Nonsolomamma

la situazione

come state?
difficile a dirsi. si cambia, giorno dopo giorno, non necessariamente in meglio.
mister i sfoga la sua ansia accanendosi sui peli del viso ed estendendo con una lenta e quotidiana progressione la superficie rasata, con  discutibili risultati estetici. è passato dal pizzetto a due inguardabili manubri, per arrivare a un paio di baffi stranianti ma tollerabili, ridotti poi a una striscia sottilissima. ieri si è presentato con la faccia scoperta, per la prima volta da quando lui ed elastigirl si conoscono. se questo non è muto disagio, elastigirl non sa trovare altri nomi.
lo hobbit grande l’altro giorno ha chiesto con adolescente leggerezza se dovrà essere lui a occuparsi dei fratelli in caso di decesso dei genitori. “no, tranquillo. sei minorenne”. “peccato. mi sentivo pronto per lasciare la scuola, andare a lavorare e provvedere ai ragazzi”.
il medio ha smesso di suonare il pianoforte, da un giorno all’altro. fa  discorsi strani. “per ora reggiamo bene ma prima o poi qualcuno scoppierà in casa” “in casa nostra o in generale,  medio?” “è un problema di tutti: stiamo morendo dentro senza accorgercene”.
ieri sera elastigirl ha visto dirty dancing con sneddu. “che bello! tutti ballano felici e contenti” ha commentato lei  deliziata davanti all’ultima scena del film, dimentica di tutto il resto. “e noi qui. con il coronavirus” ha detto lui sarcastico. spesso le chiede un abbraccio. non lo faceva da mesi.
lei alterna efficientismo, tristezza, ottimismo, ansia.
ieri dal balcone di fronte, un bambino che nemmeno arrivava al davanzale faceva bolle di sapone mentre le radio trasmettevano tutte insieme alla stessa ora le stesse canzoni. e questo l’ha fatta piangere tantissimo.
come state?

60 pensieri riguardo “la situazione

  1. Mai la scelta dell’anno sabbatico fu più saggia…pensa se Mr.i fosse a Londra o se qualche settimana fa fosse andato negli USA……

  2. Come stiamo ? Barricati…….si aspettano le 17 per il collegamento con Lombardia notizie e le 18 per la conferenza stampa della protezione civile….inpiu’ qui in provincia di Varese oggi pomeriggio e’ scoppiato un incendio in un’industria che produce materie plastiche….per cui BARRICATI

  3. Chiusi dentro anche qui a Roma e fuori è primavera. Più che altro si cucina e si mangia, un po’ si lavora e si studia. Ho preso l’epistolario della nonna: 102 lettere d’amore tra il 1907 e il 1910 Nelle prime 40 ancora si erano solo guardati da lontano e a stento sapevano i nomi reciproci. L’amora al tempo della Belle Epoque

  4. Come te. A volte bene e a volte male. Domandandosi quando finirà, senza trovare una risposta. Lavorando da casa, sia io e che mio marito, tutto il giorno, ore ed ore di riunioni via Skype, e due bambini di 4 e 6 anni abbandonati a loro stessi, allo stato brado, a chiedere un’attenzione che non possiamo concedere loro. A cercare di recuperare nel fine settimana.. a fare bolle di sapone sul balcone. Ho comprato un tavolino da campeggio, spero che entri sul nostro balconino, vorrei pranzare lì, per fare prendere aria ai bimbi.

  5. Ciao Elasti 💖
    noi abbiamo il privilegio di abitare in campagna, quindi riusciamo comunque a goderci queste belle giornate primaverili in giardino.
    Sì fanno quei lavori che si sono costantemente rimandati.
    Per il resto si cucina e si mangia, tanto!
    Grazie per i tuoi post 😊

  6. Qui si cucina tanto, si mangia altrettanto, si lavora abbastanza, si studia a tratti, si litiga, si guardano film, si suona, si legge ma molto meno del previsto, si pulisce ancora meno del previsto, si litiga di nuovo……nel complesso tutto bene direi

  7. Stiamo che ho appena dovuto staccare mio figlio dalla maniglia della porta con la forza, mentre piangeva e urlava “fuori, fuori”.
    Per quanti giochi cerchi di inventare mi sembra di vederlo spegnersi dentro ogni giorno di più.
    In genere sono io a rassicurare mio marito e tener alto il morale della truppa. Ma il ruolo non mi è mai costato tanta fatica

  8. si pulisce, si cucina, si studia, si prova a lavorare, ma soprattutto leggo i Vicerè…che mi fanno pensare a come terribile deve essere stato il colera nella mia città… e mi consolo 🙂

  9. Beata te che sei a casa con i tuoi figli e marito. Come anziano non mi pesa stare a casa a leggere e scendere e salire le scale.
    Ma i figli sono lontani da me , i nipotini , veri e adottati, non li vedo da una decina di giorni.
    Senza nipoti che nonno sono?
    Chi mi ridarà questi giorni perduti?

    1. Anche per i miei genitori il peso più grande è quello di stare lontani dai nipoti. Ci siamo attrezzati con videochiamate serali ma non è proprio la stessa cosa. Ti abbraccio come abbraccerei i miei

    2. Buongiorno,
      Mi sento tanto vicina a lei, nonnotalpone. Ha espresso benissimo le sensazioni di mio padre, barricato in casa, lontano dalle sue nipotine.
      Un abbraccio

  10. Da lunedì a venerdì si lavora. Io insegno quindi faccio lezione cercando di dare un senso di normalità a questi ragazzi. Tra una lezione e l’altra provo a seguire i figli che ironicamente, adesso che siamo tutti chiusi insieme in casa, non sono mai stati così poco seguiti. Sabato e domenica si pulisce, si cucina, si gioca insieme. Ogni tanto crollo e vado in bagno a piangere.

  11. Io lavoro in un reparto oncologico, sono l’unica amministrativa e non sono sostituibile. Paradossalmente sono più tranquilla in reparto che fuori in questo strano mondo deserto. Abito fuori città ed oggi dal balcone sentivo le campane di un paesino lontano, i bambini che giocavano nei giardini, gli uccellini che cantavano. Ho pensato che forse sono questi i suoni della vita.

  12. Io mi considero fortunata…abito a Vicenza e mai come in questo periodo apprezzo la mia casa grande (noi in smartworking e tre figli con studio a distanza videolezioni ecc…..avessimo un piccolo appartamento sarebbe il delirio…).
    Poi il giardino consente a mio figlio undicenne di giocare libermante…persino di girare con la bici!!
    Mi capita di pensare che questo sia solo un brutto sogno……un terribile incubo da cui mi sveglierò e sarà il 21 febbraio (ultima giornata “normale”)….

  13. Come stiamo. Riscopro il valore di questa domanda. Non so rispondere in tutta sincerità. Ma grazie per averlo chiesto, e per aver raccontato, e per permettere a noi di condividere i nostri come stiamo. Io mi ritrovo nelle “fasi alterne”. E in un assurdo senso di straniamento, smarrimento, incredulità, impotenza.

  14. Stiamo qui in periferia del mondo, con la campagna e la primavera di fronte alle finestre.
    Lunedì mia madre, ad un centinaio di km da qui, compirà setta anni e noi non saremo con lei. Mi spezza il cuore saperla da sola.
    Però noi stiamo bene, siamo privilegiati nella nostra casa, con il nostro cane, parliamo, ridiamo, giochiamo, cuciniamo, impariamo.
    Insomma in qualche modo si sta, come tanti sono stati prima di noi.

  15. Litigio con la pazza del secondo piano che sostiene che cammino con i tacchi di notte e attacco la lavatrice alle 4 del mattino. Inutili le mie spiegazioni. Non correva buon sangue neanche prima ma la reclusione forzata (soprattutto con il marito) fa brutti effetti. Beh scusa lo sfogo.

  16. Stiamo al lavoro (banca) perchè anche questa sera Conte ha deciso che siamo essenziali. Stiamo con mascherine (la stessa da tre settimane) che ci siamo procurati da soli. Stiamo in ambienti che puliamo con disinfettanti portati da casa. Stiamo davanti a clienti che ci dicono che siamo invidiosi perchè noi non possiamo stare a casa e quindi ci rifiutiamo di fare operazioni lunghe ed assolutamente non essenziali (ed ha ragione: siamo invidiosi del fatto che lui possa decidere se stare in sicurezza e tenere in sicurezza la sua famiglia, mentre noi dobbiamo rimetterci alla decisione di persone come lui). Tutto sommato stiamo bene, un po’ incazzati ma stiamo bene… Grazie per averlo chiesto

    1. Siamo al lavoro (banca) e cerchiamo di dare un po’ di normalità a questa situazione. Forniti di guanti, disinfettanti per le superfici e per noi stessi, protezioni di plexiglas allo sportello, dall’azienda.
      Si fanno solo le cose essenziali, e poi si risponde al telefono. Le chiamate sono tante, sempre e comunque, alle volte necessarie, alle volte dietro c’è solo il bisogno di parlare con qualcuno.
      Ritenendoci ancora “fortunati” perché possiamo uscire di casa, la nostra vita è cambiata ma non radicalmente.

  17. Come stiamo? Grazie per averlo chiesto, ma non lo so. Rispetto a chi è obbligato a lavorare stiamo sicuramente più tranquilli, da due settimane a casa tutti e quattro, casa grande con piccolo giardinetto quindi vita quotidiana ok. Però il senso di angoscia, di incomprensione e di totale irrealtà non mi abbandona mai. A volte si allontana ma basta niente per farlo tornare. Un grande abbraccio a tutte e tutti.

  18. Cara elasti, grazie per la tua domanda. Come stiamo? È difficile rispondere. Un senso di irrealtà pervade tutto quanto. Parliamo ridiamo lavoriamo ( poco) cuciniamo ( tanto) mettiamo in ordine la casa, facciamo lavoretti rimandati da tempo perché comunque fare ci dà sollievo e l’idea che siamo noi alla fine a controllare tutto. Sappiamo che non è così e che da un giorno all ‘ altro questa nuova peste può entrare nella nostra casa e portarci via forse per sempre…ho un figlio lontano che non so quando e come potrò rivedere…una madre che vive in rsa ormai confinata con gli altri anziani in camera senza sapere come mai alla fine non vado più a trovarla e non mi vede ne mi sente e mi domando come fare a farle capire che non L’ ho abbandonata li…di una cosa sono certa: nulla sarà come prima, ma credo per tutti quanti..come per la caduta delle torri gemelle noi che ci credevamo invulnerabili, almeno a questo tipo di malattie.abbiamo capito che non è così e che dobbiamo per forza cambiare. Ti abbraccio forte

    1. Cara Alessandra, anche io ho mia madre in una residenza assistita, ma lei è anche in isolamento da mesi per un’infezione ospedaliera. Non è in grado di chiamare con il campanello, e se chiama con il suo poco fiato non la sente nessuno (è a 30 metri dalla stanza degli infermieri). E’ sola nel vuoto più assoluto. Io vado a prendere la biancheria sporca e portare quella pulita fuori della porta della residenza, e in quelle occasioni porto una foto grande di qualcuno dei suoi cari, e supplico di appendergliela davanti… ma è una cosa straziante saperla così sola.

  19. A Roma abbiamo iniziato la reclusione dopo di voi…perciò resistiamo ancora abbastanza bene…arrabbiatissimi con gli insegnanti della nostra scuola che accampando una montagna di scuse non attivano nessuna lezione a distanza e, se va bene, si limitano a assegnare compiti che non hanno spiegato (sembra per rivendicazioni sindacali inaccettabili in questo periodo).Altri insegnanti della stessa scuola, invece, fanno miracoli con il solo whatsapp!

  20. Alti e bassi, ho un pizzico di ottimismo che non mi abbandona e mi fa fare piani per la giornata (programma è ancora un parolone) ho imparato a fare la pizza ma le pulizie, quelle fatte bene, no, ancora no. La mia bimba mi cerca e allo stesso tempo si arrabbia perché, in fondo, non sono una sua amichetta. Stiamo scoprendo il gusto delle videochiamate e delle app. Si litiga e si ride tutti e tre, ancora e per fortuna. Sono convinta che finirà ma ho capito che ipotizzare date, aspettare con ansia notizie positive non serve, un passo alla volta, giorno dopo giorno.

  21. Vivo a Bologna, ma sono nata e cresciuta a Brescia, dove ho vissuto fino a vent’anni. Genitori (anziani), amici, parenti, genitori di amici… tutti là.
    Alterno angoscia a fatalismo, faccio e ricevo videochiamate in cui tutti ci diciamo che stiamo bene, e tutti fingiamo, almeno per un po’, di essere stupidamente allegri.

  22. Eh.. che dire… qui ( Na ) siamo che sia io che mio marito lavoriamo in settori diversi ma pur sempre quelli definiti “necessari in quanto filiera alimentare” per cui di fatto non ci siamo mai fermati, e questo non ci fa stare sereni… quando rientriamo lasciamo scarpe e indumenti fuori dalla porta corriamo in bagno per doccia e amuchina come se non ci fosse un domani e dopo misuriamo temperatura a prescindere dal nostro ancora ottimo stato di salute … ecco….. poi abbiamo i ragazzi che per intera giornata si barcamenano tra compiti a distanza app argo video lezioni , canzoni con chitarra videogame e cibo , spuntini , e pausa merenda , litigate furiose tra loro e abbracci e condivisine di giochi dopo 10 minuti … è molto faticoso… ma #andra’tuttobene

    1. Capisco perfettamente. Anche io e mio marito continuiamo a lavorare perché in settori “essenziali”. Lui direi ancora più di prima, io a giorni alterni. E anche i miei figli in settimana sono un po’ abbandonati a loro stessi. Ci barcameniamo tra ansie e sensi di colpa. Ma teniamo botta pensando a chi sta peggio perché malato o solo o con l’angoScia per un lavoro che non c’è…

  23. Cara Elasti, grazie per i tuoi scorci di vita quotidiana, ai quali possiamo relazionarci per sentirci meno soli.
    Io vivo in Inghilterra, qui ancora si può uscire, anche se forse non si dovrebbe.
    Mi manca la mia famiglia, che è in Italia, e che non so quando potrò riabbracciare. In un certo senso questa situazione ci sta rendendo tutti più simili. Nonostante dove siamo e cosa facciamo, tutti abbiamo qualcuno caro lontano, abbiamo paura, ansie e bisogno di affetto. Spero che al risveglio da questo torpore avremo imparato ad apprezzare di più le cose che davvero contano, come il contatto umano, fatto di suoni, ma anche odori e gesti, ai quali adesso dobbiamo fare a meno.
    Un abbraccio collettivo, con affetto per tutti.
    Coraggio!

  24. Ciao elasti…come stiamo qui a Roma?
    Sono una maestra a cui mancano tantissimo i suoi mini -folletti stropiccio si. Allora, grazie ai loro genitori attenti, gli mando consigli come poesie da imparareinsieme(filastrocca sul coronavirus di Piumini), video di lavori alla Tullet, osservazione dalla finestra col binocolo , ascolto di musica di Mozart/Vivaldi/bach, esperimenti semplici che la natura ci regala in questo momento così incomprensibile ma reale!
    A casa, con i miei tre maschi diversissimi sto cercando un contatto diverso dal solito…sto cercando di regalargli soprattutto una mamma meno strillona e critica nei loro confronti. Ma non è facile….un abbraccio virtuale 🌈

  25. E guardo il mondo da un oblò… mi annoio un po’….
    Ricordate questa canzone? Ecco io oggi mi sento così!
    Ad Asti, chiusi in casa dal 21 febbraio perché qui la quarantena è iniziata da subito, alterniamo momenti di frenesia tecnologica ed iperattività a catalessi e narcolessia.
    Ogni giorno cerco una canzone da inviare ai miei alunni (terza elementare) facendo fare da cavie a mia figlia preadolescente e a mio marito ingegnere home work.
    Oggi è stata la volta di yellow submarine.
    Nefasti i risultati in famiglia. A breve mi rinchiuderanno in garage!

  26. Ciao elasti.ti seguo da tanti anni.dal cartaceo al digitale mi hai sempre fatto compagnia.e nel frattempo,ovviamente,sono cambiate tante cose .da mamma sono diventata nonna ,da occupata sono diventata disoccupata .pure mio marito sta da 12 anni a casa ( senza lavoro).,poi l anno scorso ho ritrovato un lavoro part- time e adesso di nuovo il cambiamento.pero’ sono sicura che ci risara’ un cambiamento positivo e intanto mi godo la mia campagna,la mia casa con cani e gatti,le video chiamate del nipotino,le chiacchiere con la figlia,la vista del mare e dei monti che da casa mia sono vicini,le tue mail e soprattutto il mio tempo dedicato alla meditazione buddista.mi sono dilungata ma e’ semprevun piacere parlarti.

  27. Tutto bene
    A tratti in preda al panico a tratti triste a tratti ottimista spesso in preghiera molto preoccupata però per la mia sorellina che vive a Milano e l’altra che invece é in Louisiana e per i miei ragazzi :la maggiore si é laureata giovedi via Skype e non si è potuto neanche celebrare degnamente tale traguardo la secondo é ferma con all’università tra l’altro studia scienze infiermeristiche e il piccolo mi sta aspettando per ripetere scienze. …domani interrogazione di classe sempre via Skype
    Un bacio
    Grazie per i tuoi articoli 🤗

    1. Scatto in piedi dall’affossamento sul divano,come una molla:si sente intonare l’inno nazionale dal terrazzo di fronte.E’ un riflesso condizionato.Insegnati da piccoli,l’inno nazionale e a scattare in piedi ,sin dalle prime note.Scatto in piedi come una molla mentre la madre lontana, ultranoventenne avverte con svagata serenità che durante la guerra non c’era nulla da mangiare e che ieri al supermercato c’erano persino le prugne secche che tanto le piacciono.Scatto in piedi come una molla al suono del citofono perché torna qualcuno che ha lavorato in una delle terapie intensive di Roma.

  28. Ciao cara Elasti stiamo bene io e mio marito facciamo solo la spesa settimanale e non usciamo
    Siamo superfortunati perché abitiamo in campagna e abbiamo un grandissimo giardino
    La primavera è esplosa e tutto è fiorito.
    Io lavoro tanto perché dal 13 gennaio avevamo in corso la ristrutturazione della casa miracolosamente finita una settimana fa.
    Grande dolore vedendo le news e sapendo quanti soffrono e muoiono mentre noi siamo in una bolla di silenzio irreale.
    Non si sentono neanche più i bambini dei giardini vicini…
    Molta tristezza dovendo rinunciare al consueto appuntamento settimanale a Milano dalle nostre nipotine che vediamo e sentiamo via cellulare e per fortuna c’è almeno quello!
    Ci sentiamo vicini ai tantissimi meno fortunati di noi che abbracciamo anche se da lontano e speriamo con forza che le cose cambino presto!
    Anche a te e alla tua famiglia un abbraccio da nonna Enza

  29. Come stiamo…non so. Bene perché siamo sani e così i nostri cari. Bene perché la nostra bambina di 21 mesi ride, gioca e non si rende conto. Bene perché noi per lei sorridiamo tutto il giorno e alla fine il sorriso entra dentro. Bene perché se anche la sera, quando lei dorme, crollano le fortezze e qualche lacrima scende, si pensa a domani e a chi in questo momento lavora in prima linea rischiando la sua vita. Bene perché anche attraverso uno schermo ritrovo i miei alunni, tutte le mattine. Bene quindi. Ma poi basta un secondo, avere la curiosità di guardare le previsioni del meteo e subito dopo domandarsi a che serve, tanto non fa alcuna differenza.. e allora si prova paura, paura di perdersi, paura di ammalarsi, paura di non ripartire più …paura per i bambini che crescono in fretta, chiusi dentro le mura di casa, i più fortunati colgono un raggio di sole in balcone o in giardino …paura per i genitori nè giovani nè anziani, paura per tutti gli esseri umani…ma è un attimo, si stringono i denti e si pensa a domattina, alla lezione su Nietzsche, al sorriso della propria bambina appena sveglia, al caffè appena fatto e al dolce preparato oggi pomeriggio, in attesa nella credenza … grazie Elasti, ti leggo da sempre ma commento soltanto oggi … un abbraccio a tutti

  30. a fasi alterne, il divertimento nelle chat, l’angoscia del bollettino di guerra delle 18. è uno strano tempo sospeso. la vita normale di prima sembra molto più lontana di due settimane. io, il mio compagno e un cane (che mi consente/impone 4 o 5 uscite al giorno). stiamo bene, siamo preoccupati per i nostri anziani genitori (mia madre è anche disabile, la donna che li aiuta – irrinunciabile e, pare, insostituibile – come primo lavoro fa le pulizie al san raffaele e questo è fonte di un’angoscia sottile e costante). si lavora da casa, ma un giorno sì e uno no si fa un salto in ufficio (per fortuna, distanza podabile) per controllare la posta cartacea, fare cambi di documenti da portare a casa e smaltire qualche incombenza … a casa il tempo è insolitamente lento. cucino molto e stiamo ingrassando (ho imparato pure a fare i bigné). anch’io pulisco meno di quanto mi aspettassi, però ho riordinato e pulito la lavanderia e la dispensa e ho pulito il forno. tutto la prima settimana, poi l’attacco di pulite è passato!

  31. Come stiamo?
    Marito con smartworking, figli con videolezioni. Un giardino, per fortuna.
    Io? Sono un’infermiera, in Lombardia.
    Un abbraccio a tutti voi.

  32. UN RACCONTO ALL’EPOCA DEL CORONAVIRUS -”Nonno nonno! Ci racconti di quella volta che scoppiò il virus? Come lo avete vissuto in Italia?”-”Certo bambini! Da dove posso cominciare? Vediamo…Ah, beh. C’era un aspetto interessante in quella triste vicenda.La tavola è il posto dove l’umanità dà il meglio di sé stessa. E gli italiani, in quel momento di difficile segregazione obbligatoria casalinga a causa del coronavirus, lo dimostrarono ampiamente: lo sfogo principale era quello di cucinare succulenti manicaretti. Era tutto un brulicare di pasta al forno, pizze, lasagne, brasati, pesce al forno, dolciumi vari…I vari “reperti” che lo dimostrano erano le varie fotografie postate sui Social Network! Andando avanti così gli italiani arrivarono ad aumentare di “una quarantena di chili” il loro peso corporeo! Tant’è che, alla fine di quella brutta avventura, i nostri concittadini passarono direttamente dal dietologo per i livelli di colesterolo e trigliceridi a mille!”-”Ma nonno, allora non era come nelle guerre che abbiamo studiato a scuola dove si bombardavano le città?”-”No bambini, – stava ricordando il nonno emozionandosi – questa era una strana guerra dove il nemico era invisibile e dove i soldati non erano come quelli delle due guerre mondiali: a combattere erano uomini e donne negli ospedali. Senza le classiche divise, senza gradi militari: erano veri e propri eroi in trincea, in camice bianco e dei veri e propri scafandri, con mascherine e guanti che vedevano morire tutti i giorni persone di qualunque età”.-”Ma si moriva di fame?”-”No, c’erano sempre chili di pasta che sparivano in un batter d’occhio nelle pance degli italiani.Tutti poi stavano davanti al pc, seguendo i corsi di ginnastica di Jane Fonda per dimagrire, con l’occhio attento al soffritto in cucina. Corsi utili per prepararsi alla prova costume che, di lì a poco, avrebbero poi esibito per la consueta tintarella agostana”.-”Cosa si faceva, oltre a mangiare, rinchiusi nelle vostre case?” chiesero sempre più incuriositi i nipotini.-”Dovete pensare che la segregazione familiare non è stata una scelta degli italiani: i cosiddetti “arresti domiciliari” erano stati imposti dal Governo del nostro Paese e dagli esperti in materia e servivano per limitare il Covid-19, cioè il terribile virus. Apparentemente la vita scorreva tranquilla con i propri familiari. Ma era una esistenza coatta di persone, come moglie e marito, figli (ed il cane) che, nella normalità, si vedevano abitualmente per un paio d’ore al giorno. Sempre di corsa e sempre di sfuggita”- “E non si impazziva?”-“Certo – rispose il nonno – la loro resistenza ed i loro nervi erano messi a dura prova. Tanto che si registrò anche l’aumento dei ricoveri nei reparti di psichiatria ed il numero dei divorzi crebbe a vista d’occhio!” Inviato da Yahoo Mail su Android

  33. Qua, ora che pure il lavoro in remoto si è fermato, si lava, stira, sgrega, pulisce, disinfettare.
    Mi resta solo da fare il bagno al gatto. Ma è riottosa, non vuole entrare nella vasca…

  34. Al lavoro , in un centro di salute mentale si risponde ai pazienti a telefono, si crea un percorso “pulito” per chi deve sottoporsi alla terapia iniettiva, si disinfetta tutto di continuo, si sta a distanza per non sprecare mascherine, da usare solo se il 118 chiede la nostra consulenza per un problema psichiatrico. Si torna a casa e ci si occupa dei genitori anziani mentre la propria figlia e’ rimasta a Venezia da sola e ha scelto di non seguire il gregge che si e’ precipitato in stazione per tornare al Sud.

  35. Leggo solo oggi, dopo aver ripreso in qualche modo la vita “normale” ma se ti avessi risposto il giorno in cui hai messo questo post, ti avrei detto che piangevo ogni 2×3, aggrappata ai miei figli di 6 e 11 anni, noi 3 soli a casa, con mio marito ricoverato in ospedale col casco dell’ossigeno perchè sì il virus bastardo è arrivato a casa nostra. Da dove non si sa.
    Eppure….
    Il 18/3 se l’è preso l’ambulanza, e noi non lo abbiamo più visto fino al 22 aprile, tra ospedale e quarantena in hotel. Il mio tampone era negativo e non so nemmeno come abbia fatto ad esserlo, visto che io per i 10 gg di febbre di mio marito, ci ho dormito insieme. Eppure, non si è ammalato nessuno di noi. Il giorno di Pasqua, siamo andati sul retro dell’hotel a salutarlo dalla finestra, ci siamo visti da 30 metri di distanza, parlando al telefonino.
    Non lo so come ho fatto a non crollare (troppo). Questa esperienza mi ha lasciato tanta paura. Ma anche tanta voglia di ricominciare a guardare il mondo con gli occhiali rosa.
    Domenica scorsa, ci siamo rivisti con gli amici di una vita ma gli occhiali rosa non hanno funzionato. Mi sentivo addosso tanta nostalgia di loro, nonostante li avessi davanti e con le loro videochiamate mi hanno sostenuto durante tutto il ricovero di mio marito.Avrei voluto abbracciarli uno per uno. Guardavo i nostri figli parlare tra loro con la mascherina, a distanza e mi hanno fatto tanta tenerezza, il cuore stretto in una morsa, la tristezza e le lacrime giusto a un mm dall’uscire.
    La gente mi sembra sempre + cattiva e cinica. Colca..o che siamo migliorati. Siamo incattiviti marci da tutta questa reclusione. Quando gli occhiali rosa funzioneranno? Sento di averne proprio bisogno.

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