Nonsolomamma

per sopravvivere

ogni giorno alle 18 l’elastifamiglia, contemporaneamente ai vicini-amici accanto, mette una canzone ed esce sul balcone. non è un momento di festa. perché non c’è nulla da festeggiare in questo periodo di morti, di contagi, di solitudine e di paura. è un momento di resistenza. perché è più che mai necessario, per andare avanti in questa vita da prigionieri, sentirsi una comunità di simili. perché c’è bisogno di riti collettivi che scandiscano giornate sospese, potenzialmente alla deriva. perché poche cose sono struggenti come eritreo cazzulati commosso che, dal suo terrazzino, si fa il segno della croce sulle note di una canzone qualsiasi. perché poche cose danno fiducia quanto le teste dei bambini all’altezza del davanzale, che soffiano bolle di sapone in attesa della musica. perché la vita continua, nonostante tutto.
così, nella via silenziosa e deserta, a quell’ora, ogni giorno, ci si riconosce, ci si sorride, ci si saluta con la mano.
c’è la signora là in alto, nella mansarda, che spunta tra i fiori e manda un bacio. c’è la famiglia in fondo – mamma, papà, una ragazzina e un bambino – che mette allegria a guardarla. c’è la bella signora con tantissimi ricci bruni. come farà senza parrucchiere con tutti quei capelli? si domanda ogni tanto elastigirl. ci sono una mamma con due figli in fondo a sinistra, la signora di roma, in basso a destra, l’altra signora a sinistra, i tre bambini con la mamma e la tata, chissà se è veramente la tata. se lo è, è fantastica. ce ne sono anche altri, lontani, quattro, cinque, non si capisce. non mancano mai nemmeno loro. e poi c’è un’altra mamma con due ragazzine. è bionda. anche lei ha i ricci. tiene la piccola in braccio perché veda quel che succede. cantano tutti. prima quasi si ignoravano. oggi sono naufraghi, ognuno nella sua isola, necessari gli uni agli altri, per andare avanti.
l’altra sera nell’elasticasa è suonato il citofono. un evento raro di questi tempi. era la mamma bionda con i ricci. “ho fatto una cosa. ve la lascio. non mi avvicino. posso salire?”
è rimasta sul pianerottolo, lontana, con la mascherina. aveva un grande sacco di stoffa da cui ha estratto due sacchettini con dentro dei biscotti, dei cantucci, perfetti, fatti e confezionati da lei. “sono per voi, per tutti quelli che cantano la sera alle sei. posso lanciarveli? potete darli anche al signor cazzulati?”
sembrava quasi che si scusasse.
“grazie mille. che bel gesto. lo fai per gentilezza?”
“no, lo faccio per sopravvivere”.
ed è andata via, svelta.

16 pensieri riguardo “per sopravvivere

  1. Speriamo che quest inizio di belle abitudini… cantare insieme , riconoscersi nel vedersi tutti al balcone , scambiarsi cibi ed altro… non finisca quando finalmente finirà quest incubo

  2. E ci sono anche loro, in cinque. Mamma, papà e tre maschi a scalare. Uno smilzo, uno con i ricci e lo sguardo folle, l’altro biondo con le spalle larghe.

    Resistiamo anche dal Sud. A casa mia, con una bisnonna partigiana, di resistenza ne sappiamo qualcosa. Forza!

  3. E’ difficile capire cosa succede dentro ognuno di noi in questi momenti.nutrivamo aspettative e poi piu’ niente,avevamo delle certezze? Forse.l’ importante e’ che ognuno di noi faccia qualcosa,che compia azioni,che continui a sognare.dentro di noi e’ inverno ,ma solo se lo superiamo ne usciremo trasformati e felici.

    1. ‘Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno,
      che lascia dietro a se’ mare si’crudele’.( Purg.canto 1).

      Tra i brani scelti e recitati dagli studenti nella giornata di Dante.

  4. E’ difficile capire cosa succede dentro ognuno di noi in questi momenti.nutrivamo aspettative e poi piu’ niente,avevamo delle certezze? Forse.l’ importante e’ che ognuno di noi faccia qualcosa,che compia azioni,che continui a sognare.dentro di noi e’ inverno ,ma solo se lo superiamo ne usciremo trasformati e felici.

  5. Bravi e coraggiosi, fare musica alle 18 quando vengono emessi i tragici aggiornamenti del virus dà conforto alla comunità.
    Da me nella vecchia casa la maggioranza degli inquilini, studenti in affitto, sono scappati via. Che solitudine e che tristezza.

  6. Da noi, italiani in Francia, tutte le sere ci ritroviamo sui balconi per ringraziare, con applausi o canzoni, medici e infermieri.
    Qualche giorno fa quando il bollettino italiano era stato particolarmente nero, una mia vicina ha messo l’italiano di Toto cutugno : posso garantirvi che sentire tutta questa gente, affacciata all’ora di cena, che intonava lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lontano dall’Italia e in un momento così tragico, è stato commovente.
    Forza.

  7. …e poi arrivano le 18 e ti affacci al balcone, la famiglia di fronte ha già spalancato le finestre pronta a diffondere la musica nelle vie del quartiere, e sai che tutta la tensione accumulata durante la giornata per quello che leggi, che immagini e che temi, in quei due minuti scomparirà, ti sentirai libera di cantare a squarciagola le canzoni di cui ricordi il testo, anche se hai sempre pensato di essere un po’ stonata, perché senti che in quella comunità ci stai bene anche quando la musica smetterà di suonare.
    Grazie!

  8. Proviamo ad assaporare il momento, quel tempo ritrovato, i figli vicini, le attività per forza diverse, la felicità e l’incredulità di stare insieme sotto lo stesso tetto. Senza farci sopraffare dall’ansia e dalla paura, proviamo a cogliere l’opportunità di questo momento di pausa forzata. Diamo ai ragazzi il messaggio che non tutto il male viene per nuocere, mostriamo loro quanto vale il nostro tempo e quante cose possono inventarsi per trasformarlo in crescita.

  9. Ho pensato di fare dei biscotti per le maestre e i bambini che sono dovuti restare a scuola, perché i genitori lavorano nei supermercati o negli ospedali (vivo in Austria, qui hanno lasciato aperte scuole e asili perché non portino i bambini dai nonni, così qui e là ci sono un paio di bambini e maestre, pochissimi). Poi però mi è venuto in mente che forse hanno paura a mangiare qualcosa fatto dagli altri, non si sa mai la gente a che livello di paura sia.
    Dovrei farli?

  10. Bello Elasti. Me permetto dinsuggerire le 18.30. Alle 18 c’è la conferenza sta.pa dove qualcuno si impegna a raccontarci la giornata. Spesso personalità della scienza e medicina (Locatelli su tutti) ci spiegano bene molte cose, diciamo così, aiutandoci a comprendere pienamente cosa sta succedendo. Anche la Lom ardia racconta. Unire le due cose potrebbe essere anche un piccolo riscontro a chi ci prova in tutte la ma iere. BRAVA Elastifamiglia

  11. C’è chi è più fortunato con i vicini, noi no. Non è che i nostri giovani universitari siano immaturi e st. ma. forse sono timidi, concentrati su sé stessi, spaventati.
    Certe volte avere più anni ed esperienza serve a capirli, spiegare loro le cose e sopportarli.

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