Nonsolomamma

se fossi qui

se fossi qui ti chiamerei. e passeremmo un paio d’ore al telefono. o forse, dopo un po’, decideremmo di vederci, “per parlare da uomo a uomo”, come dicevi tu. se fossi qui ti racconterei che sono felice, come, professionalmente, non mi capitava di esserlo da anni. ti direi che, là dove sono ora, devo imparare tutto e che è una sensazione deprimente ed esaltante insieme, ma soprattutto è un privilegio. ti direi che ho fatto un salto nel buio ma al momento sono accecata dalla luce. ti direi anche che ho sonno, come mi capitava solo dopo le notti di volontariato in ambulanza, ma allora avevo vent’anni e non conta. perché svegliarsi alle 4 è una follia contro natura anche se, in realtà, quando sei in giro, in macchina, nella notte, e subito dopo, a leggere i giornali prima di tutti, da sola, in uno posto identico a com’era 50 anni fa e forse anche di più, ti sembra un po’ di essere tu ad alzare la saracinesca di una giornata nuova, ed è una cosa bellissima. ti direi che non ho paura e questo significa che sono cresciuta. e che mi diverto moltissimo e questo forse significa che sono nel posto giusto. ti direi anche che lo hobbit grande ha cominciato le medie ed è contento e dice a tutti che se le aspettava molto più difficili, anche se forse bisognerebbe spiegargli che due giorni non sono un campione rappresentativo di un anno. ti direi che il medio ha ancora quegli occhi enormi da civetta, spalancati dietro le tue spalle, in una fotografia della festa dei tuoi settant’anni. credo che ti farebbe molto ridere, come allora. e ti incanterebbe con la sua mente fatta per i numeri e le ossessioni. ma soprattutto ti racconterei del piccolo che hai conosciuto appena e che adesso è un grande all’asilo e si dà moltissime arie. se fossi qui vorrei che fossi orgoglioso di noi, anche se al momento ho l’impressione di avere pezzi che cadono da tutte le parti e che il caos, dentro e fuori, regni sovrano. vorrei che fossi qui, anche solo un momento, per condividere queste cose belle, ché l’idea che tu te le stia perdendo mi è insopportabile.

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87 thoughts on “se fossi qui

  1. Ho un groppo in gola. Rispetto il dolore e la nostalgia di Elasti e di chi ha perso una persona cara. Io vivo lontano dai miei genitori eppure più di una settimana non resisto a casa loro! Anche a me sarebbe piaciuto avere qualcuno con cui condividere gioie e dolori. E non posso nemmeno attribuire alla morte questa impossibilità. Gli affetti veri non ci lasciano mai, continuano a viverci dentro anche quando non pensiamo a loro. Le assenze bruciano come fuoco, siano fiisiche o no. Un abbraccio a tutti.

  2. Anche io in questi giorni penso a mio papà e mi arrabbio con lui perchè ci ha lasciato sole…E la mia piccola mi dice sempre “mi manca il nonno” anche dopo 4 anni…Non passerà mai??
    Un abbraccio a tutti quelli che sentono la mancanza e la presenza di chi è amato ma è “volato via”.

  3. L’anonimo che cita de andrè, a mio parere, non ha nulla di cui vergognarsi.
    Anonimo la tua reazione è la conseguenza di un comportamento altrui, qualcosa che non dipende da te e di cui non puoi essere responsabile.
    Hai tutta mia comprensione, anche se è vero che a volta chi ha avuto un vero genitore non comprende chi ha avuto materialmente il – ad es – padre che non ha mai fatto il padre.
    Laura

  4. Elasti, ti seguo da tanto tempo. Vorrei dirti che ti voglio bene, anche se ti conosco solo “qui”. Sei speciale e mi sei cara. Vorrei ricambiare tutto il bene che con le tue parole fai a tante di noi, imperfette, sconclusionate, sparpagliate. Ti abbraccio e in bocca al lupo per la nuova avventura.

  5. Mi ha fatto venire i brividi ed emozionare il tuo post…ho pensato al mio papi, morto a 46 anni ben 21 anni fa che io ne avevo 18. non mi ha visto laureata, non mi ha portato fisicamente all’altare il giorno del mio matrimonio, non ha tenuto in braccio il nostro primogenito Stefano che farà 4 anni a dicembre e non gli ho potuto dire, ma lui lo sa, che per aprile siamo in attesa di un fagiolino/a. Ma se poi ci penso bene mi dico “I nostri cari in cielo sono sempre con noi!”. Un abbraccio Elasti!

  6. Questo dicembre sono 30 anni di “assenza”, quasi non ci faccio caso.
    Poi, un mese fa, incontro un conoscente xhe non vedevo davvero da tanto e quando le bambine gli chiedono
    “Chi sei”? Lui, molto semplicemente:
    “Sono un amico della tua nonna, lo ero del tuo nonno E”.
    Non so come, ma in un secondo stavo singhiozzando, come essere travolta da un ciclone, scopri in un secomdo che l’indifferenza è il tuo carapace di tartaruga….

  7. oh Elasti se fosse possibile anche solo per un attimo poterli guardare negli occhi, un ultima volta e avere conferma che dove sono ora stanno meglio che qua..
    ..

  8. In scala decisamente minore di impegno e importanza, sto vivendo le tue stesse sensazioni. Sono entrata in un nuovo mondo in cui ho tutto da imparare e ne sono esaltata seppur nella consapevolezza un po’ deprimente di sapere un millesimo (o meno) di quel che c’è in questo nuovo mondo.
    E il tutto è iniziato dopo la perdita di mia mamma…

  9. Scrivi a lui come io scriverei a lei. Anzi, come vorrei scriverle se ne fossi capace. Ma no. Non sulla carta e ultimamente pochissimo anche nella testa e nel petto.
    E allora ti sono grata di questa condivisione che risuona in angoli profondi come burroni e mi fa sempre sorridere, versare qualche lacrima e parlare tra me e me. E un po’, “è come se”.

  10. Il mio papà, volato in cielo a maggio, per la sua morte ha voluto una festa…e ogni giorno mi dico quello che mi diceva lui “quando morirò dovrete essere felici per me, perché dove andrò starò meglio di tutti voi, e dovete fare una festa!”…ma com’è difficile non sentirlo più, non potere più sentire le sue braccia forti che mi stritolano shakerandomi in un abbraccio dei suoi, pensare che i miei cuccioli non godranno della sapienza del loro nonno…però sono tutti lì, i nostri nonni e papà che non vediamo più…e ci seguono e proteggono dal cielo…e tuo papà è fiero di te Elasti, e gode con noi, anzi, più di noi, dei tuoi racconti…

  11. Elasti, io saro’ matta, ma.. quando succede qualcosa io vado a dirglielo in Cimitero!
    Ho presentato il Crucco a mio papa’ e gli ho detto che gli sarebbe piaciuto (aveva una vera passione per i tedeschi e la loro mentalita’ ordinata ed organizzata), ed in passato, tutti i miei successi scolastici al nonno (ci teneva da matti che figli e nipoti studiassero), ho pure portato la Levriera in camposanto (di nascosto: visita sfuggente) perche’ e’ arrivata quando mio fratello e’ entrato in ospedale e non ne e’ uscito vivo per vederla…(pero’ e’ stato facile perche’ lui c’ha il loculo al pianterreno). Poi sono andata dalla zia altoatesina e ho cercato una complicita’ nell’avere il moroso tedesco… vado dalla mia compagna del liceo (che dorme in un’urna nella sua cameretta a casa dei suoi) e insieme leggiamo i Sepolcri nel nostro libro di Letteratura… La mente non distingue fra le cose vere e quelle immaginate e probabilmente avere una immaginazione sfrenata ed intessere continui dialoghi con loro nella mia testa mi aiuta…
    [oppure sono fuori come un balcone, e appena se ne accorgeranno anche gli inglesi mi manderanno i servizi psichiatrici a casa, ma fino a quel momento…]
    Claire

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