Nonsolomamma

mamma non posso parlare

mercoledì mattina, ore 9, dopo avere accompagnato gli hobbit piccolo e medio al campo estivo naturalista. in macchina.
“che dici, mister i? dello hobbit grande ancora nessuna notizia, sono passati quasi tre giorni ormai. va bene che al campo great books si starà divertendo come un pazzo ma i patti perché rimanesse lì a dormire erano che mandasse un whatsapp al giorno. mi dà fastidio che non rispetti i patti. mi fa venire i nervi. anzi mi fa andare proprio fuori dai gangheri”
“…”
“perché la sua risposta è sempre: ‘sì mamma, tranquilla. certo mamma. ovvio mamma. un messaggio al giorno? ma di sicuro! ti mando anche qualche foto!’ e poi? poi se ne frega! poi dice: ‘ah scusate ma proprio non ho potuto. sì avete ragione, perfettamente ragione. ho sbagliato. non lo farò più’ e l’indomani fa peggio. ci prende per idioti e noi ci caschiamo come polli. basta che sia gentile, che si scusi e zac! due polli”
“…”
“che dici? è il caso di passare dal campo estivo e lasciargli un messaggio? giusto che sappia che sta sgarrando e siamo arrabbiati. secondo te è il caso di andare?”
“sì”.

così elastigirl e mister i sono andati al città di A college, dove ha sede il campo, e hanno bussato alla porta della segreteria.
“lascia parlare me”, ha detto mister i.
“buongiorno! siamo la mamma e il papà dello hobbit grande”
“ah! wow! lo hobbit grande! piacere, sono la camp director”
“ma certo, lo hobbit grande! io sono la welfare officer, altrimenti detta funzionaria del benessere”
“ho presente lo hobbit grande, naturalmente! sono ricky, l’assistente”
“molto piacere tutti quanti, avrei un messaggio per mio figlio. posso dire a voi?”
“certamente!”
“con piacere”
“siamo qui per questo!”
“ecco. allora ditegli così: o si fa vivo con la sua famiglia mandando almeno un messaggio whatsapp al giorno – e ho detto un messaggio non un saggio, una poesia in endecasillabi, un memoir – oppure suo padre torna e lo decapita sul prato qui fuori. e poi lascia lì la testa. anche se probabilmente lui preferirebbe che lasciassi qui il corpo e riportassi a casa la testa”
“ah ah!”
“tutto chiaro! riferiremo il messaggio allo hobbit”
“in qualità di welfare officer chiederei tuttavia che l’operazione avvenisse senza spargimento di sangue”
“sarà mia cura evitarlo, non dubiti”
“ottimo”
“grazie di averci rallegrato la giornata”
“abbiamo ragione di pensare che oggi lo hobbit si farà vivo”
“lo spero. soprattutto per lui. arrivederci. e grazie molte”

nuovamente in macchina:
“scusa, mister i”
“eh?”
“ma secondo te come fanno a ricordarsi così bene dello hobbit grande? hanno 150 studenti…”
“non lo so e preferisco non saperlo”.

ore 1215
whatsapp
da hobbit grande a elasti:
– mamma sto bene
– sono connesso ma per poco

da elasti a hobbit grande:
– tesoro! ti diverti?
– perché non scrivi mai???
– avevi promesso di mandare whatsapp tutti i giorni e scompari, sciagurato!
– com’è il tuo compagno di stanza?
– vorremmo che rientrassi a casa sabato mattina così passiamo il fine settimana tutti insieme
– ma porca miseria scrivi ogni tanto!
– fatte cose belle???
– eddài!

da hobbit grande a elasti:
– mamma non posso parlare

da elasti a hobbit grande:
– maledetto!

da hobbit grande a elasti:
– sto per prendere una lezione. ti scrivo appena ho wi-fi

da elasti a hobbit grande:
– ‘prendere una lezione’??? che lingua è?
– ti voglio bene ma ti detesto.

poi silenzio.

43 thoughts on “mamma non posso parlare

  1. Ma scusa !
    Ti manda il primo misero messaggio dopo un sacco di giorni di silenzio, e tu, cosa fai?
    Gli rispondi subito con messaggi stracolmi di affetto !
    Almeno per qualche minuto dovevi fare la sostenuta !! 🙂

  2. Io mi sto chiedendo quanto ci sia di romanzato nel discorso di Mister I, esilarante e persuasivo! L’hobbit grande al campus dev’essere davvero adorabile, li ha già conquistati tutti… starà facendo una strage di cuori, ecco perché è così impegnato! Speriamo però che “prenda” anche una doccia 😉

  3. Al “lascia parlare me” già sapevo che sarebbe stato esilarante.
    La potenza comunicativa di Mr I è da manuale !!!
    Sappi e, cortesemente, riferisci che, con il suo consenso, alla prima occasione farò mio il suo messaggio .

  4. Sarò severa, ma se non rispetta il patto si torna a casa. Prima di subito. È una semplice regola. Deve capire che le promesse si mantengono. Tenete il punto altrimenti non ha senso. Io lo avrei portato a casa seduta stante, una lavata di capo e in punizione fino a domenica. Lo avrei rimandato il lunedì dopo alle stesse condizioni. È un’età particolare. Non deve passare il messaggio che possono fare tutto ciò che vogliono. Almeno non vezzeggiarlo, ma fagli capire quanto ci sei rimasta male.

  5. A settembre sarà al liceo, è in un campus protetto e controllato, se succedesse qualcosa sareste avvertiti. L’obbligo di comunicare mi pare eccessivo, se avesse qualcosa da dire lo farebbe, se non gli viene, la promessa estorta non è positiva. Quanto a mettere in “castigo” un adolescente perché non scrive a casa … mah, qualche perplessità mi sorge. Lo dico da mamma doppia di due distratti che segnalano solo fatti nefasti o così belli da dover essere condivisi; la loro vita regolare mai. Lasciatelo provare ad andare da solo, perlomeno l’impressione è di troppa, davvero troppa ansia (vostra).

  6. Secondo me non è questione di ansia, non credo che il problema sia la sua incolumità, perché è ovvio che sta bene e questo volendo essere precisi e’ anche un sollievo. È l’idea che non si voglia partecipare neanche un minimo la propria giornata con noi che dispiace, la paura che sia così facile rimuoverci, quando invece per noi non sarà mai così…. e che ci vuole a blandirci con un messaggino e a tornare alle proprie cose? Siamo così dimenticabili?

  7. La condivisione penso sia fondamentale in una famiglia. Forse dipende dal fatto che ho due figlie adolescenti che mi raccontano di tutto senza che venga loro chiesto. Ma wuesto scomparire mi farebbe arrabbiare parecchio e non la passerebbe liscia. Forse dipende dal fatto che sono maschi, non so. Ma penso che l’educazione sentimentale, se così vogliamo definirla, sia altrettanto importante di quella scolastica. Un messaggio al giorno è il minimo sindacale. Ma mi pare poco anche quello. E lo dico da figlia che chiama ancora sua mamma anziana almeno una volta al giorno con piacere per raccontarle di tutto…

    1. Brava Valeria, condivo in pieno. Bella l’espressione “educazione sentimentale”, che non vuole dire essere apprensivi, è insegnare un pò di gentilezza, di condivisione, riconoscenza. Io credo che Elasti, come tutte noi mamme, sia appagata e felice sapendo che sta facendo fare al figlio un’esperienza entusiasmante e formativa, che non tutti hanno la possibilità di fare, Ed e’ cosciente del valore. Avere ogni tanto le briciole di questo entusiasmo adolescenziale ti ripaga di tanti sacrifici (tipo alzarsi ogni giorno alle quattro di mattina). La gioia dei figli è la nostra gioia, anzi, almeno per me, è maggiore della nostra.
      Ps: anche io chiamo la mia mamma anziana e sola tutte le sere, condividiamo la giornata, e le faccio un pò di compagnia, e, anche se lei non lo dice, so che aspetta tutto il giorno la mia telefonata..

  8. Elasti, sciogli le briglie! Molla la presa!
    😉
    Rigorosi sulle ore di rientro alla sera e su eventuali messaggi di ritardo quando sono fuori da soli, ma quando sono via tra pari, custoditi da adulti, lasciamo le briglie e che si godano al pieno la situazione tagliando (in primis noi) il cordone ombelicale e la dipendenza dai mezzi di comunicazione.
    Con affetto, una mamma di tre adolescenti maschi che si ricorda come momenti meravigliosi quando da ragazzina, pur volendo un gran bene ai suoi genitori, ai campi scout non sentiva nessuno per due settimane e si immergeva totalmente sperimentando una comunità diversa dalla famiglia.

    1. Sono perfettamente d’accordo. Capisco e condivido il discorso sull’educazione sentimentale, ma non penso che costringere un ragazzo a “comunicare” possa risultare educativo! La comunicazione dev’essere spontanea; infatti voi dite che telefonate alle vostre mamme per il puro piacere di raccontare (che bella cosa!), non perché lo sentite come un obbligo.
      Anche qui, si parla in linea generale, non mi riferisco esplicitamente al caso dello hobbit che è ancora molto giovane

  9. boh io quando andavo in gita non telefonavo mai…e vedevo le mie amiche che si precipitavano a raccontare tutto alla mamma…ma perchè?
    state sereni, non è che sia necessario sentirsi solo perchè c’è il cellulare, è necessario sentirsi se ci sono problemi
    e anche le promesse senza senso strappate con il ricatto (ti mando solo se…) non sono comunque educative.
    c’è motivo vero e ragionato di avere un messaggio al giorno? no
    è giusto far dipendere un permesso importante ad un motivo illogico? no
    è giusto far ricadere la propria ansia sui figli? no
    è giusto che sia il messaggio del figlio il mezzo per contenere l’ansia del genitore? no
    le regole si rispettano, ma devono essere regole giuste e logiche.
    altrimenti perdono valore
    GG

    1. “…è necessario sentirsi solo se ci sono problemi…” lo trovo di una tristezza infinita. È necessario sentirsi perchè è normale (o dovrebbe esserlo) averne voglia. Ci si sente perchè ci si vuole bene. Ci si sente perché ci si tiene e perchè, anche se non ti va, dovrebbe farti piacere sapere che tua madre sarebbe felice di sentirti. Sono accortezze che vanno insegnate fin da adolescenti. Soprattutto ai maschi. Visti i tempi…

      1. ussignur ma si parla di pochi giorni…
        ma sarà bene pensare che un ragazzino in un campo assieme a coetanei che si divertono come pazzi pensi a telefonare alla mamma sennò le dà dispiacere?
        bisogna sempre instillare nei figli dei sensi di colpa perchè si divertono e non pensano alla mammina preoccupata?
        ma veramente vogliamo figli stile “ma mi ami? e quanto mi ami? e mi pensi? ma quanto mi pensi?”
        io mi preoccuperei di più se mio figlio mi chiamasse dicendomi che sente la mia mancanza…
        ma volete lasciarli andare sti figli?
        GG

      2. Secondo me è giusto tagliare il cordone così come è bello avere un cenno da chi sta vivendo un’esperienza nuova. Ognuno ha i propri tempi e modi di agire ma soprattutto conosce i propri polli e l’hobbit grande mi sembra piuttosto indipendente. Dal mio punto di vista la questione è sul patto, che poteva anche essere “dormi al campus se mangi minestrone tutte le sere”, magari pure rinegoziato in un secondo momento “madre il minestrone mi fa vomitare, facciamo una sera sì è una no?”. È la promessa accettata senza battere ciglio e poi non mantenuta che fa girare i cosiddetti.

      3. Andiamo ragazze, siete fuori strada. Valeria non sta parlando di “madri apprensive”, nè di cordoni ombelicali da tagliare, altrimenti Elasti non ce l’avrebbe mandato al campo neanche in fotografia. Non è una madre apprensiva, sa bene che il figlio è ipercontrollato e responsabile. Ribadisco e condivido in pieno due semplici parole di Valeria si tratta di “educazione affettiva ” che è importantissima nel mondo in cui viviamo..

  10. Forse sarò fuori tema ma sogno di poter partecipare alla veneranda eta’ di quasi 40 anni ad un campus così… Elasti ne organizziamo uno? Eh?😉

  11. A me sembra che un messaggio inviato non sia una pretesa così vessatoria.
    In questo caso condivido il parere di chi dice che l’attenzione è da mettere sul patto e sulla responsabiIità (in questo caso minima) che l’averlo accettato richiede.
    Per il resto io non credo molto all’educazione sentimentale impartita con questi mezzi -e non credo che l’intento di Elasti fosse questo- così come non trovo corretto chi dice che un sms sia una prosecuzione del cordone ombelicale. Ok l’educazione, ok l’indipendenza ma con equilibrio…

  12. Io sono dell’idea che a quattordici anni come ha l’hobbit grande l’indipendenza non possa ancora essere cosi’ completa come un adulto…..e non e’ assolutamente bello che a lui non venga MAI in mente di chiamare casa….ha mamma, papa’ e due fratelli, possibile che non se lo ricordi piu’ solo perché si sta divertendo?? I figli dovrebbero avere anche dei doveri nei confronti dei genitori, grati di tutto quello che gli offrono….se no’ cosa facciamo, a quattordici anni viene a casa solo a cercare soldi per continuare a divertirsi ?? e a 18 anni cosa fara’?? passera’ di casa ogni tanto per farsi lavare la biancheria ??? Il rispetto verso i genitori secondo me deve esistere ad ogni eta’ e ricordarsi che la tua famiglia esiste e’ una forma di rispetto nei loro confronti…..e lo dico come mamma di un quattordicenne …..

    1. Anche io la penso come te.
      Far si e’ che gli altri non si preoccupino per te e farli stare tranquilli e’ una forma di rispetto…. Senza usare termini come ricatto o senso di colpa… E’ rispetto, e come per ogni forma di educazione va’ insegnato.

      1. Esatto.Anche perché non era stato richiesto un resoconto di 800 pagine☺ ma un semplice messaggino😑

  13. Signore, ho come il sospetto che il contenuto del post avesse più che altro a che fare col rispettare i patti. Non col contenuto del patto in sé, che è – al limite – negoziabile in sede di stipulazione del patto steso.
    Se decidiamo, io e te, che per fare avere da me il permesso di fare una cosa XY tu in cambio devi fare la cosa WK, allora tu la cosa WK la devi fare. Punto. E questo indipendentemente dal fatto che essa abbia contenuto la risoluzione della questione palestinese in 3 settimane o esperimenti sulla scissione dell’atomo con la forza dell’energia premestruale (for girls only).
    Naturalmente, se ritieni improbabile riuscire a risolvere la questione palestinese in 3 settimane o scindere l’atomo con la forza dell’energia premestruale, possiamo sempre negoziare in sede di stipulazione del patto. Ma, una volta che ci siamo stretti la mano, i patti sono patti.
    Tutto qui.

    Come scrivevo a Claudia in altra sede, pure io col mio ho fatto ‘sto patto che deve farsi sentire di tanto in tanto.
    Nasce a ottobre.

  14. Signore, ho come il sospetto che il contenuto del post abbia più che altro a che fare col rispettare i patti in generale. Non col contenuto del patto in sé, che è – al limite – negoziabile dai due contraenti in sede di stipulazione del patto stesso.
    Se decidiamo, io e te, che per avere da me il permesso di fare una cosa XY tu in cambio devi fare la cosa WK, allora tu la cosa WK la devi fare. Punto. E questo indipendentemente dal fatto che essa abbia come contenuto la risoluzione della questione palestinese in 3 settimane oppure esperimenti sulla scissione dell’atomo con la forza dell’energia premestruale (for girls only).
    Naturalmente, se ritieni improbabile riuscire a risolvere la questione palestinese in 3 settimane o scindere l’atomo con la forza dell’energia premestruale, possiamo sempre negoziare il contenuto quando decidiamo che il mio permesso a farti fare una cosa è vincolato a un patto. Ma, una volta che ci siamo stretti la mano, i patti sono patti.
    Tutto qui.

    Come scrivevo a Claudia in altra sede, pure io col mio ho fatto ‘sto patto che deve farsi sentire di tanto in tanto.
    Nasce a ottobre.

      1. Pienamente d’accordo, i patti sono patti, e la parola data è sacra, a 14 anni come a 90: caposaldo imprescindibile di una sana educazione, almeno secondo me.

  15. ti ho pensata elasti ieri sera quando dopo 10 giorni di silenzio del 13enne che è in uk sono riuscita a placcarlo telefonicamente per ben 3 minuti
    alla domanda “hai conosciuto ragazzi simpatici” mi ha risposto “sono uno socievole, conosco tutto il campus”
    e poiché si sta divertendo…no ha tempo per parlare 😉

  16. mio figlio- 7 anni e mezzo- quest’anno è partito con WWF per settimana.
    IO:”Mi raccomando, chiamami eh quando hai voglia”
    Dopo 5 gg l’ho chiamato io.
    Non è meravigliosa l’indipendenza? l’essere così liberi da potersi dimenticare, in un contesto protetto, di mamma e papà? La libertà nel legame è una conquista difficile.

  17. Elasti ma lo hobbit grande (così come anche il medio e il piccolo a volte) non si potrebbe risentire, adesso o in futuro, della pubblicazione delle sue opinioni, emozioni, vita sociale, etc… la lista è lunga, sul web? Tu dici giustamente che li proteggi a non pubblicare i lori nomi o foto, ma forse un nome o una foto rivela molto meno materiale “intimo” di quello che ci racconti?

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