Nonsolomamma

in attesa

capita che uno hobbit di mezzo cominci a vomitare la mattina prestissimo. e continui tutto il giorno, a intervalli regolari lamentandosi di uno stato di prostrazione psicofisica ma più psico che fisica.

capita che la degenere madre gli dica “insomma non puoi saltare tutti questi giorni di scuola, devi fare uno sforzo, reagire, tirarti su. eccheccavoli”. capita che lui continui a vomitare, incurante, e che con voce flebile dica che gli manca il degenere padre che chiama da londra e dice “su! basta fare scene! torno giovedì sera, nel frattempo però devi smetterla di fare il lamentoso”.

capita che per un sussulto di coscienza nel tardo pomeriggio, al vomito numero dodici, la suddetta madre scriva un messaggio alla pediatra spiegandole la situazione. e che la scrupolosa e occhiuta pediatra risponda “portalo in pronto soccorso ché bisogna escludere subito l’appendicite”.

capita così che con una certa leggerezza ma non troppa, la madre raccolga a cucchiaiate il figlio di mezzo sofferente e comunichi agli altri due e alla povera ragazza alla pari nuova arrivata or ora dal connecticut che stanno uscendo alla volta di un girone infernale e non ha idee di se e come torneranno, non prima di avere impartito rigidi istruzioni sulla cene (“mangiate un po’ quel che vi pare. ciao”).

capita che al pronto soccorso dell’ospedale dei bambini, affollato come un lazzaretto in tempo di peste, assegnino ai due nuovi arrivati il numero 220, il codice giallo e un bicchierino in cui fare pipì. capita che nel frattempo lo hobbit di mezzo abbia già vomitato altre quattro volte, tra cui una durante il suo trionfale ingresso nella sala degli appestati.

capita che dopo cinque minuti di attesa una graziosa signorina li chiami. e che nella successiva mezz’ora vengano fatti esami del sangue, delle urine, una flebo, un’ecografia. il tutto, nonostante la folla oceanica, i bambini che urlano e l’aura di fine del mondo, con una professionalità, una cortesia e una disponibilità sorridente che non si trova nemmeno in un albergo a cinque stelle anche se in effetti elastigirl non ne frequenta molti.

capita che nel frattempo lo hobbit con flebo sulla sedia a rotelle si senta un eroe, un divo del cinema, lo scienziato tetraplegico steve hawkins, un ragazzino derelitto.

capita che una dottoressa sottile e lieve come una ballerina della scala veda dall’ecografia che “be’ effettivamente qui potrebbe esserci una appendicite” e che pure gli esami lo confermino e allora qualcuno chiama il chirurgo che poi è una signora di poche parole ma fondamentali, con una coda di cavallo e un sorriso lontano.

“bisogna operare subito”, dice.

“subito quando?”

“preferibilmente stasera, il tempo di preparare la sala operatoria e di richiamare i colleghi reperibili”.

e capita che ci sia un elettrocardiogramma e una barella e un ascensore al settimo piano e una stanza condivisa con un dodicenne biondo e la sua mamma bruna e che ci siano due amici meravigliosi che al volo portano pigiami, biancheria, spazzolini e persino del cioccolato per la madre degenere.

e poi lo hobbit di mezzo, sfinito si addormenta. e l’anestesista che viene a prenderlo alle 23 deve svegliarlo a ciabattate. “prego, la mamma ci può accompagnare all’ingresso della sala operatoria”, dice con il suo completino verde e la sua barba e gli occhi che ridono. e lei deglutisce. e si rende conto che è tranquilla perché tutti, ma proprio tutti, sono stati efficienti e attenti e meravigliosi e sa di potersi fidare di questo posto. eppure quando ha fatto ciao con la mano mentre lui, lo hobbit di mezzo, varcava la porta a vetri oltre il quale i normali non entrano, avrebbe voluto piangere un po’. ma lui sorrideva e ha sorriso anche lei.

e ora aspetta.

52 risposte a "in attesa"

  1. Spero finisca prestissimo! Un abbraccio alla mamma ed al cucciolo di mezzo!
    Cavoli, non sapevo affatto che questo potesse essere sintomo di appendicite!!!

  2. Andrà tutto bene, è in buone mani. Pure io la sera della Befana mi sono fatta un giro al Pronto Soccorso di un ospedale di Cagliari, per una grave ritenzione idrica dovuta a un calcolo. Pure io ho scavalcato folle gementi in attesa da sette ore. Pure io sono stata avvolta da calore e professionalità. È la Buona sanità italiana. Dobbiamo esserne fieri e raccontarlo. Un abbraccio a te. Andrà tutto bene.

  3. In un’altra era geologica, io dovetti aspettare quattro giorni, prima che a qualcuno venisse in mente e mi operassero in extremis. Sollevata di sapervi in buone mani.

  4. All’hobbit di mezzo accadono sempre avventure da supereroe, tutto nella norma. Hai la capacità di raccontare le cose con leggerezza, ma avere tre ragazzi ti porta ogni giorno iin prima linea, per un motivo o per un altro…..vedila cosi’, l’appendice non è più un problema, archiviata. Facci sapere, siamo coinvolti anche noi, seppur rispettosamente a distanza.

  5. E siccome abbiamo le vite parallele io l’assistenza alla figlia con l’appendicite me la sono fatta a ottobre. Tutto bene, tutti efficienti e sorridenti anche a,Roma (capita che capisci perchè ti salassano di tasse) salvo un ispiegabile dolore al torace e collo per due giorni dopo. Quando abbiamo chiesto hanno detto che era normale effetto della chirurgia in laparoscopia (che fino a quel momento era stata descritta come una passeggiata di salute). Capita che si dinentichino di dirti degli effetti strani e collaterali e anche che l’operazione tra una storia e l’altra è durata 3 ore (ma questo ora lo sai). La chirurga nel nostro caso era talmente bella e giovane che mio marito aveva l’appendicite psicosomatica

  6. Ricordo me stesso su quel lettino alla stessa età del tuo hobbit di mezzo: feci lo stesso sorriso a mia madre, dentro la sala il chirurgo mi chiese se avevo paura ed io, incosciente, risposi di no. Mi disse di contare fino a tre, arrivai solo a due poi non ricordo più nulla, solo la sofferenza, quella si tanta, delle 12 ore successive all’ intervento. Forza Hobbit di mezzo, ti sono vicino.

  7. Anche la mia figlia di mezzo è stata operata nottetempo in un efficiente ospedale austriaco durante una settimana di vacanza estiva in montagna. Dopo 36 ore era di nuovo fuori, in albergo a fare la vittima/eroe vedendo i fratelli sguazzare in piscina ma muta per gli effetti dell’intubazione! Passa presto e dopo anni resta la memoria dell’impresa eroica!

  8. Non sei sola Elasti… ho fatto più o meno come te con la mia di di creatura 15 anni fa. Si e’ svegliata dicendo che non stava bene e io, con tono da vecchia arpia alquanto scocciata ho sentenziato: “perfetto, vorrà’ dire che starai a casa ma – chiaramente, visto che stai così male da non poter andare a scuola – niente televisione”.
    Ho capito che la cosa era seria solo quando, verso l’ora di pranzo, ha ricevuto per posta il suo giornalino preferito e mi ha detto che non l’avrebbe letto per non “rovinarlo”… l’ho portata al pronto soccorso: operata d’urgenza di appendicite = anche io madre degenere 😦

    1. ma no, non c’è nessuna madre degenere qui…è normale che con i malanni dei figli si cerchi all’inizio di sdrammatizzare, anche perché se al primo vomito o a 37 di febbre andiamo nel panico noi, immaginatevi loro che paura avrebbero poverini…

  9. Auguri di una pronta guarigione all’hobbit di mezzo di una mamma coraggiosa e lieve. Come sempre,sei riuscita a descrivere perfettamente gli eventi, travolgenti questa volta e a trasmetterci con la tua sempre delicata ironia e ottimismo tutto il pathos da te vissuto. Un abbraccio ad entrambi. In attesa anche noi.

  10. anche io appendicite, a 7 anni, ricordo la degenza in ospedale con le suore..si c’erano ancora all’epoca. Anche la mia mamma credo pensasse che io mi lamentassi perché non volevo andare a scuola invece..capita! Poi si va in giro orgogliosi della prima ferita sulla pancia, che nel mio caso è cresciuta con me 😉

  11. Ho visto poco fa la foto di Caterpillar AM in trio su Twitter e credevo che l’infortunata fossi tu! Poi ho letto… Un abbraccio corale a tutta la famiglia!

    P.S.: il termine “signorina” non lo uso più…

  12. buona convalescenza pulzello di mezzo 🙂

    e a tutte noi che ci sentiamo in colpa per aver sminuito o male interpretato i sintomi dei figli ricordo che statisticamente per fortuna i problemi grossi incidono poco sul vasto numero di malanni in cui incappano, che é giusto tener presente che – in particolare in alcune fasi della crescita e dell’anno scolastico 😉 – capita che non dare troppo credito (al sintomo) sia la risposta corretta (magari poi per altre vie si lavora sulla sua origine)
    insomma….sbagliamo sbagliamo ma non siamo mostri

  13. conosco bene quell’ascensore, il settimo piano e pure il sesto e la saletta con i vetri e i pianeti disegnati e l’ansia di quando varcano quella porta. è il momento più brutto,ma poi tutto passa, l’anestesia pure e ti chiedi se non è che possono farne ancora un pochino cosi che stiano tranquilli :)? un abbraccio

  14. buona convalescenza…
    accidenti alla suggestione:sono già preoccupata per la figlia dodicenne che ho lasciato a letto a dormire perchè si sentiva la nausea….

  15. Un abbraccio a tutta la famiglia, sono contenta di sapere già che è andato tutto bene! E anche di aver letto un bell’episodio di sanità italiana che funziona bene…(cmq complimentoni alla pediatra, davvero…) 🙂

    1. spezzo una lancia a S-favore di elasti… certo, al vomito numero dodici, la pediatra deve aver pensato “brutta stordita ti verra’ il sospetto che non sia una banale influenza intestinale??????” ma non te l’ha detto per non ansiarti in un momento in cui serviva la tua prontezza di riflessi 😀 😀 😀
      mi perdoni la cattiveria, Elasti? :* :* :*

      1. Onestamente mi sembra un rimprovero ingiusto. Noi genitori abbiamo molte situazioni da gestire nello stesso momento, siamo sovraccarichi mentalmente e fisicamente. Inoltre siamo un po’ tutti oppressi dalla narrazione del senso comune, secondo cui il peggiore dei mali è il genitore troppo apprensivo, che si allarma troppo, che proietta ipocondrie sui sintomi altrui ecc.. percio’, anche quando siamo sinceramente preoccupati (perché alla fine preoccuparsi è naturale e istintivo), tendiamo a prendere le distanze per non cadere in quell’abisso, cerchiamo di mantenere la calma, di non pensare al peggio e di minimizzare. Nella maggior parte dei casi è la cosa giusta da fare, se in questo caso non lo è stata in principio, Elasti ha comunque scritto alla pediatra ed è andata al pronto soccorso. Un fiume di coccole al medio basterà a rimediare all’eventuale frustrazione di non essere stato preso sul serio. Un fiume di incoraggiamenti da parte mia a Elasti perché non si senta mai nemmeno minimamente in colpa per l’accaduto. Sottovalutare dei sintomi è umano, lo fanno anche i medici. Coraggio!

      2. ma facevo per scherzare, dai: il commento che vale e’ quello principale, sotto!
        a mia discolpa devo anche dire che io non ho mai vomitato in vita mia
        per me e’ un sintomo gravissimo :O
        l’unica volta in cui ho vomitato avevo dolori fortissimi al petto e al braccio e un po’ di altri sintomi e mio marito ha chiamato l’ambulanza!! (forse quando ho vomitato l’aveva gia’ chiamata)
        (infatti ho passato la notte in ospedale in osservazione)

  16. non sei madre degenere anche per il solo fatto che ti sei autodenunciata. E hai fatto giusto informazione, adesso terrò d’occhio il vomito. Mammamiachespavento! Aggiornaci!

  17. Ciao Elasti
    grazie a te e agli altri dei racconti di Buona Sanita’
    di’ all’Hobbit Di Mezzo che se gli dicono di non anzarsi e non cammminare dopo l’appendicite altrimenti gli vengono le coliche, e’ vero!
    parola della mia compagna di Liceo, che ce lo racconto’ al rientro a scuola: “io stavo bene, non volevo far pipi’ sulla padella, mi alzai per andare in bagno e poi ebbi le coliche”
    auguri di pronta guarigione!
    e coraggio a tutte le mamme e tutti i papa’: guardate che se la terra conta 7 miliardi di homo sapiens sapiens vuol dire (anche) che stave facendo un buon lavoro e che siete piu’ occhiuti e svegli di quel che vi credete!

  18. Dieci giorni fa ho portato mio figlio al pronto soccorso perché aveva avuto una reazione allergica alla gomma e si era gonfiato in faccia come un pallone e diventato tutto rosso… io credevo che fosse allergico alla tachipirina visto che lo stavo curando per l’influenza e che al momento aveva 38.
    Era domenica pomeriggio in pronto soccorso solo un dottore pediatra perché la domenica solo quello di guardia, e cinquanta bambini malati in attesa.(io avevo 39 di febbre e mi sono sdraiata sulle panchine di ferro perchè non riuscivo a stare neanche seduta)
    Ho maledetto e stramaledetto la sanità italiana per 4 ore di seguito imprecando contro tutto e tutti.

    1. Cla da quando ieri ho letto il tuo racconto continuo a pensarci…
      … ti vedo li sulla panchina e mi ricordo di me e di tutte le mie attese nei prontisoccorsi (non tantissime per fortuna ma tutte negli ultimissimi anni) ma per fortuna non ho mai avuto la febbre
      porcaccialamiseriaccia! 😦
      mi spiece per la tua esperienza
      che dir: passata anche questa! :*

      1. Grazie della solidarietà…che dire, passata anche questa 😉
        Però che sogno se esistessero ospedali efficienti, organizzati, funzionali, comodi e puliti…;-)
        Tu che sei donna di mondo puoi rincuorarmi e dirmi che da qualche parte in Europa esiste una sanità che funziona davvero, e noi italiani se fossimo furbi dovremmo prenderne esempio!!!

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