Nonsolomamma

al terzo piano

elastigirl da piccola viveva al primo piano di un palazzo degli anni cinquanta vicino alla stazione centrale di milano.
al terzo piano dello stesso edificio c’era un appartamento con due ingressi: uno dava su un corridoio con la moquette e un bel tappeto e la tappezzeria, l’altro sulla cucina che aveva un tavolo bianco al centro e sapeva sempre di pulito e buono.
in cucina c’era un balcone e un giorno, tanti anni fa, lei, bambina, era rimasta chiusa fuori e aveva cominciato a gridare “apritemi! apritemi!” e forse anche a picchiare con i pugni contro il vetro. e allora qualcuno l’aveva fatta rientrare e aveva detto: “non c’è bisogno di agitarsi tanto”. ma a lei quei minuti prigioniera all’aria aperta erano parsi i più terrificanti di tutta la vita.
lì vicino c’era il bagno piccolo con il suo percorso a ostacoli in cui era vietato poggiare i piedi per terra: gabinetto, bidet, doccia, lavandino lavatrice. nina era bravissima e non sbagliava mai. ma lei è sempre stata la migliore tra le due: giocava a tennis, sciava e ai giardinetti si arrampicava sulla struttura con l’agilità di una scimmia e poi si lasciava cadere a testa in giù, appesa solo per le gambe e dondolava felice.
era bella quella casa, accogliente e familiare. era la casa di nina ma elastigirl la considerava anche un po’ sua.
c’era il salotto con il divano e le poltrone di velluto più morbidi e comodi del mondo e poi c’era il bagno grande che profumava della saponetta rosa sul lavandino e c’era la stanza di nina dove loro due giocavano al dottore, alla maestra e poi a monopoli, a cluedo oppure se ne stavano sedute per terra a chiacchierare per ore. quando diventarono più grandi in quella camera si facevano la ceretta, chiuse dentro e soffrendo insieme.
elastigirl da piccola amava moltissimo l’appartamento al terzo piano. perché la famiglia di nina, a differenza della sua, era una famiglia normale, secondo i criteri di bambina degli anni ’70, figlia di una madre lavoratrice e di un papà che viveva altrove.
il padre di nina usciva la mattina, andava in ufficio e tornava la sera. e quando varcava la soglia emetteva un fischio a cui nina rispondeva con un altro fischio e poi si cercavano ridendo.
nina aveva un fratello grande, un’entità temibile che le guardava di sfuggita e le considerava due microbi.
ma soprattutto in quella casa c’era una mamma bionda, con gli occhi chiari e il sorriso delle mamme delle favole. una mamma casalinga che faceva la spesa e le tagliatelle a mano e la torta di mele buonissima. con una mamma così, a portata di mano, accogliente, presente e sicura, tutto doveva certamente essere facile e morbido, pensava elastigirl.
nina è stata la prima amica di elastigirl. per anni l’unica. è stata una sorella, una complice, la misura del passare degli anni, la compagna vicina e lontana di una vita.
in quella casa al terzo piano ci abitava ormai solo la sua mamma. ma tutto era rimasto uguale a quei tempi di giochi e di percorsi del bagno e di tepore domestico e di desiderio di normalità. ogni tanto elastigirl e la madre di nina si incontravano per caso: “ciao! come stai? come stanno i tuoi bambini?” domandava con quel suo sorriso limpido e con il suo sguardo candido.
domenica se ne è andata.
stamane, quando elastigirl è entrata, forse per l’ultima volta, nella sua cucina, prima del funerale, ha dato un’occhiata al balcone, ha sbriciato dentro il bagno piccolo e improvvisamente ha avuto l’impressione di perdere l’infanzia.

18 thoughts on “al terzo piano

  1. Ci sono dei posti speciali, forse lo sono perché sono associati alle persone speciali che li abitano. Questi posti speciali, come le persone, rimarranno sempre nel nostro cuore. Dove non andranno mai via.

  2. L’infanzia è una rete fitta di posti e di persone. Quando ne viene a mancare una, è un pezzettino di noi che si deve mettere in salvo. Un abbraccio a Nina

  3. La casa di mia nonna era al terzo piano del numero 44 di corso buenos aires. davanti adesso c’è l’hm, ma quando ero piccola io, negli anni 90, c’erano ancora le piastrelle anni 60 e lo studiolo con tutte le cose avanzate dalla cartolibreria del nonno, che stava anche lei in corso buenos aires. a marzo sono 10 anni che quella casa non esiste piu’, mi sa che sono uffici adesso, pensa te.

  4. mia figlia si chiama nina
    la sua amica del cuore, incontrata quando avevano entrambe cinque mesi e che ancora sento ‘figlia’ a 19 compiuti, magari un giorno avrà parole buone per me…
    un abbraccio alla tua nina

  5. io incomincio a sognare un mondo dove i papa’ e le mamme miei e dei miei amici non se ne vadano mai
    dove i fratelli non se ne vadano mai e chi non e’ nato figlio unico non lo diventi all’improvviso
    un mondo dove possiamo “riposare in pace” ad occhi aperti, sapendo che i nostri cari sono dietro l’angolo, a viversi la loro vita, e ogni appartamento e’ bello e caldo come l’ultima volta che l’abbiamo lasciato
    io non so quante dimensioni debba avere il nostro Universo, per consentire a tutti quelli che nascono e si amano di continuare a vivere contemporaneamente
    ma la mia mano e’ lassa di asciugare lacrime, i miei occhi di guardare lontano e dire “passera’” sapendo che non e’ vero
    e questa vita scorre troppo in fretta, talvolta mi pare di perdere dei pezzettini di me come foulard che si sfilano dal collo e partono dasoli mentre guardi fuori dal finestrino

  6. Non so se odiare più te che scrivi così o me che ti leggo in orario di lavoro per fare una pausetta che poi diventa uno strazio…….. 🙂
    Non dire così, i posti del cuore saranno tuoi per sempre.

  7. oggi mi sono presa del tempo libero e ho fatto una bella chiacchierata con la mamma di una mia amata amica…87 anni…ho pensato che avrei potuto rinunciare a un momento mio perchè diventasse un ricordo nostro, che i tempi fisiologicamente ‘stringono’

  8. Ho perso la mia amica dell’estate, più alta, più bella, più brava di me. Veniva da Milano, io dalla campagna, eravamo opposte eppure unite. Ho fatto in tempo a scriverle una lettera, ma ancora non l’ho perdonata di avermi lasciata da sola. Nonostante avessimo preso strade diverse lei era la mia infanzia, le mie vacanze, e nessuno ti insegna a lasciarle andare via così. Un abbraccio Elasti e grazie perché sai essere catartica.

  9. Leggendo questa tua memoria ho Immaginato la casa che descrivi e anche alla mia amica, alla sua di casa accogliente e ad ogni infanzia: in cui le case sono sempre quelle di una volta, sempre un po’ passate di moda coi loro arredi, anche se gli anni passati non sono poi cosi’ tanti, ma la sensazione si’ , luoghi di un tempo lontanissimo. Il tempo e’ vorace e le infanzie si allontanano da noi in modo veloce, come stelle ormai spente, ma la loro luce arriva, precisa, luminosa, bellissima.

  10. Anche io, negli ultimi anni, ho perso dei pezzi di infanzia. Nessuno è immune da questo, neanche le Nine come me, che hanno avuto le mamme a disposizione nelle loro case profumate. Eppure, anche se pensiamo di aver detto addio e di non poter tornare, all’improvviso partiamo e ci ritroviamo accanto a loro a fare le cose che ci hanno insegnato. Il tempo e lo spazio si annullano e siamo di nuovo insieme. Martedì sera a me è bastato passare la polpa di pomodoro appena cotta, e mi sono ritrovata con zia Anna e zia Rossana, ero bambina. Tutto è ancora con me.

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