Provo a fare la simpatica. A fingermi sana. A volte riesco, altre meno. Ho avuto giorni cupi, mattinate derelitte, serate interrogative, notti infestate dagli alieni. Cammino su un terreno accidentato e insidioso. A volte incontro una buca, ci casco dentro e mi faccio male. Su più fronti vacillo. Ho un’anca dolorante e devo capire perché. Abito in una storia di cui non sono autrice. Dentro ci trovo dialoghi surreali, nevrosi, spaesamento, confusione, interrogativi, un desiderio di fuga non mio.
Una volta, tanto tempo fa, un’amica, travolta da una serie di vicende sfortunate, disse: «Il mio problema è che non sono capace di essere infelice». Mi colpì. Adesso la capisco. Si può essere derelitte con grazia?
Quello che mi salva è l’imperativo “hop hop!” con cui mi ha cresciuta mia madre, la stessa che oggi non so bene dove sia finita.
Quello che mi salva è un istinto resistente, un desiderio ottuso di felicità, un semino tenace che attecchisce ovunque si posi.
Ho chiamato a raccolta le amiche, mi sono quasi iscritta a un corso di salsa con il grande, ho fatto l’abbonamento a teatro con il medio, rido con Sneddu. E poi, poi c’è un monolocale al quarto piano in un palazzo dietro la Sorbona a Parigi. Non l’ho mai visto. Per una settimana all’anno è di mia madre, da moltissimi anni. È la prima volta che lei mancherà all’appuntamento. Ho chiesto ai maschi della famiglia, uno a uno: «Andiamo?». Ma tutti hanno cose da fare. L’idea di lasciare vuoto un monolocale nel Quartiere Latino mi è insopportabile. Così ci andrò da sola. Partirò sabato. Un po’ lavorerò, sperimentando il nomadismo digitale, un po’ mi perderò. Forse affonderò nella Senna, forse capirò delle cose che adesso non so. Forse starò bene. Del resto stare male a Parigi credo sia illegale. Di certo mangerò tanti pain au chocolat.
Allontanarsi dalla quotidianità, fa sempre bene, oggi anche turbolenta, ancora meglio, e poi vuoi mettere ritrovarsi in una cornice come Parigi… Buon viaggio!!! Amerai il finale ❣️