Nonsolomamma

fou rire

domenica sera a cena lo hobbit piccolo, detto sneddu, davanti al suo piatto fumante di fusilli al sugo, a cui aveva aggiunto una quantità di parmigiano corrispondente a sette volte il fabbisogno quotidiano di calcio di un maschio adulto, ha dichiarato: “io non ho fame”, abbandonandosi, con fare rassegnato e sfinito, sullo schienale della sedia.
senza nemmeno lasciargli finire la frase, i due famelici fratelli gli hanno immediatamente sottratto la pasta da sotto il naso per spartirsela con bestiale ingordigia.
dopo qualche minuto senza proferir parola, sneddu è scoppiato improvvisamente e senza alcun preambolo in singhiozzi.
“ehi, sneddu! cosa ti succede?”
singhiozzi convulsi.
“ti fa male da qualche parte?”
singhiozzi disperati.
“amore, spiegami. se non mi parli non posso aiutarti”
singhiozzi e volto paonazzo.
“vieni, andiamo di là noi due da soli”.
e mentre mister i, i due hobbit maggiori e mary poppins, la ragazza alla pari, proseguivano la cena, uno sneddu piangente e una elastigirl turbata sono andati in camera da letto e si sono sdraiati sul lettone.
dopo qualche minuto di lacrimosa reticenza, lui ha rivelato di avere “male dappertutto”.
“dappertutto dove?”
“dappertutto”
“gli occhi ti fanno male?”
“no, quelli no. gli occhi e la bocca no”
“la testa?”
“no. la testa no”
“le orecchie?”
“no”
“e allora dove ti fa male?”

“sneddu, su, non ricominciare a piangere. non serve. devo capire dove hai male per fartelo passare”
“mi fanno male tutte le gambe e tutte le braccia”
“riesci a muoverle bene?”
“sì”
“la pancia e la schiena ti fanno male?”
“non molto”
“il petto?”
“no, mi fanno male tutte le gambe e tutte le braccia. dentro. e sono preoccupato”
“perché sei preoccupato?”
“perché probabilmente mi faranno male anche domani mattina ma tu non ci sarai, il papà non ci sarà e mary poppins non mi crederà e mi farà andare a scuola lo stesso”
“ma tu lo sai che domani mattina potrai chiamarmi e io, se tu starai troppo male per andare a scuola, parlerò con mary poppins e verrò subito da te”
“ma come faccio a chiamarti!?”
“con il telefono. ti lascio scritto il mio numero. altrimenti parlo con lo hobbit di mezzo e gli dico di telefonarmi se tu glielo chiedi. va bene?”
“okay. e a nuoto devo andare domani se non vado a scuola?”
“no. se starai male e salterai la scuola, non andrai nemmeno in piscina. possiamo tornare a tavola con gli altri adesso?”
“sì”.
un paio di ore dopo, quando tutti erano già a letto, sneddu si è presentato in camera di elastigirl e mister i, trasfigurato dall’angoscia.
“ehi! vieni qui. cosa succede? cos’è quell’aria sconvolta?”
“sono preoccupato per domani mattina”
“ti ho già spiegato che per domattina abbiamo un piano infallibile. e ti assicuro che se starai male io arriverò subitissimo appena avrò finito di lavorare”
“ma il papà quando parte?”
“io parto domani mattina prestissimo. esco insieme alla mamma alle quattro e mezza, quando voi starete dormendo”
“e quando torni?”
“questa settimana tornerò mercoledì notte”
“quanti giorni sono?”
“tre. passeranno molto velocemente. te lo prometto”
sneddu ha ricominciato a singhiozzare.
“e la settimana prossima quando riparti di nuovo?”
“la settimana dopo non partirò”
“veramente?”
“già. e nemmeno quella dopo e quella dopo ancora”
sneddu ha tirato su con il naso e ha inghiottito le lacrime.
“perché?”
“perché c’è una cosa che si chiama spring break a londra. e per quattro settimane non devo insegnare e posso lavorare da casa”
“quanti giorni sono quattro settimane?”
“ventotto”
“sono tanti?”
“tantissimi”.
e sneddu che piangeva ha cominciato a ridere, di una risata pazza e felice. rideva con gli occhi, con la bocca, con la gola. ma anche con il petto e la pancia e persino con le gambe e le braccia che chissà se facevano veramente male. e rideva, rideva senza riuscire a fermarsi.
si è addormentato ridendo, lì, al centro del lettone, una mano sulla faccia del suo papà e l’altra sulla testa della sua mamma.
oggi che è lunedì è andato a scuola. e anche in piscina. non era contentissimo e una telefonata lamentosa stamane a elastigirl l’ha fatta comunque. però poi è andato. pare che il dolore dappertutto sia un po’ diminuito.

15 thoughts on “fou rire

  1. Mi ricorda il mio Marco (6.5 anni – 1a elementare).

    Quest’estate quando ha avuto un pochino di crisi per lo stare al mare dai nonni senza di me (non era peraltro la prima volta – ma forse essendo più grande ne era più consapevole) l’ho confortato facendogli imparare a memoria il mio numero di cell. Così era libero di chiamarmi dal fisso di casa dei nonni anche senza intermediario 🙂

    (Comunque sarà lo stress primaverile… stamattina quando l’ho lasciato a scuola è scoppiato a piangere dicendo “sono stanco, sono stanco”… sono cuccioli loro 😊 )

  2. Caro, caro, caro sneddu…e quanto sei brava tu con le crisi dei tuoi ragazzi….i miei oramai sono grandi, vorrei avere avuto la tua sensibilità e pazienza…..che bella famiglia che siete! Bravi!!!!!!

  3. Che cucciolo!! Quando sono così sono tenerissimi! Mi ricorda mio fratello da piccolo, quando Papà partiva (ed era per mesi… o anni) e lui aveva delle manifestazioni talvolta molto più drammatiche. E semplicemente era perché gli mancava il Papà. Non sanno esprimere i loro sentimenti eppure è chiarissimo.

  4. Ci sono tante università anche a Milano (si lo so …) che secondo me non farebbero male alle braccia e alle gambe del piccolo……

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