Nonsolomamma

Luglio col bene che ti voglio

Luglio a Milano è feroce e indolente. Sempre che tu non abbia l’aria condizionata. In tal caso non hai scuse e rimane solo la ferocia. Per congiunture familiari, professionali e astrali erano quasi vent’anni che non lo frequentavo. Lo avevo dimenticato. Sono pessima a giocare con le tapparelle e le finestre aperte e chiuse, con il buio e la luce. Per questo a casa mia fa più caldo che fuori. Vivo seminuda, avviluppata in una bolla di sciatteria e conforto. Il lavoro sta finalmente rallentando e io con lui. Ascolto le conversazioni per strada, sui balconi, dentro le altre case. All’improvviso il condominio si è fatto open space. Qualcuno litiga spesso. Noi non litighiamo mai. Come fai, sbagli. Leggo parecchio e a volte mi arrabbio. Mi sono infuriata per esempio con Carrère che, con Kolchoz poteva scrivere un capolavoro ma ha preferito indugiare in un poderoso omaggio agli antenati che io, anima grezza, non sono riuscita ad apprezzare. Ho comprato un paio di sandali di cui sono molto orgogliosa. Peccato che allacciarli sia come risolvere un cubo di Rubik. Ma ho tempo e sto imparando l’algoritmo. Studio meno di quanto dovrei per il viaggio che ci aspetta e che elettrizza in particolare il medio e me. Mister I ha lasciato intendere che lui preferirebbe Bari. Io ho vacillato ma ancora non ho chiesto il divorzio.
Ho un’amica a cui il medico ha detto: “Signora, lei non può dirsi sana”. Ci può essere grazia in una diagnosi? Forse no.
Ho un amico che per un esame da fare domattina, deve stare sveglio tutta la notte. “E cosa farai?” “La cyclette.” Se questa notte mi sveglierò ho promesso di scrivergli, per controllare che pedali nelle tenebre.
Invece io pedalo sotto il sole e arrivo alla meta con la faccia sudata, froge del naso comprese. C’è la stessa collosa e torrida umidità dell’Avana, senza il fascino.
Venerdì sarò a Ostuni, sabato accompagnerò in Trentino mia madre. “Mezza montagna” aveva chiesto. L’ho trovata e prenotata e adesso il mio desiderio più sfrenato e ardente è che le piaccia, che ci stia bene, che non mi porti rancore mentre saremo lontane.
Luglio a Milano è il suono delle cicale o dei grilli, un glicine vorace, la popillia japonica che divora ogni verde, lezioni di yoga torrido, la conta dei giorni, un figlio laureato, un refolo di vento come un regalo, un cinema solo per il fresco. A me piace.

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