Nonsolomamma

la signora

si materializza dal nulla, dritta e minuta. fa caldo ma lei porta stivaletti invernali, una spessa calzamaglia, una gonna di lana e una giacca pesante, imbottita. non conosce nessuno e nessuno la conosce ma lei, silenziosa e seria, non se ne cura, lo sguardo dritto davanti a sé. si serve: due pezzi di focaccia al pomodoro, tre di focaccia bianca, un paio di salatini, moltissime fette di salame, alcuni piccoli panini imbottiti, fino a quando non entra più niente nel piatto di plastica che tiene stretto con una mano. mangia in piedi, senza allontanarsi dal tavolo. si scosta appena, senza mai perdere la prima linea, quando qualcuno allunga il braccio per prendere del cibo. con la voracità degli ingordi o degli affamati, divora tutto in un baleno. e poi, guardando inquieta il piatto vuoto, ricomincia a riempirlo: due pezzi di focaccia al pomodoro, tre di focaccia bianca, un paio di salatini…
“tu la conosci?” “no, io no, pensavo la conoscessi tu” “sarà una nonna?” “non credo…” “si sentirà male a mangiare tutta quella roba…” “chi l’ha invitata?” “nessuno… prima si è avvicinata e mi ha chiesto: posso mangiare?” “e tu cosa le hai risposto?” “le ho risposto che era una festa privata, di bambini, però se voleva… sì, poteva prendere qualcosa” “in ogni festa che si rispetti c’è un imbucato” “l’importante è che non si senta male”.
a un certo punto, con gli avanzi rimasti sul tavolo, ha riempito di nuovo il piatto e lo ha coperto con un altro perché il cibo restasse protetto.
e lieve, nonostante quella pantagruelica abbuffata, se ne è andata, senza salutare nessuno, con passo rapido.
“meno male che non sa che tra un po’ arriva la pizza altrimenti torna…” “veramente lo sa” “come fa a saperlo?” “gliel’ho detto io…” “ma… no, va be’, hai fatto bene”.
si è ripresentata, con la noncuranza dei viveur e i capelli bianchi arruffati di chi ha priorità più impellenti di una piega, nel momento esatto in cui la pizza è atterrata sulla tovaglia.
i bambini si sono messi in fila per avere la loro fetta. qualcuno non ha voluto farla aspettare e gliene ha date due che ha mangiato subito, in piedi, dondolandosi da un piede all’altro. poi, quando la ressa, satolla, si è dispersa, lei ha alzato il cartone per controllare cosa ci fosse sotto, ha visto che erano rimasti due bei triangoli intonsi e ancora tiepidi, li ha infilati tra due piatti e se ne è andata. forse a nutrire qualcun altro, forse a riempire il frigorifero di scorte ché del doman non v’è certezza.
un paio di ore dopo, quando è stato il turno dei dolci, lei, richiamata da quell’istinto insolito e necessario che è la sopravvivenza o forse semplicemente dalla golosità, è ricomparsa, accorsa in tutta fretta da quel luogo ignoto e prossimo in cui abita.
“tenga, prenda questa torta al cioccolato nella scatola. non è stata ancora aperta” “posso?” “certo” “e i bambini?” “i bambini mangeranno altri dolci, di certo non rimarranno senza” “bene. grazie. allora io vado”.
ed è andata via sul serio, per non tornare più.
sabato sera la classe dello hobbit di mezzo, ha festeggiato la fine della quinta elementare in un bel posto, preso in affitto, con un cortile dove cenare e giocare e una grande sala all’interno dove esibirsi in una strabiliante recita autoprodotta, ballare musica tamarra e stare insieme. erano stati invitati anche i fratelli, i genitori e le maestre.
la signora invece no, non era stata invitata. ma era lì, diritta e fragile, con la sua dignità composta, il suo sguardo perso nel vuoto, i suoi gesti precisi e necessari, la sua fame avida, urgente, ingiusta.

13 thoughts on “la signora

  1. Sono tante le persone alle quali questa congiuntura economica toglie la dignità.E’ una vergogna!Dovremmo avere un welfare diverso!Ma soprattutto teste diverse al comando. E ricordiamoci noi genitori che abbiamo due grandi responsabilità nei confronti dei nostri figli: lottare per cambiare le cose al fine di consegnar loro un mondo almeno un pò meno peggiore, ed educarli a non essere come chi è già passato raziando tutto e lasciandoci un’Italia in questo stato. Perchè possono imbottirci la testa e le orecchie di talent, tecnologia a basso costo e questioni politiche di lana caprina, ma la realtà è che tutto questo serve solo a distrarci dalla grave crisi in cui è caduto il nostro Paese.

    1. Perdonami non voglio essere polemica ma pur condividendo il tuo pensiero mi sento di dire che non sempre queste situazioni hanno un’origine economica. Una signora del mio quartiere, assolutamente benestante, si comportava allo stesso modo perché la sua mente si stava perdendo. Non aveva parenti e ha sempre rifiutato, prima pacatamente poi in modo sempre più iroso, qualunque tipo di aiuto, privato e pubblico. Si sono spesi tutti, dai vicini di casa al parroco, dai servizi sociali ai negozianti che la conoscevano da una vita, ma non è servito. Questo per dire che in certi casi, purtroppo, è molto difficile sapere cosa si celi davvero dietro quello che si vede.

      1. Hai perfettamente ragione! Gli spaccati della realtà sono tanti! Io nel racconto ho visto il più frequente. Ma di storie da raccontare ne esistono molte.

      2. Concordo. Sono sicura che dietro questo comportamento c’è una motivazione che nulla ha a che fare con la crisi economica. Il deterioramento neurologico, causato dall’età ha dei risvolti inaspettati. Ciò non toglie che l’evento in sè non debba destare preoccupazione e solidarietà.

  2. Fabio raccoglie i vassoi -pasto completo e buono- non utilizzati e li porta ‘dove sa lui’ .E’ un segreto di stato o come dice lui: ‘segreto professionale’.Gianluca non prenota il suo vassoio perché recupera e mangia con allegria e piglio di pacifista convinto, i ‘resti’ ottimi e abbondanti dei vassoi dei colleghi che con disciplina teutonica dividono con cura il cibo che non intendono consumare.Laura raccoglie la frutta che non fa parte dei vassoi e quando sono mele fa la torta e la da’ a Fabio che la porta ‘dove sa lui’.Isabella raccoglie ossessivamente le bustine di sale,pepe e olio che avanzano e che sfuggono persino a Fabio: è preoccupata e mi ricorda spesso,ogni volta con qualche dettaglio in più,la ‘storia’ del Sale,del Pepe e dell’Olio piu di tutto perché:’IL Mediterraneo e’ l’ellissi dell’Ulivo”.

  3. a noi capitava sempre un imbucato alle feste, che si svolgevano sempre al parco o al patronato…erano sempre i benvenuti e anzi se c’erano li invitavamo noi a prendere una fetta di dolce…è capitato qualche volta che ringraziassero, altre volte che una volta mangiato se ne andassero via senza proferire parola…il mondo è bello perchè è vario, mi chiedo che esempio potranno dare ai figli…

    1. Fame, solitudine e vecchiaia… un mix terribile. Grazie per averlo raccontato così bene. Leggendo pensavo che avrebbe potuto essere solo un esercizio di bella scrittura, ma la realtà è anche questa. Purtroppo.

  4. a Roma è un fenomeno tristemente diffuso. alle conferenze stampa con buffet ci sono gli habituè che chiamiamo “club della pizzetta”…

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