Nonsolomamma

giorno dieci

da dieci giorni mister i è via. aveva, ha detto, una conferenza a londra. in realtà, sospetta elastigirl, era tutta una montatura per rivedere il suo fidanzato giapponese, hiroshi, in transito da tokyo nel regno unito per una fuga pretestuosamente lavorativa e teneramente romantica.

“so che è un momento complicato, elasti. ma quest’assenza è inevitabile”, aveva detto lui.

“okkei”, aveva risposto lei, dimenticandosi subito dopo della conversazione. perché è così che funziona la sua testa da quando ha un nuovo lavoro, si sveglia alle 4 del mattino e vive sul fuso orario dell’azerbaigian: azzera periodicamente la memoria, facendo di lei una creatura inaffidabile al pari delle carpe, dei gatti persiani e degli zombie.

e adesso che il traguardo è a un passo, che quei dieci giorni sono agli sgoccioli, lei ha un solo desiderio. no, non amoreggiare furiosamente con il marito in fuga. e nemmeno tornare ad essere in formazione completa. e neppure passare un weekend tutti insieme, senza doversi inventare da sola attività ludico ricreative, senza vigilare sui compiti e senza recitare la parte del poliziotto buono e di quello cattivo passando vorticosamente da uno all’altro. adesso che il traguardo si tocca con la mano lei sogna solo di poter dire a tutti “buonanotte, amici”, prima ancora di cena, e andare a dormire alle sette. che poi sono le ventidue dell’azerbaigian.

40 thoughts on “giorno dieci

  1. Questo sogno ce l’ho nei periodi in cui Amorissimo si sveglia alle 5.30 del mattino (ok ok, non sono le 4, ma è ‘na fatica lo stesso). Perché lui, in quei giorni, crolla alle 7 di sera, stanco dopo il nido.
    Elasti tifo per te, per una bella dormita con il fuso dell’Azerbaigian 😉

  2. io “invidiosa” dei lunghi viaggi di lavoro di mio marito (in posti magnifici, ovviamente) in pieno masochismo ho programmato un week end in una città spagnola con i figli anche perchè quando torna, quello stanco è lui…

  3. Secondo me metti in funzione a manetta quel magnifico aggeggio rosso che hai in cucina………e ci dai di focaccia pugliese…….. alla faccia di Hiroshi….di’ la verità….. 😉

  4. ma certo. E che altro desiderare se non tornare ad assaporare un po’ di tempo per sé, sapendo che la famiglia è in mani sicure e ragionevolmente cenerà? Più vado avanti e più penso che sia questa la ricetta della felicità nella parentesi del matrimonio tra l’incantesimo-delirio della riproduzione e la debolezza della vecchiaia….Buonanotte all’ora dell’aperitivo a te!

  5. Mio marito il weekend scorso è tornato, sicuramente stanco, da Bruxelles per lavoro. Ma io ero reduce da notti totalmente insonni con la più piccola malata e giornate in un vortice impressionante a cui si aggiungeva una rinuncia sulle spalle dell’unica cosa che avrei tanto desiderato fare.
    Anche per me “amoreggiare furiosamente…tornare ad essere in formazione completa..passare un weekend tutti insieme” non era in cima ai miei pensieri.
    Lui non ha apprezzato.

    Scusa se ne ho approfittato per uno sfogo. Ma è fresca fresca (ieri sera tardi) la discussione…sei capitata a fagiolo, ahitè!

    1. Anni di discussioni del genere anche dalle mie parti, come ben sai. Poi, che dire, i piccoli sono cresciuti e si lavora alacremente sul recuperare terreno. Ma come mi dice chi vive in un altro contesto culturale, più paritario di genere, se io sono convinta di avere diritto ai miei spazi, l’altro non può che accettarlo. Il più delle volte è sulla propria convinzione che bisogna lavorare, sto imparando………

      1. coraggio ragazze!
        ce la possono fare, a capire&accettare! 😉
        dite loro che ci sono frotte di uomini che lasciano la riunione per andare a prendere il figlio a scuola, lo portano a casa e riprendono il lavoro, senza fare una piega e senza sentirsi meno ‘uomini’ :O
        e ci sono anche valenti ricercatori italiani che vivono in italia e che NON vanno in missione o a conferenze perche’ la moglie vuole aiuto nella gestione familiare :O
        un mondo differente e’ possibile e lo stiamo costruendo ora, sputando sangue…
        Claire

  6. Mio marito sta a Modena tutta la settimana. Torna il venerdì sera, dopo cena. Lui promette sempre che tonerà prima di cena, io so che mente. Durante i periodi più bui e difficili dell’anno il venerdì sera aspetto solo quel suono di chiavi nella toppa per poi salutarlo debolmente e addormentarmi russando seduta stante sul divano.

  7. Ora devo decidere io se fare una vita come quella di Mr.I via il lunedì e rientro il venerdì… ho l’impressione che però non ce la farò a decidere e rinuncerò ad un’occasione lavorativa splendida, x non lasciare la famiglia…. forse è vero che non c’è parità: ho un marito che mi supporta e i figli sufficientemente grandi… sono io che non ce la faccio (pur sognando quelle notti da sola, libera di far tardi perché poi il sonno non verrà interrotto!)

    1. ci sono delle vie di mezzo (diipende dalle distanze)
      -io ho pendolato bologna milano TUTTI i giorni 2 anni
      -il mio collega dormiva una notte fuori e una notte a casa
      -la mia amica e’ stata allevata da una ragazza madre che dormiva una notte in casa e una notte a roma dove era in tirocinio (in tal caso lei stava dalla nonna) e ha detto che ne ha ricavato un senso di women empowerement stupendo
      -tu potresti xex rientrare una notte alla settimana
      so che la famiglia ti manchera’ 🙂
      ma pensa a quanto ti mancherebbe il lavoro bello… e pensa a quanto potresti essere piu’ splendidamente moglie e mamma il week end dopo esser stata splendidamente lavoratrice e persona dal lun al ven
      pensaci
      Claire

      1. Non c’è un modo facile. Io amo il mio lavoro di ricercatrice (claire anche io sono una fisica) e amo i miei due figli e per certi versi non ho una vita semplice sul fronte di conciliazione lavoro-famiglia. Se fossi nei tuoi panni, avendo quarantun’anni e un po’ di pellaccia insomma, credo che dovrei mettere sul bilancino la rabbia loro di sentirsi mollati e la rabbia mia di rinunciare a una cosa che amo. Se la mia prevalesse, so che la pagherebbero comunque loro, e no, questo vorrei evitarglielo. Accetterei anche per questa ragione. Ma sono figlia di madre frustrata quindi ci ho il nervo scoperto 😉

  8. Ecco… oggi già sono avvelenata, ci mancava questo post a darmi conferma…
    Posso fare una domanda?
    Chi di voi due, cara Elasti, guadagna di più? Chi è più realizzato e capace nel suo lavoro, chi di voi due è più appassionato del suo lavoro e crede di poter fare qualcosa di importante nella sua vita? Io credo che nella vostra famiglia abbiate risposto che è tuo marito. Ma avete risposto insieme? No, perchè io vedo sempre solo donne a prendere i figli a scuola, ma nel mio dipartimento siamo anche tutte donne, qualcosa incomincia a non tornare, ma non tornare di brutto, non trovate?

    1. Trovo, trovo. Mio marito non guadagna di più ma lavora molto di più, riemependosi anche di cose extra gratuite “per sentirsi realizzato”. Che palle!
      Ilaria

    2. Trovo, trovo: xò il mio esempio è secondo me significativo… mio marito non avrebbe problemi se io partissi per fare un salto di carriera, sono io che ho fortissime resistenze…

      1. Fra, io le capisco le tue resistenze. Non perché pensi sia giusto rinunciare “per la famiglia” ma perché anche io a volte vivo lo stesso dilemma e secondo me noi tutti abbiamo ruoli introiettati difficili da tenere a bada :). Inoltre, credo sulla base di esperienza mia e di altre persone a me vicine, la questione di lasciare la famiglia e lavorare lontano è dolorosa anche per i padri. Solo che loro non la vivono come una scelta ma come un obbligo.

      2. ecco obbligo non scelta
        riguardiamoci il video che postavano closethedoor e fefo giorni fa
        se lui lavora anche di notte e’ DEDICATED
        se lei lavora anche di notte e’ SELFISH
        ragazze mi dispiace che sia toccato proprio a voi, qui nessuno si sente eroe e nessuno di noi ha chiesto di vivere questo
        ma mi sa proprio che vi tocca stringere i denti e fare questo salto nel buio, per il bene vostro e di tutte le donne presenti e future! per cambiare le cose!
        Claire

    3. Mi sembra un po’ ingiusto il “chi guadagna di più” (che molto spesso siamo noi uomini per il semplice motivo che normalmente (Elasti è l’eccezione) abbiamo qualche anno in più della moglie che fra l’altro è stata a casa un po’ di più in maternità, quindi abbiamo qualche anno in più di “anzianità di servizio” che si riflette in busta paga.

      Mi permetto di gettare un sassolino nello stagno, sperando che non provochi una tempesta:
      generalizzando posso dire che “noi uomini” dobbiamo cambiare per quanto riguarda la parità.
      Punto.
      Senza se e senza ma.

      Ma visto che molte qui sono lettrici donne… l’unico rimprovero che posso muovere ad alcune donne è che gli uomini hanno quasi sicuramente avuto una mamma, e in quel ruolo mi chiedo cosa abbia trasmesso la donna al proprio figlio in termini di rispetto, parità, eccetera.
      Anche voi come fidanzate e mogli avete molti strumenti per aiutare noi uomini a cambiare, compreso quello di uscire dalla relazione.

      Quella che è diventata mia moglie a uno dei primi appuntamenti si rifiutò di stirarmi una camicia. Lo fece per marcare dall’inizio che se mai fosse successo sarebbe stata un’eccezione e non il suo ruolo.
      Quando io le dissi, quasi orgoglioso, che in futuro avrei aiutato in casa lei mi fulminò con lo sguardo, e mi disse che intendevo dire che ”avrei fatto la mia parte”. Aiutare avrebbe sottinteso che il compito principale sarebbe stato il suo e che io, appunto, avrei solo ”aiutato”.

      Con questo non voglio dire che la colpa è delle donne, lungi da me. Dico solo che tutti, uomini e donne, abbiamo una responsabilità.
      Quando una mamma dice alla figlia di aiutarla in cucina o a pulire e allo stesso tempo dice al figlio di aiutare il papà a fare un lavoro manuale vengono cementificati dei ruoli.
      Quando i bambini in macchina vedono sempre e solo il papà guidare e la mamma fare il passeggero ecco che si perpetuano i ruoli.

      1. bravissimo!! le cose che dico sempre io, a partire da quell’ “aiutare” sbagliato, ma vengono quasi sempre etichettata come rompipalle

      2. oh Fefo come hai ragione!!!
        Ora sto aspettando mia madre al varco….. come si comporterà con mio fratello che sta andando a vivere da solo?!

      3. Grazie Giulia e Claire! Sto ancora meditando… ho un po’ di tempo per pensare e organizzarmi, aggiungerò anche le vostre considerazioni (anche quelle “sopra”).
        Ho già fatto la pendolare e mi sono già trasferita per lavoro sia in Italia che all’estero, però era prima dei figli…
        Vi terrò al corrente, intanto grazie di nuovo per gli spunti preziosi!
        @Fefo i tuoi commenti sono sempre centrati e mi trovano sempre (o quasi) d’accordo… xò, come dice Viola, le stesse cose, dette da una donna fanno un effetto diverso: l’esempio di “aiutare” è perfetto… detto da me, di solito suscita un coro di “ma non sei mai contenta” (anche dalle altre donne)

      4. Fra, ai “non sei mai contenta” e varie di solito rispondo che è anche dal lessico, dalle piccole cose, dai particolari, che si deve cominciare per cambiare veramente le cose. ..anche un termine, un nome, un verbo, può essere importante per far cambiare le mentalità…

      5. Il ragionamento non fa una piega (a proposito di stiratura) e concordo con te, ma spesso ci si scontra con una realtà in cui questo approccio non è capito (sia dal punto di vista femminile che maschile). Sto cercando di crescere mia figlia con la mente più aperta possibile e per fortuna la mia dolce metà è di grande supporto, ma non vedo la stessa cosa in tutte le famiglie. Ho paura che neppure la generazione di mia figlia vedrà una certa parità (almeno in Italia), nonostante tutto l’impegno che ci mettiamo.

      6. Sono cose molto radicate, i ruoli. Vivo con i miei due figli e un marito che spesso e’ in un altro continente. Va da sé che per mesi gestisco la baracca in totale autonomia. Eppure una volta mio figlio mi ha chiesto come mai anche le mamme prendono la patente, tanto non serve se c’è il papà che guida. Ovviamente da allora non mollo il volante tanto facilmente 😉

      7. sono molto radicate
        la madre del mio (ora ex) fidanzato mi ha detto candida che non c’era niente di male se una donna lasciava il lavoro per fare un bambino
        ha rischiato la cattiveria pura (e cioe’ che le rispondessi forse te che non hai fatto mancole medie e fai un lavoro del c….!)
        mi sa che e’ giunto il momento che mandiamo un po’ di persone a quel paese, a costo di sembrare mai contente ecc
        oramai questi ruoli non coincidono piu’ con la realta’ e prima vengono superati meglio e’ per tutti
        altro che femminismo: mandare a farsi friggere ogniqualvolta qualcuno agisce secondo ruoli e’ la nuova forma di protesta!
        claire

      8. Io sono del parere però che poi non si debba cadere nell’eccesso opposto. Ora, bisogna contestualizzare tutto. Certo, se uno ai primi appuntamenti mi chiede se gli stiro la camicia lo guardo torvo anch’io ma se mio marito/fidanzato/compagno mi chiede la gentilezza di stirargli una camicia (perché lui in quel momento non può o perché non lo sa fare bene ) non è che sia proprio umiliante fargli questa gentilezza. Il principio della parità è il rispetto. Poi una donna può anche scegliere di stare a casa perché desidera accudire il proprio bambino invece che lavorare fuori. Oppure preferisce pensare lei alla spesa anziché andare a prendere i bambini a scuola con la macchina, senza viverlo come una disparità. L’importante è che all’interno della coppia ci sia pari partecipazione, qualunque ruolo o compito si sia scelto di fare. (chi parla non ha figli e non stira mai le camicie perché di fatto detesta farlo)

      9. Fefo, bel commento, ma permettimi di rilevare delle inesattezze. In Italia i maschi, a parità di ruoli lavorativi, guadagnano più delle donne. Ma non solo in Italia. Del resto su questo è stato fatto anche un film “We want sex”. è un retaggio antico duro a morire. Altra cosa: in Italia, nel pubblico, con gli scatti di anzianità siamo fermi al 2009, dunque altro che ferme per la maternità. E infine, perdonami, ma trovo un luogo comune il dare per scontato che i mariti siano più anziani delle mogli. Mi pare che non sia più tanto così, ma anche questa è una tradizione persistente. Per il resto ci auguriamo di crescere dei maschi diversi, che magari non pensino che le ragazze siano tutte “smalti” o cos’altro ho letto qui qualche giorno fa
        Ilaria

  9. Io ho provato a fare, per così dire, la donna in carriera. E non ho mai avuto alcun problema col marito. Con i figli? Eh, be’, molti di più. Con qualcuno sì e con qualcuno no; qualcuno accettava passivamente, qualcuno abbracciava la mia idea di carriera, qualcuno si ribellava.
    Era straordinariamente significativo, poi, vedere lo sguardo appagato e consolato con cui mi guardavano (e tutt’ora mi guardano) quando in vacanza, per esempio, mi mettevo a fare attività più tradizionalmente materne, come cucinare o stirare.
    Sembravano vivere la fiaba della famiglia felice.
    Questo mi ha sé,pre fatto pensare tanto. A quella idea di ruoli che passa loro la società, la scuoa, gli amici, la TV…..metteteci quello che volete.
    Non mi ha fatto desistere, ma ha scavato prepotentemente nell’angusto recesso dove cerco di seppellire i sensi di colpa.

    1. :O
      che analisi interessante!

      mi fai ricordare alle elementari la mia amica laura i cui genitori lavoravano in Posta e tornavano a casa alle 2, mentre scuola finiva a mezzogiorno e mezzo
      mia mamma mi faceva notare come ero fortunata io che tornavo a casa e trovavo mamma e papa’ e tutto pronto (loro fiivano alla mia stessa ora) mentre laura andava a prendere il pane e preparava la tavola e poi, poverina, aspettava…

      sono contenta che mamma non abbia detto ‘quella snaturata della madre di laura’ ma invece ‘che brava laura’ (secondo mia madre in famiglia debbono lavorare entrambi i genitori senno’ non si campa, lei ha sempre lavorato)

      pero’ mi fa riflettere che all’epoca il pranzo con mamma, papa’ e fratelli fosse considerato diritto inalienabile e sintomo di buona famiglia in cui crescere bene, mentre ora e’ un lusso che credo nessuno si possa piu’ permettere

      insomma credo che anche vedere la mamma che stira o che cucina fosse considerato una volta sintomo di famiglia felice: e’ ora che passi di moda e che si prendano altri indicatori del benessere famigliare!!
      (per esempio il ‘tempo di qualita” trascorso assieme o il senso di sostegno e approvazione in seno alla famiglia di TUTTI, mamma compresa…)

      Claire
      (che non sara’ mai una buona mamma, visto che non stira e non cucina!! 😀 😀 😀 )

      1. Claire: se ti riesce di far passare come indicatori del benessere familiare (agli occhi dei figli, voglio dire: del resto non mi importa poi molto) cose diverse dall’accudimento del nido, be’, ti meriterai un premio Nobel.
        Peccato che allora a me non servirà più. 🙂

    2. Ammetto che sia controverso 😉
      E che si impari e si cambi opinione invecchiando.
      Per esempio ADESSO capisco le litigate fra papa’ e mamma la domenica mattina: papa’ voleva portare la famiglia in gita e mamma voleva fare i lavori di casa e non c’entravano in settimana (lavorando entrambi). Io tifavo per il papa’ e adesso mi trovo che non vado in gita il we perche’ c’ho da fare i lavori che non ci stanno in settimana! :O

      Pero’ mi chiedo: cos’e’ piu’ importante per me-partner-eventuali rampolli: le lenzuola cambiate o una giornata di gita e gioia insieme?? Perche’ io da piccola preferivo la gita alle lenzuola cambiate e la moquette aspirata…
      Ed anche adesso: ieri ho saltato parte dei mestieri di casa perche’ lui era depresso e fumava come un turco, MEGLIO la gita che la casa pulita!

      (c’e’ da dire che a casa mia vige la totale parita’ nella divisione dei mestieri di casa, con punte sbilanciate a mio favore… e si: guadagno piu’ di lui, sono 10 anni piu’ vecchia e la carriera di entrambi e’ al primo posto perche’ facciamo lo stesso lavoro quindi, come dice il mio amico: ‘tu ami il SUO lavoro’ 😀 e’ il vantaggio di essere fisici: la simmetria e’ un concetto chiaro, univoco, fondamentale)

      Claire

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