Nonsolomamma

due tizi davanti a una scuola

“sneddu, andiamo a fare due passi? è una bella giornata”
i suoi occhi si sono fatti enormi mentre lui rimpiccioliva. è un fenomeno che accade spesso ultimamente. “non posso, mamma. devo studiare otto pagine di geografia, finire un disegno, fare i compiti di tecnica, ripassare epica e suonare il piano. non ho tempo. ti rendi conto? non ho mai tempo!” la voce si è fatta stridula.
“ti assicuro che riuscirai a fare tutto questo pomeriggio. la pediatra però ha detto che devi camminare un po’ tutti i giorni. e ora che ha chiuso pure la piscina è ancora più importante. dai, stiamo fuori solo mezz’ora…”.
lui ha resistito un po’ ma alla fine ha detto “va bene” e sono usciti.
“dove andiamo?”
“alla mia scuola”
“ma ci sei stato stamattina!”
“non la scuola media! la mia scuola vecchia: le elementari”
“ok. possiamo passare dai giardini”
“no! io voglio fare esattamente la strada che facevo gli anni scorsi. non un’altra”
sneddu è una creatura abitudinaria che, mai come ora, ha bisogno di righe dritte, recinti precisi, percorsi noti.
alle tre del pomeriggio, il cancello della scuola elementare era chiuso ma attraverso le sbarre si vedeva una finestra al pian terreno con le tende semiaperte. era la finestra della vecchia classe di sneddu.
e siccome a volte la vita regala le splendide e regolari certezze di cui abbiamo bisogno, a un tratto dal vetro è spuntata proprio la testa della sua maestra d’italiano degli ultimi cinque anni. si muoveva nell’aula tra i suoi nuovi bambini di prima
“non ci ha visti!”
“dobbiamo aspettare che si giri verso di noi. magari se agitiamo un po’ le braccia ci nota”
“che vergogna, mamma”
“hai voglia o no di salutarla?”
“sì”
sono rimasti lì, in bilico sul muretto, aggrappati alle sbarre della scuola, come due stalker di maestre. fino a quando una bidella è uscita e ha chiesto se avessero bisogno di qualcosa.
“che la maestra ci faccia ciao con la mano” avrebbero voluto rispondere, ma a quel punto proprio lei, la maestra, è spuntata dietro le spalle della bidella ed è corsa fuori, con la mascherina e gli occhi che ridevano.
ed è vero, non si fa. non si disturba chi lavora, per giunta durante una pandemia.
ma lei e sneddu si sono riconosciuti tra le sbarre, si sono abbracciati senza toccarsi e si sono detti molte più parole di quelle che hanno pronunciato. ed era esattamente quello di cui lui aveva bisogno.
e dopo persino le otto pagine di geografia sono scivolate via lievi.

17 pensieri riguardo “due tizi davanti a una scuola

  1. Che bello emozionarsi e le tua storia mi ha dato una carezza all’anima proprio oggi che ne ho tanto bisogno.

    Siamo tutti sneddu in questo periodo… perché non vieni a prendere anche me e facciamo un giro a salutare la mia maestra? 😍🥰😀

  2. Ma che bellissimo quadro di una dolce realtà di stima e amicizia che rivivo nella nostra quotidianità di mamme che hanno il cuore in mano nel vedere i nostri figli in questo mondo.

  3. che bello quando arriva ciò di cui più si ha bisogno. grazie.

    Il giorno mer 28 ott 2020 alle ore 13:59 Nonsolomamma ha scritto:

    > elasti posted: ” “sneddu, andiamo a fare due passi? è una bella giornata”i > suoi occhi si sono fatti enormi mentre lui rimpiccioliva. è un fenomeno che > accade spesso ultimamente. “non posso, mamma. devo studiare otto pagine di > geografia, finire un disegno, fare i compiti ” >

  4. Che bello questo racconto di un momento di vita ! Ricordo anch’io certe emozioni quando incrociavo dei miei ex alunni e senza più quel distacco professionale mi abbracciavano con gioia e mi raccontavano ….ecco ,mi dicevo , ho lasciato in loro qualcosa di bello ❤

  5. Vorrei che qualcuno si occupasse di questa frattura emotiva e le desse un nome. Cinque o uno che sia, il tempo passato insieme ai “tuoi” alunni, soprattutto se piccoli, ti fa innamorare… poi all’improvviso il distacco.
    Io sto sempre male.
    Maestra Floriana

  6. Le maestre del mio grande, ora in seconda media, l’anno scorso hanno preso il mio piccolo, quindi una continuità di 2 cicli con la nostra famiglia. Quella di italiano sbagliava sempre e chiamava il piccolo col nome del grande. Lui poverino rispondeva pure, ma si stava iniziando ad intristire di questa cosa… Allora lei ha iniziato a chiamarlo per cognome, l’unico della classe ad essere chiamato per cognome. La tristezza è salita alle stelle 😦
    Il grande è passato dal voler sapere notizie delle ex maestre, a non chiedere più nulla, talmente è stato fagocitato dalla nuova scuola, dai prof tosti ma validi che ha trovato, tutti giovani e che hanno aperto in lui importanti finestre su mondi nuovi.

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