Nonsolomamma

una valigia

prima che nonno A fosse inghiottito da quel sonno vorace e senza scampo, elastigirl la sera, verso le 9 gli telefonava. negli ultimi tempi lui era sofferente e insofferente, rispondeva con una voce triste che non gli era mai appartenuta. “mi piace parlare con te, ciccetti”, le aveva detto un giorno. “non ci parliamo mai”, aveva aggiunto. “come non ci parliamo mai, papà? ti chiamo tutte le sere e ti stordisco di parole e tu dici che non ci parliamo?”. “ah, già, hai ragione. be’, allora mi fa piacere che ci parliamo. ma comunque dovremmo parlarci di più”. “va bene. ci parleremo ancora di più”.
il problema era che, in quel periodo lì, in cui elastigirl era preoccupata perché da quella voce strana, da quei dolori che spuntavano qua e là implacabili come le talpe con gli occhiali dentro un videogioco, da quella strada di catrame, era difficile immaginarsi un’inversione a U, trovare le parole giuste era impresa ardua. il problema era che parlare a nonno A, in quei giorni dolenti di visite mediche, di fisioterapia, di dieta senza grassi e senza cioccolato (“uh ciccetti, non me ne parlare”), era molto difficile. perché lui era di pessimo umore e aveva ragione di esserlo. perché lui era stufo di quella quotidianità da malato. perché a lui, del mondo intorno, non importava più tantissimo.
e quindi elastigirl tutte le sere, prima di digitare il numero di telefono, passava in rassegna gli argomenti divertenti, forti, appassionanti, capaci di risvegliare quella voglia di vivere un po’ sopita. e non è che una tizia con una vita normale, ogni sera, riesca a tirare fuori dal cappello un coniglio, una colomba o i fuochi d’artificio. elastigirl quindi si arrovellava, prima di quelle conversazioni che, lo aveva capito ma non osava dirselo, erano per nonno A una finestra su un mondo da cui si stava congedando.
a volte era proprio brava e riusciva a catturare quell’attenzione selettiva. e quella voce triste ritrovava il suo calore, i suoi colori, il suo timbro avvolgente.
a volte era un impiastro. “va be’, ci sentiamo domani, dai. scusa ma stasera non mi sento proprio”, tagliava corto lui. e lei chiudeva sconfitta e snervata contro la sua inettitudine affabulatoria.
dall’ultima telefonata sono passati un mese e tre giorni.
in un mese e tre giorni succedono un sacco di cose, abbastanza da riempire una valigia di conversazioni telefoniche serali, abbastanza da stupire nonno A con effetti speciali.
elastigirl ci ha pensato ieri sera, a quella valigia piena di argomenti, di aneddoti, di curiosità, di pensieri, di idee sceme e di idee brillanti. a quella valigia piena di hobbit che ricevono la pagella, fanno pipì nel vasino e applaudono, ascoltano la disco dance brasiliana trash. piena di incontri, di condivisioni, di novità, di una casa nuova e di una vecchia, di un mutuo da far tremare le vene ai polsi, di vita che scorre. a quella valigia destinata a riempirsi, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese un po’, fino a scoppiare.
elastigirl ci ha pensato tutta la sera, e anche un bel pezzo di notte.
perché è difficile addormentarsi, sotto il peso di una valigia così.

94 pensieri riguardo “una valigia

  1. Il blog, con tanto papà/nonno A dentro, è un po’ quella valigia, no? E’ anche un modo per portarla ancora in viaggio, sempre in viaggio …

    1. lo so. Le cose belle che ti capitano e che non puoi raccontargli ti sembrano meno belle e non trovi nessuno che reputi possa apprezzarle come lui quindi tante volte non le racconti a nessuno

    1. scusate, mi è partito invio…. il concetto è che piano piano si trovano le forze per portarsela dietro la valigia.
      nel frattempo un abbraccio te lo mando lo stesso

  2. son passati quasi due anni, e quella voglia di telefonare alla mia mamma per raccontarle le cose, ancor anon accenna a passarmi.

    oggi le faccio telefonate speciali!

    1. per me ne sono passati 11 di anni e ogni tanto, per un nanosecondo, mi trovo a pensare “devo chiamare mamma per dirle quello che è successo…….”

  3. Dopo quasi 17 anni la mia valigia è praticamente esplosa ….matrimonio, bambine, lavoro….papà non ha visto nulla e di tanto in tanto il dolore riaffiora, più dolce, ma carico di di rimpianti… Elasti, permetti una domanda? Una volta parlasti di un fratello oppure ho sognato??? Un bacio.

      1. è davvero pesante quella valigia carissima elasti, lo so, ci credi che lo so?

        però io mi permetto di insistere: perchè non la fai a tua mamma quella telefonata? Potresti proprio cominciare così: cara mamma, posso farti la telefonata per papà, almeno per un po’? La mia valigia sta diventando troppo pesante, mi aiuti a disfarla, almeno i calzini?

        Ti pare possa dirti di no?

      2. Va bene che Elasti quì racconta moltissimo di se, ma non tutto. E saranno ben affari suoi se parla o meno con sua madre?
        Quante altre volte devi ripeterle di chiamare la sua mamma prima di capire che forse di quello non vuole(O non può) parlare e potresti piantarla?

        Scusami Claudia per i modi assenti di diplomazia, ma stavolta proprio non ce la ho fatta a tenere ferme le dita. (Me ne pentirò poi, come sempre.)

    1. anche la mia valigia per papà si è rimepita in 17 anni, a quella si é aggiunta da 1 anno e mezzo quella per la mamma. non é facile riordinarla un po’ ogni tanto senza piangere, ma ce la possiamo fare! forza a tutte noi!

  4. … e se gli scrivessi?
    Poi metti un indirizzo a tuo piacimento, di dove pensi che sia veramente, e imbuchi.
    Oppure non imbuchi.
    (Dicono che arrivi).

  5. una bellissima canzone di Ligabue dice :

    “Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
    ma adesso forse ti puoi riposare
    un bagno caldo e qualcosa di fresco
    da bere e da mangiare

    ti apro io la valigia mentre tu resti li
    e piano piano ti faccio vedere
    c’erano solo quattro farfalle
    un po’ più dure a morire

    e sole pioggia neve tempesta
    sulla valigia e nella tua testa
    e gambe per andare
    e bocca per baciare

    sole pioggia neve tempesta
    sui tuoi capelli su quello che hai visto
    e braccia per tenere e fianchi per ballare”

    (http://www.youtube.com/watch?v=_ER3SnabAJQ)

    non hai idea di quanto sappia quant’è dura non avere la persona cara a cui raccontare tutto… ma io sono sicura che, se tu hai la forza di parlarci, tuo padre ti ascolterà e gioirà delle cose buffe che hai da dirgli e ti conforterà ed incoraggerà da lassù per i piccoli e grandi problemi di ogni giorno…
    ti abbraccio forte

    1. E che dire dell’inizio della canzone “Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui e ti è toccato partire bambina con una piccola valigia di cartone che hai cominciato a riempire….”
      Una vera poesia….la prima volta in assoluto che l’ho sentita ho pianto!

      ‘Notte elasti
      “…quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà”
      sempre Ligabue “Il giorno di dolore che uno ha”
      se ti piace se la farai tua sarà molto spesso un’ancora di salvezza

    2. Le valigie pesano tantissimo,di qualunque cosa siano piene,alcune è giusto svuotarle,altre è bene tenerle strette e farne tesoro perchè custodiscono il meglio di noi,anche se ci sembra lontano o perduto. Queste valigie hanno il potere sì di farci sentire malinconici e vulnerabili,ma sono la nostra forza:sanno farci sentire il cuore leggero e colmo d’affetto e grato per tutto ciò che abbiamo provato e ricevuto!
      Vi abbraccio tutti quanti

    3. oh, si sissisis.
      approvo.
      quando è morto mio zio io continuavo a cantare: l’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?

      aiutava..

  6. quello che ti sfinisce delle “partenze” non è l’assenza della persona in sè, è l’inciampare nel dolore quando un gesto semplice ti riporta a una quotidianità assente.

    mmmh…mi sarò spiegata?

  7. E’ molto bello che tu abbia cercato di tenerlo ancorato alla vita con i tuoi racconti di vita quotidiana… e’ tremendamente difficile tenere un po’ su di morale chi e’ consapevole del proprio destino… Un grosso abbraccio

  8. Tu che hai una scrittura così lieve anche in momenti
    tremendamente “pesanti” perché non scrivi tutto ciò che provi?
    Magari un giorno parte di quel materiale potrebbe diventare un libro
    ed aiutare chi si trova ad affrontare la perdita di una persona cara….

    1. Bella idea: a volte mettere nero su bianco tutto ciò che si ha dentro è come una terapia…
      Io quando è morto il mio papà gli ho scritto una lunga lettera e gliel’ho lasciata là…

  9. Cara Elasti, scrivi, scrivigli. La valigia non esplodera’, e potrai portartela dietro sempre, e il peso sara’ piu’ leggero. “La casa degli spiriti” di Isabel Allende nacque come lettera scritta al nonno malato, che lei non pote’ andare a salutare per l’ultima volta perche’ in esilio dal Cile. Poi si allungo’ un po’…

    E poi parlagli, senza vergogna; il dialogo continua. Scriveva Quasimodo:

    “…Il nostro dialogo muta; diventa
    ora possibile l’assurdo. Là
    oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
    vigila la potenza delle foglie,
    vero è il fiume che preme sulle rive.
    La vita non è sogno. Vero l’uomo
    e il suo pianto geloso del silenzio.
    Dio del silenzio, apri la solitudine.”

    Un abbraccio…
    Paola

  10. Bello questo blog, commento inutile a te in questo momento… Post utili per me che nn so far luce nei miei pensieri, quasi mai. Ma a volte succede che il buio si schiarisce leggendo e ascoltando le vite degli altri.. Ed è ciò che serve. Ti ringrazio e ti abbraccio

  11. Per il principio fisico noto come: “La legge della borsa di Mary Poppins” non aver timore, non può scoppiare.
    E per il peso… cavolo, dovrebbe esserci un qualche principio fisico anche per liberarsi di quello tenendo cari solo i ricordi.
    Ma queste sono cose che già sai… oh che a me piaccia elencare l’ovvio tanto lo sai, vero?

    La solita inopportuna.

  12. Mi piace quando sei profonda, non risulti mai pesante. Mi piace quando i commenti sono profondi, diventano stimolanti quasi quanto la lettura del tuo pezzo. Ne leggo pochi, solo quando sono pochi. Una volta ne ho letti circa 100 e ci ho messo un’infinita’. Poi ti viene la voglia di capire chi li ha scritti, magari vai pure a scuriosare la pagina di altre ed il sonno non arriva mai per una nottambula come me! A proposito, come si fa a registrarsi col link attivo alla propria pagina?

  13. Grazie Rabb-it! Troppo gentile… Ra dovro’ proprio cominciare a riempirlo! E’ il mio grande progetto, impostato alla meno peggio da un anno ma ancora vuoto! Cosi’ fa un po’ tr

  14. …tristezza, dicevo, ma la paura di ricominciare a scrivere e’ tanta. Riporta al dolore di quando lo facevo e se allora era terapeutico, oggi non so se saprei comunicare gioia invece! Comunque sia, ci provero’… Con calma eh! Ho un pupo da allattare ed altri due da domare; devo riuscire a trovare uno spazio tutto per me…

  15. Sono le due e sono sveglia per il caldo e mi hai fatto venire in mente le telefonate alla nonna. E in prospettiva ho pensato che la fatica di nonno A potrebbe diventare quella di mio padre. E non riesco a formulare pensieri che sembrino più coerenti ma volevo farti sentire che ti comprendo, ecco. Monica

  16. Elasti vivo nel terrore e nella consapevolezza che prima o poi debba succedere, e spero di avere la tua stessa forza. La scrittura può essere un modo per, come dicono gli esperti, elaborare il lutto. Allora visto che sei così brava a raccontare, scrivi tutto! Per te, per nonno A che son sicura legge tutto da dove si trova, e per quelli che non hanno il tuo dono. Grazie 1000

  17. dalla morte del mio papà, il nonno B dei miei figli, sono passati appena due anni. all’inizio la valigia è davvero pesantissima. non ti fa dormire o ti fa dormire con il cuscino bagnato. ogni gioia, ogni progresso, ogni conquista, molte parole sembrano senza scopo, senza spessore se non hai la possibilità di condividere con lui. poi si trova una via preferenziale. una nicchia vostra e segreta, un luogo quasi di rifugio, di serenità consolidata. si vuota la valigia e si comincia ad arredare..
    buonviaggio Elasti!

  18. le conversazioni prima dei congedi sono ponti potenti ed essenziali verso le vite di chi resta, qualche volta sciolgono persino le contraddizioni e i nodi di tutta una vita. mia nonna qualche giorno prima di lasciarmi a 99 anni mi disse: per favore dì alla mamma che gli ho voluto bene molto più di quello che lei pensi.
    mi commuove questa precisa scelta di salutare e andarsene, di essere protagonisti assoluti di un momento come quello. come se nonno A avesse voluto dire, io voglio essere quello che sono, se non posso più esserlo, meglio che vada. decidere, salutare e andarsene dormendo sereni, che dono, bella claudia…

  19. Non sono credente, ma mentre leggevo il tuo post mi si è nettamente messa a fuoco davanti agli occhi l’immagine di te che un giorno, in un posto indefinito ma molto soleggiato, potrai nuovamente tirare fuori dalla valigia un sacco di conigli per il tuo papà.

  20. da quando è mancato mio zio mia cugina non ha mai smesso di parlarci : va al cimitero, si siede su una seggiolina pieghevole e gli racconta, ogni cosa che le passa per la testa
    a dirla così sembra mezzamatta ma a lei funziona e allora perché no…

    1. infatti, perché no.
      mezzo matto è chi vorrebbe avessimo tutto una maniera univoca di metabolizzare il lutto. e invece no, ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi. e allora va bene la seggiolina pieghevole e anche il peluche lasciato all’amica o all’amore.
      perché no?

  21. Racconta, a chi ti capita: a lui, agli hobbit, alle amiche, a Mr I, a noi, alle pagine bianche, lo sai fare bene quindi non ti fermare e la valigia sembrerà più leggera.

  22. Ciao, ti leggo da un pò ma non ho mai commentato, questa volta però volevo dirti che mi hai toccato il cuore. E capisco ciò che provi.
    Io ho perso mio papà da quasi 4 mesi. Solo che lui non era nonno, aveva 58 anni, non era in forma smagliante, certo, ma neanche messo malissimo e durante un’operazione che gli avrebbe permesso di vivere almeno altri 10 anni..se n’è andato.
    Io ho 29 anni, lavoravo assieme a lui ed è inutile dire che mi è crollata una valanga sulle spalle.
    E anch’io ho una valigia di cose da raccontare. Perchè con lui commentavo tutto.
    E adesso che qui dove sto è arrivato anche il fantomatico terremoto mi manca un sacco non poterne parlare con lui, sapere cose ne pensa…perchè lui aveva una risposta a tutto, una soluzione a tutto, un opinione per tutto. Forse un pò come tutti i papà…ma lui era il MIO.
    Avrei voluto che un giorno mi accompagnasse all’altare, ma più di ogni altra cosa avrei voluto che potesse essere nonno dei miei figli..e ora provo invidia, o qualcosa di simile, per chi ha avuto questa opportunità. Non è bello, lo so, ma non riesco a non pensare a tutte le cose che accadranno e in cui vorrei averlo ancora qui…perchè anche di tutte queste cose ce n’è una valigia.

    Vabbè, scusami, mi rendo conto che sto divagando dal post.
    Ti lascio un saluto, un abbraccio, e torno nel mio silenzio.

    Simo

    1. Anche il mio non c’era più quando mi sono sposata, non c’era quando ho avuto il mio bambino e non ci sarà quando, magari, ne avrò altri… E in quel viaggio in aereo da sola, con il cuore grigio e pesante perché sapevo di non essere più in tempo per dargli un abbraccio non riuscivo a non pensare al giorno del mio matrimonio e nemmeno conoscevo l’uomo che avrei sposato!!! E’ una voragine sempre presente, un vuoto che non si colma, nemmeno dopo 10 anni… Certo, ti abitui. La flessibilità e la capacità di adattamento dell’essere umano sono assolutamente sbalorditivi! Però poi arriva una cosa bella, in tutta questa assenza e in tutto questo grosso buco nero: ti vengono in mente le cose che lui avrebbe detto in varie situazioni e… te le dici da sola quelle parole lì. Delle volte questo ti fa ridere, altre ti fa pensare a quanto del tuo papà viva ancora in te, ed è davvero una sensazione di pienezza che un po’ colma il vuoto… Spero che possiate sperimentarlo, magari col tempo. un abbraccio

      1. sai paola, mi hai fatto pensare a quanto mi sia mancato mio zio, che ho adorato di un amore incondizionato, il giorno che è nato tappolino. forse perché era il primo figlio, forse perché è nato pochi giorni prima dell’anniversario della sua morte, ma insomma ho sempre pensato che si sarebbero piaciuti un sacco, loro due. e mia nonna invece avrebbe adoratto le smorfie di tappetta, che è arrivata due anni dopo. mi dispiace da matti che non abbiano potuto conoscerli, sono due persone che hanno significato molto nella mia vita. e temo che non riuscirò mai a trasmettere ai miei figli tutto l’amore che loro hanno dato a me, tutta la loro simpatia, il calore dei loro abbracci.

  23. Elasti, i miei genitori sono piuttosto giovani ma quando ho letto questo post mi si è stretto il cuore pensando che io sono qui, lontana da loro, e perdo così tanto tempo e tanta vicinanza e tante chiacchiere che potrei fare con loro. Ci ho pensato spesso, a come crisi e precarietà voglia dire anche questa costrizione a stare lontani dai propri cari, e al costo emotivo di essere lontana da loro se mai un giorno avranno bisogno di me.
    Sono sicura che nonno A. ha apprezzato infinitamente la tua capacità di riempire una valigia di cose belle (non è una dote comune). E sono sicura che continuerà ad apprezzare tutte le cose belle che vivrai pensando a lui.

  24. La verità è che ci sono momenti di non-ritorno…
    c’è un prima e un dopo… niente dopo sarà mai più come prima.
    E non c’è una strada per ricominciare, non una via d’uscita da imboccare… C’è solo da imparare a convivere con questa novità che è sempre e comunque vita – anche se sa di dolore a volte vischioso e insostenibile…
    C’è solo da scoprire che ci sono valigie che possiamo imparare a condividere in un modo “altro”, in un modo diverso…
    un modo in cui il tempo e lo spazio svaniscono e resta solo l’Amore…
    Quello non ce lo toglie nessuno… nemmeno la morte…
    Ma è un peso da portare comunque.
    Niente sconti…

  25. Qualcuno l’ha già scritto, lui li sente i tuoi racconti, e la vede bene questa valigia…
    Leggo che c’è un fratello… io non ce l’ho, ed ho sempre pensato che in “quel” momento, sarebbe stata l’uncia persona in grado di capirmi veramente, in quanto entrambi ‘figli’ di tanto padre…

  26. Il tuo papà ha portato con sè la sua valigia, con un pò di te e dei tuoi figli dentro. La tua ha dentro un pò di lui, così vale per quella dei tuoi figli. Si nasce con una piccola sacca magica, praticamente vuota, ma quando ce ne andiamo ci portiamo via una bella valigia piena di tutta la nostra vita e lasciamo qualche oggetto utile agli altri per proseguire il loro viaggio.

  27. Elasti, ti ho conosciuto pochi mesi fa sorridente e ironica, non sapevo che avessi questo peso sulle spalle. Cosi’ in fretta poi non si ha il tempo di elaborare.tuo papa’ sembra una persona molto speciale come te. Mi ha molto colpito il commento di Simo, quanta sofferenza dietro l’angolo, bisogna davvero vivere al massimo ogni momento

  28. La mia valigia si riempie ogni giorno un pò di più. La mia mamma se ne è andata che ero abbastanza grande da farle la telefonata serale ma troppo piccola per inizare a raccontarle la mia VITA, i miei figli, il mio lavoro, le piccole grande gioie quotidiane di donna e di mamma…
    Elasti, certo il dolore è grande, ogni giorno sembra che la valigia stia per scoppiare, che quei racconti non possano entrare tutti lì dentro…ed invece…è proprio il pensiero di quella valigia che ti aiuta a superare la distanza. Quel posticino solo vostro (che per me è il tragitto casa lavoro in motorino) che ti aiuta ad andare avanti.
    Cerca di coltivarlo e
    non ti dare obiettivi irraggiungibili elasti.
    Ti abbraccio
    Marta

  29. Tutte le sere alle sette in punto chiamo mia madre che vive sola in una casa troppo grande. Cerco tutti gli anedotti delle gemelle che mi vengono in mente per farla ridere. La chiamo mente cucino con il telefono a contrasto tra l’orecchio e la spalla rischiando spesso di farlo cadere nel lavandino. Penso al giorno in cui non potrò fare più il suo numero di telefono e mi invade un senso di angoscia.. Grazie per l’emozione che ci hai regalato..

    1. no laura, non pensare a “quel giorno”, non soffrire prima del tempo. continua a raccontare a tua madre delle gemelline, starà bene lei e anche tu. cerca di tenere le lacrime il più lontano possibile; trasforma la tua angoscia di oggi in un senso di leggerezza, in qualcosa di bello che hai regalato a tua madre. ciao, grazie

  30. cara elasti,
    nell’utimo periodo in cui mio padre stava davvero male, in clinica senza speranza di poter tornare a casa, appena arrivavo lo trovavo a fissare il vuoto, senza voglia di parlare.
    allora iniziavo a parlargli di lavoro (abbiamo lavorato insieme 20 anni), notizie belle e brutte, novità, opportunità e solo allora gli si accendeva lo sguardo. ho capito che stava andando via nel momento in cui lo sguardo è rimasto spento … e dopo una settimana non c’era più.
    certo ora le notizie le ha in tempo reale dalla stella dove mia figlia pensa abbia messo casa.
    un bacio grande
    (mannaggia …. tra 20 minuti ho una riunione e ci vado con gli occhi pesti ……)

  31. E sì, quando la valigia si riempe, è pesante da portarsi appresso e sembra che pesi anche più del dovuto.
    Interessante e riflessivo il post.
    Un saluto.
    PS dubbio scrivi
    “come non ci parliamo mai, papà? ti chiamo tutte le sere e ti stordisco di parole e tu dici che non ci parliamo?”.
    ma non era il nonno A?

  32. mi ricorda tanto le ultime telefonate alla mia mamma, proprio un anno fa, prima di tornare a casa e rendermi conto di quanto in fretta fossero precipitate le cose.
    la valigia in questi giorni che concludono il primo anno di lutto e di ricordi dolorosi e` sempre piu` pesante…

  33. Sono certi rituali che ci legano a maggior ragione alle persone che ci sono care al di là di ogni cosa, perché sono parte della nostra anima.
    Il tuo rito della telefonata, ricorda quel discorso che fece la Volpe al Piccolo Principe per spiegargli che occorrono rituali, appuntamenti, per legarsi in modo del tutto speciale una persona. Usa il termine “approvoiser” che non saprei come tradurre in italiano.
    Con tuo padre avevi creato questo rito, e ora ti rende la sua mancanza ancora più acuta. Ma con il tempo, quando il dolore sarà lenito, questo rito sarà uno dei ricordi più belli che ti legava a tuo padre. Lo penserai sorridendo e capendo quanto fosse prezioso e raro! Un abbraccio.
    PS: sono convinta che nel mondo eterico dove si trova ora, lui ti vede, ti sente, sà cosa provi, ma non riesce a comunicare con te. il dolore è di chi resta, ne sono convinta.

  34. Durante il nostro passaggio in questa vita si riempiono bauli di cose non dette, di parole fraintese, sussurrate, urlate e silenti. Talvolta si svuotano altre volte si riempiono fino a scoppiare. La coscienza che il dolore fa parte della vita, che prima o poi troverà un modo per placarsi, il pudore per i propri sentimenti e il rispetto per coloro che sono rimasti aiuteranno a ritrovare il senso delle cose.
    I nostri genitori dovrebbero averci insegnato a distaccarci da loro con amore non con eterno rimpianto, essere stati genitori che educano alla vita e al cammino della propria avventura.
    Io penso che dovremmo credere a quello che stiamo facendo, senza girare la testa a cercare l’approvazione dei nostri vecchi genitori, almeno alla mia età.

  35. Raccontale a noi, Elasti, le storie nella valigia.
    Qui noi ti ascoltiamo tutte/i.
    [E anche nonno A, ma senza far rumore.]

  36. Mio padre è morto quando avevo 19 anni e l’ultima cosa che abbiamo potuto condividere è stato il voto della maturità. Da 25 anni ogni 15 giorni vado a trovarlo, rigorosamente da sola, al cimitero e mentre gli sistemo i fiori gli racconto ad alta voce tutte le cose che sono successe. Gli ho raccontato gli esami universitari, gli amori più o meno fortunati, i viaggi, il matrimonio, i figli, le case, i problemi con mia mamma, le vite dei suoi amici più cari. A chi mi vede o mi sente probabilmente sembrerò matta, ma io in quei momenti ho l’impressione che possa davvero sentirmi. Anche tu troverai il tuo sistema di comunicazione e così potrai aprire la tua valigia e mostrargli tutto quello che contiene.
    Un abbraccio grande
    Dany

    1. Anche la mia nonna fà con mio nonno quello che fai tu con il tuo papà. Ogni giorno, da quando 4 anni fa è mancato, lei va al cimitero e gli racconta delle sue nipoti che crescono e si laureano e poi mi dice “tranquilla che il nonno sa e ti aiuta”. Io penso che sia un modo straordinario per sentire meno dolore, a volte mi succede di andare a trovare la nonna e pensare che il nonno sia soltanto “di là in camera a fare il riposino”. G

  37. Io apro la mia valigia ogni tanto, la sera, raccontando una storia a mio papà. Alcuni giorni fa bene, altri fa male e allora ripenso a quel che scrisse Bach: “Nessun luogo è lontano, se desideri stare accanto alle persone che ami forse non ci sei già?”.

  38. tanti baci elasti. So cosa vuol dire. Hai tutto il mio affetto, mi hai fatto ridere ed alleggerire tante volte e tante altre mi hai fatto sentire una mamma “normale” sei speciale elasti, e le donne speciali ce la fanno. sempre. :*************

  39. io faccio la stessa cosa con mio papà, ma invece delle telefonate ci sono delle chiacchiere sulla panchina del parco sotto casa.Lo trascino fino lì e lui comincia a chiedermi come mi immagino “dall’altra parte”. In realtà ci stiamo preparando tutti e due, o almeno ci proviamo, e sono sicura che saranno tra i momenti più belli che ricorderò di lui. un abbraccio

  40. Ciao Elasti,
    per chi è credente è un po’ più facile perchè pensi che nel posto bellissimo dove sta ti ascolta e ti guida, in qualche modo.
    Però anche per i più forti, la concretezza di una voce, un numero segnato in rubrica, un bacio dato su una guancia un po’ rugosa, sono gesti che mancano troppo e di cui difficilmente riusciamo a fare a meno.
    Però, però… anche leggendo i commenti sopra apprezzi tanto di più averli potuti fare quei gesti, averli potuti condividere col tuo papà, avere avuto un rapporto speciale con lui; e ti assicuro che non è da tutti averlo avuto.
    E’ questo il pensiero che mi consola quando penso al mio papà, che mi fa un po’ sorridere ed un po’ piangere, un po’ essere felice per averlo avuto ed un po’ disperare per averlo perso.
    Un grosso abbraccio. E noi staremo sempre, un po’ in silenzio ed un po no, a sentirti.

  41. Che belli che siete tutti, io ancora chiamo mia madre tanto per, o se ho un problema o se qualcosa mi ha fatto incazzare tantissimo. Farò tesoro della vostra generosità e quando la chiamerò cercherò di farla ridere e svagare.

  42. ah come capisco, 26 Agosto 2011, e’ successo lo stesso a me e credo per lo stesso bastardissimo motivo. io ci parlavo con skype perche’ c’era un oceano di mezzo, e gli raccontavo della nipotina adorata di due anni, di come avrei potuto aggiustare questo e quello in casa, arrivando fino a fargli dire ” non ti preoccupare la prossima volta che sono li’ lo faccio io”, peccato che entrambi sapevamo che la prossima volta non ci sarebbe stata e si, quella voce stanca parlava per quel corpo che si stava congedando dal mondo. Come ti capisco elasti, per me e’ quasi un anno, piango ancora, ho ancora quel senso di impotenza, pero’ elasti, non so, ma ora e’ un po’ come riuscissi a conviverci, che fatica pero’…forza elasti!

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