Nonsolomamma

l’amico dei morti

a urbania, nelle marche, passava la linea gotica, costruita dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale contro l’avanzata degli alleati. un giorno, precisamente la mattina del 23 gennaio del 1944, la cittadina fu colpita da un bombardamento di aerei americano, proprio all’uscita dei fedeli dalla messa. morirono 250 persone su 6.000 abitanti e più di 500 restarono ferite. fu una tragedia.
a urbania c’è anche una strana chiesa. si chiama chiesa dei morti e quando si entra, prima di pagare il biglietto, la guida mostra delle fotografie e dice “questo è quello che vedrete. se vi fa impressione lasciate stare”. ha un tono a metà tra il canzonatorio e il compassionevole. è un signore di quasi 70 anni e dei morti di quella chiesa è molto amico. sono 18 e lui conosce la storia di ognuno. perché sono speciali, a modo loro. morirono nel 1500 e furono seppelliti dentro un sudario direttamente nella terra del cimitero dietro alla chiesa. quando nell’800 fu ordinata la sepoltura dei corpi fuori dalle mura cittadine, quei 18 erano quasi perfettamente conservati, come mummie. pare che in quella terra ci fosse una muffa che ricopriva i corpi e li riparava dal decadimento. ma quella muffa non era ovunque. per questo solo quei 18 si sono mantenuti così. e la guida che, si diceva, è amico loro, ne parla con un cinismo affettuoso e con l’umor nero legittimo solo tra intimi. “vedete questa? questa con il grande taglio a croce sulla pancia? cesareo! a quel tempo si badava all’erede, mica alla donna!” e scoppia, di fronte al disagio composto dei visitatori, in una risata grassa e disincantata. racconta dell’uomo con il cuore trafitto da un coltello, del traduttore, del priore, dello storpio travolto da un carro. e del poveraccio che non era veramente morto. “lo han seppellito vivo! vedete la pelle d’oca sulle gambe? e il ghigno della paura! e la sabbia nei polmoni…” e ride di nuovo. ma è una risata lieve, rispettosa. una risata che consente di sopportare l’orrore e guardarlo con leggerezza ed empatia. ha un talento raro quella guida, un’ironia macabra e salvifica, indispensabile per la sopravvivenza dei suoi morti.

3 risposte a "l’amico dei morti"

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