Nonsolomamma

nodding disease

cos’ha questa bambina in braccio alla sua mamma, anzi no, è la sua nonna perché la sua mamma un giorno se ne è andata con un nuovo marito e l’ha lasciata lì, con quella nonna, cos’ha questa bambina di cinque anni che se ne sta lì, quieta, con quello sguardo come una pozza nera perso nel vuoto? non ha la febbre ma ha guance paffute. insomma, cos’ha?

è all’inizio, dicono. ha tutti i sintomi. probabilmente anche lei è stata colpita. del resto, nel nord dell’uganda, i bambini colpiti negli ultimi due anni sono 3.000.

sintomi? all’inizio di cosa? colpiti da che, questi 3.000 bambini nord ugandesi? e poi come fate a dire che questa bimba è malata? sembra sanissima, solo un po’ abbacchiata. e poi, non vedete? le ho dato un palloncino rosso e lei si è liberata dall’abbraccio di quella nonna che sembra una mamma, quella nonna rassegnata a un destino di bambini non suoi, qualcuno anche da portare in ospedale, mannaggia. vedete? sta giocando, bella contenta, lei e il suo palloncino rosso. come una bambina che può andare a casa, no?

no. questa bambina ha cominciato qualche giorno fa. a scuotere il capo, come per annuire, alla vista del cibo. non vuole mangiare. inizia così e poi, poi, chi lo sa dove si finisce? e chi lo sa perché si finisce così?

si comincia con un bizzarro movimento del capo. si comincia con delle convulsioni. a volte, nei presidi ospedalieri tanto lontani dalle città, le infermiere dicono che è epilessia. ma no, non è epilessia. dopo si perde il controllo dei movimenti e dei pensieri, si smette di crescere. a volte si muore. qualcuno si riprende e torna a scuola, a patto che prenda regolarmente le medicine e mangi per bene, vitamine comprese.

è una malattia misteriosa che colpisce i bambini tra i 5 e i 15 anni. le cause sono  sconosciute ma sta diventando una piaga qui, nel nord dell’uganda. se ne parla pochissimo, se ne sa ancora meno. il governo ugandese brancola nel buio. se capitasse in italia sarebbe una emergenza nazionale. invece qui no, qui il numero massimo di emergenze tollerate e tollerabili evidentemente è già stato raggiunto e non c’è spazio per le novità.

pare che i bambini colpiti vivano vicino ai fiumi. pare che ci sia una correlazione tra un’altra malattia, che si chiama cecità fluviale. si sa pochissimo, racconta una signorina che sembra la sorella più piccola e più bella di naomi campbell.

si chiama nodding disease. ed è un mistero di cui si parla solo qui.

la sorella minore di naomi campbell lavora in un piccolo ospedale, con soli due stanzoni per i letti che sono materassi con una coperta sopra, appoggiati sul pavimento. lei è stata mandata qui come esperta della malattia di cui nessuno sa nulla.

in uno stanzone ci sono solo i bambini affetti da nodding disease, nell’altro tutti gli altri malati, grandi e piccoli, qualsiasi sia la loro patologia.

nella stanza della malattia misteriosa, ci stanno una quindicina di piccoletti. qualcuno è sdraiato, incapace di fare alcunché, qualcuno sembra lì per caso e sorride, qualcun altro sembra sonnambulo. c’è una bimba vestita di rosa, con un piccolo ago sul dorso della mano sinistra, tenuto fermo con dei cerotti. è lì con la sua mamma e due fratellini. ride, come fosse a una festa. un bambino minuscolo piange. due fratelli stanno lì, come piccoli zombie, abbandonati dai loro genitori che di loro non ne vogliono più sapere.

“il problema è la gestione di questi malati in famiglia, una volta dimessi: i padri e le madri devono lavorare, spesso nei campi, e non possono badare a loro. se li lasciano da soli rischiano di ferirsi o ustionarsi con il fuoco della cucina. allora i genitori li portano con sé e li legano a un albero, così sono al sicuro”, spiega l’esperta, seria e bellissima.

qualcuno di questi bambini torna a casa, a scuola, sta meglio. a qualcuno manca una madre costante che gli somministri le medicine ai giusti orari e provveda a un’alimentazione adeguata. qualcuno si salva. altri, nuovi, come la bimba con la nonna e il palloncino rosso, arrivano.

elastigirl stamane è rimasta un po’ nello stanzone della malattia misteriosa, tra quei bambini irrequieti o catatonici, disperati o inconsapevoli. li ha guardati a lungo. e si è chiesta dopo quanto tempo ci si fa l’abitudine. dopo quanto tempo si forma la scorza? dopo quanto tempo la sofferenza di un bambino smette di artigliare la mente e la pancia e si trasforma soltanto nel migliore dei motivi per fare qualcosa? perché avere voglia di piangere o di scappare al cospetto di quei bambini non fa bene a nessuno.

97 pensieri riguardo “nodding disease

  1. Da quando sono diventato padre reagisco in maniera molto più forte a notizie e racconti di questo genere. Il pensare “se capitasse a me…” dà sensazioni concrete e molto coinvolgenti.

  2. Io sono una mamma.
    Ma sono anche un’infermiera.
    E ti assicuro che la scorza non si forma mai, la sofferenza altrui non smette mai di artigliarti la mente e la pancia.
    Con gli adulti, così come con i bambini.
    E’ quello che ti fa capire che stai facendo bene il tuo lavoro: l’emozione, l’empatia, la sottile forza che loro, i malati, ti trasmettono ogni giorno.
    Diventa solo sopportabile. E parte integrante della tua vita.

    1. mi associo. Aggiungo che io in pediatria ci lavoro.
      Dopo diversi anni sono convinta che sono lì a fare il loro bene e forte di questa convinzione faccio il mio lavoro ancora con entusiasmo, mi diverto, faccio un pò il giullare ed esco abbastanza soddisfatta.
      Però quando perdi è dura,durissima: ti si spacca il cuore e ti arrabbi con Dio se credi, altrimenti con la vita in generale.
      Alle volte in quegli occhi vedi quelli dei tuoi figli e ti chiedi se e quando la ruota girerà contro di te, e preghi, preghi e preghi…

      1. Concordo. Francesca e LaurettaG, è molto bello leggere due commenti come i vostri.

    1. La risposta è qualche post + avanti: sui media fa + notizia la farfallina di Belem, o le tette della Minetti (Nicole).
      Una delle cose + sconvolgenti quando si conoscono altri paesi è il livello veramente desolante dei media italiani, anche i giornali, le radio, ma specialmente la TV pubblica.
      A quando un servizio tipo la NPR americana (fu creata dall’ amministrazione di Roosevelt): ascoltatevela un poco su internet e capirete.

      Anonimo SQ

      1. Verissimo, fatevi un giretto sul sito della BBC, utilizzate un traduttore automatico all’occorrenza e merevigliatevi di leggere cio che succede nel mondo.

    2. Sicuramente non dalle nostre tv impegnate a propinarci trasmissioni buoniste e rincoglioniste; finchè ci sarà un pò di internet libera e non imbavagliata con reportage da chi opera sul campo, certe notizie, in certi siti definibili come di “informazione alternativa”, potrai continuare a trovarle. Il problema è: una volta che l’hai letto cosa fai? parti per l’Uganda? ti inkazzi? e con chi? vuoi lamentarti con la diplomazia italiana che non manda notizie dall’estero? le loro preoccupazioni sono su tutti i giornali e reti nazionali: tra un pò Fiorito sarà una vittima del sistema e Formigoni continuerà la sua reggenza spudorata in regione (e ho fatto solo 2 nomi a caso).

  3. Anch’io senza parole ma con un nodo in gola che mi costringe a guardare i miei bambini con gli occhi lucidi. Grazie per le tue descrizioni così toccanti.E noi che pensiamo per lo più allo stress e alla voglia di evadere dalla nostra routine fatta di mille sacrifici che non sono proprio niente di niente

    1. condivido il pensiero e il nodo alla gola e mi sento molto egoista se penso che la settimana scorsa ho quasi fatto una tragedia per una comune bronchite che mio figlio 12enne si è presa per non essersi cambiato e coperto dopo un allenamento in campo sudando e correndo.
      Sono andata a vedermi alcuni video su questa sconosciuta malattia e assicuro che ti senti davvero piccola piccola di fronte a questi bimbi e alle loro madri.

  4. terribile. Cosa possiamo fare? Io intanto condivido questo post sulla mia bacheca di fb. Che si sappia qualcosa, che se ne parli, almeno.

  5. Ne avevo sentito parlare anch’ io, ma in fondo è vero, che ne sappiamo noi? Mica è la farfalla di Belen. mi unisco al ringraziamento perché tu sei lì e ci parli di cose che non sapevamo o preferiremmo non sapere, ma come si fa, una non può nascondere la testa nella sabbia sempre. Boh, incoerente.

  6. Io scorza non ne ho e il video so già di non riuscire a guardarlo. Posso condividere la notizia, non ne sapevo nulla, e poi continuare a sentirmi impotente. Le persone che lavorano per curare e prevenire, e chiunque li aiuti, sono il motivo per cui il mondo non implode in questo istante.

  7. Sono qui, nel mio letto, insonne perche’ nervosa. Rimurgino sulla rispostaccia che mi ha dato una persona molto poco intelligente che vuol aver ragione anche se ha torto marcio. Decido di riaccendere il cellulare e guardare questo blog che riesce a farmi provare un’emozione. E mi sento piccola. Io non ho figli e probabilmente non ne avro’ mai perche’ la vita per me ha deciso diversamente, ma davanti al dolore di questi bambini mi si blocca il cuore. Le sofferenze di cui parli sono qualcosa di cui ti chiedi perche’ esistano (che si creda in Dio oppure no): sono ingiuste per qualunque essere umano. E mi sento sciocca per essermela presa per una cosetta quando la vita e’ ben altra cosa. Grazie per avermi fatto riflettere e riportato alla giusta dimensione.

  8. “qui il numero massimo di emergenze tollerate e tollerabili evidentemente è già stato raggiunto e non c’è spazio per le novità.” Questa è la parte che fa più male, per me, quando il male è tanto diffuso da non fare più notizia… Non avevo mai sentito parlare di questa malattia e fa riflettere su quanto delle notizie che ci arrivano siano filtrate da quello che i media presumono ci dovrebbe interessare!

  9. E’ vero….condividiamolo su fb…se non ce ne parlano facciamo in modo che se ne parli!!!! Non sono bambini come i nostri quelli??? Dio che rabbia mi cresce dentro…..Elasti ti prego dona palloncini rossi a tutti quei piccoli angioletti legaglieli al polso come si fa qui…poi mettili tutti vicini e falli volare qui….dove forse qualcuno si sentirà in dovere di aiutarli…..materassi per terra e coperte.. piccole stelline…eppure vediamo tutti lo stesso cielo chi le fa STE differenze..CHI HA TANTO CORAGGIO? ! che voglia di gridare..ciao Elasti questo tuo viaggio ci riempie gli occhi e il cuore

  10. Grazie davvero, Elasti, per la tua testimonianza, per il tuo modo di raccontare, lucido e preciso e pure così emozionante.

  11. da quando sono mamma – di una gnoma che adesso ha proprio 5 anni – il cuore e la pancia fanno ancora più male. tu sei davvero una tipa speciale perchè tanti – me compresa – probabilmente si nascondono dietro alle lacrime per stare a casa al sicuro o, al massimo, dare qualche banconota. eh no, cavolo, invece bisognerebbe cacciare indietro il magone, alzare il sedere e mettersi in gioco. Tra pochi giorni compio 40 anni e questo è il regalo che ho deciso di farmi. Imparare a rischiare. Zao

  12. e perchè non ho mai visto cinque righe scritte su un qualsiasi quotidiano su questa cosa, mentre si viene invece bombardati di notizie sull’ultima tresca della sciacquetta di turno?!

  13. Ti ammiro Elasti per quello che stai facendo e se fossi sola davvero partirei … ma sola non sono e allora posso solo continuare a fare quello che posso nel mio bush qui, con i miei figli, nella scuola, tra i bambini che conosco (e ce ne sono tanti che hanno cmq bisogno…) come fanno le mamme infermiere che hanno scritto sopra, angeli che incontri nelle difficoltà, che ti aiutano e ti danno un sorriso, come quelli che trovi tu laggiù.
    Ognuno fa quel che può: farlo bene e per gli altri fa la differenza.
    Con il magone nella pancia e nel cuore tu scrivi e ami (e lo fai da Dio) e questo è tantissimo per loro, ricordalo.

  14. Avere una malattia di cui non si conosce la causa, per cui non c’è una cura, ti fa sentire abbandonato, beffato, deriso dal destino, e persino rancoroso nei confronti del resto del mondo.
    Pensi che se volessero la cura ci sarebbe, e ti sembra inverosimile che il mondo non sia tutto lì ad affannarsi per cercare di guarirti.
    Questo fino a quando non apri gli occhi e ti guardi un po’ intorno.
    Fino a quando il valore di una vita ti risulta correlato ad un mero fatto geografico.

  15. Anch’io ne ho sentito parlare come effetto dei vaccini, ma in bambini italiani. Purtroppo DOPO aver vaccinato il mio bambino. Ci sono informazioni troppo controverse per capire davvero dove sta la verità, e adesso un po’ tremo e muoio dentro all’idea di aver potenzialmente esposto mio figlio a un disastro simile.
    Quello che scrivi in questi giorni è forte, e mi colpisce. Dei bambini africani ormai si ha un’immagine piuttosto statica e stereotipata, tu li stai facendo vivere anche a noi, come se, pur a migliaia di km di distanza, potessimo vederli e toccarli. E questo non ha prezzo.
    Grazie Elasti.

    1. Federica e C., facciamo i dovuti distinguo e manteniamo la calma per non stare male per niente, quando invece ci si dovrebbe sentire meglio. Funziona così. I vaccini possono essere considerati un farmaco, come il paracetamolo per dire. Se abbiamo la febbre e prendiamo il paracetamolo sappiamo che ci sono effetti collaterali, elencati nel foglietto. Se lo prendiamo lo stesso è perchè valutiamo questo rischio inferiore a quello causato dalla febbre, per es. è troppo alta e sta debilitando pesantemente il bambino. Per un vaccino è la stessa cosa: ci sono possibilità di effetti collaterali, ma se il rischio di contrarre la malattia è molto più elevato ci si vaccina. Provate a dare un’occhiata alle pagine http://it.wikipedia.org/wiki/Poliomielite e http://it.wikipedia.org/wiki/Vaiolo e ditemi se non fareste di tutto per non vedere un bambino in quello stato. Ebbene, con i vaccini il vaiolo non esiste più e la polio è rara; i vaccini sono stati una benedizione che ha salvato milioni di bambini. Da noi si può quasi non vaccinarsi per la polio, contando sulla “protezione del gregge”: le persone vaccinate che impediscono al virus di diffondersi; ma se non vaccinate vostro figlio diteglielo chiaramente, che se facesse un viaggio come quello di Elasti potrebbe pigliarsela, la polio, che là c’è ancora.
      Tutto un altro discorso è la possibilità che in questo campo, come in qualsiasi altra attività umana, ci siano degli sconsiderati che si comportano in modo completamente contrario a qualsiasi etica e deontologia professionale, creando allarmismi che vanno poi a scapito del buon funzionamento della sanità normale. Spero di no.

  16. Tu stai già facendo qualcosa, la sofferenza altrui è già diventata stimolo per fare, non solo paura che paralizza pensieri e azioni. Grazie, stai usando il tuo dono della scrittura per qualcosa di molto prezioso

  17. “dopo quanto tempo la sofferenza di un bambino smette di artigliare la mente e la pancia e si trasforma soltanto nel migliore dei motivi per fare qualcosa? ”
    poco tempo, credimi, si resta straniti e increduli per poco e poi si inizia a combattere per loro, succedera’ anche a te.

  18. grazie elasti, grazie per raccontare e testimoniare queste cose agghiaccianti!
    il primo passo è rendersi conto che ci sono realtà diverse dalla “nostra”…

    1. se elasti trova che il lavoro di amref meriti – noi possiamo intanto dare un occhio ai loro progetti – poi si potremmo mettere insieme ognuno una piccola quota, sarebbe davvero bello. Penso che farebbe bene a chi lo fa più a chi riceve.
      Io ci starei.

      1. mi sembra una cosa ottima, tante volte sono molto scettica all’idea di dare soldi a chi nono conosco per la paura che s’intaschino tutto, ma se ci fosse la sicurezza che i soldi arrivano a destinazione sarebbe fantastico!!!
        teresa

    2. Io da anni sostengo Amref su consiglio di un’amica che ha lavorato a lungo nel settore. Secondo me è più logico appoggiarsi a strutture come la loro. Poi se uno conosce un centro di ricerca serio e affidabile sul nodding disease allora ha senso fare una raccolta ad hoc, ma allo stato attuale non mi risulta esistano.

  19. sono senza parole… posso solo dire grazie a te e a chi come te cerca di mettere luce su argomenti agghiaccianti come questi che il mondo occidentale, ricco e viziato, preferisce non vedere.

  20. vivo in Costa d’Avorio da quasi un anno, ormai. E ancora non mi abituo a questi bambini che muoiono di influenza, o di rabbia, o di SIDA (l’aids: qui si parla francese) o di malaria celebrale. Non mi abituo alle centinaia di poliomelitici che ho visto nella strade di una città quasi occidentale per i loro standard.
    E vedere questi bambini che chiedono l’elemosina, che vivono nei villaggi e magari non studiano, che non vengono vaccinati nei confronti di tutte le malattie endemiche che ci son qui (meningite, colera, febbre gialla, febbre tifoide, rabbia, tetano, tubercolosi e via dicendo) per ignoranza o semplicemente perché i presidi vaccinali sono a due giorni di cammino e portarci i figli vuol dire perdere 4 giorni di lavoro e non ce lo si può permettere… fa male.
    Fa male vederli vivere in casette col tetto di paglia, senza acqua corrente, senza bagno (chi è vicino all’oceano usa quello, altrimenti buca e via), a volte senza luce, ai margini di una società fortemente classista in cui il nero ricco raggiunge un livello di razzismo verso il povero che fa spavento e rabbia.
    Fa male e spero non smetta mai di far male, altrimenti vorrà dire che mi sarò abituata a considerarlo normale, e normale, per una madre, non è e non può esserlo.

  21. mi si stringe il cuore e mi viene la pelle d’oca a leggrti, ma continua a farci partecipi, non dobbiamo farci l’abitudine… mai…

  22. Ho letto i tuoi post africani uno dietro l’altro ora, in pausa pranzo e sto piangendo. Sì piango perchè non sono capace di fare niente contro tutto questo.

  23. Dopo aver letto il tuo racconto, ho navigato un po’, e ho letto diversi articoli sulla malattia. In uno di questi si diceva che “fino a quando la malattia riguarderà SOLO POCHI BAMBINI AFRICANI, le grandi organizzazioni x la ricerca medica non si muoveranno, e l’opinione pubblica non si mobiliterà, perchè NON vi è opinione pubblica, in quanto i mass media NON parlano del nodding disease”.
    Questo è un primo passo. Ora tutti noi che leggiamo il tuo blog lo sappiamo. Facciamolo sapere ad altri. Facciamo in modo che moltissimi lo sappiano. Forse allora qualcosa si muoverà

    1. Come notava qualcuno più sopra, facendo qualche ricerca – tadààà: la BBC ne ha parlato diffusamente proprio qualche mese fa (http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-17589445, è solo uno dei tanti link). E’ vero, solo viaggiando ci si rende conto di quanto i media italiani siano drogati di ragazze scollate e cattivo giornalismo, basta guardare le pagine Internet di grandi quotidiani italiani e confrontarli con quelli di altri paesi europei.
      Non so se Elasti accetterà di fare da tramite per una colletta, ma se l’Amref, secondo chi ci lavora, merita e non disperde i soldi in mille rivoli, nel loro sito web c’è una tabella con quello che i nostri contributi possono finanziare http://www.amref.it/locator.cfm?SectionID=746

  24. E aggiungo che piangere non serve a nulla.
    A meno che al pianto non segua un’azione. Altrimenti, tra 10 minuti ci asciugheremo gli occhi e stasera ascolteremo le ultime notizie sulla gravidanza della Fico e sulla più volte citata farfallina di Belen

    1. Sono d’accordo con te Cristina. Agiamo tutte insieme? L’idea di Zaub di fare una raccolta fondi mi sembra un ottimo primo passo. Piccolo ma si inizia.

  25. Cara Elasti,
    apprezzo il tuo blog, il tono ironico e leggero con cui racconti quel che vedi. In questa tua sorta di reportage dall’Africa avrei voluto leggere una qualche autocritica. Sei una giornalista di un’importante testata economica: avrai fatto qualche due più due sulla situazione dei vari paesi del continente africano o no? Lo so bene, nei giornali, ciascuno ha il suo settore e magari tu scrivi di derivati o di investimenti, possibile però non ti abbia mai sfiorato la mente come alcuni tipi di economia devastino certi luoghi? Detto in tutta sincerità lo sbalordimento mostrato di fronte alla realtà africana mi fa dubitare della tua capacità professionale, soprattutto per il tono candito e zuccheroso della corrispondenza.
    Niente di personale.

    1. Ah ecco, ci voleva il commento scemo che vorrebbe essere cazzuto, la donna con le palle che vuole autocritica a ogni costo, perche’ se gli africani stanno male è SOLO colpa altrui, loro sarebbero capaci di costruire il paradiso terrestre ma noi glielo abbiamo impedito, ovvio. Com’e’ noto gli africani negli ultimi 50mila anni di storia hanno prodotto un’iradiddio di cultura, di scienza, di benessere, di autoconsapevolezza, di emancipazione soprattutto femminile. e hanno reso l’africa un luogo ameno, vero? Lo sbalordimento è il mio ogniqualvolta leggo banalità di questo genere,quando si vuole tramutare a ogni costo un sentimento in mediocre acidità credendo di essere molto intelligenti. Qui si parla di aiutare, capito, signora mia?

      1. Quando la critica è peggio del commento c’è ben poco poco da dire….
        “Com’e’ noto gli africani negli ultimi 50mila anni di storia hanno prodotto un’iradiddio di cultura, di scienza, di benessere, di autoconsapevolezza, di emancipazione soprattutto femminile. e hanno reso l’africa un luogo ameno, vero?”. penso di farmi una t shirt per ricordarmelo sempre…

    2. Devo dire, in tutta sincerità, con una punta di dispiacere, che anch’io mi aspettavo qualcosa di simile… Sono veramente daccordo con Lorenza. Elasti è bravissima a scrivere, ma anch’io non posso pensare che sia tutto qui quello che pensa…. mah.

    3. Per carità, legittimissimo il diritto di critica, tuttavia “questo” tipo di critica in particolare, che ogni tanto ritorna nel commentarium di questo blog, mi lascia sempre un po’ perplessa. Al di là del vago accenno alle capacità professionali dell’autrice, che trovo quanto meno supponente visto che Lorenza stessa ammette di non sapere molto del lavoro giornalistico di elasti, quello che trovo sterile è la critica al taglio e allo stile dei post. Che è sempre stato coerente. Può non piacere, chiaro, ma in quel caso non piace mai. O piace sempre. Mi sembra assurdo che, in base al tema, si critichi il tono lieve o lo si apprezzi. Del resto, anche la richiesta di autocritica mi sembra vagamente fuori luogo. Non che non sia necessaria. L’occidente ha tante di quelle responsabilità per la condizione del continente africano che ci vorrebbero pagine e pagine di blog per elencarle e sviscerarle tutte. Ma proprio per questo. Non si può condensare tutto in un post. Non si può svilire una testimonianza oculare di una situazione che molti occidentali non conoscono (e molte persone non saprebbero nemmeno collocare l’Uganda nello scacchiere africano) infarcendola di pugni battuti sul petto. E non si può relegare questo tema in un angolo solo perché è necessario inserirlo a ogni costo. C’è un tempo per l’una e per l’altra cosa. Credo che questo sia, per elasti, il momento di vedere cosa succede. Far sapere cosa succede. Ed eventualmente far sapere cosa c’è bisogno di fare. Finito il viaggio, probabilmente, a mente più fredda, elasti avrà modo di inchiodare l’occidente, se stessa e tutte noi alle nostre responsabilità. Fermo restando che potrebbe anche non farlo mai su questo blog ma, magari, su una testata giornalistica, che sia quella per cui lavora o un’altra. O potrebbe comunque non farlo. Senza per questo perdere credibilità.

      1. hai ragione. Infatti se fosse una mia amica, avrei tante domande da farle… L’argomento mi interessa perchè ho una nipote da mesi in Kenia con un progetto e a dicembre, quando tornerà, avremo modo di parlare. Inoltre una mia cara amica aveva un progetto in mozambico, nel settore equo e solidale, e anche con lei abbiamo spesso parlato di queste cose… Poi avevo un amico in Rwanda, anni fa… Ho notato che quelli che lavorano all’interno di progetti ecc o entrano in forze enlla struttura, e diventa lavoro, oppure dopo un po’ (il tempo è personale e relativo) sviluppano una critica al sistema e riflettono sul senso di tutto ciò che accade là. Perchè è tutto interconnesso, i distinguo durano finchè non si aprono gli ochi del tutto.

      2. Nessuna critica alle capacità professionali di Elasti. Credo, per altro, nessuno conosca gli argomenti di cui si occupa per il quotidiano per cui lavora. Magari è al desk! Però ci si aspetta da un giornalista, invitato a seguire un viaggio da un’organizzazione, un investimento minimo per informarsi sulle condizioni del paese da visitare. Era solo una critica, Elasti è liberissima di scrivere con lo stile desiderato. In questo singolo caso, non lo apprezzo ma il problema è mio. Tornerò a leggere quando sarà tornata nella cucina di Milano.

  26. Prima di tutto, grazie. Non so cosa commentare o come rispondere, ma penso che cio’ che hai scritto resti nella testa e nel cuore, e anche se in questo momento non sappiamo come possa tradursi in azioni, possa influenzare, tra un mese, un anno o dieci anni, una scelta o semplicemente le persona che siamo.
    Vivo in america. La televisione pubblica (WITF) ha trasmesso, nelle ultime due sere, un documentario circa le donne in paesi svantaggiati e problemi quali violenza, prostituzione, accesso allo studio, mortalita’ legata al parto. Sul sito internet della TV c’e’ un link su come aiutare, e troverete, accanto a donazioni monetarie, richieste di volontariato (soprattuto per personale medico), invio di materiale (come macchine fotografiche) e inviti ad acquistare manufatti prodotti da comunita’ femminili. Questo e’ il link: http://www.halftheskymovement.org/pages/from-the-documentary.

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