Nonsolomamma

fuori strada

c’era un tempo in cui, quando elastigirl partecipava a eventi pubblici, gli hobbit restavano a casa. perché erano piccoli, perché si sarebbero annoiati e perché lei voleva preservarli dal lato sociale della loro mamma. poi loro sono diventati più grandi, hanno cominciato a fare domande a voler partecipare e lei ha pensato che la memoria di un genitore si costruisce, nella testa di un figlio, in molti modi e, forse, anche condividendone ambiti estranei alla consuetudine familiare.
così lo hobbit di mezzo ha accompagnato elastigirl alla presentazione milanese di nina sente, la prima di tutte, quella che, in assoluto, le metteva più ansia. insieme hanno preso una macchinina del car sharing per andare in libreria e lei era nervosa e distratta.
“andrà benissimissimo, mamma”
“speriamo…”
“ti vedo triste…”
“no, non sono triste. sono solo agitata. poi mi passa. spero”
e per tirarla su, lungo il tragitto, lui le ha raccontato il soggetto di sua invenzione per una sceneggiatura di un film romantico-horror, dal titolo “fuori strada” (il titolo è fichissimo. è la cosa più geniale di tutta l’idea, non trovi, mamma?”). la storia, pazzissima come lo sguardo e i capelli dello hobbit di mezzo, racconta di un poliziotto stanco e visionario, di limiti di velocità superati, di fantasmi e di un grande amore gay.
“grazie, hobbit di mezzo. sto molto meglio adesso che conosco la trama del tuo film”
“fuori strada… che titolo pazzesco”.
in libreria c’era moltissima gente, molta di più di quanto lei fosse capace di immaginare. e lui si è seduto a lato, ma poi ha lasciato il suo posto ed è rimasto in piedi a fare fotografie demenziali con l’elasti-telefonino e a un certo punto, quando il pubblico si è accorto che lì in mezzo c’era lo hobbit di mezzo, gli ha fatto un grande applauso e lui è rimasto pietrificato con gli occhi grandi e stralunati.
alla fine lei ha firmato le copie del libro e lui le si è avvicinato e qualcuno ha chiesto di autografarlo anche allo hobbit. e lui ha firmato due, tre, cinque, sette libri, come se nella vita non avesse fatto altro, mantenendo quell’aria sghemba e stropicciata di chi non sa mai bene dove si trova.
quando tutto è finito, lei gli ha chiesto che effetto gli avesse fatto tutto questo e lui ha risposto: “mi è piaciuto, però adesso vorrei che andassimo noi due a mangiarci un gelato enorme e quella dovrà essere la nostra cena”. si sono presi per mano e così hanno fatto.
è stato bello.
la mattina successiva lui l’ha chiamata alle sette alla radio. e le ha detto che quella notte non aveva chiuso occhio mai, nemmeno cinque minuti. “come mai?” “ero agitato”, ha risposto senza fornire ulteriori spiegazioni.

17 risposte a "fuori strada"

  1. Splendido, il racconto e quello che c’è dentro. Bello, che sia andata così. P.S. Pensa che sono agitata io, da spettatrice, quando vado alle presentazioni, e te basta essere Elasti, il resto lo scrivi, e molto bene 🙂 P.P.S. A me il titolo piace molto!!

  2. È bellissimo condividere le proprie emozioni coi figli. Io da qualche mese mi rendo conto di poterlo fare con le mie bimbe (11 e 8) ed è fantastico, un gran privilegio.

  3. Anch’io, purtroppo, sono un tipo ansioso, tanto che anche se soltanto da spettatrice, quando vado alle presentazioni,pur essendo molto interessata, tendo a sedermi lateralmente o in fondo.
    Chissà se anche il 9 novembre, quando verrai a Bari,qualcuno dei tuoi figli decida di accompagnarti …tanto remota poi non sarebbe questa possibilità, magari una improvvisa nostalgia dei nonni pugliesi😄 Noi non vediamo l’ora

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