Nonsolomamma

l’uomo dei giornali

da qualche anno c’è un uomo nell’elasti-vita. si vedono ogni giorno, dal lunedì al venerdì, nel territorio silenzioso e morbido del sonno degli altri. si incontrano quando è ancora buio in un edificio costruito da giò ponti nel 1939 in cui i minorenni non possono entrare. sopra di loro una luce al neon, intorno il vuoto. perché a quell’ora quel palazzo è così deserto e disabitato che regolarmente lei ripassa i diecimila nascondigli dove potrebbe rifugiarsi in caso di un attacco alieno antelucano.
il loro appuntamento è stato fissato intorno alle cinque e venti del mattino. ma lui arriva puntuale un giorno su dieci perché forse gli piace farla aspettare.
lei, invece, siccome è una precisa, per farsi trovare pronta arriva alle cinque. nell’attesa legge un paio di quotidiani online, prende appunti, segna le pagine da ritagliare, ammazza il tempo che la separa da lui.
spesso aspettarlo è snervante e quanto più l’attesa è lunga, quanto più il suo arrivo è liberatorio.
il signore dei giornali arriva dall’ecuador (no, non ogni mattina anche se i suoi ritardi potrebbero destare sospetti), dice poche parole, sempre le stesse (“buongiorno. buon lavoro, la nazione non è arrivata”). non dice mai “mi scusi per questo mostruoso ritardo”, in compenso sorride molto e una volta le ha anche dato la mano perché non si vedevano da due mesi.
elastigirl lo saluta e dopo legge i giornali cartacei, ritaglia le pagine che le interessano e, poco prima delle sei, si trasferisce insieme ai giornali nello studio insonorizzato con i microfoni e le cuffie.
la rai ha deciso di abolire i giornali cartacei, almeno per i programmi radiofonici di radio2. sono stati categorici. basta. solo online. la transizione è stata avviata. questo significa che tra qualche settimana bisognerà usare altri metodi e le forbici con le punte arrotondate non serviranno più.
l’uomo dei giornali smetterà di venire prima dell’alba. chissà se qualcuno glielo ha già detto. forse, l’ultimo giorno, lui ed elastigirl si daranno la mano. o forse si diranno  “buongiorno” “buon lavoro” “a lei” “la nazione arriva più tardi” senza sapere che è l’ultima volta.
certo, lui era sempre in ritardo. ma forse era colpa della nazione o magari del secolo XIX o magari è un ritardatario cronico che si nasconde nel suo mutismo andino e nei suoi sorrisi disarmanti. chissà che lavoro farà, dopo.
a lei mancheranno i giornali di carta. e anche il signore che glieli portava.

10 risposte a "l’uomo dei giornali"

  1. Capisco lo smarrimento dovuto al cambio di abitudini, il progresso inarrarrestabile avanza, ci fa paura e ci fa pensare che non ce la potremo fare ad accettarlo. È invece tutto sommato siamo già pronti. Se non altro non dovrai aspettare il giornalaio al freddo e al gelo.

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