Nonsolomamma

not my cup of tea

lo hobbit di mezzo l’anno scorso è diventato juventino e nel giro di qualche mese ha sviluppato un amore viscerale per il calcio e una conoscenza strabiliante di squadre, formazioni, giocatori, storie, stadi, vite, morti e miracoli di quel mondo estraneo al resto dell’elasti-famiglia.
a settembre, forte una formazione solida ma solo teorica, ha deciso che nessuna passione può dirsi tale se non viene anche praticata. così, nonostante una sottile ma persistente opera di dissuasione da parte di elastigirl e mister i, consapevoli delle insidie di quello sport in generale e della scarsa attitudine del virgulto in particolare, lo hobbit di mezzo si è iscritto a una squadra dell’oratorio insieme a suoi simili nati nel 2006.
così, elastigirl e mister i, da cittadini liberi e onesti che erano, si sono ritrovati, nello spazio di qualche giorno, schiavi della partita del sabato pomeriggio, con la prospettiva di un gelido inverno alle porte.
solitamente tale barbaro rito è appannaggio di mister i che, da buon padre, vi si sottopone con il sorriso. la leggenda narra che abbia anche socializzato con gli altri suoi simili e che, a fine partita, mentre i figli fanno merenda e si cambiano, si dilettino nella cosiddetta “partitella”, fonte di sublime virile godimento.
tuttavia questo fine settimana mister i era a berlino per un convegno di sindacalisti tedeschi marxisti e, ad aggiungere disagio al disagio, la partita della squadra dello hobbit di mezzo era in trasferta.
così, alle due e mezza di sabato pomeriggio, l’atea elastigirl, il trepidante calciatore in parastinchi e tacchetti e il torvo sneddu si sono presentati di fronte alla chiesa, intrusi del cerchio magico degli adepti.
durante la partita:
– sugli spalti faceva un freddo cane.
– sneddu giocava a un videogioco sul tablet ed era felice e termicamente insensibile.
– lo hobbit di mezzo ha giocato cinque minuti su quaranta.
– elastigirl in assenza di un congiunto in campo faceva moltissima fatica a concentrarsi sull’azione.
– i padri amici erano rilassati ma tutti in piedi e concentratissimi.
– i padri nemici insultavano i ragazzini avversari (“numero 4 sei solo un brocco. brocco brocco brocco!”) ed elastigirl ha avuto più volte la tentazione di andarli a picchiare.
– la squadra amica ha vinto sei a due e ha dominato fin dal principio.
– il portiere nemico era piccolo e sempre più triste, solo dentro quella porta gigantesca. così a elastigirl è venuta una malinconia cosmica per quel ragazzino. ha cercato di condividere quel dramma con i padri amici che le hanno fatto notare che quello era il portiere avversario e per gli avversari non c’è compassione né pietà.
– elastigirl, lasciata sola a consumare il suo dramma in una comunione di amorosi sensi con l’incosapevole portierino, si è ricordata di una poesia di umberto saba che si chiama goal e che aveva imparato a memoria tanti anni fa. così, pensando di far cosa gradita, ha recitato le prime strofe a uso e consumo degli spalti (“Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela la faccia, a non veder l’amara luce…”) ma nessuno ha apprezzato e ben presto si è fatto il vuoto intorno a lei e il freddo è aumentato.

quando lei ha fatto la cronaca del pomeriggio a mister i, al telefono dalla germania, lui le ha detto che è una disadatatta.
è difficile che, alla luce di questa esperienza, elastigirl torni ancora a riveder gli spalti.

33 thoughts on “not my cup of tea

  1. Dovresti leggere il racconto “La partita di calcio più lunga del mondo” di Benni, protagonista un portiere soprannominato El Gato. Sulla frequentazione delle partite di sabato tanta solidarietà

  2. La poesia di Saba è stupenda… “…. il compagno, in ginocchio, che l’induce, con parole e con mano, a rilevarsi, scopre pieni di lacrime i suoi occhi…”. L’ho fatta portare al mio secondo all’esame di terza media e ha suscitato grandi entusiasmi nella commissione. Mi ha fatto capire qualcosa dell’epica del calcio, anche se continua non emozionarmi

  3. Certo che sul tifo ti mancano proprio i fondamentali se provi compassione per il “nemico”. Personalmente sono stata folgorata sulla via (non di Damasco) di Torino all’età di 23 anni mentre mi stavo laureando in filosofia con tesi su Heidegger. All’epoca, negli anni 80, le donne in curva in mezzo agli ultrà erano una vera e propria rarità. Una studentessa di filosofia praticamente un’aliena.
    Adesso insegno in un liceo e da tempo non frequento lo stadio, ma conservo meravigliosi ricordi di trasferte europee, cori, striscioni e lunghissime attese del fischio d’inizio. Chi non ha provato non potrà mai capire.
    C’è un’ immagine che porto sempre nel cuore: una scritta sul pullman che ci portava allo stadio “Juve ti ameremo per sempre”. E così è stato e così sempre sarà.
    FINO ALLA FINE.

  4. Anche io qualche volta accompagnavo mio figlio alle partite (spesso la domenica mattina, che incubo!) e dopo la prima condivisa euforia per una partita vinta guardavo la squadra avversaria e provavo pena e compassione per quei ragazzini tristi, non so proprio casa sia la competizione!

  5. Io sono tifosa, mi piace il calcio e lo seguo. Ma il fato mi ha dato in sorte di non aver figli e quindi di non aver nessuno da seguire il sabato pomeriggio per i campi di mezza Sardegna. Questo lato dell’aver prole mi piace assai. Solidarietà ad oltranza.
    Chissà come sarà elettrizzato l’hobit di mezzo per la partita di stasera. Speriamo bene.

  6. ecco, sono contenta che ne parliamo. io sono contrarissima alle attività sportive (e non solo) che ingombrino il sabato e la domenica. e il dramma è che è quasi impossibile trovare cose da fare che poi non prevedano impegni anche nel fine settimana. possibile che non si possa stare in pace? fare qualche bello sport due giorni alla settimana e basta? secondo me sono tutti impazziti: gare, tornei, agonismo, tre incontri alla settimana o più. e confesso che talvolta ho la terribile impressione che ci siano persone che apprezzano di essere etero-organizzate il sabato e la domenica. e questo mi fa impressione. sarei felice di sapere cosa ne pensate perché ogni tanto mi sento marziana. ma riesco a immaginare poche cose peggiori 🙂 🙂 dell’essere costretta ad attività del genere negli unici due giorni alla settimana in cui godere ciascuno dei propri piaceri domestici (o comunque autodeterminati). cari saluti a tutti e un abbraccio a elasti

    1. Finalmente qualcuno che la pensa come me! Mio figlio maggiore ha fatto calcio per 3 anni e…. possibile che le convocazioni per il sabato pomeriggio debbano arrivare il venerdì mattina? Non è proprio possibile che qualcun altro debba organizzare il nostro fine settimana con così poco anticipo! Ma ho la tua stessa impressione: agli altri va bene così. Io ero l’unica a lamentarmi. Per fortuna dopo 3 anni ha saggiamente deciso di passare al ju jitsu 😜. 2 lezioni infrasettimanali e basta!!! Almeno per adesso niente gare

    2. anche qui totale rifiuto dei week end impegnati con lo sport. ma noi abbiamo fantastici corsi sportivi (a scuola calcio, basket e artistica, judo all’oratorio) che non prevedono proprio nulla se non la frequenza un’ora e mezza a settimana (e per quelli a scuola non devi nemmeno andarli a prendere, passa l’istruttore a raccattarli nelle classi e vanno in palestra). insomma, una figata totale.

  7. Ho un passato da arbitro di hockey su ghiaccio. Adesso alleno le squadre delle mie figlie certe (calcio prima, pallavolo adesso). A volte penso che certe partite dei bambini andrebbero vietate ai genitori.

    1. esattamente! Stiamo parlando di bambini, ma cavolo urlano?? Io comunque ho fatto la mia miserrima figura quando, assistendo ad un allenamento di judo, ho urlato a mio figlio “smettila di strattonarlo, (un bambino che si allena con lui) gli fai male!” e lui ha replicato “mamma guarda che facciamo sempre così”…

  8. Ma rifiutati fermamente! Ma possibile che gli sport dei figli debbano infelicitare i genitori? Ma eran belli i tempi andati (e vabbè, lo so che son vecchiotta) quando ci si annoiava sanamente in casa e non veniva in mente a nessuno di invitare i bambini a fare uno sport. E che belle idee venivano, stimolate dalla noia!

  9. Ho cercato di trattenermi dallo scrivere, perche’ suona molto da cliche’, ma questa faccenda del tifo-contro l’ho vista, personalmente, solo in Italia, specie se ci sono di mezzo dei bimbi. Se fosse successo ai tornei che fa mio figlio di 9 anni, qui in UK, i genitori in questione sarebbero stati allontanati ufficialmente e guardati con disgusto da tutti gli altri. Poi chiaro, mentalmente uno puo’ disprezzare chi e come vuole, ma almeno non insegni alle generazioni future che per vincere/emergere, bisogna sminuire gli altri, tanto per dirne una..

  10. la parte triste è che la cosa non è limitata alle partite del fine settimana, ma riguarda anche gli allenamenti infrasettimanali, in quel caso i “commenti” a bordo campo sono rivolti ai compagni di squadra. è un ambiente diseducativo al massimo, noi abbiamo resistito un anno (e per fortuna il nano era troppo piccolo per avere le partite a cadenza settimanale). siamo passati con grande convinzione al rugby e non tornerei indietro neanche dietro cospicuo pagamento, e per fortuna neanche il nano. le trasferte sono in località più lontane, ma la pianificazione è largamente anticipata, i bambini vengono convocati tutti ed il terzo tempo, dopo aver passato 1 ora insieme a placcarsi, rincorrersi ed a rotolarsi nel fango è una situazione meravigliosa in cui il rispetto per chi sta in campo con noi e nella squadra avversaria si converte in regola di vita.

    1. Come dicono i giovani… quoto! Mio figlio è un felice rugbysta in erba (e fango) da quasi quattro anni, e fatte salve sparute eccezioni presto individuate e accuratamente evitate, l’ambiente è in generale sanissimo e piacevole, si applaudono le belle giocate di entrambe le squadre, si accettano le sconfitte come inevitabili occasioni di crescita – memorabile la frase detta dal capitano di giornata, 9 anni, mentre dopo una sconfitta sonora addentava un boccone di pasta al forno durante il terzo tempo: “ahò, mica se po’ vince sempre!”, i raggruppamenti domenicali (raduni di una decina di squadre che semplicemente si incontrano e giocano, senza classifiche e premi) sono occasioni di pic-nic e scampagnate tra amici. L’unico “problema” è il freddo durante gli allenamenti settimanali d’inverno… aspettarli a 5 gradi mentre loro si scaldano correndo e saltando a volte è un po’ dura…

      1. Confermo tutto, il freddo e i diluvi (che non fermano i rugbisti) sono un piccolo scotto da pagare, in cambio si ha la tangibile sensazione di star fornendo ai propri figli degli strumenti che li renderanno uomini degni di questo nome

  11. E’ triste ma è così. Basket femminile, under 13, partita in trasferta (l’unica alla quale non ho assistito, sigh!) partita tesa, pubblico avversario agguerrito perché stanno perdendo. Mia figlia che difende bene e ne prende tante, il pubblico che le grida letteralmente contro. Mi racconterà poi tra le lacrime (di rabbia) che le più tremende erano le mamme e le nonne e impotente il suo grido “ma io ho 12 anni!”
    Ecco se mai assisteremo a una partita di giovani atleti ricordiamoci che prima di tutto sono dei bambini.

    1. Dio, Ciokkolosaa, che nervoso mi ha fatto venire il tuo racconto!
      Massima solidarieta’ a te e alla tua bambina ‘ma io ho solo 12 anni”
      Chiudere le partire al pubblico prima dei 18 anni pare brutale???

  12. Sono nata in una famiglia di calciatori (mio zio ha giocato fino a quarant’anni, mio fratello presumibilmente lo supererà e mia figlia di cinque anni e mezzo appena vede una palla gioca a calcio). nonostante ciò nella mia vita devo aver visto in tutto cinque partite di calcio, di cui due perchè ci giocava il ragazzino che mi piaceva alle medie…ho reso l’idea? Elasti, a mio parere è meglio se lasci perdere, o ami vedere le partite o è meglio che fai altro… e così non dovrai ascoltare le schifezze che dicono i genitori agli avversari…a volte si raggiungono vette di becera maleducazione come da nessuna altra parte purtroppo!!!

  13. Cara Elastigirl, non ci si sottrae al dovere di scapicollarsi per il divertimento della imberbe prole,sei una spassosissima inadeguata di contesti barbari, è questa la consolazione.

  14. Meravigliosa as usual, … sensibilità, dolcezza, poesia e letteratura anche in ambiti triviali. ☺️ Non mollare. I’m with you dear. 😘

  15. Anche io sono disadattata
    Quando ho raccontato agli amici che tornata dalla Sardegna sono andata a Bolgheri e ho recitato “davanti a san guido” pensavo di aver fatto una cosa bellissima a coronamento della vacanza, mi hanno guardato torvo e mi hanno detto che i cipressi sanno di cimitero.

  16. Esco dal coro. Tre figli maschi ora adolescenti, settimo anno che incredibilmente passo i weekend tra campi di calcio e piste di atletica. Al di la di alcuni genitori e allenatori tremendi, sono felice di aver condiviso (e continuare a farlo) questi momenti con mio marito e i miei figli.
    Non l avrei mai immaginato ma questa condivisione è per noi un fondamentale e bellissimo terreno di rapporto/scambio/crescita con loro. Ancor di più ora che sono grandicelli!
    Finirà anche questo tempo e tornerò a camminare in montagna la domenica, al posto che stare sugli spalti, ma credo che ne avrò ricordo come di momenti speciali.
    Riprovaci Elasti, non te ne pentirai! 😉

  17. Capita a volte che gli animi si scaldino in tribuna, ma fortunatamente nel calcio le cose anche se faticosamente stanno cambiando. I miei hanno 10 e 6 anni, entrambi giocano e ciò significa a volte passare l’intero week-end per campi (e poi rispetto ai miei tempi almeno adesso giocano su campi sintetici, non ci sono piùi campacci di una volta in cui si iniziava immacolati e si finiva completamenti sporchi di erba quando andava bene).
    Non demonizate il calcio (quello giovanile soprattutto) se non avete avuto modo di viverlo in prima persona.

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