Nonsolomamma

come una medicina

da qualche tempo elastigirl è alle cozze, come direbbe mister i, la cui baresità è incorruttibile.
essere alle cozze, nella fattispecie elastica, si manifesta con sfinimento fisico e mentale, dipendenza ossessiva-compulsiva da social network, posta elettronica e diavolerie connesse, incapacità autodistruttiva di dire di no ex ante e devastazione autoinflitta ex post, ansia diffusa e strisciante, invocazione ripetuta, continua e vana di una pausa, una distrazione, una vacanza, anche piccola.
poiché purtroppo all’orizzonte si staglia un periodo impegnativo e faticoso, l’elasti-disagio raggiunge talvolta vette vertiginose. chiaramente il puzzle non basta – senza contare che proprio oggi i fenomeni – per la precisione il fenomeno alfa – lo hanno completato. pertanto, onde evitare un tracollo che al momento non sarebbe auspicabile bisogna correre ai ripari. un’alternativa adottabile, preferibilmente, in un secondo, estremo, momento, potrebbe essere l’assunzione di sostanze psicotrope in grado di alterare la percezione della realtà e soprattutto di sé. un’altra, dall’efficacia più incerta, potrebbe essere ritagliarsi dei fazzoletti di libertà, di sconnessione, di puro piacere, di distrazione obbligata.

stamane la scuola materna dello hobbit piccolo era chiusa, per un’assemblea sindacale. eliza, la ragazza alla pari, aveva un impegno, nonna j pure, mister incredible doveva assolutamente lavorare ed elastigirl ha pensato che fosse un segnale del destino, o del buon senso.
“ehi, tu, hai voglia di stare un po’ da solo con la mamma? tu e io e basta? magari ce ne andiamo ai giardini pubblici e pranziamo con i toast e il gelato e poi facciamo solo quello che ci piace e ci pare…” “senza flatelli?” “senza fratelli. solo noi due” “ba bene”.

elastigirl ai giardini pubblici, che adesso si chiamano indro montanelli, ci andava sempre con nonno A, quando era piccola. andavano allo zoo, che ora hanno eliminato, e sul trenino, che c’è ancora identico, e poi al museo di scienze naturali. anche dopo, quando è cresciuta, quel parco era rimasto un punto di incontro domenicale a metà strada tra il suo papà e lei, insieme agli hobbit.
da quando nonno A non c’è più, elastigirl, ai giardini pubblici, c’era solo passata, quasi per sbaglio. ma non ci aveva più portato gli hobbit. aveva bisogno di ritornarci, perché è un posto bello e perché è sbagliato scappare dai ricordi.
andarci con il piccolo, armato della sua aria spavalda e sicura, ai limiti della spacconeria, le ha dato coraggio, l’ha protetta dalle tristezze e le ha fatto bene.
per mano, hanno visto le papere, dei pesci giganti in un laghetto (“credo che siano mostri marini…” “davvelo?” “be’, guardali! secondo te cosa sono?” “mostli malini” “ecco, appunto. cosa ti dicevo?”), le tartarughe che prendevano il sole con il collo proteso verso il cielo, un ragno dentro la sua ragnatela. sono saliti sullo scivolo e hanno fatto la gara a chi andava più in alto sull’altalena. hanno pranzato sul prato e poi ci si sono sdraiati, ognuno con un auricolare nell’orecchio. “che canzone vuoi ascoltare?” “gamgnam style” “ah, bella. abbastanza romantica. perfetta per questo momento nostro” … “e adesso?” “bomba un movimento secsy” “speravo me la chiedessi”.

è stata una cosa nuova, perché i terzi figli non conoscono la magia di un tête à tête, e nemmeno le loro mamme. è stata una cosa bella, perché ognuno ha dato il meglio di sé. è stata una cosa utile, come una medicina.

62 thoughts on “come una medicina

  1. Come ho capisco… Anch’io talvolta ultimamente sono alla ricerca di sostanze psicotrope. Meglio i giardini pubblici però, meglio l’intimitá tutta speciale col terzogenito. Peccato che i giardini pubblici siano così lontani da qui. Quando ero piccina con mia nonna c’andavo tutte le domeniche, tra il luna park e il ristorante cinese… Mi sentivo una principessa sull’Orient Express quando salivo su quel trenino…

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