Nonsolomamma

bambola

Qualche mese fa, in un weekend in cui Mister I e io eravamo distratti, quei buontemponi degli amici degli hobbit si sono presentati a casa nostra, probabilmente per una festa non autorizzata, con un pacchetto. Quel pacchetto conteneva una raccapricciante bambola gonfiabile che non è stata prontamente gettata nell’immondizia indifferenziata (no, non va nella plastica, mi sono informata) né donata a un estimatore, ma, appunto, gonfiata ed esibita nel suo raccapricciante orrore. Nei giorni successivi per fortuna lei è sparita. Io ero convinta che si fosse bucata e me ne sono scordata senza rimpianti. Fino a ieri, quando il grande, in vista del test online per l’università oggi, ha dovuto, obtorto collo, svuotare la sua piccola stanza e liberare la sua grande scrivania dalle decine di inutili carabattole accumulate. “Non puoi presentarti in video con questo caos. Il tavolo e tutto quello che c’è intorno devono essere puliti e decorosi. Metti tutto in camera mia”. Lui, brontolando, ha trasferito libri, quaderni, pesi, elastici e anelli per work out, un punching ball. Poi ha ricontrollato lo schermo del computer, ha alzato un sopracciglio, si è girato, si è alzato e si è diretto verso l’angolo tra la libreria e il muro. “Mi ero dimenticato di lei. Forse è meglio farla sparire”. Ha estratto la bambola dal suo anfratto, l’ha portata nella mia stanza, l’ha accomodata e l’ha mollata lì.
Sono 24 ore che ogni volta che la vedo (praticamente in continuazione) mi dimentico della sua presenza, della sua anima di pvc, della sua totale innocuità. E mi viene un coccolone.

15 pensieri riguardo “bambola

  1. Anche mia figlia ( un anno in piu’ del tuo grande) quando decide di pulire un po’ la sua stanza ha questa bella abitudine di portare alcune cose sue che non sa dove collocare, nella mia!!

  2. Cara Elasti mi hai dato alcuni indizi sul test che ha sostenuto tuo figlio oggi (penso di non sbagliare); sarà un futuro ingegnere? Io ne ho uno in casa che sta completando gli studi e la sua scelta fatta quattro anni fa mi ha lasciato sbigottita. I figli sono un meraviglioso conglomerato di sorprese! In bocca al lupo al tuo grande. PS in famiglia la hobbit sono io perché sono la più piccola e con piedi grossi( così dicono i miei due beloved men )

  3. Bhe, ma una bambola gonfiabile anche no, spero almeno che un minimo di riflessione sul valore del corpo femminile ci sia stata, altrimenti è vero che la mamme che hanno figli maschi dimenticano di essere prima donne che mamme.

    1. Chissà perché poi no. Il corpo femminile è sacro, diverso in questo da quello maschile? Se fossero stati oggettini per le signorine in forma anatomicamente accurata sarebbe stata un’altra questione?
      Ecco perché sono così fiera di non essere una femminista.

      1. …Hai ragione a non essere una femminista…dovresti essere un’attivista per i diritti della comunità LGBTQ+, per i diritti dei disabili, degli anziani,per i diritti degli animali, della Terra, del mare, dell’intero pianeta…essere solo una femminista non basta.

      2. Dovrei? Non credo proprio che “dovrei”.
        In realtà trovo la maggior parte degli attivisti piuttosto deprecabili, e raccapricciante il modo in cui vengono portate avanti delle cause (che pur potrebbero esser giuste).
        Un po’ come il tuo commento di cui non faccio fatica a capire il tono polemico (come il mio iniziale del resto) ma che mi spinge una volta di più a pensare che l’equilibrio e la giustezza non appartengono a movimenti ed attivismi.

  4. Mi consola vedere che mia figlia non sia l’unica a far concorrenza alla trasmissione americana Hoarders, nel modo in cui tiene la roba nella sua cameretta. La differenza è che io una volta ogni paio di mesi entro a forza con un sacco della spazzatura, prelevo quante più cianfrusaglie possibile e le tengo nel garage per un mesetto. Raramente mi ha chiesto che fine abbia fatto quella roba!

  5. Cara Elasti, da non credere che tu abbia delle lettrici che proprio a te ,proprio qui, esprimano concetti sì raccapriccianti e retrogradi …sei brava tu a non rispondere,a non contestare. Certe menti non si apriranno mai, le conquiste fatte con tanta fatica non le sfiorano, la cultura e i pensieri femminili delle ultime 2 generazioni..acqua fresca. Questo si è raccapricciante, come valutare la parola ” femminista ” e le donne che rivendicano di esserlo ..un orrore . Non riesco a capacitarmi che chi esprime
    q uesti pensieri possa essere una tua lettrice. Credo nemmeno tu

    1. Menti aperte son quelle che non hanno bisogno di appiccicarsi le medaglie delle prove boyscout addosso, di gagliardetti, di movimenti, di attivismi, per esser brave persone.
      Menti aperte sono anche quelle che comprendono che non serve esser qualche “ismo” per portare avanti dei pensieri e che son capaci di uscire dal comodo seno di quegli stessi ismi e di prendersi responsabilità in prima persona, quotidianamente.
      Menti aperte son pure quelle che non pensano di aver capito ogni valore, ideale, convinzione da mezza riga di commento.
      Menti aperte infine son quelle che non han bisogno di nascondersi dietro ad eleganti quanto pretestuose generalizzazioni invece di rivolgersi direttamente agli interessati.
      E sì, il femminismo attuale è devastante per le donne, per gli uomini, per le ragazze e per i ragazzi perché divide, separa, insegna la paura, toglie il buon senso, si sofferma su dettagli ininfluenti invece che su ciò che di importante c’è da rivedere, insegna ad urlare invece che ad ascoltare, inculca stereotipi peggiori dei precedenti e crea solo e soltanto categorizzazioni.

  6. Il 6 dicembre 1989 Marc Lépine entrò in una classe di ingegneria meccanica del Politecnico di Montréal, fece allontanare gli uomini dall’aula e, rimasto solo con le donne, spiegò che odiava le femministe e il femminismo. In seguito sparò 30 colpi di fucile uccidendo 14 donne e ferendo altre 10 donne e 4 uomini. La violenza, fisica e verbale, è all’ordine del giorno quando si parla di femminismo e denigrare il femminismo è diventato comune e diffuso. La lotta femminista, come tutte le lotte contro le discriminazioni, ci mette di fronte alle nostre contraddizioni sociali e questo ci spaventa spingendo alcuni di noi al rifiuto, alla negazione o all’odio. E mentre molti uomini si crogiolano nel facile pensiero che tutte le donne sono discriminate tranne le loro, o che tutti gli uomini sono maschilisti tranne loro, le donne, anziché unirsi a una lotta, cedono al riflesso patriarcale di compiacere i suddetti maschi e denigrano il femminismo per sembrare più intelligenti e originali. Bisogna però ricordare che la stessa dinamica, applicata ad altre sfere, porta facilmente all’ antisemitismo, al razzismo e all’odio. E l’odio più virulento di tutti è quello praticato dalle vittime stesse della discriminazione sociale.

  7. A questo punto mi trovo nella spiacevole condizione di sentirmi in obbligo di specificare un po’ di punti.
    Il pensiero negativo su un qualsiasi argomento non corrisponde ad odio, benché la narrazione attuale pare voler convincere tutti di questo. A quanto pare riesce benissimo nell’intento tra l’altro, con mio personale sommo disappunto. Nello stesso modo l’esperimere con convinzione la propria tesi non significa affatto odiare. Un po’ come discussione non equivale a litigio per capirci.
    Il fatto che un folle abbia preso il primo pretesto che gli pareva interessante per fare una strage non toglie né aggiunge nulla. Rimane un folle e se il pretesto “ufficiale” fosse stato il disprezzo per le persone con i capelli rossi non sarebbe stato diverso in alcun modo.
    Non ho alcun desiderio o bisogno di essere “originale e intelligente”, tantomeno ho desiderio o bisogno di dimostrare qualcosa a chissà chi: sono solo io che con la mia testolina funzionante esprimo con vigore un punto di vista maturato dopo osservazione ed esperienza. Ne sono esempio fin troppo palese i commenti qui sopra che, una volta di più, inneggiano a divisione e non altro, nascondendosi però dietro al “buon pensiero” di diritti (che si scrive diritti ma si dovrebbe leggere privilegi tra l’altro) da doversi assegnare ora a questo ora a quello.
    Patriarcato è poi una parola molto di moda, pronunciata talmente tanto da aver perso significato e utilizzata spesso e volentieri talmente a sproposito che bisognerebbe pagare una multa per dirla.
    Non mi riconosco in quelle che le femministe chiamano battaglie e che per me sono per la maggior parte non diverse che ignorare gli elefanti in mezzo alla stanza, né desidero in alcun modo essere accomunata a visioni e discorsi lontani mille miglia dal mio pensiero, invece mi si dice che devo addirittura esser grata a coloro che, oggi, fan cose non solo non richieste ma che trovo fuorvianti e dannose per la maggior parte.
    Basti pensare a quanti sottogruppi ci sono all’interno dello stesso “femminismo”, campanelli che per la maggior parte si abbaiano addosso senza arrivare da nessuna parte se non appunto a divisioni su divisioni.
    È interessante però quanto diverse donne si sentano punte nel vivo quando, per tutto quello che ho appena detto e molto altro ancora, dichiaro di non essere favorevole a questo “ismo” e sentano il bisogno di arrivare ad una sfera personale, credendo di poter arguire che io sia una sciocca o una persona orribile. Dice poco di me questo tipo di reazione, ma molto di chi la concepisce.

  8. Le donne di una o due generazioni fa, come me, non difendevano i diritti, allora negati, delle donne solo sui social. Scendevano in piazza, distribuivano volantini, parlavano davanti alle fabbriche, si impegnavano in politica con la consapevolezza che le rivendicazioni dovevano essere tramutate in leggi.
    In poche parole ci mettevano la faccia. Altroche’ moderazione e “ognuno ha i propri principi e si limita a pensarli perché l’agitazione non si addice (soprattutto alle donne).
    Dovremmo stare sempre in guardia altroché.!

  9. Quanto ti senti superiore…rimani così, a dare giudizi, mentre la nave affonda…
    mi piacerebbe una rivoluzione non violenta come quella di Gandhi, ma ricordo anche le “Attiviste” (parola che tu sembri scrivere tenendola per la coda e allontanandola da te come se fosse un animale pericoloso) inglesi che lottavano per il voto alle donne e il trattamento che riservava loro la polizia…
    Flaiano diceva ” ci sedemmo dalla parte del torto perchè dalla parte della ragione i posti erano tutti occupati”.

    1. Mi fa parecchio sorridere che in difesa di quello che oggi vien chiamato attivismo immancabilmente si citino gesta di persone che, ahimè, son sepolte da più di un secolo e mai di gente (sì, gente) attuale.
      Ma lo capisco eh, lo capisco eccome, perché oggi ci sono gli “ambientalisti” distesi in mezzo al raccordo anulare che impediscono a dei disgraziati incolpevoli di andare al lavoro. Oppure quelli che portano avanti battaglie inarrivabili come il Jova Beach Party che voglio dire, è chiaro che dovrei inchinarmi a cotanta lotta.
      Per non citare le femministe che sostengono che le transessuali mtf sono una minaccia per per donne perché tolgono loro unicità e primato, o che c’è bisogno di toilette dedicate unicamente a loro. E ancora donne che, partendo dal presupposto di essere moralmente superiori, sostengono che la prostituzione operata con libera scelta non può esistere perché degradante per principio.
      Eh già, molto peggio che una bestia pericolosa. E concludo “una risata vi seppellirà”.

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