Nonsolomamma

vanno aiutati a pensare

i bambini di oggi, i vostri bambini, sono rapidi, veloci, faticano a soffermarsi su un concetto più a lungo di tre minuti. non sanno dare risposte pertinenti, figuriamoci articolate. non sono in grado di raccontare storie con un prima e un dopo. fanno tante cose contemporaneamente. sono discontinui. pensano per immagini, per frasi sincopate. si distraggono in continuazione. raccolgono input ma non elaborano.
sono abituati a essere bombardati di stimoli e non sempre sanno gestirli.
questo, almeno nello studio dell’italiano, non va bene. non è un pregio, dal mio punto di vista. non è un’evoluzione, semmai un’involuzione.
questi bambini vanno aiutati a pensare. e a fare una cosa per volta. dobbiamo aiutarli noi a scuola ma dovete aiutarli anche voi a casa.

ha detto più o meno così la maestra di italiano dello hobbit di mezzo, alla riunione della classe seconda, questo pomeriggio. nel frattempo 23 genitori – 16 mamme e ben 7 papà, che a elastigirl è parso un risultato niente male – ascoltavano. moltissimi di loro tuttavia, compresa elastigirl (sigh), mentre ascoltavano, controllavano compulsivamente la posta elettronica sul telefonino e mandavano sms e parlottavano con il vicino di banco e guardavano fuori dalla finestra e facevano la lista della spesa e guardavano gli appunti della mamma accanto e, forse, facevano solitari nella testa.
vanno aiutati a pensare. e a fare una cosa per volta. i figli e i genitori. e forse anche gli insegnanti, chi lo sa.
la maestra aveva ragione, probabilmente.

107 pensieri riguardo “vanno aiutati a pensare

  1. verissimo, dico questo avendo letto il tuo post mentre ero al telefono ,con l’orecchio teso ad ascoltare la radio e annusando l’aria per sentire se in cucina il sugo sta bruciando

  2. io ringrazio questa vita che sto facendo, un po’ per scelta e un po’ no, che mi permette di andare piano.
    e di fare una cosa alla volta. a volte mezza, a dire il vero.
    e ho un po’ paura però, perché non so se riuscirò a inserire la marcia giusta per stare al passo con il mondo lì fuori, quando dovrò uscire da questa mia lenta e calma quotidianità.

  3. E vanno aiutati anche gli insegnanti, chissà? In cosa vanno aiutati? Ad adeguarsi ai tempi? Serve un insegnante che in classe faccia lezione mentre smanetta sull’iphone, invia mail, fa una partita a ruzzle, chiacchiera con una collega etc etc? Io vedo segnali preoccupanti di diverso genere: ad esempio, le maestre non insegnano quasi più a scrivere in corsivo, perché “non serve più: non si leggono libri in corsivo, non si scrivono mail in corsivo…”. Ma noi siamo anche la nostra calligrafia, mi sembra che un pezzo della nostra personalità così vada perduto, in cambio di cosa non mi è ancora chiaro… Magnifiche sorti e progressive.

    1. Io effettivamente non sono più capace di scrivere in corsivo.
      Anzi, qualche hanno fa ho fatto sostegno di italiano L2 a bimbi delle elementari che mi facevano notare che il mio corsivo era peggio del loro.

    2. infatti… sta cosa di scrivere in stampatello non riesco a capirla nemmeno io, mi sembra tanto più comodo e veloce il corsivo….
      ma fra un po’ avremo tastiere e monitor su tutti i banchi!?

      1. In realtà in molte classi (tra cui quella di mia figlia sigh) il corsivo non si insegna più in prima perchè “i bambini fanno troppa fatica e poi si confondono”…..

      2. Beh a me (nata nel ’75) il corsivo hanno iniziato a insegnarlo in seconda… Qui in Inghilterra non sono ben sicura che lo insegnino più.

  4. io ambisco al multitasking, ma non riesco… per questo 1) la mia casa è un delirio 2) devo farmi una doccia decente da tre giorni e 3) ho amicizie a singhiozzi (chissà, forse anche per i primi due punti…) alla scuola materna steiner della cucciola più grande di casa insegnano la magia rassicurante del ritmo. della giornata, della settimana, delle stagioni. ogni attività è semplice, casalinga e ripetuta… a me rassicura e mi fa sentire meno in colpa per tutto quello che non riesco a fare… baci a tutte!

    1. StellAnto sei fortunata a non riuscire a fare multitasking…io oramai molto raramente riesco a guardare un film senza distrarmi con qualcosa d’altro, c’é qualcosa di inquietante in tutto questo…si cerca di assimilare e fare il più possibile in meno tempo
      Ma non funziona, e son convinta che confonda il cervello più che altro…
      Beata te…

  5. Fare solo una cosa per volta…un lusso, una necessitá o una noia mortale? Spesso è un lusso, altre volte è un’abilitá, non necessariamente un difetto. Comunque secondo me quello che aiuta davvero tanto a rielaborare gli input e dare senso alle cose è abituare i bambini a leggere : magari all’inizio storie molto illustrate, poi fumetti e poi libri, tanti tanti libri, quelli di carta, con le pagine da sfogliare, che prendono vita tra le tue mani… Non dimenticherò mai le emozioni che mi hanno regalato “Piccole donne”, o “La piccola principessa”, o “capitani coraggiosi”, “i ragazzi della via Paal”…e via dicendo…quasi quasi me li rileggo tutti 🙂

  6. …è meglio che non ti elenchi qui le cose che sto facendo contemporaneamente, in questi minuti…
    ha ragione, la maestra. indubbiamente. soprattutto per l’italiano, ma anche per la matematica etc…potremmo mettere un ralenty… ^_^

  7. Forse c’è un nuovo modo di apprendere, oggi, e di crescere. E conseguenza anche le maestre dovrebbero porsi l’obiettivo di un nuovo modo di insegnare.

    1. Certo gli insegnanti si possono aggiornare e usare nuovi strumenti, ma quando i bambini non riflettono piu’ su nulla e crescono in questo modo arrivano alle superiori con un vocabolario di poco piu’ di cento parole. In prima superiore non riescono a scrivere un pensiero corretto e oralmente non riescono ad esprimersi in modo comprensibile. Forse anche i genitori si devono aggiornare ed educarli, non allevarli.

      1. E quando si ritrovano all’università le tesi che producono sono spazzatura sia a livello linguistico che contenutistico (che forse è anche peggio!)

  8. Quello che dice la maestra è sicuramente vero. Come è vero che le famiglie sono le prime responsabili del modo d’essere dei bambini.
    Credo però che la scuola tenda ad assecondare un po’ troppo questo modo d’essere: a scuola di mia figlia, per esempio, si abusa letteralmente di schede fotocopiate, spesso riducendo l’apprendimento – anche dell’italiano, ebbene sì – a crocette da mettere e frasi da completare. Produzione autonoma di testi, pochissima (tre temi in tutta la terza elementare mi sembrano francamente pochi). Paginate di analisi grammaticale, giammai. Grafia manuale, in corsivo come giustamente rilevava Ariane d’Aube qua sopra, poca (quando la esorto a scrivere in corsivo sulle schede, mia figlia replica che le schede sono in stampatello…).
    Eppure vedo che, quando le maestre *osano* (assegnare compiti più impegnativi, temi, etc.) – e auspico che la maestra dello HM sia una di quelle – i bambini seguono ed eseguono. Senza particolari problemi, e proprio grazie alle loro grandi potenzialità. Basta far accettare a loro e prima ancora alle famiglie che lo studio è e deve essere anche un sacrificio e un impegno, non qualcosa che debba per forza divertire e che per questo preveda l’analisi verbale fatta a cruciverba.

    1. E tu non le chiedi mai di scrivere in corsivo? Magari una storia, un biglietto di auguri…tutto solo delegato alla scuola?

      1. Assolutamente sì, tutto quello che posso: diari, lettere ‘di carta’, storie, quello che dici tu. Sono fermamente convinta dei vantaggi cognitivi della scrittura manuale, e della scrittura in corsivo in particolare.
        Sono altrettanto convinta che non si debba delegare tutto alla scuola. Devo tuttavia fare la dolorosa constatazione che mentre fino a 20-30 anni fa la scuola aveva il prezioso compito di colmare le carenze culturali delle famiglie, al giorno d’oggi sono le poche famiglie ad avere i mezzi -intellettuali, non economici – e soprattutto la consapevolezza e la volontà di farlo a dover in molti casi supplire alle carenze culturali della scuola.

  9. O forse noi genitori multitasking dovremmo capire che i bambini non sono adulti in miniatura…
    Comunque è ineludibile: lo studio richiede silenzio, impegno, costanza, pratica… Gli insegnanti possono anche fare degli accattivanti e multimediali show in classe, magari con la verve dei migliori comici, ma l’apprendimento, la capacità di rielaborare, di operare collegamenti, di far propria la conoscenza che non può ridursi a mero nozionismo non si possono “inculcare”. Ciascun bimbo ha bisogno degli strumenti per sviluppare tutto ciò, sicuramente gli insegnanti li forniscono, ma per comprendere bisogna imparare a concentrarsi sulle cose. Non credo di aver scoperto l’acqua calda…
    Tengo per me le considerazioni personali sul livello di maleducazione di chi ascolta qualcun altro mentre traffica col cellulare…

  10. Io ogni tanto cerco di disconnettermi…tolgo i dati al cell e pratico yoga! Mi rendo conto, però, che il primo gesto che faccio al mattino e l’ultimo prima di andare a dormire è controllare la posta, rispondere alle chat e leggere/scrivere i post. Ogni tanto 2G mi fulmina con un:”Mamma ti sto parlando, però!” se mi becca distratta dal cellulare e io mi sento troppo in colpa :(. Come vivevamo ai tempi dei semplici “nokia” senza dati? Forze meno efficenti ma anche meno “altrove”!

    1. Il mio maestro di yoga durante una lezione disse: ” siamo tutti così proiettati nel futuro, nel programmare, concentrati nelle cose da fare e dire dopo, ci facciamo dei film mentali ininterrotti perdendoci tanto, se non tutto, del momento presente; così sfuggono dettagli, sensazioni, emozioni che ci aiuterebbero a vivere meglio…”. Questa frase mi colpì e ci ripenso anche più volte al giorno, spero sia un inizio, magari piano piano riesco a metterla in pratica.

  11. Ma dei genitori che se ne infischiano di quello che pensa la maestra a proposito dell’educazione dei LORO figli, perché vanno a questi incontri? perchè non risparmiarle almeno l’umiliazione di parlare inascoltata a una platea di top manager smanettatori nevrotici incapaci di staccarsi dai loro telefonini neanche stessero conducendo chissà quali trattative a livello internazionale? Povera maestra, e poveri bambini.

    1. Concordo, povera maestra e poveri bambini!!!!
      Che maleducazione presentarsi ad una riunione di classe dove si parla dei propri figli e farsi gli affaracci propri!!!! Che tristezza!

      Bea

      1. Infatti, questa è una cosa che succede anche sul lavoro. Si partecipa alle riunioni dove tutti continuano serenamente a mandare email, controllare il blackberry e chattare. Fai una fatica immane a farti ascoltare. Questo a mio avviso non è multitasking ma mancanza di rispetto e alla lunga rischia di diventare una forma di isolamento e di scollamento dalla realtà.

  12. Io non amo il multitasking. A volte lo devo praticare per forza, ma non lo amo, e cerco di insegnare ai miei figli la concentrazione su una cosa alla volta. Se vogliono vedere un cartone animato, bene, possono guardarlo, ma se nel frattempo fanno un altro gioco vuol dire che la tv non gli interessa in quel momento e allora si spegne, non esiste che la tv sia accesa mentre si fa altro, o che si faccia altro con la tv accesa. Se io sono con loro, a meno di necessità improrogabile, non sbircio il cellulare nè altro ma cerco di essere presente con la testa, di non essere altrove. Non ho mai studiato con la musica accesa perchè mi concentro nel silenzio, solo su una cosa, il resto è distrazione. A volte mi chiedo se i miei figli saranno preparati ad affrontare un mondo che richiederà sempre più multitasking compulsivo, e mi metto in discussione. Per ora però vedo i miei figli che si sanno concentrare, su una storia, un libro, un gioco, e sono convinta che sapersi concentrare, sapersi soffermare, imparare a riflettere senza distrazioni sia la base per affrontare meglio ogni cosa. Loro poi, che sono delle spugne, e come tutti i bimbi imparano in fretta, si sapranno adattare alle esigenze del mondo, ma pensando con la propria testa.

  13. In linea generale sono contraria alla demonizzazione del mondo moderno, al partito preso di attribuire alla tecnologia e ai nuovi modi di attingere alla cultura sempre e soltanto aspetti negativi. Credo che ci sia in questo tutta la nostra incapacità di appartenenti ad una generazione che usa la tecnologia ma che non ci è nata insieme. Ci affascina ma ne abbiamo paura. Ci troviamo sempre a fare i laudatores temporis acti, a riproporre, per pigrizia o per mancanza di preparazione, il modello di cultura e di apprendimento secondo il quale siamo cresciuti noi.
    Dopo una lunga esperienza con 4 figli (ma appartenenti a due generazioni diverse, data la differenza di età che li separa, due a due), dopo considerazioni continue maturate osservando (ed insegnando) in ambito universitario, grazie a scambi che chiamerei “interculturali” con mio figlio che si occupa di informatica (applicata alla trasformazione del mondo, direi;) ho maturato davvero questa idea, in senso compiuto. Forse è un po’ difficile da trasmettersi qui, attraverso un commento al blog, ma desiderio che tutti, al di là delle reazioni emotive e del sentirsi colpiti nei nostri monitore senti sensi di colpa genitoriali, riflettessimo quanto il mondo è cambiato in questi ultimi decenni. Quanto siamo inevitabilmente catturati dalla tecnologia su base quotidiana, ma quanto tendiamo a volerla piegare a un uso eminentemente pratico, senza capirne potenzialità e rivoluzionarietà. Così finiamo per “farci usare” da pc e tablet e smartphone e internet e per affossare invece il portato enorme di cambiamento non solo di linguaggio che essi ci offrono, ma quello che la loro proposta ha di culturale. Non sono servi muti, insomma. E le lamentele che leggo qui della maestra, o le paure e i sensi di colpa dei genitori sono indici della difficoltà ad accogliere il mutamento da un punto di vista culturale e, invece, a cercare di prenderne le distanze e difendercene.

    1. Cioè è evoluzione guardare la posta sul telefonino mentre i figli ti parlano al posto di dedicargli tutta la tua attenzione? Ed è rispettoso controllare la posta e mandare sms mentre si è a una riunione di classe?
      Per me sono comportamenti sbagliati.
      Senza se e senza ma.
      Non lamentiamoci poi che il paese va a rotoli…

    2. Cambiamenti di cultura e mentalità, nella storia dell’umanità, sono avvenuti da sempre, in epoche e luoghi diversi. Resta il fatto che per elaborare un concetto, una tesi, una teoria, un pensiero o altro la mente umana ha bisogno di concentrarsi sull’oggetto del pensiero. Diversamente possiamo parlare di intuizioni, ma la profondità del pensiero è un’altra cosa. Essere veloci e multitasking è senz’altro utile nel mondo contemporaneo e ne è, in qualche modo l’espressione. Ma la profondità di pensiero, non potrà mai prescindere dalla vera concentrazione e dal tempo necessario a raggiungerla e a metterla a frutto. Il fatto è che per creare questi oggetti tecnologici che oggi ci danno l’illusione di essere, noi e sopratutto i nostri figli, multitasking, quando probabilmente siamo solo distratti e dispersivi, gli inventori – ingegneri, informatici, matematici, creativi e altro – si sono concentrati e molto! La vita quotidiana può benissimo prescindere dal pensiero vero e proprio e dalla riflessione profonda anche perchè la tecnologia ci aiuta e aessere più veloci (non dobbiamo fare calcoli elaborati scrivendoli, o a mente, non dobbiamo ricordare liste di numeri, nomi o concetti perchè possiamo trovare tutto con un clic ecc). Ma la cultura, il pensiero astratto , il sapere sono un’altra cosa. La tecnologia può aiutarci nel quotidiano, ma per arrivare a pensarla non serve essere multitasking. Occore saper pensare, e per arrivare a essere vermanete multitasking – ammesso che esista questa facoltà – bisogna essere prima capace di concentrarsi su singole parti, alatrimenti si è solo superficiali e fintamente abili. I bambini, molti, sono naturalmente portati ad essere frettolosi e superficiali perchè sono attratti ad molte cose contemporaneamente. Sono convinta però che dire che siano multitasking sia un modo per non e-ducarli al pensiero profondo. Un tempo la scuola pretendeva maggiore approfondimento, ora si giustifica una certa superficialità e irrequietezza dicendo che sono “nati digitali”. Io penso che per essere fruitori del mondo questo possa anche essere sufficienti, ma per conoscerlo veramente e, magari, concorrere al cambiamento (non è per questo che si studia?), bisogna essere concentrati, veramente concentrati. Quella maestra di italiano secondo me ha pienamente ragione!

  14. Per quel che riguarda lo scrivere, spesso mi ritengono una che… “già, tu con le tue scritture dei documenti medievali, e poi stenografi pure…”
    Però sto cercando di speigare ai miei ragazzi che è importante anche quello che una volta si chiamava “bella calligrafia”.
    Poi, anche a me capita di fare duecento cose per volta perchè non posso farne a meno, però una cosa per me è imprescindibile: quando qualcuno sta parlando si ascolta, e basta. In fin dei conti non è che siamo tutti cardiochirurghi che salvano persone in quei dieci minuti di incontro con l’insegnante o chiunque altro!!! Scusate, ma su questa cosa divento un generale prussiano (anche con i miei figli la regola è questa, in famiglia) pure incavolato.

    Floralye

    1. sottoscrivo. Che dei genitori tengano acceso il cellulare, o l’ipad, a una riunione in cui si parla dei propri figli, è inaccettabile, e l’insegnante avrebbe dovuto dirlo (anche se adulti, e colti come Elasti, avrebbero probabilmente dovuto arrivarci da soli). Non dimentichiamo poi che conosco bimbi delle ELEMENTARI dotati di cellulare: perché? a cosa serve loro a quell’età? non sono sempre con un adulto comunque??? poi non si lamentino, i genitori, dei figli che non rendono a scuola, se sono i primi a fornire un pessimo esempio irrispettoso dell’insegnante, e dei figli medesimi di cui questa parlava.

  15. Sono d’accordo con i commenti precedenti, il mondo va piu’ veloce e i bambini /genitori di conseguenza hanno accellerato il ritmo….ma spesso le maestre tendono a prendersela troppo comoda….una volta la scuola era apprendimento oggi e’ farli divertire e in mezzo cercare di insegnarli qualcosa……possibile che non venga mai aperto il libro di geografia ( quindi non si imparano le regioni con fiumi, montagne ecc..) ma che si guardi solo Google Earth?? Possibile che non si faccia mai una ricerca di storia ( una ricerca vera, sfogliando i libri e riportando solo le cose che ti interessano usando la tua scrittura , quindi utile anche per l’italiano ) ma si dica ai bambini ” cercate su internet delle schede sull’argomento….”……cosi’ i bambini non sono incentivati ad approfondire nulla e se noi genitori proviamo ad insistere per fargli fare qualcosa di piu’ la risposta e’ ” ma alla maestra va bene cosi’….”…se la scuola chiedesse un po’ piu’ di impegno penso che anche i bambini reagirebbero in maniera diversa…..spesso sento mio figlio e i compagni dire che “si annoiano” a scuola …ma quando mai!!!! Vuol dire che le insegnanti non sono in grado di mantenere viva la loro attenzione, tanto poi c’e’ internet……e’ triste ma e’ cosi’…….il problema e’ che nel momento che incontreranno un’insegnante “vera” saranno dolori ……..perche’ prima o poi accadra’ ( spero)….

    1. Comodo scaricare la colpa sugli insegnanti!!! Molto, molto comodo!
      A loro spetta insegnare ai genitori educare… Certo quante volte i genitori appoggiano incondizianatemente i figli denigrando maestri e professori? Non stupisce certo ciò che racconta Elasti. Colpisce, al contrario, che professionisti e manager rampanti non riescono a concentrars mezz’ora per il bene dei figli… Evviva la carriera!!!!
      Bea

  16. verissimo, grazie della riflessione…siamo talmente presi ad essere multitasting che ci fermiamo troppo poco a pensare….

  17. I bambinj rapidi e veloci, ma anche deconcentrati e distratti pensavo rientrassero nella normalità, vista anche la loro età. Sarà per questo che rimango sempre a bocca aperta quando le fiction o i film ci mostrano quasi sempre bambini saggi, appropriati, geniali, pertinenti a volte più degli adulti

  18. grande maestra!!!
    meno male che qualcuno ha il coraggio di dire questo!
    noi adulti possiamo anche scegliere di fare molte cose contemporaneamente… ma mentre la nostra testolina cresceva la tivvù aveva solo un canale, il mio paesello un solo negozio di alimentari. avevo un solo astuccio, un quaderno a righe e uno a quadretti ed un solo sussidiario.
    e passavo pomeriggi felici nel giardino, o nel cortile della chiesa,, conoscevo la noia ed il tempo libero.
    oggi mi fa impressione vedere quanti bambini abbiano problemi di logica elementare… pur sembrando svegli.
    quanti bambini non portino autonomamente a termine un compito, abbiano attenzione estremamente limitata, siano incapaci di esprimere un ragionamento.
    d’altra parte la maggioranza, quando alle otto arriva nella mia classe, si è già vista un’ora di tivvù durante colazione e ha giocato a nintendo durante il viaggio a scuola….
    bè, con il nintendo sono molto più bravi di me… ovviamente!

    1. Mi sembra che un po’ tu ti contraddica. Non riuscire a concentrarsi su qualcosa e giocare bene al nintendo sono due cose opposte: se uno riesce a giocare a certi videogiochi superando prove che richiedono coordinazione occhio-mano la capacità c’è. È vero anche che i videogiochi attivano una risposta di endorfine (faccio bene – vinco – passo di livello: il “premio” è immediato) che li rende fisiologicamente stimolanti, ma si possono anche scegliere giochi che stimolino la logica.
      Noi in casa adattiamo un massimo “tempo di schermo”: Tablet, PSP, computer, TV, tutto si somma. Passata l’ora (durante la settimana) o due (fine settimana) basta sino al giorno dopo e vai di Lego, libri, disegnare, giardino, giochi creativi, giochi con le carte (tipo Uno), fumetti, cucinare insieme. Fra l’altro queste cose spesso vengono scelte anche prima di tablet o tv.

      1. Però capacità concentrazione e velocità non sono la stessa cosa. Spesso le confondiamo e pensiamo che i nostri bambini siano tanto svegli perchè sanno fare tante cose, velocemente, passando dall’una all’altra. Ma queste sono abilità pratiche. Concentrarsi, pensare e riflettere sono tutta un’altra cosa. La profondità di pensiero, indispensabile per la fase di progettazione, per esempio, è un’altra cosa.

      2. Io parlavo proprio di concentrazione. Certi videogiochi richiedono di essere sia concentrati che veloci, e di mantenere a lungo la concentrazione e la velocità di azione.

      3. Incredibile… Anche un buon libro richiede concentrazione e, permettimi, anche fantasia.Quella che il Nintendo e la tv soffocano!
        La fantasia, unita chiaramente a studio, dedizione e tante altre doti, fa i ricercatori del futuro…

      4. Come ho scritto, da noi il “tempo di schermo” è limitato, MA non denigrerei i videogiochi a priori. Ci sono videogiochi che richiedono creatività e fantasia, capacità di vedere soluzioni (il buon vecchio tetris).
        Proprio i ricercatori stanno usando un videogioco chiamato Fold It per risolvere, fra le altre cose, il problema dell’aids
        http://blogs.discovermagazine.com/notrocketscience/2011/09/18/computer-gamers-solve-problem-in-aids-research-that-puzzled-scientists-for-years/

        in italiano: http://it.wikipedia.org/wiki/Foldit

    2. ciao fefo,
      concentrarsi, da soli, su una prova, o anche su un testo, è cosa ben diversa dal nintendo o dalla televisione … proprio per il meccanismo di stimolazione molto veloce a cui accennavi tu.
      anche i miei figli giocano qualche ora a settimana a videogiochi, non sono del tutto contraria, ma dipende innanzitutto dall’età e anche dal contesto, cioè dalle altre attività di cui si compone la loro giornata. insegnando mi sono resa conto che numerosissimi bambini, fin dalla più tenera età conducono una vita estremamamente priva di “esperienza”: per esperienza intendo relazioni con gli altri, relazione con il proprio corpo, il suo movimento, le sue capacità, le sue sensazioni, le emozioni.
      una fetta enorme delle loro giornate è affidata alla babysitter elettronica, tele o videogioco che sia.
      da quando insegno lo vedo come un probelma enorme e sottovalutato. spero di sbagliarmi di grosso quando penso che tra qualche anno ci faremo i conti….
      ciao

  19. ai miei nani non concedo molto accesso alla tecnologia (il tablet a casa nostra non è ancora entrato, ed il mio smartphone è un Blackberry, per necessità professionali) e devo dire che anche così il loro lasso di attenzione è parecchio limitato, ma mi sembra più elevato che per atri.
    la vera svolta epocale è giunta quando un anno fa la psicopedagogo della scuola materna mi disse: “smetta lei mamma di cercare di essere perfetta e di fare tutto, dia più spazio a se stessa ed al tempo che dedica ai suoi figli”, alla mia risposta “le sembra facile?” mi rispose “Sì, sono veramente poche le cose che devono per forza essere fatte subito”. ci ho messo mesi, ma forse ci sono arrivata, adesso riesco a guardare la biancheria da piegare e decidere di rimandare a più tardi, quando i nani dormiranno. io sono più serena, faccio una sola cosa alla volta (ed è stata un po’ una violenza, lo ammetto) e i miei nani seguono il mio esempio. Ho delle ricadute ogni tanto, ma devo dire che mi fa molto più piacere dedicare 10 minuti ad informare la ciambella della colazione insieme ai nani che non cercare di farlo da sola in 3 minuti ed intanto stendere la biancheria, decider la cena, programmare i vestiti per il giorno dopo.

  20. Una considerazione sul corsivo (che a scuola di Eleonora viene non solo insegnato, ma richiesto; adesso che è al terzo anno tutti i compiti scritti devono essere fatti in corsivo): richiede una sviluppata motricità fine che può portare via energia al pensare cosa scrivere. In classe di Eleonora la maestra mischia scrittura al computer (più facile, le lettere sono lì, devi solo premere i tasti) e scrittura a mano. Ci sono molti studi che dimostrano che quando ai bambini di seconda-terza-quarta viene permesso di scrivere con il computer o il tablet il risultato sono pensierini più lunghi, ricchi e complessi.

    1. Può darsi che questo succeda ai bambini, che sono naturalmente portati a cercare la sorciatoia più efficace. Ma in assoluto, se si hanno delle cose da dire o da scrivere, e quindi le si sono pensate, vengono fuori prima o poi: a mano, a macchina o al computer. I bambini mediamente amano scrivere al computer e fanno fatica a scrivere a mano, quindi più facilmente si dilungano usando la tastiera: un aggettivo in più, una frase in più… In termini di scrittura elementare, può anche essere vero. Ma che il livello di complessità del pensiero muti di molto a seconda del mezzo, mi sembra veramente difficile…

      1. Ci sono teorie in entrambi i sensi.
        http://www.intechopen.com/books/advances-in-haptics/digitizing-literacy-reflections-on-the-haptics-of-writing
        Entrambe comunque riconoscono che scrivere a mano (usi prevalentemente una mano sola, scrivi più lentamente, non stacchi gli occhi dal foglio,…) e al computer (usi entrambe le mani, scrivi più velocemente, guardi sia la tastiera che lo schermo) attiva diverse parti del cervello influenzando la capacità di memorizzare, quella di pesare, ecc.

    2. Steve Jobs lasciò l’università per iscriversi a un corso di calligrafia; il motivo era, credo esclusivamente estetico. I prodotti Apple, infatti, sono belli. Non so se c’è corrispondenza tra le due cose, forse sono troppo semplicistica. Però mi piace pensare che ci sia ancora qualcuno che ritiene importante fare uno sforzo per ottenere qualcosa che non sia immediatamente utile, ma semplicemente bello. Anche nella fatica c’è bellezza e la bellezza è secondo me un bene necessario.

  21. “Il qui e ora” contro “il multitasking”. Di chi sarà il futuro? Io sinceramente sono un pò stufa di sto cacchio di multitasking. Sul lavoro, nella vita privata, e pure nel tempo libero (ora stiamo prendendo pure l’abitudine di guardare la tv commentando in rete, invece che con il proprio compagno di divano). Troppa velocità…non ci stiamo perdendo qualcosa?

  22. A proposito di stimoli: io odio, odio con tutto il cuore quando vedo dei genitori che passano *tutto* il loro tempo a correre dietro ai figli, tipo “guarda fuori qui, senti questa canzone qua, guarda che c’è Peppa Pig in tv, o guarda, cosa sta facendo Peppa? Sta giocando in giardino! vero che anche tu giochi in giardino? E con cosa giochi? e con chi giochi? e vero che aiuti il nonno a bagnare le piante? vero che ti piace rastrellare le foglie?” e via di questo passo, tutto il sacrosanto giorno. Ho calcolato che da quando alcuni miei amici hanno avuto figli non siamo più stati in grado di sostenere una conversazione che durasse più di mezzo minuto, perché il sottinteso era “scusa ma devo stimolare i bambini, sennò mi diventano delle amebe”. L’ironico risultato è che tutti, ma proprio tutti, si lamentano perché i loro bambini non dormono bene. Anzi, qualcuno dei bimbi si sveglia di notte e pretende che i genitori si sveglino e giochino pure loro.

  23. Sono più o meno le stesse parole dette dai maestri di mia figlia, anche lei in seconda elementare. E’ una frase standard o è davvero così? Possibile che tutti i bambini siano uguali? A volte mi pongo dei dubbi. Non è che certi maestri lo dicono per mettere le mani avanti? Premetto che ho moltissima stima della maestra di mia figlia che ritengo eccezionale, preparata, motivata e molto disponibile con tutti.
    Lo dico perché anche alla materna tutti gli anni sentivo ripetere che i bambini dell’ultimo anno (quest’anno c’è il mio secondo) sono più immaturi di quelli dell’anno precedente. Allora io dico o quelli che hanno frequentato prima dei miei erano dei geni ed i nostri dei deficienti totali o forse le maestre dovrebbero pensarci prima di fare di tutt’un erba un fascio.
    scusate la polemica.

    1. Ecco n’artra che fugge dar probblema…

      SI, MOLTI COME GENITORI FANNO SCHIFO PERCHÉ NON VOGLIONO RINUNCIARE A TANTE COSE
      Sono sicura che molte qui sono diverse, ma la generazione degli anni ´70 vuole essere genitore, fare carriera, avere tempo per se, andare in palestra o al calcetto, costringe i bambini a quattro sport alla settimana tanto ce li porta la baby sitter, parla con i figli mentre guarda il blackberry, il computer e ascolta la radio.

      Fate una scelta di coraggio: un’ora al giorno, una cazzo, una, senza altro che i figli. Leggete con loro, parlate, giocate, tornate bambini. Niente distrazioni. E non dite che non è possibile.

  24. …premesso che il multitasking è il mio pane quotidiano, che gli stimoli sono necessari e che lo è anche imparare ad essere sovra-stimolati, visto che ormai questi sono i ritmi che ci vengono imposti; ma bisogna anche imparare a prendersi delle pause, il famoso vuoto e noia da gestire di cui parlavi qualche post fa.
    Le maestre hanno ragione, vanno aiutati a pensare. Non è semplice, lo dico da mamma: certo è che parcheggiare i figli davanti alla tele è pratico e veloce, mentre leggere un libro insieme presuppone la tua presenza vigile ed attiva. Si torna sempre al punto di partenza di tutto, l’hai detto tu stessa: i genitori stessi fanno fatica a concentrarsi su una sola attività…Ma ripaga tantissimo, il “tempo di qualità”. Per noi il risultato è che la wii è un passatempo occasionale, mentre sul comodino della mia Princi c’è sempre un libro. Senza demonizzare la tecnologia, che è parte integrante del nostro tempo, ma che non può e non deve sostituire le relazioni, le interazioni, il pensiero…questo, ovviamente è solo il mio punto di vista. Grazie degli spunti che ci dai, Elasti! C.

  25. Secondo me la maestra ha ragionissimo, Elasti, e non probabilmente. Mio figlio purtroppo ha un disturbo di tipo autistico (lieve) e difficoltà di attenzione, concentrazione, linguaggio e quindi per me fare quello che dice la maestra dell’hobbit di mezzo non è un’opzione (facoltativa, quindi) ma una necessità imprescindibile per supportare lo sviluppo cognitivo ed emotivo di mio figlio (a parte, ovvio, le terapie del caso). Ed è un peccato (a mio avviso) vedere bambini (per loro fortuna senza i problemi di mio figlio) che sono spesso spronati a fare di tutto, di più, tutto insieme, più veloce e prima del tempo, come se dovessero sempre anticipare il momento in cui imparano fare qualcosa (leggere scrivere smanettare sull’ipad togliere le rotelle alla bici …). Forse questa per molti genitori o baby sitter è la via più facile per tenerli occupati (anche in buona fede intendo), ma è un pò come dare per scontato che la calma, la concentrazione, la riflessione, persino, ogni tanto, la noia, siano “perdite di tempo” e non invece condizioni che possono favorire un apprendimento più profondo, più “sentito” da parte del bambino ed, ovviamente, meno “solitario” e maggiormente condiviso con genitori, fratelli, amici ecc.

  26. Riunione di classe. Una mamma fa una domanda. La maestra inizia a rispondere, la mamma comincia a scorrere il suo iphone, senza nemmeno degnare la maestra di uno sguardo, la maestra, ovviamente guarda la sua interlocutrice. ” signora scusi, mi ha fatto lei la domanda, le sto rispondendo…” “eh? Si? ….perchè lei non ha tanti figli come me”…. Altrochè kafka, altrochè multitasking. Questa o è alienazione o maleducazione…
    Secondo me, eh…

  27. sante parole quelle della maestra! i bambini non si annoiano più, la tecnologia fa quello che dovrebbero inventarsi, i giochi non sono più quelli di una volta… nemmeno il lego che non ti dà più la libertà di costruire quello che vuoi ma solo quei 5 modellini per cui hai comprato la scatola. io a mio figlio (quasi 7 anni) non ho mai proposto un videogioco. domenica scorsa ha provato e non riusciva a muoversi bene…. nel compenso è bravissimo a disegnare e di problemi a scuola non ne ha.

  28. sarà che sto invecchiando male…..ma proprio non riesco ad abituarmi agli amici che a cena controllano l’sms appena arrivato, alle persone che alle riunioni prestano mezzo orecchio con occhi e dita sulle tastierine, a quelli che raccontano i fatti loro al cellulare mentre pagano alla cassa del supermercato…
    trovo tutto questo estremamente maleducato
    io poi, quella easy e buzzurra inside…

  29. Penso sempre che il multitasking rappresenti un potenziale pericolo, per noi genitori e per i nostri figli. Se è vero che si insegna solo con l’esempio, non staremo allevando una generazione di schizzati con attenzione labile e ansia congenita? Molto preoccupata.

  30. Tanto non si torna indietro facilmente. Voglio dire, l’ambiente e le nostre abitudini evolvono insieme alla tecnologia. Per cui dire “ah i bei tempi in cui si faceva una cosa alla volta” serve a poco secondo me. Pero’ disciplinarsi fa bene. Qua a NY la meletta luminosa pare un’escrescenza organica della mano, e’ accesa in metropolitana, in palestra sul tapis roulant, per strada (nell’altra mano, saldo, un caffettone). Poi l’anno scorso e’ arrivato l’uragano Sandy e improvvisamente, per cinque giorni, non c’era elettricita’ o rete cellulare o mezzi di trasporto e il tempo era vuoto, lentissimo e rigenerante (anche se pure un po’ angosciante devo dire).
    Ecco senza invocare uragani trovare gli spazi senza connessione fa molto bene a tutti. Le persone chic di Manhattan -leggevo sul giornale- fanno sto giochino alle cene di ammonticchiare i telefoni in mezzo al tavolo e il primo che sbircia la mail paga il conto del ristorante. L’educazione a questo mondo e’ un lavoraccio ma l’educazione e’ sempre un lavoraccio (cambiano i problemi, sicuramente cambiano anche le capacita’ cognitive, ma la fatica dell’impegno, le frustrazioni, insomma tutto il lato emotivo dell’educazione resta uguale mi sa).

    1. Giulia mi capiti a fagiolo…ho provato a leggere le risposte ma erano troppe per cui ho pensato: scrivo la mia o lascio perdere che magari è già stato detto, ridetto e magari pure smontato…
      Poi balzo al fondo dei commenti e che ti trovo…Giulia che dice quello che penso anche io. E allora mi lancio:
      La maestra ha ragione ma io sono stufa di sentire questo discorsi che in fondo sono inutili e pure un po’ sterili. Su livelli e oggetti diversi si diceva la stessa cosa sui nostri nonni e poi sui nostri genitori e su noi. L’educazione è questione complessa e ogni volta ci si lamenta delle generazioni successive, quando invece i ragazzi sono la quintessenza delle potenzialità, della volontà, dell’ideale non ancora mortificato, del germe della rivoluzione. Diamogli fiducia e invece di lamentarci incoraggiamoli, ma soprattutto diamogli il buon esempio. I bambini vanno al traino di quello che vedono in giro ma non ne sono ancora schiavi come noi, i bambini sono di natura aperti, curiosi e desiderosi di imparare e capire come sono sempre stati. Avete mai fatto vedere a un bambino un’auto col finestrino a manovella? Nessun bambino dice che schifo, che fatica, che perdita di tempo. Tutti ne rimangono affascinati, vogliono girarla e saperne di più. I bambini sono dei grandi!

  31. secondo me, nel post di elasti si parla di due cose diverse, che non sono due aspetti dello stesso problema, ma sono strettamente collegate.
    la parte in corsivo riguarda l’educazione dei bambini a soffermarsi e pensare, a sfogliare un libro, allo stare in silenzio, a godersi anche venti minuti di noia ogni tanto. tutto ciò consente magicamente, a lungo andare, di acquisire una profondità di pensiero e una capacità di ragionare e di scegliere che serviranno al bambino una volta adulto.
    la parte in stampatello riguarda la maleducazione degli adulti, semplicemente.
    la prima è una questione di sostanza, la seconda di forma. chiamare multitasking la maleducazione di questi adulti è un tentativo (non riuscito, secondo me) di giustificare e nobilitare un comportamento oggi diffuso ma non per questo tollerabile.
    E questo è un punto.
    Poi però tra le due cose c’è un collegamento fatale: l’adulto maleducato è spesso genitore di un bambino iperstimolato, in quanto ne delega l’intrattenimento a una serie di strumenti più o meno mediatici/informatici (tv, pc, nintendo, ma anche il campo estivo in inglese, o il corso di danza con la maestra francese: non sono esagerazioni, ma realtà), anzicchè occuparsene in prima persona con passatempi più semplici, fai-da-te, magari manuali. Avete notato il proliferare di corsi di cucina per bambini a pagamento (almeno qui a milano)? si paga un estraneo per insegnare al bambino a fare una torta o dei biscotti, che potrebbe fare a casa con la mamma. ma volete mettere quanto fa figo andare a scuola di cucina?

    1. …poi certe volte il cosiddetto multitasking ha conseguenze tremende: tipo l’incidente quando si guida e contemporaneamente si messaggia qualcuno, o si attraversa la strada con gli auricolari che sparano musica….

  32. Sono d’accordo. Sto facendo un corso di lingua e la mia insegnate non ci dà mai fotocopie e sostiene che scrivendo a mano sui nostri quaderni impariamo più velocemente e memorizziamo meglio. E secondo me è vero! Però ho dovuto riallenare la mano a scrivere e spesso mi fa male.
    Mi sono resa conto che negli anni ho perso la capacità di guardare un film o la tele senza fare contemporaneamente almeno un’altra cosa. Invece ho smesso di usare il cellulare. Ce l’ho, ed è pure uno smartphone, ma me lo dimentico nella borsa per giorni, scarico magari, col risultato che rispondo ai messaggi con ritardi pazzeschi che nessuno mi perdona perché si supponde che chiunque sia sempre connesso. Come quando mi sono “tolta da facebook” ed è scoppiato il panico tra i miei amici, che pur avendo il mio indirizzo fisico, quello email e il numero di telefono, si chiedevano come avremmo fatto a rimanere in contatto!

    1. Hai perfettamente ragione, come ce l’ha l’insegnante di cui Elasti parla.
      Ho trascorso 5 giorni con figli di una conoscente, apparentemente molto intelligenti “perchè sanno inviare sms a 8 anni e sanno usare iPad”, in realtà discontinui, incapaci di reggere una banale e breve e conversazione, incattiviti dal dover leggere un’intera pagina (!) di un libro scolastico, compulsivi e lievemente isterici. Saranno anche intelligenti, ma avevo voglia di allontanarmi e/o prenderli a sberle ogni mezzora. I genitori avevano ovviamente il cell attaccato alle mutande, il tablet perennemente sotto il naso ma si fanno un vanto di vedere pochissimo la tv…perchè si sa, la tv rende scemi, invece il resto della tecnologia no.
      La mia infanzia era fatta di giochi con altri bambini e libri e sia benedetto Iddio d’avermela data e d’aver avuto genitori che mi tenevano lontana dalla tecnologia.

      1. Mi hai fatto venire in mente una cosa: ho visto un bambino di pochi anni (non so quanti ma diciamo che non parlava un granché ecco) che aveva in mano una rivista o un libro e cercava di voltar pagina scorrendo col dito come si fa con lo schermo di un ipad. E il figlio duenne di miei amici se la sera prima sta troppo al computer spesso si sveglia alle cinque del mattino e la prima parola che dice è “ipad!”

  33. Non credo che cambiamento significhi per definizione miglioramento. E nemmeno che le tecnologie di cui parliamo qui siano paragonabili a quelle del passato; la rete a portata di mano sempre, la vita mediata da uno strumento che apparentemente ‘collega’, comporta un salto qualitativo nel modo di entrare in relazione con gli altri e prima ancora con se stessi, non soltanto nei processi cognitivi. Certamente non è possibile tornare a stili di vita che, almeno in Occidente, paiono lontanissimi. Utilizzare strumenti tecnologici che facilitano la vita può coesistere con la consapevolezza che la rendono molto diversa, in senso profondo.

  34. Il problema non solo nello studio dell’italiano nelle terze elementari. Direi che anche i “bambini” del secondo anno di ingegneria alle prese con la Meccanica Razionale e l’Analisi II hanno più o meno gli stessi problemi. E quelli fra qualche anno vi costruiranno le case e le macchine e gli aeroplani… Per tacervi del loro corsivo… e del loro itagliano…

  35. è da un po di tempo che mi sono accorta di non essere in grado di concentrarmi. Che non sono in grado di iniziare una cosa e finirla perchè mi disperdo in mille altre.
    dopo anni passati lavorando al pc con mille finestre aperte per ‘dopo’.
    o continuando a spostarmi da una stanza della casa avanti e indietro.
    per me è un problema e sto faticando per imparare a FARE UNA COSA alla volta e finirla.
    e poi un’altra. E ottenere cosi piu risultati, perche interrompersi e riprendere ogni volta è inefficiente e deleterio, e se fossi stata cosi col cavolo che finivo l universitá.
    e quando sono con mia figlia e inizio a guardare il cell poi è un attimo ricadere.
    perchè ci vuole tempo e energia e concentrazione per cambiare le proprie abitudini.
    e pure ora…meglio andare a dormire insieme al resto della casa, ho molto piu da guadagnarci.
    magari diminuirá l impressione di allontanamento dalla realta.
    a lei (2anni e mezzo) lo dico spesso: piano piano, una cosa sola con due mani.

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