Nonsolomamma

Pipistrelli, zebre, leopardi e altri animali del bosco

Da un’invisibile fessura, all’ora di cena, escono pipistrelli. «Sono tantissimi, centinaia, forse mille» dico. Mia cugina, donna di poca fede, non ci crede. E poi toc! ne cade uno per terra. Piovono pipistrelli. E lei deve darmi ragione.
Mia cugina vive a Dresda da circa 30 anni. È diventata un po’ tedesca. Abbastanza da dimenticarsi le parole difficili in italiano, da essere un’impiegata pubblica tedesca, da avere figli tedeschi e amici iraniani, da esclamare «Scheiße!» quando qualcosa va storto.
Mia cugina è cresciuta in Trentino, sopra il lago di Garda e un giorno, per radicarsi un po’, ha comprato una casa nel bosco. Una casa come lei: grande, incasinata e accogliente. Una casa con mobili che non c’entrano, molto cibo nel frigorifero e misteriosi barattoli sugli scaffali. Suo marito è psichiatra ma qui diventa boscaiolo.
Mister I e io siamo venuti a trovarli. Ho guidato io, anche se odio guidare fuori città. Lui, mentre io guidavo, faceva riunioni con i suoi studenti inglesi. Ho scoperto che, quando parla con gli studenti, dice molte spiritosate. E tutti ridono, forse perché lui è il proofessore o forse perché il superpotere degli inglesi è il senso dell’umorismo.
Poi siamo arrivati e lui è entrato in un importante stato di narcolessia. Eravamo stanchi. E il bosco sprigiona serotonina.
La prima sera, appena arrivati, siamo andati a cena in cima a una montagna. Ha guidato la cuginetta neopatentata che ha provveduto a rivestire il volante dell’auto (tedesca) di famiglia con una fodera leopardata, in pendant con il suo vestito e anche con la sua gamba zebrata (sì, ha un tatuaggio di zebra sulla gamba destra ma è tedesca e questo la assolve). Ho tremato fino a quando mi sono accorta che la cuginetta ha, nei tornanti, una disinvoltura superiore alla mia.
Nel ristorante in cima alla montagna c’erano amici con le chitarre che, al dolce, hanno preso il controllo del tavolo e hanno cantato e suonato. E pure i camerieri e gli altri commensali cantavano a squarciagola. I Trentini sono pieni di sorprese e di risorse. Ma i Tedeschi vincono perché, alla fine, sono partite delle canzoni tradizionali che sembravano natalizie ma erano solo sassoni.
Ci sono 19 gradi e nei letti matrimoniali c’è il piumone doppio che mi pare un segno di civiltà suprema e un antidoto al divorzio.
Ho fatto un bagno nel lago anche se i laghi di montagna sono infidi e comunque troppo freddi, anche con il cambiamento climatico. Ho mangiato un gelato gigantesco. Forse il più grande gelato della mia vita. Ho meditato di fronte al lago (io non so meditare) e ho fatto yoga di fronte al bosco. Ho trovato delle fotografie di famiglia, cugini, zii e la mia nonna ragazzina vestita da sposa.
Ho dormito dieci ore a notte, non ho lavorato per un giorno intero. Entrambe le cose non succedevano da mesi, forse da anni. E questo parla molto (male) di me e un po’ della montagna.
Ho pensato che ho avuto un anno molto pieno e insapettatamente gratificante, a tratti frenetico, molto difficile, pieno di insidie e di fatiche. E mi sono accorta che, in tanti mesi, è la prima volta che mi fermo davvero. E quando non ci si ferma mai non si notano pipistrelli, zebre e leopardi. Ed è un vero peccato.

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