Nonsolomamma

mohammed – part 4 epilogo

mohammed, il signore iraniano che ha perso il passaporto nel tragitto per la germania e che per cinque giorni ha vissuto nell’elasti-casa, giovedì scorso è partito all’alba con dei documenti provvisori. ha lasciato i suoi enormi bagagli a milano, tamburo compreso, e ha preso in cambio un trolley discreto e mimetico. si è vestito elegante e ha viaggiato in prima classe nella speranza che, nella zona grigia della discrezionalità della polizia di frontiera, somigliare a un uomo d’affari fosse più sicuro che somigliare a se stesso. per il medesimo motivo ha indossato un paio di occhialini da presbite che gli davano un’aria intellettuale.
in valigia aveva due grandi tavolette di cioccolato, taralli pugliesi, una borraccia e i numeri di telefono delle tante persone che lo hanno aiutato in questi giorni.
quando elastigirl è entrata nella sua stanza per salutarlo,  lui le ha teso la mano e ha detto merci e anche tashakor che vuol dire grazie in farsi. “sarai pure iraniano e maschio, ma io me ne frego” ha pensato lei. e dopo lo ha abbracciato stretto e gli ha detto good luck ché tanto ormai aveva capito che gli italiani sono fatti così.
una volta sul treno mohammed ha mandato via whatsapp un impietoso selfie con gli occhiali da professore e l’aria molto seria e la domanda “ok?” e lei ha risposto “perfect business man” perché l’importante è crederci.
dopo poco però è arrivato un messaggio: “lo hanno preso e lo hanno fatto scendere dal treno”. e il mondo è cascato addosso a lui ma anche a tutti quelli che lo avevano adottato. dove lo porteranno ora? cosa gli faranno? richiederà asilo? in quale paese? lo rimanderanno in iran? e a quel punto potrà mai ritornare in europa?
siccome mohammed è un po’ mister magoo, dopo un’ora di discussioni con la polizia di frontiera, di telefonate in tedesco, in francese e in farsi, un agente ha detto: “puoi riprendere il tuo viaggio”. qualcuno ha pianto di gioia anche se il viaggio era ancora lungo.
giovedì sera si è fermato da amici di amici, a metà strada. “stai bene? ti senti sicuro dove sei?» gli ha domandato elastigirl che ormai scriveva messaggi whatsapp in farsi perché google translator dopo un po’ dà alla testa. lui ha risposto “merci”.
quando l’indomani ha passato il confine tedesco senza intoppi, ha mandato via whatsapp cavalli in corsa, violini e uomini che danzavano perché la felicità, quando non si parla la stessa lingua, sta molto più comoda dentro immagini pazze.
venerdì sera è arrivata una fotografia: c’era lui su un divano. intorno la sua famiglia. era stata scattatata qualche minuto prima. sorridevano. mohammed ce l’ha fatta. (the end)

 

30 risposte a "mohammed – part 4 epilogo"

  1. E dopo le lacrime di gioia per questo posto divertente e struggente, sale una rabbia che solo immagine di Lennon può calmare. Ad ogni modo, un grande esempio per i tre hobbit!

  2. Anch’io in questi giorni sono stata con il fiato sospeso e mi sento di ringraziarvi per la vostra generosità e umanità, merce molto rara in questi tempi
    Tanta felicità al sig mohammed

  3. Che felicità! Ce la fatta lui, ma soprattutto ce l’hanno fatta tutti coloro che hanno lavorato per lui. Grazie a voi e a te Claudia per averci raccontato questa storia preziosa.

  4. Avevo letto sulle stories che il signor Mohammed ce l’aveva fatta, ma aspettavo il racconto con ansia.
    Questa cosa è bellissima, è una fiaccola di speranza in un mare di buio. Possiamo ancora farcela. Grazie. ❤

  5. Storie da partecipazione collettiva, i violini e i cavalli sono il tocco dimostrativo che il concetto di felicità o il suo contrario, é insito nella natura umana. The happy end davvero

  6. hai aiutato tanto anche i tuoi figli, è stata una lezione grandissima della quale si ricorderanno sempre.
    (anche se d’altra parte ogni giorno insegnate qualcosa, tu e mister i, ce ne fossero come voi…).
    grazie 🙂

  7. È la prima volta che scrivo . Ti seguo da tanto, ti leggo con grande piacere. Ma…permettimi di dire che quasi sempre il tema e il tono dei tuoi pezzi suscita una piaggeria scatenata più che una riflessione o magari una critica. Insomma, pur non volendolo, è tutto un “fishing for compliments” , e i complimenti sono, seppur meritati, una valanga di melassa… Secondo me meriti altro!

    1. io credo che in rete i complimenti siano un gioco, un modo per dire grazie, una cosa bella e generosa, come un mazzolino di fiori. credo che l’importante sia prenderli per quello che sono: non nutrimento, non verità assoluta. dei semplici grazie per la condivisione di pezzi di strada. non bisogna prendersi sul serio e bisogna tenere i piedi per terra. una volta presenti questi due principi perché non accogliere le cose belle che arrivano?

    2. Leggo il blog da 10 anni. Lo so perché aspettavo la mia prima figlia. I commentatori gira e rigira sono sempre gli stessi, una grande famiglia di affezionati, che, conoscendo o meno personalmente Elasti, si sentono di rivolgersi a lei come ad un’amica. Forse proprio per questa predisposizione d’animo, tendiamo tutti l complimento. E probabilmente continuiamo a stare qui anche per questo: è un luogo buono, familiare e conosciuto, dove confrontiamo la nostra vita con quella di Elasti, dove raramente c’è una nota stonata e fastidiosa con cui fare i conti. Non ce ne sono tanti di luoghi così, sul web…e allora ringraziamo e sorridiamo.

    3. Prendo le parti perché in un periodo dove tutto ruota intorno al marketing, al sapersi promuovere anche solo per un colloquio, il tuo scritto mi ha dato modo di pensare. Ammettiamo che Elasti scriva solo per avere un plauso: brava perché ci riesce e lo fa con eleganza. Merita altro? Concordo, ma credo che ce l’abbia. Se continua ad avere seguito forse è perché spesso e volentieri fa riflettere. Dubito che tanti anni di esposizione con il blog, sui giornali, con i libri e alla radio possano garantire un certo successo se dietro non ci sono contenuti concreti, solidi. Se siamo attratti da ciò che soddisfa i nostri bisogni, può essere che quello che cerchiamo nei suoi scritti, nelle sue parole, sia un modo per fermarsi ad osservare, provare un altro punto di vista, rivedere alcune nostre esperienze. La melassa e le critiche fanno parte del pacchetto, a lei la capacità di accoglierle, a noi la voglia o meno di cogliere qualcosa di nuovo in ciò che leggiamo.

  8. mah, diciamo che questa volta i complimenti ci stavano tutti.
    ci sono cose e cose, e questa cosa qui sfido chiunque a farla.
    personalmente l’ho trovata anche molto educativa per i figli.
    infatti i complimenti li ho fatti anche io, che in genere non ne faccio.

  9. Io mi ci ritrovo sempre negli scritti di elasti , sia che parli di figli …di genitori…di amici …di estranei !!!
    Sono una sua fans quasi settantenne e lei mi fa sentire sua coetanea.
    Grazie Elasti !

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