Nonsolomamma

le collane di nice

sembra una bambina. è la prima cosa che pensi quando la incontri. nonostante i suoi 23 anni, una regalità quasi algida e un’infanzia che, con lei, non ha avuto alcun riguardo.
parla lentamente, a voce bassa, misurando parole e pensieri e tenendoli a bada, come per proteggersi dalla densità vischiosa e ipnotica dei suoi racconti.
si chiama nice, è nata in kenya, in un villaggio masai alle pendici del kilimanjaro. il suo papà si chiamava paul, la sua mamma alice. li perse entrambi, a distanza di poco uno dall’altra. aveva otto anni e, con i suoi fratelli, fu affidata al nonno e mandata in una cosiddetta boarding school, dove si studia e si vive durante l’anno scolastico.

un giorno di aprile, durante le vacanze, arrivò lo zio. le sue tre figlie, a brevissimo, sarebbero diventate donne. “potremmo fare una cerimonia comune, anche con le tue due bambine. risparmieremmo dei soldi e non ci penseremmo più”, propose al nonno.

nel villaggio di nice il passaggio dall’infanzia all’età adulta, per le ragazzine, avveniva con la mutilazione genitale, o infibulazione, o circoncisione femminile, una pratica vietata dalla legge, dolorosa e pericolosa per la salute immediata e futura della donna, una pratica durante la quale non bisogna gridare, piangere e lamentarsi altrimenti nessuno vorrà mai sposarti.

“ho solo otto anni. sono troppo piccola. certamente piangerò”, disse nice alla sorella e, insieme, la notte prima del rito, scapparono da una zia.
furono trovate, sgridate e picchiate, con la promessa che non sarebbero certo state risparmiate e il loro momento sarebbe stato solo rinviato. tornarono a scuola dove nice scoprì che la mutilazione genitale non è l’unica via per diventare grande e che molte sue compagne non avevano dovuto subirla.

nice usa un tono monocorde e spegne lo sguardo quando torna indietro nel tempo, forse per non lasciarsi scalfire dai ricordi, per non soccombere all’emozione. guarda davanti a sé, come se di fronte non avesse nessuno, chiusa in una forza inossidabile e ribelle, di cui cerco le crepe perché, nella testa e nel cuore di una così, vorresti entrarci, anche solo per un momento.

arrivò dicembre e, di nuovo, la chiamata dello zio. “che senso ha scappare per poi essere acciuffate e poi scappare di nuovo? prima o poi ci prenderanno perché questo è il nostro destino. scappare è inutile. io resto”, disse la sorella che, il giorno successivo, alle 4 del mattino, fu circoncisa.
nice invece non si arrese. e fuggì da sola. si rifugiò dal nonno. “ho visto amiche sanguinare e morire. io non sono pronta e non lo sarò mai. io voglio continuare ad andare a scuola, io non voglio sposarmi ora, io voglio rispettare le tradizioni, ma questa no”, gli disse. lui capì, la risparmiò e la fece tornare a studiare.

il tarlo della ribellione si era insinuato in lei. il senso di colpa per non essere riuscita a salvare la sorella la tormentava. provava su di sé la responsabilità verso ragazzine come lei, che non sarebbero riuscite a sfuggire al loro destino di sofferenza. lo stigma e l’isolamento da parte della sua comunità, che la additava come reietta per essersi opposta a una tradizione radicata e indiscussa, non la piegarono.

un giorno amref bussò al consiglio degli anziani del suo villaggio. cercavano un ragazzo e una ragazza, che sapessero leggere e  scrivere e fossero andati a scuola, per un peer educators training, un corso per formare educatori di comunità che istruissero a loro volta i coetanei sulla salute sessuale e riproduttiva. nice era l’unica ad avere i requisiti richiesti e gli anziani, in mancanza di alternative, indicarono lei.

forte di una nuova consapevolezza, rientrata a casa, nice si convinse che, nonostante alle donne, men che meno a quelle non circoncise, non fosse permesso, doveva riuscire a parlare con gli anziani del villaggio e trovare con loro un’alternativa alla mutilazione genitale, pur nel rispetto delle tradizioni.
passò un anno e mezzo a chiedere udienza e ad essere respinta. si batté, con la caparbietà dei bambini, o dei guerrieri. alla fine ottenne quello che voleva. gli anziani le diedero il permesso di essere ascoltata dai moran, i giovani preposti alla protezione della comunità e alla cura degli animali. fece una lunga opera di convincimento, coinvolgendo anche le donne del villaggio. gli anziani alla fine capirono che poteva esserci un’altra via a quella dolorosa e crudele della mutilazione.

oggi le bambine di quel villaggio diventano donne nel corso di una celebrazione di tre giorni. nei primi due fanno un corso di educazione sessuale, in cui imparano cosa sono la sessualità, la prevenzione, la pianificazione familiare. perché solo con la conoscenza si può diventare grandi. il terzo giorno si fa festa, con canti e balli fino a notte. e alle 4, l’ora in cui tradizionalmente veniva praticata la circoncisione, gli anziani del villaggio benedicono i libri, i quaderni e le penne, e chiedono alle ragazze di essere forti, coraggiose e di studiare, perché è così che diventeranno donne.

negli ultimi due anni, grazie a nice e ad amref, sono state salvate più di 2.600 ragazzine.

la scorsa settimana, giovedì, elastigirl ha intervistato nice durante un incontro in una libreria con il soffitto a volta.

lei aveva portato delle collane blu. “nel mio villaggio i padri, una settimana prima della circoncisione, mettono al collo delle figlie questa collana. serve per dare loro forza e coraggio”, ha spiegato. anche oggi, che l’infibulazione non c’è più, le figlie ricevono dai padri la stessa collana perché di forza e di coraggio per diventare donne, ne hanno bisogno lo stesso.
alla fine dell’incontro nice ha offerto a ognuno dei partecipanti una di quelle collane, infilandogliela al collo con una grazia delicata e sensuale. poi ha sorriso. “non preoccupatevi. non sarete circoncisi tra una settimana”, ha detto ridendo, finalmente disarmata, con lo sguardo furbo dei bambini.

59 pensieri riguardo “le collane di nice

  1. Non ho parole. Sono turbata e contemporaneamente felice…felice che al mondo esistano persone come Nice, tanto forti da cambiarlo questo mondo, per renderlo migliore per i nostri figli.
    Grazie

  2. Grazie Elasti. Ho letto molto sulla cosiddetta circoncisione femminile, ho partecipato ad incontri e organizzato proiezioni di film (“Moolaadé” del regista senegalese Ousmane Sembene): pensavo ormai di essere in qualche modo vaccinata all’angoscia che mi provoca pensare a questa pratica assurda. Invece tu l’hai rinnovata con il tuo racconto cosi’ bello. Pero’ anche cosi’ pieno di speranza, con le sue collane blu…
    Forza ragazze: conosciamoci, impariamo, solidarizziamo tra di noi. La collaborazione tra donne e’ una potenza che puo’ ribaltare il mondo!

  3. È un racconto molto bello, aperto alla speranza. Mi stupisce, in maniera positiva naturalmente, anche l’apertura e la comprensione dei vecchi del villaggio.
    Credo che presso altre culture sarebbe stato impensabile.

  4. E’ una storia di lotta e di speranza, grazie.
    L’augurio è che in ogni popolo, etnia, comunità, nazione ci siano persone coraggiose come Nice, disposte a lottare per cambiare le condizioni in cui vivono le donne. La cosa che stupisce è che a volte queste persone coraggiose siano delle ragazzine, pronte anche a sacrificare la propria vita per l’ideale tra gli ideali, la Libertà. La Libertà di scegliere, di pensare, di studiare, di essere padrone della propria vita.
    Grazie per la collana blu che idealmente è anche al mio collo, per non dimenticare, per non smettere mai di lottare per le donne, per l’umanità.

  5. Da una parte ci sono ragazze coraggiose, forti e determinate che vanno avanti fino a far cambiare le tradizioni… e dall’altra parte ci sono 300 adolescenti nigeriane sequestrate… Quando si arriverà a capire che nessun fondamentalismo è bene?

  6. Mozzafiato, davvero, vorrei sommergere Nice di domande… Confesso di essere sorpresa dal fatto che Amref sia riuscita a entrare in contatto con gli anziani con questo tipo di progetto, e di nuovo che gli anziani abbiano ascoltato Nice e si siano lasciati convincere. Forse il numero di ragazzine che avevano perso la vita a causa dell’intervento è stato l’argomento principale. Grazie, questa storia è un regalo, specie oggi.

  7. con il pensiero alla mia cucciola di tre anni e mezzo che dorme profondamente nella stanza accanto, mi unisco al coro, impossibile non ringraziarti per questo racconto

  8. Uffi, per fortuna nel mio grande open space non c’è nessuno in questo momento e posso asciugare le lacrime: di riconoscenza verso Nice e tutte le donne come lei e di pietà/rabbia/… per tutte le donne per cui ancora non c’è rispetto.
    Grazie Elasti

  9. Ma…Elasti..questo pezzo da dove è stato preso?
    Perché a parte che non è il tuo stile di scrittura, molto diverso anche nello scrivere di brutte esperienze, ci sono vari passati remoto che non usiamo noi indigeni abitanti al nord del Po 😀

    1. questo pezzo è stato scritto da me ieri pomeriggio per il blog. e i passati remoti fanno parte della nostra lingua, anche di quella di noi sopra il po! soprattutto quando la scriviamo.

      1. Ah ok, grazie Elasti! E’ che è così diverso che sembrava scritto da un’altra persona 🙂
        O magari perché un racconto e non un aneddoto. Boh!

        Ciao!

    2. a me pare sia stato scritto proprio nel suo inconfondibile stile invece… non per polemizzare ma non capisco dove tu abbia visto queste diversità…

      1. Ecco, non polemizziamo. Ho fatto un domanda basata su una mia sensazione ed Elasti con la gentilezza che la contraddistingue mi ha risposto 🙂

      2. certo, ma, perdonami, proprio non capisco dove tu abbia potuto vedere uno stile diverso di scrittura, tutto lì, e mi sono sentita libero di dirlo 😉

  10. Elasti … che brividi!
    questa storia mi ricorda che una sola vita può cambiarne migliaia, e il passaggio di Nice nel nostro povero e offeso mondo lascerà tracce nell’esistenza di molte di noi.
    grazie Nice e grazie Elasti che ha raccontato questa storia

  11. E invece io ci riconosco completamente il tuo stile di scrittura, quello migliore, che mi ricorda certi reportages della Ortese (ma te l’avranno già detto). Ma una storia così solo tu ce la potevi raccontare con tanta delicatezza e precisione. Grazie Claudia.

  12. Grazie Elasti. Grazie Amref. Grazie a tutti quelli che parlano, scrivono, raccontano.La conoscenza passa dalla condivisione. E apre le vie di uscita…

  13. Quando sento queste storie, quando vengo a sapere che esistono persone così, penso che il mondo ha ancora qualche speranza…Grazie a tutti quelli che si impegnano, e lottano, e scappano, e studiano, e vivono per cambiare le cose che devono essere cambiate. Un abbraccio dal profondo del mio cuore…

  14. grazie mille di questo racconto, che fa bene, inconfondibilmente, ad ogni donna e ad ogni essere umano.
    Voglio pubblicizzarlo sulla pagina fb dell’associazione che presiedo, perché fa veramente bene al cuore e alla mente e perché aiuta a capire uno dei tanti volti della violenza (e ci occupiamo anche di sportell antiviolenza). un caro grazie

  15. Mamma mia, sono sconvolta. Mi lamento a volte dell’arretratezza culturale che per certi versi a mio parere caratterizza l’Italia, ma in questi giorni il tuo scritto (insieme alle notizie su (BringBackOurGirls) mi rammenta con prontezza che sono stata molto fortunata rispetto a tante coetanee che hanno avuto la sola colpa di nascere in un paese più ignorante ed arretrato del mio. Grazie di cuore.
    ps. Ho l’età di nice!

  16. Grazie per aver pubblicato questa storia. E ‘ancora lungo il cammino per l’emancipazione della donna. Non possiamo chiudere gli occhi e far finta di nulla. Dobbiamo invece aprirli e fare di tutto perché vengano rispettati i diritti umani e la dignità di ogni persona.
    Se posso fare qualcosa, Elasti( ma sei la giornalista che partecipa a Radio Capital da Doris?), io ci sono.
    Complimenti!!!

  17. per esempio, per fare qualcosa… non è che Amref potrebbe importare le collane blu e noi potremmo acquistarle nei negozi del mercato equo? così, è un’idea…

  18. una bellissima storia, che racchiude ancora esperienze di vita inaccettabili. Una grande donna Nice, e che commozione pensare alla benedizione di libri e penne…grazie di averla raccontata

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