Ehi tu,
«fotografami» hai chiesto l’altro giorno. E ti sei messo in posa, contro il muro, la camicia, la cravatta, i pantaloni belli, la barba rasata dopo mesi di stato brado, l’aria del martire. «Sorridi» ho detto. Tu hai tirato le labbra, come i bambini che fanno le facce: «Non è il mio» hai mugugnato. Avevi la coda di cavallo stretta, per nascondere la lunghezza dei capelli («Poi me li taglio»), l’insofferenza dei gatti selvatici. Eri bello, tuo malgrado. «Per cosa ti servono queste foto?» ho chiesto. Lavorerai come cameriere. Sbarbato, vestito elegante, ripulito, come quando i maschi facevano il militare. Già, perché il babysitting al bambino M, e al suo fratellino Mjr, è un gioco bellissimo ma non basta. Così stai facendo un corso come personal trainer per allenare, speri, signore abbienti, e ti sei ripulito per servire ai tavoli.
Ehi tu, che già che ci sei, in tutta questa intraprendenza, potresti pure fare la patente, ma invece ti basta la bicicletta. Tu che hai finito il triennio di Psicologia ma per diventare psicoterapeuta la strada è lunghissima. Però è la tua e questo è l’importante. Tu, che capisci gli altri, li accogli, li fai sentire importanti e ascoltati. Ma sul capire te stesso hai margini di miglioramento. Che sei ombroso e insofferente e sembri miccia e poi, all’improvviso, cambia il tempo e diventi sole e, intorno a te, tutti si sentono al sicuro. Tu che hai l’empatia dei Labrador e la territorialità dei Rottweiler, che puoi essere evasivo e sfuggente e io temo le tue trame. Che sei andato in Giordania quando è scoppiata la guerra lì vicino. E a noi dicevi «È tutto tranquillo» e a tuo fratello mandavi vocali con il rumore delle bombe.
Tu che ci tieni insieme, che vigili sul rispetto delle tradizioni, che ti arrabbi se cambiamo il posto delle pentole o la ricetta della cheesecake. Tu, che stai con la compagna M (quante M nella tua vita) da quando siete ragazzini e con lei, che da scout naviga il mondo con più destrezza di te, sei andato per giorni a camminare in montagna, con lo zaino e il sacco a pelo. Ci scrivevi messaggi furenti di odio verso la natura ma, quando sei tornato, eri il guru del bosco.
Ehi tu, che sei generoso e rivoluzionario, che combatti battaglie che non sempre voglio conoscere, che forse, nonostante l’adolescenza sia passata da un po’, hai un’amigdala iperattiva e il senso della misura e del rischio sono ancora acerbi.
Ehi tu, di cui temo l’impulsività e ammiro la cura. Tu, che hai la dedizione pervicace dei certosini e la sciatteria degli scoppiati. Tu che sei bacchettone e ascetico, che porteresti la barba e i capelli selvaggi ma poi, per fare il cameriere, hai dovuto tagliare tutto. «Oh wow, sotto tutti quei peli sei proprio bello» ho detto ieri. Ma la vanità, nel tuo mondo trappista, non ha alcuno spazio.
Tu che hai trovato la tua strada ma anche molte altre e non tutte mi rassicurano, che vuoi partire ma non dici per dove, che hai piani grandi, sogni ingombranti, qualcuno terrificante, che sei idealista e sognatore, che hai i piedi per terra, che se ho il raffreddore mi stai lontano chilometri, che sei ipocondriaco ma con dignità, che sogni un figlio come te o, ancora meglio, come il bambino M. Tu, che siamo della stessa pasta e possiamo capirci, amarci ed esasperarci con grande competenza.
Tu che sei il primo, che mi hai insegnato tutto, che con te rido alle lacrime, che prima o poi dobbiamo partire insieme e andare all’avventura. Perché con te, all’avventura e non solo, non può succedere niente di male.
Ehi tu, amore mio, buon compleanno
la tua mamma
Una delle migliori. Amore puro. Fai amare il tuo “grande” a tutti noi. Grazie
Grazie Claudia che miregali queste lettere. Che sono quelle che da anni leggo sul tuo blog. Il tuo 23 enne potrebbe è anche il mio, nelle tue parole lo vedo e lo capisco, come tu dici “fatto della mia pasta”. Ma altro da me. E invischiati in questa comune pasta soffriamo dannatamente ma è qui dove speriamo la massima felicità. Non richiesta, non pretesa.
Grazie Elasti
lucia
Ma una curiosità; non piangi quando scrivi questi post? A me commuove solo leggerli …