Ne occorre dippiu’ per dire:’avremmo potuto’.Ciascuno aggiunga un verbo…avremmo potuto rivederci,avremmo potuto chiamarci…avremmo potuto farci male e non c’è lo siamo fatto.

  8. “ho finitooooo” pensavo fosse solo mio figlio di sette anni a dirlo anzi urlarlo a squarciagola…che sollievo sapere che non siamo soli 😉

  9. Anche il mio numero 3, coetaneo del tuo, urla semre che ha “finitoooooooo!” 🙂 sempre tante cose in comune che mi fanno sentire come se fossimo amiche

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