Nonsolomamma

in viaggio con il medio

sabato sera era a senigallia, per l’ultimo concerto del caterraduno e mentre ascoltava diodato che cantava “… che sono stato sempre complicato, sempre fuori dal coro, sempre inadeguato….. e chiedo scusa se non ho vissuto come gli altri mi dicevano, se tutto quello che ho desiderato era più grande di me. e ora che sono qui mi manca il fiato, vorrei davvero essere semplice. ma so che è stupido considerato che non fa parte di me”, lei ha pensato allo hobbit di mezzo che non era potuto partire con gli altri maschi, per colpa dell’otite e in quel momento era a casa a milano che l’aspettava. e ha pensato che quelle parole sembravano scritte per lui e d’improvviso le è venuta una nostalgia terribile per quel tredicenne con i capelli e gli occhi pazzi e, come una scema, è scoppiata a piangere, lì, sotto il palco. ché ogni tanto si è più fragili, o più stanchi o più sensibili al rumore del mondo intorno.
per questo tornare a casa e ritrovarlo è stata una festa. anche se faceva un caldo insopportabile e il caldo ci rende tutti selvatici e scivolosi.
per questo viaggiare con lui lunedì è stato gioia pura. è stato divertente andare all’aeroporto con il car sharing, perdersi nel parcheggio di linate, fare colazione seduti ai tavolini del bar motta dove il tempo sembra fermo lì, perdersi tra i gate di schipol, ad amsterdam, fare le gare con il tapis  roulant, inventarsi le vite degli altri passeggeri, scoprire insieme il kit comfort dell’aereo e invidiare i signori in business che bevevano champagne, consigliarsi i film da vedere, fingere che il vassoietto del pranzo fosse  un pasto da re. è stato fantastico anche sei lui aveva sempre le cuffie in testa e ha guardato 1000 episodi di family guy e ogni tanto le diceva “stai buona, mamma” ma ogni tanto abbassava la guardia e lei ne approfittava per attaccarlo.
ora sono tutti nella città di A, in massachusetts. lui stamane alle 730 si è presentato al campo great books, in ritardo di  un giorno, impaziente e stropicciato, con quegli occhi da civetta e l’aria di chi è esattamente dove vorrebbe essere.

10 risposte a "in viaggio con il medio"

  1. ma il grande? dimmi che gli avete concesso il camp, in fondo era solo matematica… (non voglio proprio immagginarmelo a casa in esilio con suo fratello nel paradiso)

  2. Ero venuta sotto il palco
    A fine concerto
    Per un ultimo saluto
    Davanti alle tue lacrime mi sono fermata
    Ora so che erano solo di nostalgia e forse anche un po’ di stanchezza e “frullosi”
    Ti arriverà il mio abbraccio
    Anche con un oceano di mezzo

  3. Quelle parole citate in apertura mi sembrano scritte per la mia media…cha quasi 9 anni…vorrei provare per lei la tua empatia con il medio….le lacrime sono venute pure a me…perché sento di non capirla!

  4. “ogni tanto si è più fragili, o più stanchi o più sensibili al rumore del mondo” e capita di scoppiare a piangere così, per quello che sembra niente, un ricordo, un buongiorno lungo la strada, un gesto di gentilezza inaspettato, un un’immagine che ritorna in mente, il pensiero dei nostri figli che stanno crescendo. Grazie Elasti che condividi con noi il tuo pianto e ci fai sembrare meno strane e sole quando capita anche a noi

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