lei lo sa benissimo che ci sono cose da non fare.
non fumare, non bere smodatamente, non dire parolacce almeno davanti ai bambini, non vestirsi come se avesse 15 anni e nemmeno come se ne avesse 70, non dare fastidio, non andare con la bicicletta sulle rotaie del tram, non essere lamentosa a meno che non sia veramente il caso, non pensare che il mondo ruoti intorno al suo ombelico.
giusto per citarne alcune.
lei sa anche che ci sono cose che si possono fare. ma non adesso. perché non è pronta, non ha spalle abbastanza larghe, non è obbligatorio infliggersi più dolore del necessario.
ci sono cose che un giorno si potranno fare. e magari si proverà gratitudine e uno struggimento salutare e dopo si starà perfino un po’ meglio.
ma non adesso.
adesso bisogna andare cauti, camminare piano, ricomporsi ad ogni angolo, schiarirsi la voce ogni tanto, controllare i pensieri, fermarsi quando occorre, preferibilmente indossando un giubbotto arancione di salvataggio, di quelli dotati di fischietto per chiamare aiuto, perché non si sa mai.
lei queste cose le sa, in teoria.
tuttavia è temeraria e impaziente, vuole tutto subito, è irresistibilmente attratta dalle voragini, dai confini invalicabili, dal dimostrare a se stessa che si arriva dovunque, basta non avere troppa paura e buttarsi.
e così ha fatto una di quelle cose da non fare. almeno adesso.
ci pensava da giorni. diceva tra sé: “questo no, non è il momento. forse un giorno lontano ma di certo non oggi e nemmeno domani. no no!”. e, ripetendolo, si sentiva al sicuro, protetta da se stessa.
si sbagliava.
ieri era sul divano. stava leggendo la posta al computer. a casa da sola.
è accaduto tutto molto rapidamente. sono bastati due o tre click.
youtube. click. nome e cognome di nonno A che poi è, anzi era, anzi no, è il suo papà. click. un video di 51 secondi. non dura troppo. posso farcela. click. in trance.
il suo maglione, la sua camicia, le sue mani, il suo naso, il suo sguardo. e soprattutto la sua voce, proprio lei, uguale, precisa, identica, come averlo accanto, o al telefono.
e quell’onda di dolore che va e viene, e che talvolta arretra fino a farla sorridere, addirittura ridere, è diventata tsunami. ed elastigirl è naufragata.
Elasti, io ho consumato il dvd dell’ultimo compleanno di mio figlio… solo per rivedere mio padre vivo, che parla, ride, gesticola…. All’inizio lo guardavo intontita, poi singhiozzante, ora, dopo quasi 8 mesi, rivederlo mi strappa più di un sorriso. Un pò amaro, ma sempre un sorriso… CE LA FARAI!
io non ho video ma solo foto da riguardare…lo so che ora è atroce e ti si spezza il cuore, ma arriverà un giorno che non piangerai + (o meglio non così tanto…ti verranno “solo” le lacrimucce) e farai un grande sorriso ricordandolo…e ti rasserenerai e accetterai…a volte ci vogliono anni ma alla fine ci si fa…è straziante, ma è normale e naturale che lo sia…piano piano ce la farai, non c’è fretta. e guarda e riguarda tutti i video e le foto che vuoi, non avere paura di stare troppo male, xchè solo vivendo tutta la sofferenza riesci poi a superarla. coraggio, sei una grande e hai 4 grandi motivi (e non solo!!!) x vivere felice!
Decisamente da non fare, ma a volte le cose da non fare sono quelle che servono di più per crescere e andare avanti.
Un abbraccione
…io la sua voce non ho modo di riascoltarla se non nel mio cuore e pagherei per averne traccia da qualche anche se subentra un meccanismo di autolesionismo che conoscendomi mi farebbe in gran male.
Per il tuo riemergere dallo tsunami, hai 4 uomini (anzi marito e 3 meravigliosi hobbit!) pronti come 4 baywatch a soccorrerti stanne certa! un abbraccione di cuore, Cla
naufragando nel tempo prima o poi anche questo mare ti sarà amico.
..e tu fischia, fischia più forte che puoi…e forse lo stai già facendo…baci
Cara Claudia,
sono una di quelle/i che ti segue con simpatia, ma non interviene mai…ma oggi lo faccio per condividere con te un sentimento.
Io il mio papà G. l’ho perso 12 anni fa. Anch’io sono il genere di figlia versione del papà al femminile…Tre o quattro giorni prima che smettesse di soffrire, era il maggio del 2000, avevo saputo di aspettare un bambino. Con mio marito, che lo adorava, siamo riusciti a fargli sapere che “non” sarebbe diventato nonno. Il ricordo di quel colloquio mi commuove ancora. Comunque ci chiese se avevamo il nome….figurati incinta di 3 settimane. Ma noi un nome ce l’avevamo. Solo per la femmina però: Bianca. E mio papà mi ha detto” ah voi e il vostro Nanni Moretti”. Bianca è nata il 17 gennaio 2001, quel giorno nonno G. avrebbe compiuto 66 anni, ma se n’era andato il 7 maggio precedente. Era una persona dolcissima, adorabile con i bambini…e non ha conosciuto nessuno dei suoi tre nipotini, dopo Bianca sono arrivati i figli di mio fratello, Filippo e Marta. Ho una foto bellissima del mio matrimonio, 10 agosto 1992, siamo io e lui prima di andare in chiesa, stessi occhi, stesso naso, stesso tutto….ebbene cara Claudia, la tengo nell’album, perchè non riesco ancor a metterla fuori. La vita va avanti, con tante cose anche belle….ma lui mi mancherà sempre. Un abbraccio
Giulia
sono molto d’accordo con Valentina (n. 41), io sarei stato anche più duro. premetto che il nostro affetto, mio e di chi abita questo blog, non ti mancherà mai, non ci stancheremo di ascoltarti. però, claudia, mi sembra che tu stia cadendo nella pericolosa situazione di crogiolarti nel dolore – e l’abbiamo fatto tutti, anch’io. sei ferita, è vero, ma tu continui a buttare sale sulla ferita. piangi pure se ti fa bene, fallo da sola o in presenza di altri, non importa, nessuno ti chiederà di dire o scrivere cose divertenti solo perché gli altri si aspettano questo da te. il tuo dolore sarà rispettato e avrai sempre un abbraccio, se pensi ti faccia bene. ti ritengo troppo intelligente per pensare che tu sia masochista, e so bene che la morte è più feroce se arriva inaspettata.
però vedi claudia, sono convinto di questo: quando muore una persona anziana – non importa che sia un genitore o meno – dispiace, certo, si soffre, specie se le si voleva bene; ma mi dico che comunque questa persona, bella o brutta che sia stata, la sua vita l’ha vissuta, ha lasciato qualche segno di sé intorno. se valga la pena raccogliere questi segni dipende da chi rimane. ascolta, cla, ti dico una cosa che più o meno già sai. il mio bambino, quando se ne è andato, aveva solo due anni e mezzo, che vuoi che abbia conosciuto di questo mondo? una volta non capivo cosa significasse che “il maggior dolore per un genitore è sopravvivere al proprio figlio morto”: da tempo lo so bene, e mi sento davvero un sopravvissuto. ho elaborato il lutto? esteriormente sì, ma dentro di me è tutta un’altra cosa. mi sono fabbricato la maschera per il mio eterno carnevale – per gli altri, perché certe cose danno fastidio – e me la tolgo la sera, tanto ho solo lo specchio che mi guarda.
ricordi quel che ti scrissi in una mail? la “cameretta del cuore” di Mozart. ok, non è il cuore ma il cervello: metti nella tua cameretta tutti i ricordi, le gioie e dolori che ti ha lasciato tuo padre, ma non chiudere la porta. anche se non hai il pollice verde coltivali come fossero piantine delicate: il tuo amore per lui vivrà, gli parlerai con tenerezza, la dolcezza dei ricordi che hai di lui ti circonderà, allora forse sorriderai, perché finalmente avrai tolto la lama dalla tua ferita.
e la sera, quando apparecchierai la tavola per te e gli hobbit, non apparecchiare anche la sua assenza. è un lusso che non ti puoi permettere. hai dei figli fantastici, non deluderli ti prego. per me è diverso, vivo solo e non ho conti in sospeso.
spero di non attirarmi troppe critiche, tue o delle lettrici. ti ho detto queste cose solo per l’affetto che sento per te. ciao, grazie e scusami. amerigo
Papageno, sono senza fiato per questo tuo commento. Altro che critiche, se è vero tutto quello che hai scritto, e penso che lo sia, sei davvero oltre la mia stima. Posso abbracciarti?
grazie anna, sei molto dolce. magari non fosse vero… è buffo: ci vogliono nove mesi per fare un bambino, il mio ci ha messo nove mesi per andarsene… in più c’è la sofferenza per tutti gli altri bambini che ho conosciuto in ematologia, povere care teste pelate, urla e baci e schiaffi e carezze in quella bolgia dantesca… ciao anna
Da qualche tuo commento avevo intuito… ma speravo di aver capito male… devi essere una persona speciale… nonostante tutto quello che hai passato non c’è una volta che non lasci un commento di approvazione o solidarietà non solo per Elasti ma anche per i lettori e le loro storie…un abbraccio
Ammiro al tua forza d’animo e la tua grande capacità di portare il dolore.
ti voglio bene.anche se non ti conosco.spero che torni un pò di sole anche per te.un abbraccio a te e al tuo piccolo.ciao ger
ciao germana; il pupetto ed io ricambiamo il tuo abbraccio. posso aggiungere una cosa (in realtà siete voi che mi fate venire i pensieri, senza contare che dovremmo dire qualcosa a claudia)? in molti commenti si parla di foto, video, film… sai, anch’io ho qualcosa di tangibile di claudio – era il suo nome : un album di foto, una cassetta audio (niente video) che non ho il coraggio di ascoltare, qualche giocattolo (il lettino e gran parte delle sue cose le ha la mia ex moglie), delle scarpette mai messe perché non ha fatto in tempo… tutto qui. il sole potrà anche tornare, ma per me i colori non saranno più gli stessi di prima. amerigo
avevo intuito pure io… vorrei sapere che dire. con cuccioli come il tuo ci lavoro, la cosa bella è che molti ce la fanno e i ricordi un pò si sfantano. quelli brutti – chissà perchè – sono indelebili.
Papageno, sono senza parole. Hai scritto con il cuore e mi hai commossa. Un abbraccio
Io ho troppa paura che accada anche a noi una tragedia simile per poter scrivere qualcosa di consolatorio (che in questi casi non esiste). Ma penso che sei una persona speciale e che il tuo bambino lo abbia saputo… con affetto un grosso abbraccio
Con la pelle d’oca, per quel che può valere, avendo rischiato qualcosa di simile, e avendo visto bambini e genitori in situazioni analoghe, semplicemente un abbraccio.
Floralye
Frequento il reparto di ematologia per un mio problema di salute che, rispetto ad altri, ritengo a dir poco banale.
Di bambini con la “testa pelata” ne ho visti tanti, troppi… ed ho visto anche i loro genitori. Adesso che da 2 anni sono mamma anch’io, non posso e non voglio neppure provare ad immaginare cosa un genitore possa vivere in una situazione del genere.
Amerigo, leggere le tue parole mi ha fatto ghiacciare il sangue…Non ho parole. Penso solo che per “andare avanti”, in questi casi, ci voglia una forza più forte della vita stessa…
Papageno,
non so come si faccia a sopravvivere a questo.
è il mio terrore più grande e cieco, ti confesso che sto cercando di cancellare dal cuore la possibilità che questo possa accadere. so che può accadere, che non posso proteggere i miei bambini da questo. solo, mi auguro con tutte le forze che non capiti a me o a qualcuno che mi è vicino. mi ripeto che ho già pagato il mio debito col karma ma non basta. sono terrorizzata e profondamente solidale con te che sei dentro questo strazio inguaribile.
Ciò detto…hai ragione.
Ciò che resta è ciò che conta. Non che non si soffra per la perdita di un genitore, giovane o anziano che sia. Si soffre e non se ne guarisce mai, ma i figli sono la vita che chiama, e finché c’è vita…bisogna ringraziare.
Un abbraccio, confuso e spaventato, ma sincero.
Mi sa che qualcosa non funziona bene nel sito. Il commento 96 doveva essere qui, comunque il 95 è per voi, care infinite melodie
Hai fatto bene, stai soffrendo e in un certo senso il dolore deve essere “consumato” fino in fondo, non si può far finta di niente e farsi travolgere dallo tsunami serve per dimostrare a noi stessi che per quanto sia travolgente si riesce sempre a riemergerne.
O almeno io ho fatto così….e comunque è passato veramente poco tempo , quindi hai tutto il diritto di essere ancora intontita e sentirti aggiustata.
La mia fortuna nei lutti è che ho sue fantastiche sorelle con le quali condividere il dolore della perdita, mi pare che tu sia figlia unica e quindi hai il blog nel quale riversare il tuo stato d’animo.
Le sorelle condividono i ricordi e capiscono l’una il dolore dell’altra, il giorno che una non ce la faceva più era sorretta dalle altre due, anche con parole dure eh, mica siamo le sorelle Pollyanna….quindi per quanto mi riguarda continua a farti del male, continua a rendercene conto, e pian piano vedrai che passa la fase acuta, e il dolore sarà li in un angolino a farti compagnia, ma non ti farà più male.
Io ho sempre evitato perchè so di non farcela, la foto di mio padre in cornice c’è solo da pochi anni, ma capita a tradimento, per esempio in un vecchio filmino riversato per le nozze d’oro degli zii, di rivedere noi bambini e lui, giovane, bello, e allora è come se il tempo non fosse passato.
❤
Elasti io arrivo come sempre in tutta la mia vita in ritardo. Ti faccio le mie più sentite condoglianze, sono anni che ti leggo e leggo i tuoi libri e cerco di non perdermi neppure un post, bambine permettendo. e leggere di questa tua perdita immensa mi riempie di dolore, vorrei poterti dare un abbraccio forte forte che non serve a nulla ma magari ti dà la forza per non naufragare del tutto. Elasti un giorno, chissà come e quando andrà un po’ meglio, o così dicono. Io lo spero con tutto il cuore. Ti stringo.
Sei una donna abitata a dare. E chi è abituato a dare a volte sottovaluta i propri bisogni e in un certo senso anche i propri limiti.
Non è il momento di atti di forza, questo. C’è bisogno di quiete. La presenza deve avere modo di diventare ricordo, il ricordo deve farsi spazio nelle pieghe del dolore. Quando mio nonno è morto ho abbracciato il suo maglione non so per quanto tempo. Un giorno non ho più sentito il suo profumo. E’ vero, la voce è fatale in questi momenti. Ma i profumi di più.
Non sarà sempre come oggi, un grande abbraccio.
M.
sai che la prima cosa che si dimentica è la voce? a me è capitato. non ricordo più la voce del mio cuginetto e delle mie nonne… di mio padre avevo un video su di un telefono vecchio, che cantava tanti auguri a te con mia mamma. non credevo di doverlo conservare e adesso invece vorrei tanto averlo fatto.
s.
Mia nonna è morta lo stesso giorno del tuo papà. Capisco il dolore che provi. Certo, a me è morta la nonna e non un genitore, ma anche questa è una delle perdite che fa più soffrire. Soprattutto quando hai superato i 20 anni da un pò e non sei più la bambina che la nonna teneva per mano.
Io subito la sera stessa ho riguardato le ultime foto che avevo di lei. Le foto del suo 60esimo anniversario di matrimonio. Felice perchè inconsapevolmente malata. Faceva male vederla così paragonata agli ultimi giorni della sua tremenda malattia. Ma mi ha fatto bene vederla così. Mi ha ricordato chi era veramente mia nonna, perchè è così che andava ricordata e non sofferente come l’ultimo periodo. Quindi guarda e riguarda quel video, ma non per soffrire per la tua perdita, ma per ricordarti tuo padre per quello che era!
con affetto, E.
Però è bello sapere che puoi trovare un video. Io ne vorrei uno di mia mamma e non ne ho. Qualche giorno fa ho usato la rubrica di “casa” perchè papà non trovava il numero del tizio che ripara le serrande ed eccola lì: la scrittura di mia mamma, proprio come la ricordavo quando mi scriveva le giustificazioni….. mi sono concessa un pintarello. Coraggio!
FL
ti abbraccio FORTE…
si… era decisamente una cosa da NON fare… io dopo due anni e mezzo ancora so che naufragherei e mi tengo salda alla riva…
oddio elasti, mi dispiace tanto…per quello che può servirti ti sono vicino…davvero.
mi dispiace talmente profondamente per quello che è successo e per quello che stai provando che ogni cosa da scrivere sembra inutile…
ti abbraccio fortissimo. fortissimo.
mamma arcobaleno
Ho perso mio padre da bambina, di lui ho alcuni ricordi bellissimi, ma la voce no, quella non me la ricordo per niente, inutile cercare, non torna. Ora fa male, cara Claudia, ma poi ti rassicurerà poterlo ascoltare.
ella
Cara Elasti,
mio padre è morto quattro anni fa. Qualche giorno dopo la sua morte feci lo stesso gesto che hai fatto tu e composi il numero di telefono del suo studio, per sentire la sua voce registrata nel messaggio della segreteria telefonica. Non c’era più. L’aveva cancellata qualche giorno prima di andarsene anzi, ho scoperto in seguito, aveva chiesto a mio fratello di farlo. In quel momento mi sembrò che fosse morto una seconda volta, veramente. E anche a mia madre, di cui non dimenticherò mai lo sguardo sgomento quando glielo dissi. Quindi, vedi, è strano ma lo tsunami ti può far naufragare in un senso o nell’altro ;). Chissà se sarebbe stato più doloroso trovarla e ascoltarla quella voce rispetto al pensare quanto mio padre fosse ormai certo di stare per morire per cancellare la sua incisione. E anche quanto ancora volesse proteggere tutti noi dal dolore che certe cose potevano provocarci. Era molto forte e generoso. Sono certa come il tuo che amerai per sempre ma, col tempo, senza più male, solo con una pace e una dolcezza infinite.
P.S.: sapessi quante cose mi stanno risuonando dentro da quando ho letto di Nonno A…
Elasti, ecco il mio consiglio: naufraga, naufraga se non riesci a far altro, perché per ritrovarsi bisogna prima perdersi, ma prova a naufragare pensando che prima o poi toccherai terra. Un abbraccio.
Lascio due righe anche x Papageno/amerigo: ti abbraccio forte, fortissimo. Per quasi 10 anni sono stata volontaria di reparto in ematologia pediatrica e non c’è cosa nella vita che mi abbia insegnato di più. È stata la cosa che mi ha fatto toccare di nuovo terra, che mi ha fatto far pace col dolore dopo aver perso qualche anno prima la mia cuginetta di 7 anni: tornare in quel reparto per portare un po’ di colore, per stare vicino.
E oggi vivo la mia avventura di mamma con la consapevolezza che crescere il mio piccoletto è una meravigliosa avventura. E una grande fortuna.
Un abbraccio a te e un pensiero a Claudio.
ti ringrazio… sai, qualche anno dopo anch’io avevo pensato di fare il volontario tipo patch adams, ma ho capito che non sarei stato abbastanza sereno, e troppo coinvolto; alla fine i bambini avrebbero dovuto far ridere me e non il contrario. ho avuto la stessa impressione in un reparto geriatrico: quando si è malati siamo tutti indifesi, ma i bambini e i vecchi lo sono di più. curare un dolore del corpo è fattibile e ci sono tanti ottimi medici e infermiere (non le ringrazierò mai abbastanza), ma dare sollievo a un’anima è ben più difficile; se poi si tratta di un’anima delicata e preziosa come quella d’un bambino… no, non ce la faccio, non immagini quanto ci soffra. mi fa effetto anche quando per strada incontro un bambinetto coi riccioli biondi che somiglia a claudio… un abbraccio a te; posso mandare un bacio al tuo piccoletto? grazie
Amerigo, non riesco a dirti tutto quello che vorrei…anche se ho un fiume in piena dentro in questo momento e ti abbraccio stretto.
Se non l’hai già fatto, ma immagino di sì, ti consiglio di leggere “Oscar e la dama in rosa” di Eric-Emmanuel Schmitt.
Claudia…ascolta la sua voce (ma fermati quando fa troppo male) scrivi, fai tutto quel che l’istinto ti porta a fare per elaborare queste prime fasi del lutto e del dolore, è un lavoro lungo ma sei in gamba e ce la stai mettendo tutta. Solo non avere fretta, alcune tappe non si possono bruciare.
Hai anche tante persone pronte a sostenerti, ma parte del percorso solo con l’aiuto del tempo lo puoi percorrere ed è proprio vero che deve passare tutto un anno prima che abbia un minimo dei suoi effetti.
Ti abbraccio sempre
Barbara (Ivrea)
grazie Barbara, sei molto cara, tu come tutte le altre amiche (posso consideravi così?) che mi hanno regalato i loro pensieri. dopo le saluterò sul mio commento, ma non so se merito queste emozioni; mi state facendo sentire vivo, soprattutto non solo come credevo di essere.
pensa, col mio commento ero partito con l’idea di fare un cazziatone a Claudia, ma per fortuna ci aveva già pensato Valentina (41) e il mio discorso ha preso una piega imprevista. succede quando si scrive di getto. vorrei che Claudia capisse (ma lo capisce: è intelligente ed ha tante persone che le vogliono bene, oltre la famiglia) quanto sia pericoloso affondare ogni giorno un po’, per quanto si senta devastata dal dolore. chiudersi in quella che lei chiama bolla forse le dà l’illusione di ricevere più coccole e carezze e protezione. tutte cose che avrebbe ugualmente, dai suoi, da chi davvero le vuole bene. è certo umano costruirsi un muro intorno, l’ho fatto anch’io e chissà quanti altri. ma il muro non ti protegge dalla vita: tanto vale abbatterlo, perché prima o poi la vita torna ad essere il pensiero dominante, non puoi evitarlo. a Claudia ho solo consigliato di mettere tutto nella “cameretta mozartiana”, e tutti i pensieri e ricordi più intimi saranno solo suoi.
ciao Barbara, grazie, grazie. ti abbraccio, amerigo
concordo..a volte il naufragio e nuotare nel mare nero sono due cose fortemente terapeutiche. Un abbraccio Cla..
Sei una persona estremamente coraggiosa. Per lasciarsi travolgere dall’amore in questo modo “indecente”, così presto, ci vuole fegato.
E questa è una faccia della medaglia.
L’altra, è una incontrollabile crisi di nostalgia.
Vere entrambe.
❤ ❤ ❤
io sono come te, questo vuol dire farsi male da soli… anche io l’ho fatto, ma daltronde lo si fa cercando di colmare quel vuoto che ci resta dentro, lo si fa perchè per i primi tempi non si accetta la scomparsa di un nostro caro e lo cerchiamo ovunque… sembra di soffocare… quando ci accorgiamo che questa ricerca non da frutti… poi ci si abitua paiano piano…
Papageno, ho appena dato un bacio al mio Piccolo Uomo da parte tua 🙂
Fai quello che senti, ognuno di noi ha una sua strada e un suo percorso, ti abbraccio forte.
Elasti, quanta condivisione portano i tuoi post… Grazie.
stavolta non avevo proprio neanche immaginato la conclusione!
l’ironia è già un buon sengo… ci vorrà un po’, è normale!
un abbraccio forte!!!
Cara piccola mamma, anche a me è sembrato che ti stai avvitando in un buco profondo e mi dispiace.
Però poi penso che devi anche sfogarti e piangere come una bambina abbandonata, rivedendo fotografie lontane e video del tuo amato papà.
Ricordati che lui non ti lascerà mai dentro di te, certe volte magari ti sorprenderai, di fronte ad una scelta difficile, a pensare dentro di te ” Ma lui cosa mi avrebbe suggerito ?” Allora capirai che non ti ha mai definitivamente lasciato
Ho sentito fischiare un fischietto? E’ Elasti!!!!Allora un mega abbraccione grande grande in arrivo!!!SMACK!!!!! :-*
sono passati quasi 2 anni da quando il mio papà se ne è andato e tu mi hai fatto versare le lacrime che non posso permettermi di versare di solito; non quando la mia mamma ne parla e le si incrina la voce, non quando la mia bimba mi dice con i lacrimoni che la manca il nonno. Grazie di aver condiviso le tue lacrime con noi e no, non passa presto questo dolore, ma lo senti in mille momento diversi ancora con te.
pensa che dopo 6 anni dalla morte di mio padre, ancora ho il magone se vedo un libro scritto da lui, se vedo un oggetto che gli era familiare, se vedo una foto. Ogni tanto mi sembra anche di vederlo per strada, giornale sotto braccio, clark, jeans e giacca e l’immancabile marlboro rossa in bocca…però sono stata felice con lui e mi ricordo solo giorni belli (inutile dire che ho le lacrime agli occhi mentre scrivo…), coraggio ci vuole tempo, tanto tempo…
… (non ci sono parole)…
Eh cara…io ho delle vecchie videocassette che dopo 9 anni non ho ancora avuto il coraggio di guardare! Ma sono una vile e ammiro il tuo coraggio, troppo presto è vero, ma se sentivi di farlo hai fatto bene comunque.
Un abbraccio stritoloso,
Betty
il silenzio per rispettare questo momento
ecco cosa vorrei regalarti
solo il silenzio
è in questa bolla che senti te stessa e il tuo dolore che non ha misura
è in questa bolla che senti che quell’involucro che si è rovinato non ha scalfito la sua anima e il vostro amore
Elasti…………………. Un abbraccio
Paola
Prenditi il giusto tempo. Non forzarti. Naufraga e rialzati. È normale. Ma non sei sola. E sei forte.
5 anni e mi manca ancora un sacco, l’ho odiato perchè non c’era al mio matrimonio, perchè ci ha lasciati prima di vedere la sua bellissima nipotina, perchè mi ha lasciata quando avevo ancora tanto bisogno di lui…. Ti posso dire che si passa il grande dolore, ma a volte basta niente per riaccenderlo ancora… Come quando guardo mia figlia di un anno che ride come una pazza da sola guardando fisso un punto e mi convinco che stia giocando con lui…
Mercoledì scorso è mancato, dopo tanta sofferenza, ad appena 60 anni, il papà di una mia cara amica di infanzia. Nell’album dei miei ci sono le foto al mare, alla fine degli anni 70, con noi due bimbe piccole e i nostri genitori giovani, sorridenti e felici. Poi gli anni sono passati, ci siamo un po’ allontanati, come spesso succede, ma l’sms con cui la mia amica mi ha scritto che il suo papà se ne era andato mi ha scatenato un senso di struggimento, nostalgia, malinconia e dolore tutti insieme. Per i bei periodi di quando si è bambini, spensierati e al riparo dalle tempeste della vita e dai mali del mondo; quando tutto sembra semplice e i problemi sono sciocchezze. Ho detto alla mia mamma: “accoglilo bene, intanto vi siete ritrovati voi due”
Beh, dopo due notti ho sognato mia mamma e il papà della mia amica che si abbracciavano, davanti a me e a lei. Ho sentito tanto calore, tanto amore, e ho capito che loro sono ancora vicino a noi. Al risveglio ho ancora percepito l’onda di quel calore e mi sono sentita rassicurata.
Della voce di mia mamma, dopo solo un anno e mezzo, non ho alcun ricordo. Ci sono dei video, ma restano là dove sono. Forse devo ancora elaborare il lutto, forse cerco di evitare di lasciarmi andare..ma ognuno reagisce a suo modo.
Giulia
Ehhhhhhhhh per vedere un filmato senza morirne un’altra volta ci vuole un bel po’. Di dolore non si muore. Te lo dico per esperienza. Passerà questo momento buio. La vita vince su tutto. Ora sembra impossibile, ma un giorno succederà che potrai ricordare, guardare una foto, un video, ascoltare la voce, perfino sentire certi odori e tutto questo ti sarà di conforto. Fidati. E abbi pazienza. Coraggio!!!!!
Non ero da sola, ma rivedere in VHS il mio papà che guardava la mia piccola Kitty e giocava con lei, e io che scherzosamente ma non troppo lo rimproveravo per quanto fumava… ha lasciato il segno. Se rivedo adesso, a distanza di 8 anni da quando se ne è andato, la stessa cassetta, non sono così travolta dallo tsunami ma non è comunque un’immersione nella malinconia, dolce, però malinconia.
Un abbraccio forte
Floralye
Concordo con Lalla (num6):
Non farlo mai più!
Purtroppo la tecnologia ci offre illusioni, droghe elettroniche con cui speriamo di driblare la realtà.
Ma non puoi dominare il dolore che un video ti può fare, la voce, la voce colpisce al cuore del cuore.
Hai presenti le 5 fasi del lutto? Sei appena alla prima, il rifiuto. Datti tempo. Ma non indugere in illusioni elettroniche, ti impediscono di avanzare.
Dai tempo al tempo. Lui tornerà da te in sogno, quando sarà il momento giusto. Quello potrai sopportarlo, anzi, sarà bello.
Non forzarlo.
Non…….
Quanti “non”…..
Una lista senza il non: drogati di hobbit, di estetista-parrucchiere, di libri, di cioccolata, di sesso, di cinema, e, perchè no, di mamma.
“Lei” c’è.
Supera le nubi tempestose del passato e vai ad abbracciarla.
oh no..
un abbraccio
(aggiungo una cosa al mio precedente commento).
Io la voce dei miei nonni che ormai non sono più con me, la ricordo eccome! Tralasciando la nonna che è morta due settimane fa, mio nonno è morto ormai 13 anni fa eppure ricordo benissimo la sua voce nella mia testa. Ricordo quando mi chiamava e quando mi raccontava una storia (sempre quella!). Ricordo le pause, il tono che usava, le inflessioni… Com’è possibile che alcuni di voi, dopo soli pochi anni dimentichino un dettaglio così importante delle persone care?
Cara Elasti, ieri sera al concerto ad un certo punto ti ho pensata. Magari non ti piace Springsteen, ma questa te la voglio dedicare, questa e’ per te:
“you say you’re tired and you just want to close your eyes and follow your dreams down
We made a promise we swore we’d always remember
No retreat, baby, no surrender”
il vuoto che provi è incolmabile e lo sarà sempre, ma l’affinità che vi ha uniti, il suo orgoglio di padre e il tuo amore di bimba ti sosterranno.
sei così speciale perchè lui è in te.
mi sei cara. angela
Grazie. Grazie a tutte voi che siete passate di qui leggendomi. Siete tante, tutte meravigliose; mi avete fatto sentire circondato d’un affetto, d’un calore che non provavo da tempo [ma questo è il blog di Claudia, non il mio!]. Vorrei abbracciarvi tutte se potessi, e non virtualmente, perché non sono virtuali le parole, le attenzioni, i pensieri che mi avete regalato. Al di là dello schermo c’è una persona, ci sono mani che sulla tastiera raccontano un pezzetto della propria vita. Non mi sento speciale; non sono il primo né sarò l’ultimo a vivere un’esperienza così. Ormai non cerco più consolazione o pace se non di durata effimera come una musica o un libro o raccontare una poesia di donna. Per me sarebbe una grande conquista conoscere la parola “serenità”. Ma voi, care amiche – posso considerarvi tali, vero? – mi avete regalato tante emozioni che rimarranno dentro di me, davvero. Non viziatemi: sono anni che non ricevo coccole comprensione dolcezza. Vi voglio bene. Un bacio e un abbraccio.
Amerigo
Grazie a Claudia, perché senza il suo blog che mi ospita non avrei potuto ricevere tante splendide parole.
Ciao Amerigo, sono di nuovo qui per dirti che invece dovresti averlo un blog! Non so se farebbe bene a te scriverlo, ma di certo farebbe bene a me (e credo a molte altre persone) leggerlo!
Intanto ne approfitto per riabbracciarti…che in fondo è sempre un gesto reciproco che fa bene a entrambi.
a presto spero, Barbara
E ricordati di leggere “Oscar e la Dama in Rosa” se non l’hai già fatto. E’ un libro breve e un po’ forte, ma credo che ti piacerà.
grazie barbara, sei davvero molto cara… sì, ho letto la “dama in rosa”, mi ha commosso molto. molto tempo fa avevo pensato di aprire un blog, poi mi sono convinto che non avrebbe interessato nessuno (e tieni conto che non sarei stato monotematico: non solo Claudio; ho molti interessi in vari campi che penso sarebbero condivisi facilmente, perché a me piace il dialogo e non il monologo). Intanto ho fatto una passeggiata nel tuo; tu sei il capo ciurma, vero? hai davvero un bella famiglia, ti invidio… posso avere asilo politico da te? se ti va puoi scrivermi a il.suonatore.jonesAThotmail.com
è vero, gli abbracci non sono mai troppi, l’affetto di cui parlo nel commento 95 lo sento ancora, e tu nei fai parte. grazie, amerigo
Ho sbagliato a dare l’invio, scusate. Il commento 95 è dedicato a tutte voi che mi avete scritto qui sopra. Grazie. Amerigo
Well if I could I surely would
Stand on the rock where Moses stood
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t you weep
O Mary don’t you weep, don’t mourn
O Mary don’t you weep, don’t mourn
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t you weep
Well one of these nights ‘bout 12 o’clock
This old world is gonna rock
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t you weep
Well Moses stood on the Red Sea shore
Smote’ the water with a two by four
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t you weep
O Mary don’t you weep, don’t mourn
O Mary don’t you weep, don’t mourn
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t you weep
Brothers and sisters don’t you cry
There’ll be good times by and by
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t weep
Well oh Mary don’t you weep, don’t mourn
O Mary don’t you weep, don’t mourn
Pharaoh’s army got drownded
O Mary don’t you weep
tesoro… che dire? parole, tutte, superflue.
sono andata anche io a vedere quel video… quanto gli assomigli!
ti penso spesso durante queste giornate, come un’amica, come una sorella. provo un profondo sentimento di affetto e vicinanza per te. sento che sei piena di risorse autentiche. e trasformi anche il dolore in un’esperienza di valore. ti sentirai meglio, e avverrà prima di quanto immagini.
@ puntadispillo: il tuo commento mi ha emozionato profondamente. lucidità e sentimento difficilmente vanno a braccetto, nel tuo caso questo fenomeno raro si compie. mi hai fatto venire voglia di conoscerti. penso che sia bello avere nella vita persone come te.
Michela Murgia in un’introduzione a dei racconti di Edgar Allan Poe ha scritto: “[…] dove il fantasma peggiore di Poe sono le vite amate che tornano alla mente, i respiri cari il cui calore sulla pelle non si spegne, i volti familiari che si ripresentano diversi eppure identici, impedendoti di seppellirli in te stesso e di trovare nella loro pace anche un po’ della tua. Anche per questo, se davvero la letteratura di Poe ha un genere, è quello umano”
solo leggerti, ha fatto naufragare anche me… eppure sono passati anni per me. Non ho ricette, perché non ne ho trovata per me! Un abbraccio grande!