si guardavano a malapena, preferibilmente in cagnesco. salutarsi era considerata una malsana pratica da perdigiorno di cui diffidare. anche incrociarsi ognuno nella rispettiva automobile era motivo di imbarazzo o fastidio. erano tante monadi che, pur consapevoli di vivere una accanto all'altra, non si capacitavano dell'inevitabilità dell'altrui presenza. facevano vite dure, frenetiche, affannose e affannate. ci mancava solo l'interazione con il dirmpettaio della casa di fronte.
poi ci fu l'incidente, al civico 14, sede della caldaia comune. e gli abitanti di quelle quindici palazzine unite dalla stessa acqua calda scoprirono, nella gelida desolazione di un calorifero spento, il calore del condòmino della porta accanto. nessuno più camminava guardandosi le scarpe, nessuno alzava il passo alla ricerca del vuoto attorno. cominciarono tutti a sorridere. sorrisi complici di chi non ha bisogno di parole per capirsi. si incontravano improvvisamente sguardi empatici che sottendevano universi di affinità e corrispondenze. qualcuno, sorprendendosi da solo, si attardava davanti al portone, fingendo di non trovare le chiavi, nella speranza che un suo simile facesse capolino da una finestra, da un automobile e manifestasse vicinanza fisica e spirituale. i più temerari tentarono arditi approcci verbali. "si sa qualcosa?", disse timidamente un signore con il cappello. "macché", rispose la ruvida casalinga del secondo piano. "ho perso il piacere di tornare a casa mia", "vado in palestra solo per farmi una doccia", "la situazione è insostenibile", "dicono che fino a mercoledì prossimo almeno non cambierà niente", "ho freddo nelle ossa e nei capelli", "io ce l'ho anche nei denti, il freddo", "se vuole le presto la borsa dell'acqua calda, a casa ne ho sei". e via così, in un crescendo di intimità, di condivisione, di fratellanza.
il passaggio di identità da gruppo-di-condomini a gruppo-di-derelitti ha trasformato gli abitanti dell'elasti-quartiere, ed elastigirl in primis, in solidali compagnoni. chi lo avrebbe mai detto.
dolores, il blog è ben scritto e il solo titolo, a noi femmine mosochiste, fa venire voglia di leggere il libro.
domani se posso ascolterò l'autrice alle invasioni barbariche.
nel frattempo, lascio questo link
🙂
http://www.youtube.com/watch?v=KPOEIbkqyIA
@dolores: ma è seria o scherza?
cla
# 21, a meno che tu non abbia 16 anni…
…ma come si fa a scrivere così ?
UnaChicca, il detto è carino, ma io, quando abitavo in quel condominio di "zabette" ero bambina, tutto sommato mi piaceva giocare con i bambini dei vicini. Benché bambina, ascoltavo i grandi parlare (come fanno tutti i bambini), e mi dava molto fastidio vedere la falsità, i sorrisi in faccia e alle spalle le maldicenze che dicevano. Essendo bambina, loro si sentivano liberi di parlare in mia presenza (tanto sono bambina non "capisco" nulla…). Tutta quella falsità, il farsi i fatti altrui, non mi piaceva per nulla! Quindi quando abbiamo traslocato è stato per me una liberazione! Ora ho rapporti cordiali con i vicini, e non "ficcanaso" nei loro affari. Chi mi confida qualcosa, resta una confidenza che tengo solo per me! A parte qualche strano individuo subentrato da poco, il condominio è abitato da "signori" che sanno comportarsi con gentilezza, cortesia e signorilità, perciò sono abbastanza contenta. Si sà i rapporti di buon vicinato sono un arte, e anche una fortuna avere dei buoni vicini.
Potrei vivere senza mangiare.
L'ho fatto durante la Social media week romana 😀
Senza riscaldamento no!! E' contro natura. Sennò si va in letargo
è come quando nevica! (qui sono 2 giorni che nevica e non accenna a smettere e non sono altoatesina ma…romagnola!)
hai mai notato che per strada sono tutti sorridenti?
ieri mattina sono andata a fare la spesa a piedi ed era tutto un sorriso per darsi il passo tra le montagnette della neve!
@zauberei: la tua proposta mi pare fantastica!
Adesso penetro nel seminterrato e mi organizzo un bel sabotaggio della caldaia, mi hai fatto venire voglia di polenta e salsa e merengue pure a me!!!
LadeaKalì
hai scritto uno spaccato di vita molto comune.
quando incontrarsi nell'atrio procura un certo fastidio.
ma quando c'è di mezzo qualcosa che accomuna più persone … bhè è fatta, ci si sente tutti più propensi al dialogo, al sorriso, alle carinerie, ci si slaccia delle cinture di sicurezza e delle ruvidezze…
e poi, mia cara elasti, leggendo altri blog "famosi" come si dice, ho scoperto quanto tu sia umile e perchè amo tanto leggerti…(smielonata, ma dovevo, me lo sentivo, era un'obbligo, un'esigenza, una via d'uscita, vabbè si è capito…)
Questo fenomeno è spiegato benissimo nell'ultimo libro di Mauro Corona, "La fine del mondo storto". Quando tutti insieme ci troviamo in difficoltà tendiamo a socializzare e a fare comunella. Passata l'emergenza si ricomincia ad abbassare la testa…
Io sono abbastanza vecchia da ricordarmi delle vite in comune nelle case, i pranzi dalla vicina di casa, le chiacchiere. Adesso usciamo tutti alle 7 del mattino e rientriamo col buio. Voglia di socializzare pari a zero..
Scusate, ho chiuso senza firmare..
Lina
… per poi tornare al focolare , una volta passato il pericolo…
Life
che tristezza! io non ce la farei senza quelli dell'ultimo piano, siamo una sorta di comune!!
Che sono anche soprannominati "♫ il lungo, il corto e il pacioccone … sono dei bravi cow boy ♫
Tecla
esempio lampante. siamo tutti chiusi in un egoismo imperante.
si stava meglio quando si stava peggio.
non ci sono più le caldaie di una volta.