Nonsolomamma

Approcci cinesi

«Comunque, tutti meno gasati perché tra venti giorni siamo di nuovo qui», ha ordinato Sneddu, quando siamo usciti di casa una mattina (ieri? l’altro ieri? sei mesi fa? il tempo è finito in un buco nero nelle ultime 48 ore) per andare in aeroporto e partire per la Cina. Ci ha pensato la compagnia aerea a farci restare umili, lasciandoci a terra per overbooking. Siamo arrivati a Pechino circa 12 ore più tardi del previsto, “riprotetti” su un altro volo con scalo in Turchia. Ho memorie intermittenti del nostro ciondolare all’aeroporto di Istanbul in attesa della partenza per Pechino alle 5.30 del mattino. Ricordo l’attività incessante di viaggiatori, negozianti, addetti alle pulizie, chioschi di hamburger e patatine («Abbiamo i voucher, stanno pagati e dobbiamo consumare»). Ricordo me stessa dormire su tre sedie, il cappuccio della felpa in testa («Ma dove siamo, Sneddu?» «Dopo oltre otto ore in un aeroporto, decidi tu dove vuoi essere»). Ricordo, sul sedile del volo per Pechino, una trousse omaggio piena di gadget che ci ha fatto volare anche in senso figurato. Ricordo pasti deliziosi («Se questa fosse l’ultima cena, sarei soddisfatto» ha dichiarato il medio). Ricordo tre film di cui un francese perdibile e due bellissimi (The father e I am stll here) e un documentario sul cervello.
Atterrati a Pechino ciondolavamo storditi ma per fortuna il controllo passaporti e il ritiro dei bagagli sono stati facili e veloci. C’era una celebritiy non meglio identificata inseguita dai fan con i telefonini. La prima notte è stata di piombo. Quando stamattina è suonata la sveglia non avevo alcuna contezza di dove fossi.
A colazione abbiamo conosciuto una signora italiana, Stella, di Trani. «E di dove doveva essere la prima persona che incontriamo in Cina se non della Puglia?» Mister I era in deliquio.
Alla Grande Muraglia di Mutianyu, non troppo lontana dalla città, si arriva con una funivia. Durante i sei minuti di tragitto, i tre maschi giovani e nichilisti hanno calcolato con una funzione dinamica la probabilità di morire schiantandosi al suolo. Faceva molto caldo. Un caldo livello 5. Un caldo che un signore ha vomitato. C’era anche moltissima gente, anziani, bambini, cinesi, spagnoli, francesi e noi, in un melting pot spettacolare, se solo non fosse stato così gremito.
Ho mangiato verdure appena sveglia, spiedino di agnello per la strada e una strana granita con l’ananas nel pomeriggio.
Piano piano torno in me.

Un pensiero riguardo “Approcci cinesi

  1. Grazie, Claudia, per i tuoi racconti! Ti seguirò anche su Instagram. Ho visto che avete una percentuale di umidità del 78% lì a Pechino. Poveri!!! Buona vacanza!

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