Nonsolomamma

débacle marichyasana

lo scorso settembre elastigirl si è iscritta a una scuola di ashtanga yoga. ha cominciato perché sapeva che le avrebbe fatto bene anche se nutre una certa diffidenza nei confronti dell’energia cosmica. ha proseguito per senso dovere e perché alcune posizioni le risvegliavano bizzarre memorie di acrobazie infantili. ha perseverato perché fisicamente si sentiva sempre meglio e perché la ripetizione di una sequenza uguale a se stessa, tipica dell’ashtanga, dava un certo gusto a lei che ama le attività disciplinate. e poi aveva l’impressione di capire i movimenti e il respiro ogni volta di più e infine la sua competitività interiore ben poco yogica adorava la prospettiva di una sfida fisica su un terreno estraneo.
così sono passati alcuni mesi e un paio di settimane fa, negli spogliatoi, al termine della lezione, la maestra si è avvicinata a elastigirl e le ha detto: “sei pronta per il mysore style!” “non credo proprio”, ha risposto lei. “invece io credo proprio di sì. ormai conosci la sequenza e dalla prossima volta non seguirai più la lezione guidata ma starai in fondo alla sala, e praticherai da sola, accanto agli allievi esperti”. elastigirl avrebbe voluto dirle che con quelle silfidi eteree che respirano come mantici o come darth vader e si attorcigliano su stesse senza un gemito e si toccano i piedi con la punta del naso e il cavo popliteo con le orecchie, non aveva nulla, ma proprio nulla da spartire e che non si sentiva proprio in grado di starsene lì da sola con la sua sequenza piena di buchi e la sua schiena rigida come la lisca di uno stoccafisso. e invece ha fatto il suo sorriso più ebete e più grato e ha taciuto. perché sotto sotto questa promozione la faceva sentire un semidio.
così ha passato un fine settimana a ripassare la sequenza nel corpo e nella mente e la volta successiva si è presentata con i suoi piedi scalzi e il suo tappetino a lezione, nella parte riservata al mysore style, dove tutti fanno da soli e la maestra ti guarda da lontano e ogni tanto viene a correggerti o, sei sei bravissima, a insegnarti una nuova posizione da inserire nella serie.
la prima volta è trascorsa senza particolari intoppi grazie all’aura fortunata che circonda il neofita. la seconda è andata benino anche se a un certo punto elastigirl non si ricordava un passaggio e l’insegnante le ha detto ridendo: “non posso lasciarti sola un momento” e lei si è sentita come in prima elementare quando la maestra irene le disse che con la E in corsivo maiuscolo proprio non c’eravamo e per una che si chiama “elasti” è un vero disastro. poi, ieri, si è presentata di nuovo, con l’arroganza degli habitués e la sicumera dei saputelli.
“mi sembra di aver visto un pasticcio. puoi rifare quel marichyasana a, b, c e d?” ha domandato l’insegnante avvicinandosi all’angolo estremo della sala dove elastigirl si era incuneata. lei ha finto di sapere cosa fosse il marichyasana e di conoscere alla perfezione le sue varianti alfabetiche e, in silenzio, si è cimentata a caso in una torsione.
“non ci siamo. ripeti il marichyasana a e subito dopo fai il b… hai capito la logica? semplice-complesso, semplice-complesso… non è difficile!”
“no, è tutto chiarissimo”, ha mentito elastigirl con il respiro ujjayi (che incidentalmente significa “del vittorioso”) del flessuoso vicino dentro le orecchie e l’immagine di corpi disarticolati tutt’intorno.
“no! no! e no!” si è spazientita l’insegnante, solitamente serafica.
ed elastigirl ha ripetuto due, tre, quattro, cinque volte il suo fallimentare marichyasana, rimpicciolendosi a ogni tentativo fino a raggiungere le dimensioni di un insetto stecco, inchiodato alla propria disperante rigidità.
adesso ha imparato tutte le lettere dalla a alla d, semplice-complesso, semplice-complesso ma dell’antica arroganza non c’è più traccia. lo yoga evidentemente, tra gli altri benefici, rende molto umili, ai limiti della mortificazione.

22 risposte a "débacle marichyasana"

  1. Quando facevo mysore, l’insegnante ci permetteva di lasciare per terra un foglio A4 con la sequenza schematizzata. Se ne trovano parecchie cercando con Google. Buona pratica! 😀

  2. no elasti, mi spiace ma dissento: non e’ lo yoga a rendere umili, e’ la maestra a mortificare. lo yoga, se rende umili, lo fa in maniera meno manifesta, più delicata e profonda. personale.

  3. Posso dire che la mia insegnante di danza aerea è più simpatica?… anche quando rimango appesa attorcigliata alle stoffe non si scompone, prende la scala, scioglie i nodi con aria complice e con un occhio riesce pure a vedere cosa stanno facendo le altre 🙂

  4. In questi casi io rispondo al mio maestro con una massima del fondatore dell’aikido :” Imparate e dimenticate,imparate e dimenticate”

  5. Noi.. dai… scusatemi.. pure prendersi il cazziatone anche dalla maestra yoga no eh… già prendiamo smusate dai figli adolescenti, dal capo, dal marito che dissente sul nostro percorso educativo.. almeno quell’ora voglio stare in pace.. e se poi non ricordo la sequenza non sarà la fine del mondo no?.. ecchepalle.. (scusate lo sfogo..)

  6. io seguo yoga in lingua straniera (tedesco) non sono masochista, vivo solo all’estero, non mi ricordo che yoga sia, non importa e meno male non importa nemmeno alla mia insegnante che non me lo ricordi, ho seguito diversi tipi di yoga diversi e sono sempre scappata dagli insegnanti troppo fissati. Il peggiore yoga me lo ricordo: Bikram yoga, yoga in una stanza dai 30 ai 35 gradi, sudavo anche stando ferma. Anche io ho frequentato corsi superfighi con ragazze stecco e super snodate, il corso attuale è fatto di donne mediamente più grandi di me, hanno acciacchi, fanno fatica, ridono se non riescono a fare una posizione e l’insegnante ride con noi. Ecco questo dovrebbe essere lo yoga, condivisione e accettazione…se non fosse cosi basterebbe stare a casa e fare le posizioni da sole.

  7. Se vuoi fuggire e rifarti una vita in un’altra scuola fai un fischio e ti consiglio lil mio maestro che è ottimo, indulgente e rilassante.

  8. Nella mia vita prima c’è lo yoga, poi il resto … (non parlo di familiari e amici ovviamente…)
    però questa insegnate no, se hai esagerato per finzione letteraria ok, ma se è davvero così cambiala subito … (tra l’altro l’ashtanga mi fa venire un mal di schiena!!! troppo rigido … prova il vinyasa 😉 )

  9. elasti: io a 20 anni fui cacciata dal corso di ypga con un poco spirituale “e’ meglio se ti dedichi ad altro”!
    tu almeno sei passata di livello….
    ridici su, dopodiche se ti piace vai ancora (la pratica rende perfetti) altrimenti piantala li e scegli altro

  10. Scusate, però non credo sia tutta colpa dell’insegnante. Elasti avrebbe dovuto ammettere di non ricordare la sequenza, l’insegnante forse si è spazientita perché lei continuava a risponderle che era “tutto chiarissimo”. Non volermene, Elasti ; )

    1. Ha raccione camerata munusctitti, pisogna picchiare turo su questi bolscevichi che non capire e fare finta.
      Eia sia parappapa’.

  11. posso dirlo piano piano elasti?? ho a pelle la sensazione che tu abbia avuto tot motivazioni per iniziare questo percorso e tot per proseguirlo (e forse non tuttissime legate al sentire interiore) ma che tu ti sia stufata…. sarà mica tempo di passare ad altro?

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