Nonsolomamma

Egitto, giorno 4. Appunti

Oggi mi sembra di stare quasi bene. Poco mal di gola, stanchezza buona, niente tachicardia. Mi piace pensare che, più delle medicine che comunque sto riducendo, stia giovando viaggiare.

A Esna c’è un tempio barocco del tardo tolemaico. La recente ristrutturazione, ancora in corso, ha recuperato colori magnifici. Sul soffitto, sulla destra, c’è il ciclo del sole. Il sole nasce scarabeo. Gli Egizi veneravano gli scarabei stercorari che depongono le uova e le impastano con collo sterco, creando una pallina che fanno rotolare. La pallina richiama il disco solare e lo scarabeo la capacità generatrice. Il sole, nascendo, viene spinto a oriente da un immaginario scarabeo.

Osama, guida-mentore-capo, dice che “il turista è fissato” perché è ossessionato dalle solite quattro divinità mentre la teologia egizia è ben più ricca di così. Ogni tanto ci sgrida. Perché facciamo domande oziose. Questo pomeriggio ci ha fatto una lezione bellissima su quello che vedremo nei prossimi due giorni a Luxor. Fargli domande resta un salto nel buio.

A Esna abbiamo fatto un giro. Abbiamo incontrato un cavallo magro con la coda dipinta con l’henné perché è di buon augurio. Sulle porte delle case ogni tanto ci sono delle scritte che raccontano che i proprietari sono stati in pellegrinaggio alla Mecca. A volte, oltre alle scritte, ci sono disegnati aerei o navi o altri mezzi di trasporto utilizzati per arrivarci. Ci sono sacchi di cotone parcheggiati sotto balconi struggenti, un frantoio, una macina e un banchetto dove si fanno sigilli per chi ha problemi con la scrittura. A lato di una strada una bambina ci guardava con occhi grandi e blu. Avrei voluto fotografarla ma era troppo piccola e aveva occhi troppo blu.

Abbiamo passato la chiusa di Esna. È stato un gioco di sguardi, di forza, di abuso e di dimensione. Noi siamo piccoli e intorno c’erano navi da crociera enormi che ci consideravano pulci e ci tagliavano la strada.

In navigazione i sei ragazzi hanno fatto braccialetti con le perline e dopo hanno giocato a nascondino nella barca, correndo su e giù come biglie pazze. Mi è dispiaciuto non avere più l’età da nascondino.

A pranzo abbiamo celebrato il giorno della melanzana e ogni piatto ne conteneva un po’.

2 pensieri riguardo “Egitto, giorno 4. Appunti

  1. Passando da Luxor visiterete anche Deir el Medina, il villaggio operaio? Se sì, vi invidio molto (ma vi invidio comunque, siamo onesti)

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